(a cura del) Gruppo anarchico “La Fiaccola” di Ragusa, Paolo Schicchi, La verità vi darà la libertà. Sacre botteghe-sacro mercato e…le sacre reliquie

Edito da: in proprio
Luogo di pubblicazione: Ragusa
Anno: [Sconosciuto]
Pagine: 2
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
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Nota dell’Archivio
– Articolo fotografato
– Articolo di Paolo Schicchi pubblicato su L’Era Nuova, Gennaio 1947.

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Lezioni di anarchia. Cronache di incontri realmente avvenuti in edicola 518, Perugia

Edito da: Eleuthera e Emergenze Publishing
Luogo di pubblicazione: Milano
Anno: 2019
Pagine: 155 (Volume 1); 175 (Volume 2)
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
L’anarchia è un sapere polifonico, plurale, ricco e soprattutto estremamente attuale. Così abbiamo pensato che questo fitto insieme di pratiche e teorie potesse contenere gli strumenti per affrontare (non certo per risolvere!) le urgenti questioni di un presente sempre più diffusamente avvertito come insoddisfacente. Viviamo un tempo ricco di licenze e povero di libertà, in cui tutto si può comprare, anche il diritto di “essere contro”, purché si rinunci in partenza alla pretesa di riconsiderare il nostro modo di pensare e vivere con gli altri. Abbiamo immaginato che la nostra piazza (un bel giardino all’aperto di fronte a Edicola 518, con una deliziosa fontana) potesse essere il luogo giusto per sottrarsi ai ritmi accelerati della contemporaneità e fermarsi a dibattere sui grandi temi della vita che toccano ciascuno di noi, rinunciando a ogni sapere pregresso e provando a tornare alla radice dei nostri pensieri: per capire determinati processi storici e mettere tutto in discussione. Siamo partiti da quattro tematiche che più di tutte riguardano le nostre vite e tormentano la nostra quotidianità e abbiamo scelto di affidarne ciascuna a un “modesto” professore. Modesto perché privo di verità e carico di dubbi da condividere. Il lavoro a Stefano Boni, l’educazione a Francesco Codello, l’autogestione a Antonio Senta e la democrazia a Lorenzo Pezzica. Con loro abbiamo intrapreso quattro discorsi belli e articolati, proseguiti in dialoghi a cena, dopo cena e nei mesi successivi. Le sbobinature degli incontri hanno dato la base a questo testo, che si arricchisce di apparati, approfondimenti, bibliografie e annotazioni aggiunte lungo il percorso. Per più di un anno questo è stato il nostro quaderno. Ora lo condividiamo con voi perché possiate aggiungere i vostri appunti.

Nota dell’Archivio: ///

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La miseria. Giornale popolare

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Durata: 6 Novembre 1881
Luogo: Alessandria
Periodicità: Settimanale [vedi Note dell’Archivio]
Pagine: 4

Note dell’Archivio
– Le pagine 3 e 4 sono rovinate
– Leonardo Bettini, in “Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1972”, riporta la seguente: “Alla tenace ricerca di P.C. Masini, si deve il ritrovamento, presso l’AS di Berna, della “Circolare-annuncio” del giornale (dalla quale ho potuto ricavare le indicazioni relative al sottotitolo, alla tipografia ed alla periodicità, non indicate da Nettlau), che è ora accessibile, in copia fotostatica, presso la Biblioteca “Max Nettlau” di Bergamo. La Miseria — vi si legge — “uscirà settimanalmente per propugnare i diritti dei salariati e combattere i privilegi politici ed economici; sarà l’interprete fedele dei bisogni, dei dolori, delle aspirazioni popolari, e nel ritrarre dal vero ad a vivi colori il triste quadro delle sofferenze degli oppressi, additerà loro la via più breve e più sicura per conseguire la propria emancipazione. La Miseria innalzando il vessillo della Rivolta violenta contro tutte le odierne istituzioni politiche, sociali e religiose sarà, per il popolo, guida ed eccitamento alla lotta cruenta per la conquista della massima libertà, del massimo benessere. Questo in poche parole, è il nostro programma, contiamo sull’appoggio di tutti coloro che Faccettano e ne vogliono l’attuazione”.
Lo stampato — che comprende anche la scheda di sottoscrizione — è firmato “Per la Redazione” da Natale Della Torre e si fregia, di una frase di C. Cafiero (“Dal seno della Rivoluzione nasceranno gli angeli, nascerà l’umanità purificata…”), che probabilmente ricompare, come motto, sul giornale.

