Garnier Jean-Pierre, “Dal diritto alla casa al diritto alla città: di che diritti stiamo parlando…e con quale diritto?”

Edito da: Istrixistrix
Luogo di pubblicazione: Torino
Anno: Novembre 2016
Pagine: 32
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Conferenza tenuta durante il seminario Casa e società nella Catalogna del XXI secolo , Facoltà di Storia e Geografia dell’Università di Barcellona, 26 novembre 2010.

Nota dell’Archivio: ///

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Garnier Jean-Pierre, “Verso un’urbanità securitaria”

Edito da: Istrixistrix
Luogo di pubblicazione: Torino
Anno: Novembre 2016
Pagine: 16
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Fino a oggi solo certe zone urbane ben specifiche – definite “sensibili” – erano studiate e pianificate per “prevenire il crimine. Ciò non è più sufficiente. Per i poteri pubblici, e per i loro portaborse architetti e urbanisti, l’insicurezza non si limita più ai quartieri malfamati. E imprevedibile, può colpire chiunque e, soprattutto, può comparire ovunque. Perciò l’attuale pianificazione delle città ha come missione quella di smistare, filtrare, canalizzare e separare il pubblico, il tutto adoperando molti “stratagemmi” di modo da non creare inquietudini nel cittadino consumatore. Jean-Pierre Garnier, sociologo e urbanista, decifra questa evoluzione attraverso le opere dell’archistar Jean Nouvel e le opinioni dell’ideologo dell’urba­nismo securitario Paul Landauer.

Nota dell’Archivio
– Traduzione dell’articolo “Vers une urbanité sécuritaire” e stato pubblicato su CQFD (mensile di critica e sperimentazione sociale, Marsiglia) numero 97. febbraio 2012.

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Garnier Jean-Pierre, “Architettura e Anarchia. Un binomio impossibile”

Edito da: Nautilus
Luogo di pubblicazone: Torino
Anno: 2016
Pagine: 64
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Quale rapporto, che non sia a priori contraddittorio, possono intrattenere l’architettura e l’anarchia? l’architettura è certamente un simbolo dell’autorità, ma non solo: essa è stata fin dal principio uno dei suoi strumenti, e non tra i minori, poiché costituisce una delle modalità indispensabili del suo esercizio.
«Ancora più che la rappresentazione ostentatoria del potere, l´architettura sta alla base di un´arte del comandare. Tutto il potere si esercita architettonicamente.»

I poteri pubblici introducono innumerevoli dispositivi di “pacificazione” con il contributo dell’architettura e dell’urbanistica, che devono dissuadere il “nemico interno” dall’entrare in azione e, in caso lo faccia, facilitarne la repressione, confermando così il legame tra la pianificazione urbana e il mantenimento dell’ordine sociale.

Nota dell’Archivio
– Traduzione di “Architecture et anarchie. Un couple mal assorti,” Editions Ravage, 2004; testo pubblicato in Réfractions n.11, autunno 2004; seguito da: “Un Espace indéfendable: l’aménagement urbain à l’heure sécuritaire,” in Cidades, Communidades e Territorios, n° 5, die. 2002; “L’aménagement urbain à l’heure sécuritaire,” Les Temps maudits, n°16, mai-septembre 2003, completato e aggiornato in «Villes», La Prétentaine, n°16/17, Inverno 2003-2004.

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Alberiola Octavio, “Appunti critici sul momento libertario spagnolo e la CNT”

Edito da: Edizioni La Fiaccola
Luogo di pubblicazione: Ragusa
Anno: Dicembre 1979
Pagine: 88
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Nel 1961, dopo un lungo periodo di divisione in­terna (« scissione ») e di paralisi rivoluzionaria, i libertari spagnoli celebrano ufficialmente la loro « riunificazione » e, per la prima volta nell’esilio, approvano — « organicamente e responsabilmente » — il ricorso all’azione violenta nella lotta contro la dittatura franchista. Senza sottovalutare l’ingente attività realizzata dagli anarchici e dagli anarcosindacalisti dalle ori­gini dell’anarcosindacalismo organizzato fino agli anni ’60-61, riteniamo che, a causa di questa du­plice opzione rivoluzionaria («l’«unità» e l’«azio­ne»), la storia del Movimento Libertario Spagnolo in esilio, negli ultimi quindici anni che precedettero la morte di Franco, sia d’importanza fondamentale per comprendere la situazione idei movimento liber­tario, e in particolare della CNT, nella Spagna odier­na. Ma prima di accostarci alla storia di questo pe­riodo importantissimo riassumiamo l’evoluzione sto­rica dell’anarcosindacalismo spagnolo fino al 1960

