Nordau Max, La menzogna monarchica. Kropotkin Petr, Lo spirito di ribellione. Feuerbach Ludwig, L’origine delle religioni

Edito da: La Rivolta
Luogo di pubblicazione: Roma
Anno: Novembre 1945
Pagine: 16
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi: ///

Note dell’Archivio
– Opuscolo fotografato
– Il testo di Nordau è estratto da “Le menzogne convenzionali della nostra civiltà“, pagg. 92-109. Il periodo finale di questo estratto non è completo e manca questa parte: “e non differisce essenzialmente dalla monarchia, anzi è da meno di questa, perchè non accontenta la logica, nè l’estetica, mentre il contrario può accadere invece nella monarchia assoluta, perchè è costruzione storica, unitaria, simmetrica.”
– Per il testo di Kropotkin si rimanda a questo post.
– Il testo di Feuerbach è estratto da “Trenta Lezioni sulla Essenza Della Religione“, Lezione IV, pagg. 46-53

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L’Azione Diretta. Organo sindacale degli anarchici

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Durata: 15 Febbraio 1921 [corretto: 1922] – 21 Maggio 1922
Luogo: Roma
Periodicità: Quindicinale / Irregolare
Pagine: 4

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Federazione Anarchica della Sicilia Sud-Orientale (FASSO), “Canzoniere dei Ribelli. Inni e canzoni anarchiche e rivoluzionarie”

Edito da: Edito a richiesta dei compagni siciliani
Luogo di pubblicazione: Modica Alta
Anno: [1946]
Pagine: 20
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi: ///

Note dell’Archivio
-Opuscolo fotografato
-Contiene le seguenti canzoni: L’Internazionale, Inno individualista, Il canto di Maggio, La canzone di Caserio, Inno della Canaglia, Inno nichilista, Inno della rivolta, Serenata Alfonsina, Inno dei lavoratori siciliani, Inno anarchico inno dei malfattori

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Discorso del compagno Belgrado Pedrini in occasione della inaugurazione del Circolo Anarchico Bruno Filippi

Edito da: ///
Luogo di pubblicazione: Carrara
Anno: [Fine anni ’70 del Ventesimo secolo]
Pagine: 3
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi: ///
Nota dell’Archivio: ///

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Cotta Sergio, “Perchè la violenza? Una interpretazione filosofica”

Edito da: L. U. Japadre
Luogo di pubblicazione: L’Aquila
Anno: 1978
Pagine: 155
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:

Parlare della violenza non è oggi una novità, il tema è quasi obbligato per chi non si estranei dagli accadimenti quotidiani. Tuttavia questo libretto non. nasce da una sollecitazione del momento, viene da più lontano. E non solo perché è stato lentamente preparato in varii anni da se­minari e conferenze (alle Università di Pamplona e di Parigi, in circoli culturali a Roma e Firenze) e sopratutto da due corsi alla « Scuola di perfezionamento in Filosofia del diritto » dell’università di Roma. Bensì perché il suo autore, come tutta la sua generazione, è passato (senza ancora esserne uscito) attraverso l’esperienza della violen­za di cui è così ricco il nostro secolo.
Ora per racconto altrui, ora per visione diretta, ora per esservi stato coin­volto di persona, la violenza si è di continuo intrecciata alla sua vicenda personale. Scrivere di essa significa dunque raccogliere le fila di memorie e riflessioni, lontane e vici­ne, d’una intera vita. Non è nel potere di un individuo uscire da una violenza epocale, e tanto meno porle fine. Ma tentare di superarla credo sia un fondamentale impe­gno personale per chi ha rispetto per l’uomo e quindi per se stesso. Senza dubbio, per sradicare la violenza dal proprio animo non basta il pensiero. Ma è pur necessario sottoporla ad analisi, scomporne i meccanismi, discuterne le giustificazioni e le promesse. Altrimenti si corre il ri­schio di cadere in equivoco, come spesso avviene, scam­biandola per qualcosa di diverso da ciò che è, e persino subendone il fascino.
Non mi sono prefisso di esaminare l’intero universo della violenza né di illustrare tutte le situazioni da cui essa può sorgere: sarebbe stato un lavoro senza confini, al quale, d’altronde, molti altri si sono già dedicati. A me premevano due obbiettivi nettamente delimitati. Primo, mettere in luce la struttura dell’agire violento partendo, secondo il metodo che mi è abituale, dal rilevamento della sua fenomenologia. Secondo, andando oltre il come della violenza, capire e discutere il perché di ciò che, a mio avviso, è l’aspetto veramente nuovo della situazione odier­na: l’apprezzamento favorevole della violenza. Due obbiet­tivi limitati, ripeto, ma non marginali per raggiungere quel distacco critico che è tanto necessario rispetto a un evento così coinvolgente e all’atmosfera, quasi di fatalità, in cui esso ci immerge.
Roma, ottobre 1977 s. c.

