Bertolucci Franco, “Anarchismo e lotte sociali a Pisa 1871-1901. Dalla nascita dell’Internazionale alla Camera del Lavoro”

Edito da: BFS
Luogo di pubblicazione: Pisa
Anno: 1988
Pagine: 224
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:

Parlando di storia sociale della provincia di Pisa è facile purtroppo constatare che, a parte alcuni contributi usciti solo in quest’ultimo decennio, poco si è fatto nel campo della ricerca storiografica e sociologica. Eppure sull’onda dei fermenti cultu­rali e politici del ’68 l’università è stata al centro di numerose iniziative in questo campo ma gli studi validi e consistenti non hanno poi avuto uno sbocco positivo.
Noi riteniamo che la storia di Pisa e della sua provincia non possa fermarsi ai «fasti» dell’età comunale, cui sembrano inve­ce essersi arrestati istituzioni e molti storici di fama internazio­nale. Gli ultimi cento anni sono stati ricchi di tensioni sociali e novità che hanno attraversato anche la storia di questa città. Ed ecco il motivo della nascita e dell’esistenza della nostra associazione tesa innanzi tutto a raccogliere quella documentazione che, sparsa in biblioteche e archivi, si presentava di difficile accesso allo storico, al militante, al cittadino e a utilizzarla poi quale stimolo per nuove ricerche e pubblicazioni.
Inoltre è nostro interesse contribuire a colmare un vuoto di iniziative che si è avvertito soprattutto alcuni anni or sono quando l’esplosione dei movimenti giovanili scuotendo e rimuovendo alcuni luoghi comuni della stessa storia del socialismo ha posto il problema del recupero di quella memoria che era stata spesso lasciata in disparte o relegata ai circuiti stretti della trasmissione orale dei vecchi militanti del movimento operaio.
Un programma ambizioso, certamente, in particolare se si tiene conto della natura stessa di questo centro formato da per­sone comuni e non da specialisti, privo di qualunque forma di finanziamento al di fuori del lavoro volontario dei soci che vi aderiscono. Primi risultati di questo lavoro sono stati l’apertura della bi­blioteca «F. Serantini», le tesi di laurea elaborate utilizzando le fonti a nostra disposizione, la pubblicazione, nel 1985 della ricerca inedita sul contributo degli anarchici alla resistenza cura­ta da Marco Rossi, ma soprattutto la mostra fotografica-documentaria «Avanti Siam Ribelli» sulla storia dell’anarchi­smo a Pisa dal 1871 al 1926, esposta a palazzo Lanfranchi nel maggio dell’83.
La ricerca che presentiamo è il primo tentativo di sistema­zione organica delle fonti raccolte, un ulteriore contributo al la­voro di recupero e ricostruzione di quella storia con la s minu­scola della realtà sociale di Pisa, in particolare nei suoi aspetti trasgressivi, anticonformisti e libertari. Perché l ’anarchismo? Semplicemente perché è stato, nel periodo considerato, una del­ le principali correnti politiche del movimento operaio locale e perché mancano ricerche serie che sappiano evidenziare le ra­gioni storiche della sua nascita e del suo sviluppo senza cadere nelle interpretazioni stereotipate di certa storiografia ufficiale.
La nostra concezione della storia si basa, infatti, sul presup­posto che essa sia un continuo processo di interazione tra lo storico ed i fatti storici, un dialogo senza fine tra il presente ed il passato (i fatti e la loro interpretazione). Siamo convinti, inol­tre, che la storia del socialismo nelle sue varie correnti (antiau­toritaria e autoritaria) debba uscire dal campo della sacralità e della retorica per approdare alle problematiche della storia sociale in quanto il movimento socialista nel suo insieme non può essere considerato una categoria a sé stante dall’evoluzione del­ la società contemporanea ma è in essa che è nata la sua azione ed in essa è il suo divenire. Dunque un continuo intrecciarsi della specificità del patrimonio di idee, del progetto di trasfor­mazione di una società ineguale ed autoritaria in una egualita­ria ed antiautoritaria con le lotte, le aspirazioni e gli umori, in poche parole la quotidianità delle classi subalterne.
Circolo Culturale Biblioteca «Franco Serantini»
Marzo 1988

Note dell’Archivio: ///

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Peyrani Tullio, “Il vecchio e il nuovo testamento”