Note dell’Archivio
– Libro fotografato
– Traduzione del libro “E1 Movimiento Libertario Espagnolo : De la « Reunificacion » de la CNT en el exilio (1961) a la « Legalizacion » de la CNT en Espana (1977)”

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Pedro. 9 Marzo 1985 Trieste. Lo stato borghese uccide un militante comunista. Materiali sull’assassinio di Pietro Walter Maria Greco

Edito da: Editrice Associazione culturale Controinformazione internazionale
Luogo di pubblicazione: Bologna
Anno: 1995
Pagine: 95
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
9 MARZO 1985-9 MARZO 1995
Il 9 marzo 1985 in via Giulia a Trieste è stata eseguita dallo stato italiano la condanna a morte del militante comunista Pietro Greco. I boia furono l’a­gente del Sisde Nunzio Romano e gli agenti della Digos Bensa, Guidi e Passanisi.
Nel 1995 negli Usa l’”imperialismo interno” americano vuole eseguire la condanna a morte di un prigioniero politico rivoluzionario, Mumia Abu Jamal. La prima condanna a morte spudoratamente politica dai tempi dei coniugi Rosenberg condannati per comunismo durante il periodo Maccartista.
Ricordare la vita e la morte di Pedro ha il valore di aprire una riflessione sul rapporto tra lotte e repressione in un contesto storicamente determinato. Il contesto del capitalismo avanzato, dell’imperialismo e soprattutto della sua crisi, della possibilità del suo superamento all’interno di un processo di rivo­luzione comunista.
Il contesto del capitalismo italiano e del suo stato che ha puntato a san­zionare, anche con l’uccisione di Pedro, la chiusura di un ciclo di lotte eco­nomiche e politiche. Un terrorismo di stato che anche con la tortura, l’incar­cerazione di migliaia di militanti comunisti, con l’uccisione di alcuni di loro ha cercato di chiudere la possibilità di uscire dalla crisi del capitalismo a par­tire dallo sviluppo della lotta di classe condotta dalla classe operaia e dal pro­letariato. Uno sviluppo che poneva necessariamente anche il problema del potere, della lotta per la conquista del potere. Questo per militanti comunisti come Pedro era sicuramente l’aspetto principale che caratterizzava quel ciclo di lotte operaie e proletarie.
Lo stato ha difeso il suo potere, il potere della borghesia imperialista di continuare a sfruttare e a opprimere il proletariato, anche attraverso l’uccisio­ne a sangue freddo di militanti comunisti, la tortura, le leggi speciali, i carceri speciali.
Oggi ricordare Pedro vuol dire opporsi a questo potere, denunciarlo e contrastarlo nell’attualità dello scontro di classe; leggere la continuità di questo potere imperialista, il potere che, dopo la vittoria sul nazifascismo, ha disarmato la resistenza e imposto il regime democristiano, il potere che ha perpetrato le più orrende stragi di massa a partire dagli anni ‘60 all’apparire di quella che si era autonominata “nuova resistenza”, il potere che si è dato come bravi servitori i gladiatori e i poliziotti della “Uno bianca”. I poliziotti che hanno ucciso Pedro sono i fratelli maggiori di quelli della Uno bianca e i mandanti sono gli stessi, per questo il ricordo di Pedro non può essere commemorativo, ma è l’occasione per porsi il problema della repressione e della controrivoluzione oggi. La campagna per la difesa della vita di Mumia Abu Jamal oltre ad essere un impegno importantissimo da affrontare in termini di iniziativa e di lotta è anche l’occasione di sostanziare ulteriormente il dibattito sul ruolo dell’impe­rialismo americano e del suo versante interno, tutto questo a partire dalla consapevolezza che quello che accade lì caratterizza о caratterizzerà anche quello che accade qui. Se contribuiamo a costruire la forza internazionale in grado di fermare la mano del boia di Mumia Abu Jamal daremo sicuramente più forza alla nostra prospettiva rivoluzionaria qui.