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Marabini Tomaso, Sacchetti Giorgio e Zani Roberto, “Attilio Sassi detto Bestione. Autobiografia di un sindacalista libertario. 1876-1957”

Edito da: Zero in Condotta
Luogo di pubblicazione: Milano
Anno: 2008
Pagine: 238
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Attilio Sassi (1876-1957), anarchico e prestigioso dirigente sindacale dei minatori in Valdarno, prima con l’USI poi con la CGIL, racconta la sua vita e nel racconto vicende sociali collettive davvero epiche si intrecciano con altre a dimensione microstorica. All’autobiografia commentata si aggiungono poi saggi storici e schede, supportate da innumerevoli strumenti di conoscenza: fonti orali, interviste, verbali di riunione, carte di famiglia e documenti provenienti da vari archivi pubblici e privati. Nel CD allegato è contenuta la trascrizione degli interventi del nostro nei Comitati direttivi della CGIL dal 1945 al 1954. La preziosa documentazione evidenzia le battaglie di minoranza e il ruolo di Sassi, insieme agli intendimenti della storica corrente classista e libertaria, fautrice dell’autonomia del movimento operaio, in una fase intensa della vita politica sociale italiana. Un album fotografico completa l’opera.

Nota dell’Archivio
– I file contenuti nel CD non sono al momento compresi

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Patatrak! Monitore dei perduti della valle tiberina

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Durata: 6 Maggio 1876 – 7 Ottobre 1876
Luogo: Città di Castello
Periodicità: Quindicinale
Pagine: 4

