Singer Peter, “Liberazione animale”

Edito da Il Saggiatore, Milano, 2015,

Fin dalla sua pubblicazione nel 1975, questo libro di Peter Singer è diventato il testo di riferimento per il movimento animalista. Ha rivelato a milioni di persone le atroci sofferenze che le industrie alimentari e cosmetiche impongono agli animali. Ha convinto intere generazioni che porre fine allo sfruttamento delle altre specie e sperimentare nuovi sistemi di produzione alimentare sia una necessità improrogabile, anche per la sopravvivenza dell’uomo e dell’ambiente. Questa edizione tascabile è l’occasione per tracciare il bilancio del cammino fin qui compiuto e di quello da percorrere ancora perché a ogni essere vivente venga riconosciuto il diritto di non soffrire.

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Nota dell’Archivio
-Traduzione del libro “Animal Liberation”, 1975

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Plutarco, “Del mangiare carne. Trattati sugli animali”

Edito da Adelphi, Milano, 2009, 296 p., Seconda Edizione

Il mangiare carne non è la condizione naturale dell’umanità, ma un passaggio traumatico nella sua storia. Con esso l’uomo, animale predato, passava dalla parte dei predatori. Ciò implicava vivere della regolare uccisione di animali, questi primi dèi. La questione era però anche religiosa, e come tale venne elaborata in antichi riti, come i Bouphonia ateniesi. Ma questo si desume anche da un importantissimo testo di Plutarco, “Del mangiare carne”, fondato sulla tesi che la dieta carnea vada contro natura. Letto accanto agli altri due trattatelli qui pubblicati, questo testo documenta la profonda conoscenza e comprensione del mondo animale che caratterizza l’antichità classica e che Plutarco sembra compendiare nelle sue pagine.

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Oltre la specie, “Liberazione animale”

42 p, 2012

Stare dalla parte degli animali significa rifiutare la legge del più forte e iniziare a pensare nuovi modi di vivere la nostra umanità in pacifica convivenza con tutti gli abitanti del pianeta.
Impegnarsi per modificare radicalmente il modo in cui ci relazioniamo agli altri animali non è un passatempo per amanti degli animali o uno sfogo per chi “odia l’umanità”.
Spesso gli animalisti vengono confusi con fanatici che provano un amore morboso verso altre specie o con romantici idealisti che sognano un mondo perfetto in cui nessuno muoia e in cui il leone non mangi più le gazzelle. Chi si batte per la liberazione degli animali crede, invece, che sia possibile cambiare questo mondo basato sulla legge del più forte e su rapporti di dominio e violenza. Chi si batte per gli animali pensa sia possibile, anzi doveroso, immaginare e realizzare una società futura in cui la violenza istituzionalizzata sia bandita definitivamente; una società in cui sia gli umani che gli animali siano considerati soggetti a pieno titolo.

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La stessa libertà. Riflessioni sulla liberazione animale e l’anarchia

28 p., Inverno 2019

Chi siamo?
Prima di cominciare, crediamo sia necessario che tutte le persone che leggeranno questo opuscolo, conoscano i motivi che ci hanno spintx a scriverlo, così come chi è l’assemblea che lo ha realizzato. Questo testo nasce da una chiacchiera fatta dal nostro collettivo in occasione dell’Autunno Libertario della CNT del 2010 sotto il nome di “Liberazione animale da un punto di vista anarchico”. Al principio di questa chiacchiera ci siamo postx l’obiettivo di farne uscire un testo scritto.
Siamo un collettivo unito dal sentimento comune di ingiustizia che ci produce la situazione dex animalx non umanx nella nostra società. Ci riuniamo in assemblea per fare cose che crediamo combattano contro questa ingiustizia. Anche se non ci definiamo un collettivo anarchico, i modi che abbiamo di funzionare rientrano perfettamente in questo parametro. Sebbene non tutte le persone che formano il collettivo la pensino allo stesso modo, ci ritroviamo in dei principi minimi che sono che tuttx lx animalx, umanx e non, abbiamo i nostri propri interessi che meritano uguale cura e considerazione. Con l’edizione di questo opuscolo non vogliamo imporre la nostra opinione, parleremo del nostro punto di vista e di come vediamo le cose. La nostra intenzione è invitare a riflettere sulla situazione dex animalx non umanx; vogliamo raccontare come vediamo il problema dello sfruttamento animale, che ne pensiamo e che facciamo per cercare di cambiare questa situazione. Nel il testo (che è la trascrizione rivista e ampliata della chiacchiera) useremo il pronome “noi”; quando lo facciamo ci riferiamo alle persone che fanno parte dell’assemblea.
La struttura dell’opuscolo sarà la seguente.
Prima di tutto inizieremo definendo alcuni termini che si utilizzeranno nella discussione. Poi continueremo spiegando molto brevemente la storia della liberazione animale e la sua relazione con l’anarchismo. Seguiremo parlando di come vediamo il problema dello sfruttamento animale, perché vogliamo la liberazione animale e che facciamo perché un giorno ci si arrivi. Infine parleremo delle nostre difficoltà e dei nostri limiti.

