Marsili Marco, “Il libro nero della Polizia”

Edito da Termidoro Edizioni, Milano, 2012, 168 p.

Cosa succede quando organi di polizia si arrogano l’autorità di trasgredire le leggi alle quali dovrebbero sottostare? Si tratta di un confine sottile, spesso superato in nome della “sicurezza” di quegli stessi cittadini, i cui diritti vengono calpestati, talvolta fino alla morte di coloro che andrebbero difesi. Nell’analizzare le storie prese in considerazione per questo volume (dal G8 di Genova nel 2001, all’omicidio di Riccardo Rasman e alla morte di Sandro Sandri, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e Giuseppe Uva) sono emerse due tendenze comunicative. La prima, riguarda quella delle forze dell’ordine, orientata a far finta di niente, a non ricercare responsabilità, a coprire, anche mentendo. La seconda è l’unico strumento a disposizione dei familiari delle vittime: la Rete. Solo dopo l’apertura di un blog da parte di Patrizia Moretti, i media e la magistratura si sono interessati al caso di Federico Aldrovandi, così come solo dopo che Ilaria Cucchi ha pubblicato su Indymedia le foto del corpo martoriato del fratello Stefano, il Parlamento, il Ministero della Giustizia e la magistratura, spinti dall’indignazione dell’opinione pubblica, si sono mossi alla ricerca della verità. Ognuno di noi è un media, e come tale può contribuire a fare informazione, denunciando abusi, nella speranza che, un giorno, anche le forze dell’ordine comincino a comunicare correttamente, ristabilendo il rapporto fiduciario con i media e i cittadini che li pagano.

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