Di Maio Nicola, “Il filo rosso. Documenti per Gianni Diecidue”

Edito da Torri del Vento Edizioni, Palermo, 2020, 332 p.

La prospettiva anarchica, mai astratta, nel caso di Diecidue si è configurata su due ben precisi versanti: da un lato l’anelito libertario, fermo, deciso, insopprimibile, come regola di vita e di lotta per riaffermare il valore-uomo nella sua globalità, a fronte dello sfruttamento, della miseria, della mortificazione della sua umanità e dignità; dall’altro la creatività, la fantasia, come strumento “attivo”, non disgiunto né “separato”, per ribadire la forza “modificatrice”, profondamente “eversiva” di quell’anelito. Biografia e poesia dunque si identificano, si inseguono nella pagina, rim­balzano da verso a verso, sostanziando quel suo bisogno di ‘colloquio’ che lo ha salvato da un vuoto solipsismo dentro il quale poeti coe­vi, anche “laureati”, non disdegnavano di attardarsi.

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