Note dell’Archivio
– La qualità delle scansioni delle pagine lasciano parecchio a desiderare purtroppo. Alcuni articoli risultano illeggibili.
– Mancano i nn. 4 e 5
– Presenti i supplementi ai nn. 4, 5 e 8
– Riportiamo per intero la presentazione di Zeffiro Ciuffoletti sulla pubblicazione anastatica del giornale: “Il “Patatrac” di Città di Castello, un foglio quindicinale, che esce dal maggio all’ottobre del 1876, è un tipico giornale “progressista” di provincia, particolarmente ben fatto, secondo un modulo tipico dei giornali locali di ispirazione radical-democratica e socialista. Come il “Patatrac,” con nomi altrettanto “creativi” e incisivi, c’erano “La Canaglia” di Pavia, “Lucifero” di Ancona, “Il Ratto” di Mestre, fino ai giornali internazionalisti e socialisti più rappresentativi come “La Plebe” o “Lo Scamiciato” di Osvaldo Gnocchi Viani di Reggio Emilia, redatto da Camillo Prampolini. Erano i giornali che davano voce agli operai, agli emarginati di qualsiasi genere, agli sfruttati, che denunciavano attraverso gli esponenti di questo giovane giornalismo militante, i mali della società e dello stato liberale, nato dal Risorgimento. Erano giornali internazionalisti e ondeggianti fra la democrazia radicale e il movimento socialista d’ispirazione premarxista. Erano le espressioni della crisi del mazzianesimo dopo la Comune di Parigi e nello stesso tempo le espressioni spontanee, pittoresche, ma anche ricche di potenzialità creative, della nascente cultura socialista. Un filone pubblicistico che va delineando una straordinaria articolazione di posizioni culturali e politiche intorno al tema della questione sociale e alla battaglia anticlericale. Sono, infatti, proprio queste le posizioni che convivono all’interno del “Patatrac!,” dove si cita Garibaldi e Felice Cavallotti, ma ci si richiama al “Bakunine” o al “carissimo amico” Benoit Malon, e cioè alle posizioni di socialismo anarchico e dell’internazionalismo. Nello stesso tempo il giornale, sempre straordinariamente ricco di notizie, di corrispondenze di verve polemica contro i clericali e moderati, pur collocandosi su un terreno extraparlamentare, invita alla competizione politica locale, presentando liste proprie per il rinnovo del Consiglio Comunale. La matrice garibaldina del giornale è evidente fin dal primo numero dove si lamenta che i reduci dei Mille, che conquistarono “mezzo Paese” muoiono lasciando sul lastrico le loro famiglie nella più completa indifferenza del governo. Proprio dal filone garibaldino, ricco di fermenti repubblicani e radicali si generano quei primi nuclei che daranno vita alle origini del movimento socialista, come contestazione dello stato unitario e come aspettativa di un avvenire fondato sui principi della libertà e dell’uguaglianza. Il bagaglio ideologico è spesso schematico e semplicistico, ma il senso di rivolta morale e ideale dimostra chiaramente che il nascente socialismo italiano si nutre di questa linfa vitale. Da qui la critica al moderatismo, alle classi dirigenti, alle forze politiche che siedono in Parlamento. Non sarebbe comprensibile fino in fondo lo spirito di questa rivolta morale e ideale se non si considerasse che le vicende che avevano portato all’unificazione avevano lasciato ai margini “il popolo” e che lo stesso sistema elettorale generava un sistema di stato monoclasse, che escludeva la gran parte dei ceti popolari e contadini dalla partecipazione elettorale. Da qui la rivolta, da qui la radicalizzazione delle posizioni, da qui l’esigenza di rappresentare le esigenze, i bisogni, le aspirazioni di chi era tenuto fuori dalla partecipazione politica. Questo bisogno di allargare le basi dello stato era sentito dalla Sinistra, come dalla Destra, ma come spesso succede nel nostro paese, passavano gli anni senza che si riuscisse a modificare la legge elettorale e ad offrire nuovi spazi di partecipazione. Il successo dell’internazionalismo anarchico, come di tutte le altre posizioni extraparlamentari in Italia, non si spiegherebbe fuori di questo quadro istituzionale. Anche se lo stato di miseria, di emarginazione, di servile subordinazione delle masse popolari e contadine, era cosa grave e reale, come dimostravano le inchieste di quegli anni sulla condizione contadina e sulla questione meridionale, oppure le analisi sulle condizioni sociali e igieniche del sottoproletariato urbano. Per il “Patatrac!” proprio nel momento in cui la sinistra va al potere, fra i politicanti delle due parti non c’è differenza: “o colpo di stato o…! in ambi i casi un Patatrac di tutti i padroni dell’oggi: destri o sinistri.” Così anche la democrazia rischia di essere superata se non si renderà conto dell’esistenza e della gravità della questione sociale. Significativamente il giornale, pur nel suo eclettismo, pubblica articoli di Oreste Vaccari, un socialista ferrarese, escluso dal Congresso internazionale di Berna per il veto di Cafiero e Malatesta, in quanto oppositore dell’indirizzo insurrezionale degli internazionalisti. Alla morte di Michele Bakounin, il “Patatrac!” pubblicò – il 15 Luglio 1876 – un significativo articolo dove si legge queste parole: “si può non avere diviso tutte le idee dello slavo rivoltato, dello Spartaco del Nord, ma a lui dobbiamo l’omaggio che si deve ad un grande ingegno…Utopista dell’oggi Bakounin non avrà giustizia e gloria se non fra lungo correre di anni.”
Il vero ispiratore del giornale sul piano teorico sembra Benoit Malon che come si sa fu anche amico di Bignami e dei socialisti della “Plebe.” Il redattore del “Patatrac!” che si firma “AMA” ne parla come un “carissimo amico” e recensisce positivamente il primo volume della Storia critica dell’economia politica del socialista francese che aveva soggiornato in Italia dal 1872 al Febbraio 1876. Malon senza essere marxista, come è noto, nel 1872 si era schierato dalla parte degli antiautoritari. Si era fatto assertore di un socialismo pratico, volto a superare l’esperienza dell’insurrezionalismo. Tutto ciò qualifica in modo originale il “Patatrac!”, riaccostandolo alla “Plebe” nella ricerca di nuovi orientamenti verso il socialismo. C’è insomma, in questo giornaletto un orientamento ideologico, che già prelude alla svolta di Costa e alle origini di una nuova e più ricca fase della storia del socialismo italiano.