Nota dell’Archivio: //

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Zagaglia, “I coatti politici in Italia. La repressione nell’Italia umbertina”

Edito da Galzerano Editore, Casalvelino Scalo (Sa), Luglio 1987, 94 p.

Un vivace e coraggioso reportage-inchiesta di un giornalista d’assalto de l’Asino dalla colonia penale di Port’Ercole, dov’erano stati deportati – da Crispi e dal re Umberto I – centinaia di giovani anarchici, o semplicemente accusati di essere tali, che non avevano commesso nessun delitto né reato. Riproponiamo questa testimonianza diretta e immediata del piccolo mondo rivoluzionario italiano dell’Italia umbertina, per­chè è una pagina sconosciuta della repressione italiana, in cui Zagaglia ci informa dettagliatamente sul genere di vita riservato ai condannati, fornendo delle verità scomode sulle prepotenze, sugli abusi e sulle infamie del sorvegliante. L’inchiesta, pubblicata su l’Asino, fece molto scalpore e provocò il licenziamento del diret­tore del luogo di pena. Port’Ercole è indicato come lo Spielberg italiano e il carcere è solo una maledetta tomba scoperchiata senza luce dove 350 deportati vivono come ergastolani, pur non avendo subito nessuna condanna di tal genere e contro l’inumano trattamento insorge la coscienza civile del paese e Zagaglia, al quale preme la denunzia e la protesta a favore dei «sepolti vivi in riva al mare». E’ un documento dell’altra Italia, di quell’Italia che lavora, lotta e non si rassegna, non si arrende e non si pente. E sono proprio i coatti a voler cambiare e migliorare il paese per il benessere di tutti, per abbattere i privilegi e spezzare le catene. Il libro, pubblicato per la prima ed unica volta nel 1895, è soprattutto una voce di accorata solidarietà a favore delle vittime innocenti accatastate nei «carnai» – come li definì l’on. Cavallotti – della cosidetta nuova ed infelice Italia, dove la rivoluzione incompiuta del risorgimento ha prodotto tanti squilibri sociali e tante ingiustizie e dove i cittadini, in un modo o nell’altro, continuano a patire.

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Note dell’Archivio
– Zagaglia era lo pseudonimo di Leopoldo de Fazio
– Prima edizione: Tipografia Editrice Sociale, Roma, 1895

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Consoli Massimo Luciano, “Appunti per una rivoluzione morale”

Edito da La Fiaccola, Ragusa, Giugno 1971, 69 p.