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Nota dell’Archivio
-Come riportato nella prima pagina: “Il testo è datato, ma nonostante ciò sembrano ancora interessanti le riflessioni poste.
Del resto non che in tutto questo tempo le questioni siano avanzate di molto. Anzi, la
lotta per la liberazione animale continua ad essere considerata, in molti ambienti
“antiautoritari”, una lotta di seconda classe, senza che si riesca a visualizzare quanto
grande sia la bestia del sistema, quanti tentacoli abbia e quanto tutte le lotte che
tentino di distruggerne siano valide e complementari.
Il testo è stato tradotto quasi senza modifiche. Il castillano offre un agibile neutro che
consente di non dover definire il genere di coloro di cui si parla, siano essx animalx
umanx e non; in italiano questo risulta un po’ meno fluido. Buona fortuna a chi mai
dovrà leggerlo ad alta voce.”

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Dominick Brian A., “Liberazione Animale e Rivoluzione Sociale”

28 p.

Prefazione: Affinare gli Strumenti della Rivoluzione
Abbracciare il veganismo e rinunciare al consumo e all’utilizzo di prodotti di origine animale non è un fine, ma un inizio; un nuovo inizio che offre a chi lo pratica l’opportunità di vedere la realtà quotidiana in una luce diversa. Tuttavia, parlare della sofferenza degli animali non umani e dei benefici di uno stile di vita vegan è spesso una situazione scoraggiante per il vegan, perché di solito la prima reazione dei suoi interlocutori è il disaccordo. Gli oppositori del veganismo dicono che il modo vegano di vedere la relazione uomo-animale (cioè radicale) è sbagliato, e questo, a lungo andare, è un grave costo per tale palese insubordinazione sociale. In definitiva, profetizzano, l’errore del veganismo diventerà evidente e, infine, l’idea verrà abbandonata.
Stranamente, però, i critici del veganismo hanno ragione. Solo quando si renderà conto di che cosa rende il veganismo “irragionevole”, il singolo capirà il vero ragionamento dietro a quello che vuol dire essere vegan. Solo quando si metterà in dubbio ciò che raffigura il veganismo come “sbagliato”, agli occhi dei non-vegani sarà possibile indirizzare adeguatamente gli errori che guidano il loro rifiuto di accettare il violento e ingiustificato trattamento dei animali non umani da parte degli uomini. Solo quando i principi del veganismo verranno applicati alla rubrica dell’ingiustizia nel suo insieme si capirà completamente il bisogno del veganismo. Hanno ragione perché il veganismo isolato fallisce lo scopo per cui è destinato. L’alienazione provata come effetto della rottura delle convenzioni sociali è spesso sufficiente a “mettere in discussione” l’impegno di una persona verso il veganismo. Come filosofia, il veganismo sfida le ideologie che toccano il cuore del pensiero occidentale. In contrasto con i sistemi di credenze irrazionali che le istituzioni organizzate hanno portato le persone ad “accettare”, i principi del veganismo sfidano gli individui ad affrontare i dogmi che hanno ereditato e a costruire nuove etiche e valori, basati sulla compassione e la giustizia.
Affrontare i sistemi di credenze esistenti, tuttavia, è un concetto spaventoso per una società che si è volontariamente coscritta ai paradigmi dominanti sociali dello Stato. Tuttavia, come Brian Dominick così abilmente illustra nel saggio che segue, bisogna accettare di fare proprio questo se siamo onesti nella ricerca di una vera valutazione diciò che la liberazione sociale ha da offrire. Nella totalità di questo processo, il veganismo è un elemento della struttura composta della rivoluzione sociale. È in questa luce che il saggio di Brian brilla maggiormente. Liberazione Animale e Rivoluzione Sociale è una struttura compatta progettata per aiutare noi che intraprendiamo il tentativo di riconoscere ciò che la compassione, il pensiero critico, e la razionalità giocano (o dovrebbero) nella nostra simultanea decostruzione e trasformazione della società. Inflessibile nella sua ricerca di impostare le proverbiali ruote di questa trasformazione in movimento, Brian ci spinge ad affrontare le ideologie oppressive che dimorano dentro di noi e a scoprire i loro collegamenti con l’ingiustizia che pervade ogni ambito della nostra esistenza. È convinzione di Brian che ad ognuno di noi sono stati dati gli strumenti per trarre queste conclusioni necessarie. Non fa differenza se sei un anarchico che si avvicina al veganismo, un vegano che si avvicina all’anarchismo, o nessuno dei due. Tutto ciò che serve è la volontà di rimboccarsi le maniche, affinare gli strumenti e iniziare, in uno sforzo comune, a sfidare la visione miope dell’umanità su ciò che costituisce una società giusta.
Joseph M. Smith.
Novembre 1995