Edito da: La Rivolta
Luogo di pubblicazione: Roma
Anno: [1946]
Pagine: 32
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi: ///

Note dell’Archivio
– Opuscolo fotografato
– Con ogni probabilità questo testo di Peyrani è un estratto del libro “Verità ed ignoranza”, edito dalla Societa editrice lombarda nel 1898. Per eventuali chiarimenti e fugare i nostri dubbi, inviateci una mail al nostro indirizzo: bla_lemaquis@subvertising.org

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Nordau Max, La menzogna monarchica. Kropotkin Petr, Lo spirito di ribellione. Feuerbach Ludwig, L’origine delle religioni

Edito da: La Rivolta
Luogo di pubblicazione: Roma
Anno: Novembre 1945
Pagine: 16
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi: ///

Note dell’Archivio
– Opuscolo fotografato
– Il testo di Nordau è estratto da “Le menzogne convenzionali della nostra civiltà“, pagg. 92-109. Il periodo finale di questo estratto non è completo e manca questa parte: “e non differisce essenzialmente dalla monarchia, anzi è da meno di questa, perchè non accontenta la logica, nè l’estetica, mentre il contrario può accadere invece nella monarchia assoluta, perchè è costruzione storica, unitaria, simmetrica.”
– Per il testo di Kropotkin si rimanda a questo post.
– Il testo di Feuerbach è estratto da “Trenta Lezioni sulla Essenza Della Religione“, Lezione IV, pagg. 46-53

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L’Azione Diretta. Organo sindacale degli anarchici

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Durata: 15 Febbraio 1921 [corretto: 1922] – 21 Maggio 1922
Luogo: Roma
Periodicità: Quindicinale / Irregolare
Pagine: 4

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Federazione Anarchica della Sicilia Sud-Orientale (FASSO), “Canzoniere dei Ribelli. Inni e canzoni anarchiche e rivoluzionarie”

Edito da: Edito a richiesta dei compagni siciliani
Luogo di pubblicazione: Modica Alta
Anno: [1946]
Pagine: 20
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi: ///

Note dell’Archivio
-Opuscolo fotografato
-Contiene le seguenti canzoni: L’Internazionale, Inno individualista, Il canto di Maggio, La canzone di Caserio, Inno della Canaglia, Inno nichilista, Inno della rivolta, Serenata Alfonsina, Inno dei lavoratori siciliani, Inno anarchico inno dei malfattori

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Discorso del compagno Belgrado Pedrini in occasione della inaugurazione del Circolo Anarchico Bruno Filippi

Edito da: ///
Luogo di pubblicazione: Carrara
Anno: [Fine anni ’70 del Ventesimo secolo]
Pagine: 3
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi: ///
Nota dell’Archivio: ///

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Cotta Sergio, “Perchè la violenza? Una interpretazione filosofica”

Edito da: L. U. Japadre
Luogo di pubblicazione: L’Aquila
Anno: 1978
Pagine: 155
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:

Parlare della violenza non è oggi una novità, il tema è quasi obbligato per chi non si estranei dagli accadimenti quotidiani. Tuttavia questo libretto non. nasce da una sollecitazione del momento, viene da più lontano. E non solo perché è stato lentamente preparato in varii anni da se­minari e conferenze (alle Università di Pamplona e di Parigi, in circoli culturali a Roma e Firenze) e sopratutto da due corsi alla « Scuola di perfezionamento in Filosofia del diritto » dell’università di Roma. Bensì perché il suo autore, come tutta la sua generazione, è passato (senza ancora esserne uscito) attraverso l’esperienza della violen­za di cui è così ricco il nostro secolo.
Ora per racconto altrui, ora per visione diretta, ora per esservi stato coin­volto di persona, la violenza si è di continuo intrecciata alla sua vicenda personale. Scrivere di essa significa dunque raccogliere le fila di memorie e riflessioni, lontane e vici­ne, d’una intera vita. Non è nel potere di un individuo uscire da una violenza epocale, e tanto meno porle fine. Ma tentare di superarla credo sia un fondamentale impe­gno personale per chi ha rispetto per l’uomo e quindi per se stesso. Senza dubbio, per sradicare la violenza dal proprio animo non basta il pensiero. Ma è pur necessario sottoporla ad analisi, scomporne i meccanismi, discuterne le giustificazioni e le promesse. Altrimenti si corre il ri­schio di cadere in equivoco, come spesso avviene, scam­biandola per qualcosa di diverso da ciò che è, e persino subendone il fascino.
Non mi sono prefisso di esaminare l’intero universo della violenza né di illustrare tutte le situazioni da cui essa può sorgere: sarebbe stato un lavoro senza confini, al quale, d’altronde, molti altri si sono già dedicati. A me premevano due obbiettivi nettamente delimitati. Primo, mettere in luce la struttura dell’agire violento partendo, secondo il metodo che mi è abituale, dal rilevamento della sua fenomenologia. Secondo, andando oltre il come della violenza, capire e discutere il perché di ciò che, a mio avviso, è l’aspetto veramente nuovo della situazione odier­na: l’apprezzamento favorevole della violenza. Due obbiet­tivi limitati, ripeto, ma non marginali per raggiungere quel distacco critico che è tanto necessario rispetto a un evento così coinvolgente e all’atmosfera, quasi di fatalità, in cui esso ci immerge.
Roma, ottobre 1977 s. c.