Estratto dall’Introduzione
Tutta la mia struttura esistenziale (e, perciò, intellet­tuale, sentimentale, sessuale…) mi porta a considerare i giovani come l’elemento più interessante e decisivo per l’evoluzione di questa nostra società occidentale e contem­poranea. Sono più spontanei ed hanno in misura maggiore il gusto della sincerità, non essendo soggetti alla minaccia di una rappresaglia immediata e violenta che rischi di modificarne profondamente l’esistenza о di renderla, comunque, più difficile come può capitare a chi è già legato alla società, sia pure parzialmente, attraverso il lavoro, о la famiglia, о qualsiasi altro tipo di relazione. Di conseguenza, solo dai giovani (o dai « non-integrati » per eccellenza: il lumpenproletariat, il proletario cen­cioso, tanto disprezzato da Marx ed Engels, e tanto valo­rizzato da Bakunin « perchè è in esso e solo in esso, e non nello strato imborghesito della massa operaia, che ri­siedono lo spirito e la forza della futura rivoluzione socia­le ») è concepibile che possa venire una speranza di rinnovamento sociale, tutte le altre categorie umane (i sin­goli individui, i partiti politici, i sindacati, i movimenti di opinione, i « gruppi spontanei »…) essendo troppo integrate nel sistema e non avendo alcuna intenzione di modificarlo o, almeno, di modificarlo al di là del minimo indispensabile che permetta il mantenimento, quando non l’accrescimento, dei privilegi acquisiti. Il giovane è sempre più ricettivo, discute volen­tieri e con piacere, confronta continuamente le sue teorie con la realtà di ogni giorno, ed è sempre disposto a cam­biarle se si convince che non sono più valide e attuali. Non si lascia prendere dal gioco delle « convenienze » poi­ ché ben sa che « il rispetto delle forme è la radice del­l’opportunismo ». L’adulto no! Di solito, assunta una posizione teorica, una qualsiasi idea, non se ne libererà più tanto facilmente, e non varranno le esperienze a dimostrargli il contrario, anzi, cercherà di interpretare i fatti in maniera capziosa­ mente conforme alle sue idee, alle quali cercherà di dare una copertura ideologico-religiosa qualsiasi (sempre dogma­tica) in ciò confortato dall’acquisizione alla sua causa di santi ed eroi per ogni (violento о no) uso. […]

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Nota dell’Archivio
– Opuscolo fotografato

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Malizia Ugo, “Dio, religione e preti”

Edito da Gruppi Anarchici Riuniti, Genova, 1955, 41 p.

Prefazione di Franco Leggio
Le invadenze clerico-sanfediste, in ogni settore della vita sociale, dalla scuola ai posti di lavoro etc, in Italia si è andata facendo sempre più marcata, forte dell’articolo 7 che il PCI ha accettato fosse inserito nella Costituzione. La Chiesa, madre del Partito D.C., si è fatta sempre più intollerante e minacciosa. I processi per vilipendio alla religione ed al Papa sono all’ordine del giorno, e, così pure le persecuzioni alle altre credenze religiose. La collaborazione fra Chiesa e caste del privilegio e i partiti sfac­ciatamente conservatori e reazionari è un fatto che do­vrebbe far meditare ogni spirito libero. Intanto, il « primo » cittadino della Repubblica Italia­na (repubblica affermatasi dopo la lotta antifascista) invia telegrammi d’augurii al boia spagnolo, nel mentre che nel Belgio i cattolici organizzano la marcia dell’intolleranza e in Argentina gli intrighi oscuri dell’alto clero sobillano le masse contro il dittatore Peron, per i loro fini. Come se tutto questo non bastasse, i cattolici del Vati­cano si danno a sostenere sornionemente la montatura dei miracoli delle decine di madonnine che piangono in varie parti d’Italia, ed avvallano le smancerie di certi santoni come padre Pio. Di contro i partiti laici e quelli di sinistra, anzicchè smentire, non fanno che pietire distensione, dia­loghi, mano tese e aperture. La religione « oppio dei po­poli » per i marxisti italiani non ha più senso anzi è, un contrassenso, e non sono pochi i casi di gerarchi comunisti che mandano i loro figli ad apprendere scienza nelle scuole salesiane e a santificare il matrimonio nelle chiese. Da tutte queste constatazioni è nata l’idea della ristampa del presente opuscoletto che vorremmo fosse un sasso rovente nel pantano limaccioso del conformismo dilagante.
Un nuovo Medio-Evo sta per spuntare all’orizzonte di questo secolo XX, sta agli anarchici riprendere con energia la lotta antireligiosa affinchè la credenza di un dio fan­tasma non pesi come una cappa di piombo sulla coscienza dell’umanità.
Genova, agosto 1955

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Note dell’Archivio
– Opuscolo fotografato
– Prima edizione: Dio, la religione e i Preti: Considerazioni sulla sacra Bibbia e sulle religioni ebraico cristiane, Firenze, 1946

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Gucciardo Livio, “La colonia dei coatti di Lampedusa (1872-1883)”

Estratto da “Historia et ius. Rivista di storia giuridica dell’età medievale e moderna”, n. 15, 2019, 23 p.

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Felici Alfredo, “Le associazioni anarchiche e la legge penale (Articoli 247, 248 e 252)”

Estratto dal Supplemento della Rivista Penale, Vol. VI, Fasc. III., Disp. 3, Ancona, 1898, 19 p.

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