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L’attentato al Diana. Processo agli anarchici nell’assise di Milano. 9 Maggio-1 Giugno 1922

Edito da: Universale Napoleone
Luogo di pubblicazione: Roma
Anno: 1973
Pagine: 213
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Nell’accingerci a raccogliere il dibattito di que­sto processo abbiamo creduto bene non seguire i metodi comuni per certi resoconti. Noi ci siamo proposti di offrire al lettore il quadro sintetico del processo in un assieme armonico sì che chiaro appa­risse il contegno degli imputati, le artificiosità set­tarie dell’accusa e la linea di difesa. Ci sembra di aver assolto bene il nostro compito.
Il lettore quindi leggendoci avrà modo di com­prendere tutta l’ingiustizia consumatasi ai danni dei nostri compagni, malgrado la fine miseranda della montatura poliziesca. Delle arringhe abbia­mo riprodotto il pensiero centrale di ogni orazione. L’eloquenza abbiamo creduto di affidarla ai fatti, non lasciando senza commenti i punti più salien­ti del dibattito.

Note dell’Archivio
-Libro fotografato
-La prima edizione di questo libro è del 1922. Stando a ciò che viene riportato nella biografia di Meniconi Fioravante, “Il processo agli anarchici nell’assise di Milano. 9 maggio- 1 giugno 1922, libro diffuso dalla libreria “Tempi nuovi”, gestita dal Molaschi, e dalla Casa editrice sociale, di Giuseppe Monanni e Leda Rafanelli.
-Vedere il libro di Mantovani Vincenzo, “Mazurka Blu. La strage del Diana”

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Leval Gaston, “La rivoluzione sociale in Italia”

Edito da: Edizione de Il Libertario
Luogo di pubblicazione: Milano
Anno: 1949
Pagine: 55
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Nelle pagine seguenti intendiamo rispondere, siu pure molto brevemente, alla domanda che giustamente si pon­gono i lavoratori. Come organizzare il lavoro una volta espropriato il capitale? Come assicurare la gestione delle officine e delle fabbriche, la continuità della produzione? Come essere sicuri che la vita continuerà normalmente, о più esattamente, che si potrà soddisfare ai bisogni di tutti? Altri scrittori libertari, fra i migliori e i piu chiaroveg­genti, hanno già risposto a questi problemi. Ma i loro la­vori sono rimasti ignorati quasi da lutti. Il mio sforzo non porterà, forse, in sostanza niente di nuovo, ma esso tende soprattutto a porre il problema e ad indicare delle soluzioni secondo quanto può suggerire l’esperienza di questi ultimi anni e in particolare quella della rivoluzione spagnola. Un saggio di questo genere ha due specie di avversari. Da una parte tutti coloro che, pur proclamando il contrario, non vogliono che i lavoratori si sappiano organizzare da soli senza il loro concorso e senza il loro partito politico mercè il quale essi intendono dominarli e sfruttarli; senza uno Stato con la sua enorme burocrazia, la cui polizia do­vrebbe imprigionare, deportare e sterminare i lavoratori scon­tenti della nuova forma di sfruttamento e di dominio di cui essi sarebbero vittiine. Noi non staremo mai abbastanza in guardia contro i cattivi pastori che ci domandano soltanto di votare per loro, di aver fiducia in loro e di obbedire ai loro voleri. Proprio dell’uomo non è obbedire, ma pensare e agire da se stesso e consultarsi con gli altri per risolvere i pro­blemi della vita sociale.
Gli altri nemici di questo genere di studi sono gli im­previdenti che non si rendono conto delle difficoltà che pre­senta il passaggio dallo sfruttamento capitalistico all’orga­nizzazione socializzata della produzione, e dal commercio privato alla socializzazione della distribuzione dei prodotti.

