
Estratto da “Historia et ius. Rivista di storia giuridica dell’età medievale e moderna”, n. 15, 2019, 23 p.

Estratto da “Historia et ius. Rivista di storia giuridica dell’età medievale e moderna”, n. 15, 2019, 23 p.

Estratto dal Supplemento della Rivista Penale, Vol. VI, Fasc. III., Disp. 3, Ancona, 1898, 19 p.

Edito da La Fiaccola, Ragusa, Novembre 1961, 35 p.
Prefazione
Qua e là, da questo о da quello, qualche volta, quando si vede con occhi propri che le cose non vanno per il giusto verso », si sente dire come una invocazione sommessa che « bisogna ritornare alle fonti », alle origini, alla radice. E allora, siccome per noi « ritornare alle fonti » vuol dire rimettere in discussione anche i cardini sui quali si poggiano le strutturazioni politico-economiche-culturali della società imprigionata nella ferrea morsa dello Stato, ecco la necessità della ristampa di questo opuscoletto del K.; di questo opuscoletto col quale K. va diritto a puntare gli strali arroventati della polemica anarchica contro la « Legge » e contro « l’Autorità » : cardini questi che, oggi più che mai, nell’occidente come, piaccia о non piaccia, anche in oriente; nei paesi a regime democratico-capitalista, come in quelli a regime socialista-autoritari e in quelli cristiano-fascista-totalitari, son divenuti dei tabù veri e propri per molta, per moltissima gente. Si sente discutere di tante cose e si sente criticare un mucchio di roba davvero anacronistica, da tanta gente, ma nessuno, tranne qualche anarchico preistorico, che viene a tirare per i capelli la « Legge » e « l’Autorità », quella Legge e quella Autorità che pur assommano tante malefatte e tanti delitti e tanta responsabilità nell’andamento delle cose della società, e lungo lo svolgimento della Storia. Nessuno che viene a domandarsi: la «Legge», cos’è la Legge? A cosa serve? A chi serve? E perchè? E l’« Autorità », che cosa è l’Autorità? Dove affonda le sue radici malefiche? Qual’è, dappertutto, la sua vera essenza? La sua funzione? A togliersi i paraocchi della disciplina rinunciatrice (cosa che, senza nessuna esitazione, dovrebbero riuscire a fare sopratutto i giovani, gli operai, i contadini, gli studenti e, in particolare, i rivoluzionari) si vedrebbe subito che sono domande pertinenti e di cocente attualità: domande, comunque, che tutti coloro che non sono per niente soddisfatti di come vanno le cose di tutti e di ognuno, della società e degli individui, dovranno pur porsi ed alle quali dovranno dare una risposta. Perchè, altrimenti, che senso ha, che valore può mai avere il parlare e scrivere , il lottare per la Libertà e per l’Uguaglianza? Bisogna sfatare l’antica leggenda, accomodante e comoda, secondo la quale è impossibile l’umana convivenza senza la Legge e senza l’Autorità. E, per contro, riconsiderare con molta attenzione e serietà quei concetti principi de « il libero accordo » e del « mutuo appoggio », che son concetti principi kropotkiniani e anarchici attorno ai quali è possibile — è urgente fare un lunghissimo discorso, con i quali orientare ogni azione veramente rivoluzionaria, e aprirsi delle prospettive veramente nuove e veramente degne, cioè rivoluzionarie. Noi, intanto, pensiamo che l’opuscoletto del K. assolve, entro certi limiti, s’intende, a questo compito in modo gagliardo, appassionato e diretto. E vorremmo che non si facesse torto alla modestia del testo, ma che si cercasse in esso il « nocciolo della questione ». Per tirarlo fuori, alla luce di tutti: perchè tutti — tutti, cioè gli interessati — possano rendersi conto appieno di quanta violenza e di quanto sangue si sono inzuppati, a danno di tutti, la Legge e l’Autorità. E, allora, si vedrà che questo opuscoletto — come gli altri che seguiranno — son meno vecchi di quanto possa apparire a prima vista, о di quanto vorrebbero tanti superficialoni che si sciacquano la bocca coi termini abusati di « moderno » di « attualità ». di « realismo », di « socialismo ». Quindi un opuscoletto valido sotto molti aspetti. Valido per il discorso di cui si diceva prima e che, come dicevamo, dovranno affrontare sopratutto i giovani che, tanto per fare un esempio, in fatto di Legge e di Autorità, di anarchia, di anarchici e di anarchismo, di rivoluzione e di rivoluzionari, hanno avuto, ed hanno, la rifrittura di tutti quei luoghi comuni i più triti e convenzionali della più vieta e prevenuta polemica spicciola a base di malafede e di ignoranza. Un opuscoletto valido anche come seme pregnante di sovversivismo (un termine malfamato che vuol dire qualcosa e che bisogna rivalutare) e come carica dirompente. Ecco: dare ai giovani, intrappolati nella rete dei pantafolai di tutti i Partiti e le organizzazioni sindacali e partigiane, anche, dei testi antichi, se si vuole, ma genuini e freschi, anche se modesti. Dei testi, tanto per intenderci, non sacri (no, perdio) ma sui quali, se si vuole — Viva la Libertà! _ si potrà pisciarci sopra, sicuri che nessuna Legge e Autorità anarchica, verranno a processarli per nessun vilipendio od oltraggio, né tantomeno imprigionarli, о fucilarli, come di fatto fanno tutti gli adoratori della Legge e dell’Autorità (con la propria Legge e la propria Autorità) con gli anarchici. Sono in molti, oggi, a sostenere che l’anarchismo è morto о che è divenuto un relitto preistorico buono per i musei. Ebbene, si consideri l’anarchismo — le istanze intrinseche che ne derivano dalla formulazione teoretica, dai suoi principi e dalle sue idee e metodi, e come, queste istanze e formulazioni e principi e metodi, affondino le proprie radici nella realtà e si identifichino con le aspirazioni più profonde, genuine e rivoluzionarie dei popoli — contrapposto alla Legge e all’Autorità e si vedrà quanto viva e valida e attuale è la sua “carica”. La « Legge » e l’”Autorità” imperano ancora oggi armati di strumenti liberticidi, di terrore e di coercizione: le polizie, gli eserciti, i tribunali, le galere: le discriminazioni, le persecuzioni, la tortura, ecc. ecc., sono ancora oggi le « cose », i « muri » contro i quali si scontrano le più elementari aspirazioni e rivendicazioni di benessere, di libertà, di dignità, di autonomia di tutti. Ciò malgrado, ancora oggi, tutti — meno gli anarchici che fanno? Non trovano di meglio _ come, appunto quei tutti dei tempi dell’opuscoletto che chiedere sempre una nuova legge per sanare i mali che li angustiano e affliggono, e di richiamarsi a quella Autorità che s’è dimostrata, ovunque, incapace e impotente, inadeguata e contro producente, a liberare la società, ammesso che l’abbiano mai voluto, dalle sue profonde contraddizioni. Ha davvero ragione K. quando afferma che « L’anno I della libertà non è mai durato più di un giorno perchè dopo averlo proclamato l’indomani stesso gli uomini si ricacciavano sotto il gioco della Legge e dell’Autorità. E’ vero che K. si rifà alla Società scaturita dall’incendio della « grande rivoluzione » francese, ma il lettore attento di oggi si può benissimo rifare alla Società di oggi, alla Società scaturita dalle grandi rivoluzioni moderne — in Russia, nel Mexico, in Jugoslavia, in Cina, nelle Indie, nei paesi dell’Africa e delle Americhe —: non si sente forse ripetere continuamente con toni di minaccia e argomenti liberticide, « rispetto alla Legge», e « obbedienza all’Autorità », ovunque, come allora? Ordunque, dato che cosi stanno le cose, con più forza che mai noi diciamo col K. che « il meglio che si possa fare di tutte le leggi (anche dei paesi cosi detti «socialisti») è di accenderne un gran falò! Abbiamo ritenuto opportuno completare l’opuscoletto con lo scritto dello stesso К. « I diritti politici » ed ognuno vedrà dalla lettura come sia vera e attuale la conclusione a cui perviene K.: « Le libertà non si concedono, si prendono »! Che ognuno ne faccia tesoro.
Note dell’Archivio
– Opuscolo fotografato
– Traduzione dello scritto “La Loi et l’autorité”, 1892
– Traduzioni in italiano: Tipografia Economica Anconitana (1897), Camillo Di Sciullo (1908) e La Rivolta (1945)