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Porru Coiana Giuseppe, “Lotte sociali e rinascita della Sardegna”

Luogo di pubblicazione: Cagliari
Anno: [1961]
Pagine: 120
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Una controstoria della Sardegna redatta dall’anarchico Porru a metà del Novecento. Una narrazione fatta dal punto di vista non dei vincitori o dell’establishment colonizzatore della Sardegna ma da quella parte di popolazione sfruttata e oppressa per secoli dai vari dominatori.

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Margaret Killjoy, “Guida steampunk all’apocalipse”

Edito da: Agenzia X
Luogo di pubblicazione: Milano
Anno: 2008
Pagine: 128
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Alle soglie della catastrofe ecologica, la lotta per l’accaparramento delle risorse ha trasformato le periferie urbane in bassifondi simili a quelli londinesi di fine ottocento, dove i più elementari diritti dell’individuo sono negati. In questo scenario apocalittico, i ribelli a vapore del punk provano a intraprendere la strada della decrescita creativa, aggiungendo un tocco di estetica vittoriana al principio hacker del “metterci le mani dentro”. Dietro a spire di ferro battuto, ghette e crinoline si celano robot, ingranaggi e computer autoprodotti. Lo steampunk sogna un mondo nuovo, progetta macchinari per sostenerlo e armi per difenderlo.
Parente analogico del cyberpunk, lo steampunk è uno stile di vita e un movimento culturale che affonda le radici nella fantascienza di William Gibson, Bruce Sterling e Neal Stephenson, attingendo anche dai mondi di Verne e H.G. Wells.
Muri di copertoni, orticoltura creativa, ingegnose fonti di energia e funambolici metodi per la depurazione dell’acqua. Catapulte meccaniche, fionde di precisione e altre tattiche di difesa del territorio. La Guida steampunk all’Apocalisse è un manuale per sopravvivere al nostro disastroso contemporaneo e al cataclisma che verrà.

Nota dell’Archivio: ///

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Culmine

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Durata: 1 Agosto 1925 — 10 Aprile 1928
Luogo: Buenos Aires
Periodicità: Mensile, quindicinale (dal n. 6), varia (dal n. 10)
Pagine: 16 pagine; 4 (dal n. 6)

Note dell’Archivio
– Presenti i primi 5 numeri; mancano dal n. 6 al 33. La numerazione è progressiva
– Alcuni articoli sono purtroppo illeggibili a causa della copia cartacea originale.
– Ugo Fedeli, nell’articolo “Giornali, riviste, numeri unici anarchici stampati in italiano dal 1914 al periodo clandestino,” pubblicato su Movimento Operaio, a. II, n. 9-10, Giugno-Luglio 1950, scrive: “Culmine. Rivista anarchica. Buenos Aires. Si pubblicò col primo agosto 1925. Pag. 16. Vennero pubblicati quattro numeri formato rivista, ma col gennaio 1926 uscì sotto forma di giornale a quattro pagine, e col sottotitolo “Pubblicazione Anarchica.” Continuò fino all’aprile del 1928. Redattore: Severino Di Giovanni. I numeri 10-11-12 e 13 furono pubblicati in formato ridotto.”
A differenza di Fedeli, Bettini riportò che la rivista iniziò a pubblicare 4 pagine a numero a partire dal Febbraio e non Gennaio 1926.

