
Edito da: Delinquenti Senza Associazione
Luogo di pubblicazione: Bologna
Anno: 2013
Pagine: 91
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Il materiale che segue è una raccolta di scritti, volantini, comunicati e articoli di giornale relativi all’operazione repressiva “Outlaw”, uno dei soliti nomi enfatici e sciocchi affibbiati ai casi per dar loro una risonanza mediatica. Si tratta di una operazione investigativa iniziata nel 2006, ma che si è esplicitata con le perquisizioni, gli arresti e i provvedimenti del 6 aprile 2011 contro compagni e compagne anarchici che facevano (o fanno ancora) riferimento alla città di Bologna I particolari riguardami arresti, chiusura dello Spazio di Documentazione Fuoriluogo, andamento dell’iter giudiziario sono riportati nella raccolta che segue. L’occasione per dare articolazione al materiale prodotto in questi due ami è data dall’inizio, il 15 marzo 2013, del primo grado di giudizio per 21 imputati e imputate che verranno processati per associazione a delinquere aggravata dalla finalità eversiva, ma senza reati cosiddetti scopo. Ovvero, non viene formulata l’accusa per nessun fatto specifico. L’obiettivo era arrivare al reato associativo. Anni di intercettazioni e pedinamenti sono serviti solo, vista l’assoluta inconsistenza del “materiale probatorio”, per riempire pagine su pagine che, con la loro mera quantità, auto-convalidassero l’ipotesi di partenza. La pretestuosa suddivisione in capi, sottocapi, esecutori e amministratori di casse di denaro ne ha fornito l’indispensabile supporto. Il motivo per cui si è deciso di continuare a dare rilievo a quanto sta accadendo a Bologna è legato alla necessaria solidarietà e vicinanza a compagni e compagne perseguiti penalmente per le loro lotte. Pare ovvio che non debbano restare soli e che il calore di chi si batte per ribaltare il sistema di sfruttamento, di miseria materiale e di vita nella sua espressione più generale è, per chi si trova nei guai, di sostanziale importanza. Insieme a questo, ribadire e verificare come “lavorano” i guardiani del potere può essere utile a tutti coloro che intendono non demordere. Quello che è stato utilizzato contro i compagni e le compagne del Fuoriluogo è uno schema il cui copione abbiamo visto ripetersi a fotocopia in diverse città e che non è affatto detto non possa essere allargato ad altri casi e situazioni. Chiudere uno spazio non occupato come era il Fuoriluogo non è stata un’operazione usuale e può rappresentare un brutto precedente. Le operazioni repressive contro anarchici si sono susseguite senza interruzione in questi ultimi anni, come d’altronde anche in un passato meno prossimo. Per il potere è sempre meglio colpire preventivamente o comunque tenere sotto controllo chi potrebbe diventare maggiormente dirompente al momento in cui le tensioni che covano, più 0 meno silenti, dovessero esplodere. Le “punizioni” giudiziarie inflitte a qualcuno, con l’obiettivo di far rientrare nei ranghi, o semplicemente di eliminare chi non si adegua alle regole del vivere sociale, servono da monito anche per altri. Del resto nell’ultima Relazione dei servizi lo dice apertamente precisando i motivi per i quali occorre continuare a colpire quella che viene definita “l’eversione anarco-insurrezionalista”. Non è stupefacente quindi che operazioni repressive fondate su nulle basi possano comunque tenere in prigione compagni e compagne per mesi o ami, e che le procure, alcune con particolare deferenza, si prestino ad appiattirsi sulle indagini di polizia riportandole, con un semplice clic da un copia e incolla, nei loro atti giudiziari. Affrontare ancora la questione della repressione a Bologna serve per riparlare delle lotte per le quali i compagni e le compagne sono stati colpiti. Nelle occasioni legate alle tappe giudiziarie, le iniziative non sono state fatte davanti al tribunale ma nelle piazze e sotto le mura dei luoghi di reclusione per ribadire, con la presenza fisica nelle strade, i motivi della nostra rabbia. Le pratiche per le quali siamo sotto “giudizio” sono siate rivendicate attraverso molte iniziati ve selvagge fatte soprattutto nei momenti che hanno seguito gli arresti, perdendo un po’ del loro mordente nel tempo. La dispersione provocata da quei mezzi subdoli come i fogli di via, gli avvisi orali e le sorveglianze speciali, attraverso i quali una parte considerevole di noi è stata colpita, ha avuto le sue conseguenze. Ma ovviamente va considerata anche una salutare voglia di ripensare e rivalutare obiettivi e metodi che non possono essere riproposti sempre in modo automatica.
Note dell’Archivio: ///