Nota dell’Archivio: //

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Zagaglia, “I coatti politici in Italia. La repressione nell’Italia umbertina”

Edito da Galzerano Editore, Casalvelino Scalo (Sa), Luglio 1987, 94 p.

Un vivace e coraggioso reportage-inchiesta di un giornalista d’assalto de l’Asino dalla colonia penale di Port’Ercole, dov’erano stati deportati – da Crispi e dal re Umberto I – centinaia di giovani anarchici, o semplicemente accusati di essere tali, che non avevano commesso nessun delitto né reato. Riproponiamo questa testimonianza diretta e immediata del piccolo mondo rivoluzionario italiano dell’Italia umbertina, per­chè è una pagina sconosciuta della repressione italiana, in cui Zagaglia ci informa dettagliatamente sul genere di vita riservato ai condannati, fornendo delle verità scomode sulle prepotenze, sugli abusi e sulle infamie del sorvegliante. L’inchiesta, pubblicata su l’Asino, fece molto scalpore e provocò il licenziamento del diret­tore del luogo di pena. Port’Ercole è indicato come lo Spielberg italiano e il carcere è solo una maledetta tomba scoperchiata senza luce dove 350 deportati vivono come ergastolani, pur non avendo subito nessuna condanna di tal genere e contro l’inumano trattamento insorge la coscienza civile del paese e Zagaglia, al quale preme la denunzia e la protesta a favore dei «sepolti vivi in riva al mare». E’ un documento dell’altra Italia, di quell’Italia che lavora, lotta e non si rassegna, non si arrende e non si pente. E sono proprio i coatti a voler cambiare e migliorare il paese per il benessere di tutti, per abbattere i privilegi e spezzare le catene. Il libro, pubblicato per la prima ed unica volta nel 1895, è soprattutto una voce di accorata solidarietà a favore delle vittime innocenti accatastate nei «carnai» – come li definì l’on. Cavallotti – della cosidetta nuova ed infelice Italia, dove la rivoluzione incompiuta del risorgimento ha prodotto tanti squilibri sociali e tante ingiustizie e dove i cittadini, in un modo o nell’altro, continuano a patire.

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Note dell’Archivio
– Zagaglia era lo pseudonimo di Leopoldo de Fazio
– Prima edizione: Tipografia Editrice Sociale, Roma, 1895

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Consoli Massimo Luciano, “Appunti per una rivoluzione morale”

Edito da La Fiaccola, Ragusa, Giugno 1971, 69 p.