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Rensi Emilia, “Chiose laiche”

Edito da: La Fiaccola
Luogo di pubblicazione: Ragusa
Anno: Giugno 1969
Pagine: 176
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Lunghi anni gravi di oppressione. In istrada cortei, adunate, sfilate di camicie nere, uomini che non conoscevano altra legge che la sopraffa­zione e la violenza.
Proibizione di parlare se non per ripetere ciò che era stato detto dai capi.
Nessuna garanzia per la vita e i diritti dell’indivi­duo, che si rinchiudeva nella sua casa, dove però non tardava a raggiungerlo la prepotenza di chi deteneva il potere con le imposizioni più oltraggiose, dove il licenziamento era sempre in vista, dove doveva temere di ogni sconosciuto, dove ogni scampanellata poteva significare l’arresto о la persecuzione.
Seguivano processi, condanne, la guerra, i bombardamenti. la fame, l’intensificarsi delle crudeltà. Ma, tra massacri e dolori, era forse possibile intravvedere al lontano orizzonte una speranza?
Non pochi tendevano costantemente lo sguardo ver­so una chimerica illusione che mantenesse la fiducia in un domani radioso.
Ma, a parte il fatto che la profonda corrutela morale instaurata dal fascismo non poteva certo esser cancellata con un colpo di spugna, — data la situazione particolare del nostro paese era evidente che, dopo la sconfitta, le camicie nere sarebbero state sostituite dalle tonache nere.
Impossibile, per conseguenza, la costruzione di una società libera e civile, vana ogni speranza. Un’altra autorità al posto della precedente: di nuovo sopraffazioni, imposizione del conformismo, riduzione al silenzio, un altro « regime » che trionfa.
Ne consegue che siamo di nuovo chiamati alla re­sistenza, ad una resistenza che non può certamente ricevere aiuti esterni, che combatte una lotta non fondata su basi materiali, bensì tutta rivolta all’uomo interiore. Resistenza ardua, che esige lo spirito critico sem­pre desto per non lasciarsi né opprimere, né attrarre, né suggestionare dall’ambiente, che richiede il coraggio di affrontare il biasimo che tocca sempre in sorte a chi si pone controcorrente, e di accettare le rinunzie che tale atteggiamento comporta.
Ma l’ora attuale invita tutti gli uomini liberi a non scoraggiarsi nell’adempimento dell’opera loro, giacché: « l’anticlericalisme est non seulement un moyen de défense mais un moyen d’unir les forces laiques et de progrés au travers d’une lutte commune indispensable » (La raison – Avril-Mai 1968), per la tutela dei diritti dell’individuo e della dignità umana.

Nota dell’Archivio: ///

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(a cura di) Bianchi Giuseppe, Frigo Franco, Merli-Brandini Pietro, Merolla Alberto, “I CUB: comitati Unitari di Base. Ricerche su nuove esperienze di lotta operaia: Pirelli-Borletti-Fatme”

 

Edito da: Coines Edizioni
Luogo di pubblicazione: Roma
Anno: 1971
Pagine: 142
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Tra le diverse forme di autorganizzazione operaia, sviluppatesi nel corso degli anni 1968-69-70 quella dei comitati unitari di base (CUB) è senza dubbio la più significativa. Questo volume porta un contributo di conoscenze alla comprensione del fenomeno. Esso prende l’avvio dall’analisi di alcune esperienze concrete in importanti complessi italiani. quali la Pirelli, la Borletti, la Fatme e sulla base delle connessioni esistenti tra queste diverse esperienze abbozza un discorso generale sul fenomeno dei CUB. In particolare il volume affronta questi temì: rapporti tra CUB e sindacati; rapporti tra CUB e nuovi organismi sindacali (delegati, comitati di reparto, ecc.); rapporti tra CUB e gruppi politici parlamentari e soprattutto extraparlamentari: rapporti tra operai e studenti con riferimento alla composizione dei CUB.
E, più in generale, anche i problemi relativi alla linea politica e i problemi relativi agli obiettivi e alle strategie rivendicative e quelli connessi ai processi di unificazione della classe operaia.

Nota dell’Archivio: ///

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