Edito da Cooperazione editoriale federativa anarchica, Bari, 1955, 25 p.
Estratto dalla Nota degli editori (Leggio e Mirenghi)
Perchè, a rischio di incomprensione e di bavaglio, ci accingiamo a snodare una collana di opuscoli i cui argomenti trattati mireranno dritto a riaccendere una fiaccola di ardore rivoluzionario fra le genti depresse? E perchè cominciamo proprio con la riedizione di «Lo Spirito di ribellione» di Pietro Kropotkine? – La nostra iniziativa non è soltanto frutto di una spinta del sentimento verso i nostri fratelli di spasimo ma frutto altresì di una convinzione maturata attraverso la ragione e la esperienza; sicché questo complesso di ragione e sentimento è portato a fare conoscere, alla gioventù ignara, quale fu sempre la forza propulsiva del progresso dell9essere, dalla animalità alla umanità. In questa era «preumana», in cui esistono pochi rari uomini veramente umani, ma non ancora la «umanità», predicare l’amore altruistico è utopia; pensare che il mondo attuale possa trasformarsi al soffio dell’alito degli angeli e con la contemplazione estatica del sogno degli ideali puri, è ugualmente utopia. La realtà è la lotta, ed in questa lotta, per questa lotta, bisogna affinare le armi: l’odio e la ribellione che esitano più о meno latenti in tutte le masse (e che non possono distruggersi nè con la predicazione evangelica, nè con le leggi coercitive) devono essere resi meno ciechi e selvaggi col metterli su una via che faccia perdere di mira la aggressione caina all’individuo e le volga piuttosto contro i sistemi sociali impropri allo sviluppo della umanità: per distruggerli.[…]
Note dell’Archivio
– Opuscolo fotografato
– Traduzione dello scritto “L’esprit de révolte”, pubblicato a puntate sul giornale “Le Révolté” (14 Maggio – 9 Luglio 1881)
– Traduzioni in italiano: Biblioteca sociale libertaria di Paterson (1900), Camillo di Sciullo (1906; due edizioni) e Gruppo anarchico “F. Filippetti” (1945?)