Estratto dall’Introduzione
Tutta la mia struttura esistenziale (e, perciò, intellet­tuale, sentimentale, sessuale…) mi porta a considerare i giovani come l’elemento più interessante e decisivo per l’evoluzione di questa nostra società occidentale e contem­poranea. Sono più spontanei ed hanno in misura maggiore il gusto della sincerità, non essendo soggetti alla minaccia di una rappresaglia immediata e violenta che rischi di modificarne profondamente l’esistenza о di renderla, comunque, più difficile come può capitare a chi è già legato alla società, sia pure parzialmente, attraverso il lavoro, о la famiglia, о qualsiasi altro tipo di relazione. Di conseguenza, solo dai giovani (o dai « non-integrati » per eccellenza: il lumpenproletariat, il proletario cen­cioso, tanto disprezzato da Marx ed Engels, e tanto valo­rizzato da Bakunin « perchè è in esso e solo in esso, e non nello strato imborghesito della massa operaia, che ri­siedono lo spirito e la forza della futura rivoluzione socia­le ») è concepibile che possa venire una speranza di rinnovamento sociale, tutte le altre categorie umane (i sin­goli individui, i partiti politici, i sindacati, i movimenti di opinione, i « gruppi spontanei »…) essendo troppo integrate nel sistema e non avendo alcuna intenzione di modificarlo o, almeno, di modificarlo al di là del minimo indispensabile che permetta il mantenimento, quando non l’accrescimento, dei privilegi acquisiti. Il giovane è sempre più ricettivo, discute volen­tieri e con piacere, confronta continuamente le sue teorie con la realtà di ogni giorno, ed è sempre disposto a cam­biarle se si convince che non sono più valide e attuali. Non si lascia prendere dal gioco delle « convenienze » poi­ ché ben sa che « il rispetto delle forme è la radice del­l’opportunismo ». L’adulto no! Di solito, assunta una posizione teorica, una qualsiasi idea, non se ne libererà più tanto facilmente, e non varranno le esperienze a dimostrargli il contrario, anzi, cercherà di interpretare i fatti in maniera capziosa­ mente conforme alle sue idee, alle quali cercherà di dare una copertura ideologico-religiosa qualsiasi (sempre dogma­tica) in ciò confortato dall’acquisizione alla sua causa di santi ed eroi per ogni (violento о no) uso. […]

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Nota dell’Archivio
– Opuscolo fotografato

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Malizia Ugo, “Dio, religione e preti”

Edito da Gruppi Anarchici Riuniti, Genova, 1955, 41 p.

Prefazione di Franco Leggio
Le invadenze clerico-sanfediste, in ogni settore della vita sociale, dalla scuola ai posti di lavoro etc, in Italia si è andata facendo sempre più marcata, forte dell’articolo 7 che il PCI ha accettato fosse inserito nella Costituzione. La Chiesa, madre del Partito D.C., si è fatta sempre più intollerante e minacciosa. I processi per vilipendio alla religione ed al Papa sono all’ordine del giorno, e, così pure le persecuzioni alle altre credenze religiose. La collaborazione fra Chiesa e caste del privilegio e i partiti sfac­ciatamente conservatori e reazionari è un fatto che do­vrebbe far meditare ogni spirito libero. Intanto, il « primo » cittadino della Repubblica Italia­na (repubblica affermatasi dopo la lotta antifascista) invia telegrammi d’augurii al boia spagnolo, nel mentre che nel Belgio i cattolici organizzano la marcia dell’intolleranza e in Argentina gli intrighi oscuri dell’alto clero sobillano le masse contro il dittatore Peron, per i loro fini. Come se tutto questo non bastasse, i cattolici del Vati­cano si danno a sostenere sornionemente la montatura dei miracoli delle decine di madonnine che piangono in varie parti d’Italia, ed avvallano le smancerie di certi santoni come padre Pio. Di contro i partiti laici e quelli di sinistra, anzicchè smentire, non fanno che pietire distensione, dia­loghi, mano tese e aperture. La religione « oppio dei po­poli » per i marxisti italiani non ha più senso anzi è, un contrassenso, e non sono pochi i casi di gerarchi comunisti che mandano i loro figli ad apprendere scienza nelle scuole salesiane e a santificare il matrimonio nelle chiese. Da tutte queste constatazioni è nata l’idea della ristampa del presente opuscoletto che vorremmo fosse un sasso rovente nel pantano limaccioso del conformismo dilagante.
Un nuovo Medio-Evo sta per spuntare all’orizzonte di questo secolo XX, sta agli anarchici riprendere con energia la lotta antireligiosa affinchè la credenza di un dio fan­tasma non pesi come una cappa di piombo sulla coscienza dell’umanità.
Genova, agosto 1955

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Note dell’Archivio
– Opuscolo fotografato
– Prima edizione: Dio, la religione e i Preti: Considerazioni sulla sacra Bibbia e sulle religioni ebraico cristiane, Firenze, 1946

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