Per queste persone, tutto dev’essere lascialo alla “crea­zione spontanea” quando il momento sarà venuto. Ora, an­che un’analisi superficiale della vita sociale ci mostra che senza una preparazione molto seria e accurata, ogni tenta­tivo di sostituzione della società capitalista con la società proletaria presenterà delle enormi difficoltà che possono con­durre al fallimento di questa iniziativa. E’ quello che sen­tono istintivamente i lavoratori… ed essi hanno ragione. Quindi è necessario studiare con loro, nella maggior mi­sura possibile, ciò che si dovrà fare e come si dovrà farlo. Diamo un esempio concreto; bisogna mangiare tutti i giorni, e gli abitanti della città debbono continuare, in un periodo ai trasformazione sociale, a ricevere il pane, la verdura, la carne, la pasta, il vino, l’olio, i grassi, il latte, i combustibili di cui essi hanno bisogno. Un’interruzione di qualche giorno, una diminuzione del 50% nei rifornimenti provocherebbero il malcontento di una gran parte della po­polazione e il ritorno vittorioso dei reazionari.
Ora, affinchè i contadini, che non sono dei santi ma semplicemente degli uomini, continuino a rifornire tutti que­sti prodotti о le materie prime che permettono di ottenerli, si dovrà continuare ad assicurar loro, in cambio, i prodotti industriali di cui hanno bisogno, tanto più che il denaro perderebbe buona parte del suo valore о il suo valore totale. Si dovrebbe assicurare gli scambi fra la città e la cam­pagna, procurare ai contadini una quantità di oggetti di cui spesso sono privi, cioè scarpe, tessuti, utensili macchine, concimi chimici, biciclette, pneumatici, camioncini, mobili, apparecchi radio, impianti elettrici vari, libri, pellicole ed impianti cinematografici, ecc.
Se la produzione industriale si interrompesse о rallen­tasse notevolmente il suo ritmo, perchè non si è saputo as­sicurarne la continuità senza pericolosi brancolamene, il con­traccolpo immediato sarebbe una diminuzione proporzionale dei rifornimenti, una minaccia immediata di carestia. Per evitare questa minaccia, bisogna quindi organizzare imme­diatamente gli scambi fra la città e la campagna. Ma per scambiare, è necessario aver qualcosa da offrire! Quelli che pretendono che si finirebbe, a forza di esperienze, per tro­vare i sistemi di organizzazione, e che per conseguenza non conviene cercarli sin d’ora, sembrano ignorare che gli sto­machi, a cominciare dai loro, hanno bisogno di essere soddi­sfatti con tutt’altro che delle teorie.
I lavoratori hanno ragione; essi devono sapere nel mi­glior modo possibile come dovranno agire, e prepararsi efflcacemente al raggiungimento del loro scopo. Non preten­diamo di dare una soluzione a lutti i problemi inerenti alla trasformazione sociale, ma solo di tracciare dette grandi linee. Questo contributo potrà forse spingere altri ad esa­minare tali problemi in modo più particolareggiato: ad esempio, come riorganizzare l’industria cui si appartiene, un dato ramo dei trasporti о dell’agricoltura, il Comune in cui si abita, l’attività regionale, ecc. Questi problemi specifici saranno meglio affrontati da co­loro che uniscono in sè le due qualità di tecnici e di rivolu­zionari. Quello che segue non è, ben inteso, che un punto di partenza.
Ancora qualche riga come avvertenza. Nella struttura industriale ed agricola che noi abbozziamo, noi parliamo di Comitati di fabbrica, di Comitati sindacali e agrari, di Con­sigli comunali e federali, ecc. Questi Comitati saranno com­posti da delegati, ma s’intende che noi non pretendiamo creare una burocrazia parassitaria. Nei limiti del possibile, questi delegati dovranno lavorare nelle fabbriche e nei campi. Essi non potranno unicamente dedicarsi ai loro compiti di delegati che quando la loro presenza continuativa sarà giu­dicata necessaria per il bene di tutti.

Nota dell’Archivio: ///

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(a cura del) Gruppo anarchico “La Fiaccola” di Ragusa, Paolo Schicchi, La verità vi darà la libertà. Sacre botteghe-sacro mercato e…le sacre reliquie

Edito da: in proprio
Luogo di pubblicazione: Ragusa
Anno: [Sconosciuto]
Pagine: 2
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
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Nota dell’Archivio
– Articolo fotografato
– Articolo di Paolo Schicchi pubblicato su L’Era Nuova, Gennaio 1947.