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Nota dell’Archivio
-Traduzione dell’opuscolo “Animal Liberation and Social Revolution: A Vegan Perspective on Anarchism or an Anarchist Perspective on Veganism”, 1997

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Derrida Jacques, “L’animale che dunque sono”

Edito da Jaca Book, Milano, 2006, 222 p.

La storia del pensiero occidentale è percorsa da una domanda potente e spesso censurata: è possibile stabilire un confine fra uomo e animale? L’uomo, definito di volta in volta “animale dotato di parola” o “animale razionale”, è attraversato da questa domanda e scopre nell’animale un’alterità non rappresentabile e indicibile che chiede di essere interrogata e conosciuta. Dal 1997, Derrida inizia una riflessione sull’animale che nemmeno la morte arresta nella sua radicale novità. Aristotele, Descartes, Heidegger, Lévinas, Lacan, ma anche il racconto biblico della creazione e la voce della poesia: il filosofo algerino insegue e stana aporie e irriducibilità, esautoranti opposizioni e tranquillizzanti “biologismi”. Una riflessione filosofica che voglia davvero fare i conti con l’alterità non può che collocarsi sulla frontiera fra sguardo animale e umano: “l’animale ci guarda e noi siamo nudi davanti a lui. E pensare comincia forse proprio qui”.

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Nota dell’Archivio
-Traduzione del libro “L’animal que donc je suis”, Editions Galilée, Parigi, 2006

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Il disertore. Foglio di collegamento della Cassa di Solidarietà Antimilitarista

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Durata: Giugno-Luglio 1996 (n. 1) – Dicembre ’99/Luglio 2000 (n. 24)
Periodicità: Irregolare (dal n. 1 fino al n. 17); bimestrale (dal n. 18 al n. 24)
Formato: brouchure

Si ringraziano Claudio e Massimo per le digitalizzazioni dei nn. 2 e 22

Note dell’Archivio
-Escludendo i nn. 2 e 22, i restanti numeri vennero caricati sul sito di “Cassa solidarietà antimilitarista” (http://www.ecn.org/cassasolidarietantimilitarista/cassa1.htm).
Ci siamo limitati ad impaginarli in unico file pdf.
-“Il disertore” doveva servire al coordinamento tra le varie realtà e rendere note iniziative  (processi,  manifestazioni,  incontri, serate benefit, …), oltre ad essere uno spazio di confronto per “quei compagni che intendono propagandare il loro gesto di insubordinazione e scambiarsi idee/progetti in proposito.” (editoriale del n. 1).
-Supplemento di “Senzapatria” dal n. 1 fino al n. 17
-Supplemento di “Sicilia Libertaria” dal n. 18 fino al n. 24
-A partire dal n. 18, il “Disertore” diventa un bimestrale, aumentando il formato “così da permettere a chi lo volesse di inviare contributi più sostanziosi dei semplici comunicati”

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Dentro alle gabbie. Uno sguardo alla realtà dello sfruttamento degli animali nella società moderna

Firenze, 2000, 16 p.