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Lezioni di anarchia. Cronache di incontri realmente avvenuti in edicola 518, Perugia

Edito da: Eleuthera e Emergenze Publishing
Luogo di pubblicazione: Milano
Anno: 2019
Pagine: 155 (Volume 1); 175 (Volume 2)
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
L’anarchia è un sapere polifonico, plurale, ricco e soprattutto estremamente attuale. Così abbiamo pensato che questo fitto insieme di pratiche e teorie potesse contenere gli strumenti per affrontare (non certo per risolvere!) le urgenti questioni di un presente sempre più diffusamente avvertito come insoddisfacente. Viviamo un tempo ricco di licenze e povero di libertà, in cui tutto si può comprare, anche il diritto di “essere contro”, purché si rinunci in partenza alla pretesa di riconsiderare il nostro modo di pensare e vivere con gli altri. Abbiamo immaginato che la nostra piazza (un bel giardino all’aperto di fronte a Edicola 518, con una deliziosa fontana) potesse essere il luogo giusto per sottrarsi ai ritmi accelerati della contemporaneità e fermarsi a dibattere sui grandi temi della vita che toccano ciascuno di noi, rinunciando a ogni sapere pregresso e provando a tornare alla radice dei nostri pensieri: per capire determinati processi storici e mettere tutto in discussione. Siamo partiti da quattro tematiche che più di tutte riguardano le nostre vite e tormentano la nostra quotidianità e abbiamo scelto di affidarne ciascuna a un “modesto” professore. Modesto perché privo di verità e carico di dubbi da condividere. Il lavoro a Stefano Boni, l’educazione a Francesco Codello, l’autogestione a Antonio Senta e la democrazia a Lorenzo Pezzica. Con loro abbiamo intrapreso quattro discorsi belli e articolati, proseguiti in dialoghi a cena, dopo cena e nei mesi successivi. Le sbobinature degli incontri hanno dato la base a questo testo, che si arricchisce di apparati, approfondimenti, bibliografie e annotazioni aggiunte lungo il percorso. Per più di un anno questo è stato il nostro quaderno. Ora lo condividiamo con voi perché possiate aggiungere i vostri appunti.

Nota dell’Archivio: ///

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La miseria. Giornale popolare

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Durata: 6 Novembre 1881
Luogo: Alessandria
Periodicità: Settimanale [vedi Note dell’Archivio]
Pagine: 4

Note dell’Archivio
– Le pagine 3 e 4 sono rovinate
– Leonardo Bettini, in “Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1972”, riporta la seguente: “Alla tenace ricerca di P.C. Masini, si deve il ritrovamento, presso l’AS di Berna, della “Circolare-annuncio” del giornale (dalla quale ho potuto ricavare le indicazioni relative al sottotitolo, alla tipografia ed alla periodicità, non indicate da Nettlau), che è ora accessibile, in copia fotostatica, presso la Biblioteca “Max Nettlau” di Bergamo. La Miseria — vi si legge — “uscirà settimanalmente per propugnare i diritti dei salariati e combattere i privilegi politici ed economici; sarà l’interprete fedele dei bisogni, dei dolori, delle aspirazioni popolari, e nel ritrarre dal vero ad a vivi colori il triste quadro delle sofferenze degli oppressi, additerà loro la via più breve e più sicura per conseguire la propria emancipazione. La Miseria innalzando il vessillo della Rivolta violenta contro tutte le odierne istituzioni politiche, sociali e religiose sarà, per il popolo, guida ed eccitamento alla lotta cruenta per la conquista della massima libertà, del massimo benessere. Questo in poche parole, è il nostro programma, contiamo sull’appoggio di tutti coloro che Faccettano e ne vogliono l’attuazione”.
Lo stampato — che comprende anche la scheda di sottoscrizione — è firmato “Per la Redazione” da Natale Della Torre e si fregia, di una frase di C. Cafiero (“Dal seno della Rivoluzione nasceranno gli angeli, nascerà l’umanità purificata…”), che probabilmente ricompare, come motto, sul giornale.

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