Continuamente il movimento animalista è accusato di pensare agli animali mentre ancora nel mondo milioni di esseri umani non hanno la possibilità di una vita degna di questo nome. Ma questa è spesso solo una scusa per chi no ha voglia di pensare né agli animali né agli uomini. Andando invece a conoscere meglio la realtà si scopre come alcune forme di sfruttamento umano ed animale siano strettamente legate tra loro, e questo piccolo libretto vorrebbe essere anche un tentativo in tal senso, pur con i suoi limiti. E comunque, il fatto che ancora milioni di persone siano sfruttate, torturate o uccise è forse una buona scusante per continuare a riservare lo stesso trattamento agli animali? L’errore più grande lo commette infatti colui che non cerca di risolvere niente perchè non è nelle sue possibilità risolvere tutto.

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Patterson Charles, “Un’eterna Treblinka. Il massacro degli animali e l’Olocausto”

Edito da Editori Internazionali Riuniti, Urbino, Settembre 2014, XXIX-321 p., Seconda Edizione

Un’eterna Treblinka” analizza, sulla base di un’ampia documentazione, la radice comune dello sfruttamento umano e animale, attraverso lo studio delle incredibili ma innegabili somiglianze tra il modo in cui i nazisti trattavano le loro vittime e il modo in cui, nella società attuale, noi trattiamo gli animali. Il titolo del libro prende spunto dallo spirito degli scritti yiddish di Isaac Bashevis Singer e specificamente da un passo del suo racconto “L’uomo che scriveva lettere”: “Si sono convinti che l’uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti: per gli animali Treblinka dura in eterno”. L’autore descrive i meccanismi che hanno fatto sì che l’uomo si arrogasse il ruolo di specie dominante del pianeta e, successivamente, mostra come lo sfruttamento e l’uccisione, sia degli animali che degli uomini, si siano trasformati in un processo razionale e industrializzato nel corso del XX secolo, con la creazione dei macelli e delle camere a gas.

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Nota dell’Archivio
-Traduzione del libro “Eternal Treblinka: Our Treatment of Animals and the Holocaust”, 2002

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Moore Jason W., “Antropocene o capitalocene. Scenari di ecologia-mondo nell’era della crisi planetaria”

Edito da OmbreCorte, Verona, 2017, 173 p.

Che i drammatici cambiamenti climatici degli ultimi decenni siano dovuti alle emissioni antropogeniche di gas serra è un fatto acclarato, che non suscita serie controversie se non da parte di qualche sparuta setta negazionista. Quali siano le conseguenze di tale situazione è invece oggetto di discussione. Sempre più spesso si sente parlare, nei circoli accademici ma anche sui mass media, di “Antropocene”. Il premio Nobel per la chimica Paul Crutzen, che ha coniato il termine, intende con esso una nuova era geologica in cui le attività umane sono diventate il fattore determinante, decretando così la fine dell’Olocene. L’umanità come un tutto indifferenziato (e colpevole) da un lato, l’ambiente incontaminato (e innocente) dall’altro.
Jason W. Moore rifiuta questa impostazione e parte dal presupposto che l’idea di una natura esterna ai processi di produzione non sia che un effetto ottico, un puntello ideologico su cui si è appoggiato il capitalismo. Al contrario, il concetto di ecologia-mondo rimanda a una commistione originaria tra dinamiche sociali ed elementi naturali che compongono il modo di produzione capitalistico nel suo divenire storico, nella sua tendenza a farsi mercato mondiale. Il capitalismo non ha un regime ecologico, è un regime ecologico. Sfruttamento e creazione di valore non si danno sulla natura, ma attraverso di essa − cioè dentro i rapporti socio-naturali che emergono dall’articolazione variabile di capitale, potere e ambiente.
Si tratta dunque di analizzare la forma storica di questa articolazione − ciò che Moore chiama “Capitalocene”: il capitale come modo di organizzazione della natura − per fronteggiare l’urgenza dei disastri ambientali che ci circondano.

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Note dell’Archivio
-Traduzioni di due articoli di Jason W. Moore del 2014,”The Capitalocene, Part I: On the Nature and Origins of Our Ecological Crisis” e “The Capitalocene, Part II: Abstract Social Nature and the Limits to Capital”
-Gli articoli verranno pubblicati nel 2017 dal “Journal of Peasant Studies”

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