Copie dei fascicoli dell’FBI riguardanti il giornale anarchico italoamericano “L’Adunata dei Refrattari” (26 Maggio 1922 – 21 Ottobre 1943 circa).
Il materiale che qui è, parzialmente, presente, mostra come l’FBI di Hoover tenesse sotto costante controllo gli anarchici di tendenza “galleanista”, non disdegnando la violenza e le minacce, oltre a compensare gli informatori.
Note dell’Archivio
– Documenti in Inglese
– Molti dei fogli scansionati presentano cancellature in nero, specie nomi informatori e agenti dell’FBI. Altri, invece, presentano l’usura del tempo tra lettere e parole cancellate ed errori di scansione.

Durata: Maggio 1972
Luogo: Catania
Periodicità: Numero Unico
Pagine: 4 pagine
Nota dell’Archivio
– Giornale fotografato

Ciclostilato, Parigi, Novembre 1959, 10 p.
Estratto da La grande menzogna
“Il processo di Casale Monferrato (Italia) ha mostrato ancora una volta la consumata ipocrisia di quella che qualcuno continua imperterrito a chiamare “giustizia”. Tutto, fin dall’inizio, è stato falsato e falsificato: i giudici, il malizioso pubblico ministero e la stampa hanno cercato di trasformare gli imputati in semplici delinquenti. Il significato politico del processo è stato accuratamente nascosto, gli anarchici sono stati ridotti al rango di comuni rapinatori di banche e gli obiettivi reali delle loro azioni sono stati celati. Eppure i loro obiettivi reclamano la più generosa delle ribellioni, perché penetrano alle radici del carattere negativo della società autoritaria, cioè corrotta, che caratterizza il nostro secolo. Gli anarchici accusati a Casale Monferrato sono tutti della migliore tempra. Di fronte alla società borghese, infestata da affaristi corrotti, giudici ingannevoli e venali, chierici viziosi, governanti assassini sostenuti da un esercito e da una polizia temibili, persi nella folla dei vigliacchi e dei sicofanti, questi anarchici si sono sollevati per agire e con tutti i mezzi possibili per scacciare l’immondizia.[…]”
Note dell’Archivio
– Ciclostilato fotografato
– Opuscolo in spagnolo
– Per una panoramica sul fatto riportato da Leggio, si vedano i libri:
— Tellez Antonio, “Facerias. Guerriglia urbana in Spagna”, Paragrafo 30 “La catastrofe”, pagg. 468-71
— Vatteroni Gino, “Fòc al fòc. Goliardo Fiaschi. Una vita per l’anarchia”, Capitolo IX “Villanova Monferrato”, pagg. 129-48

Edito da La Fiaccola, Ragusa, Ottobre 1964, XII+32
Premessa dell’Autore
In questo opuscoletto si cerca di sottolineare la necessità di una educazione che formi uomini liberi, capaci d’intendere il «valore della ribellione contro ogni illegittima autorità esteriore, l’indispensabilità della negazione di quanti artifizi coartano ed asserviscono l’individuo, la validità dell’azione cosciente, continua e spregiudicata contro i pregiudizi, la superstizione, i privilegi, lo sfruttamento, le discriminazioni, la miseria e l’ignoranza per un mondo ed una umanità migliori. Il mondo ha bisogno di uomini liberi e risoluti, pronti a lottare senza rimorsi ed esitazioni contro un passato che si trascina decrepito sulla umanità abbruttita dalla sottomissione inerte, passiva e rassegnata alle religioni, alle divinità, allo stato ed alle sue leggi. Uomini liberi per un mondo libero l’educazione de ve formare ! Uomini che non si lascino ingannare dalle promesse di una propaganda imbrogliona che ottunde e fa del popolo un branco di pecore spesso incapace della benché minima reazione. Necessita una educazione impegnata nella liberazione dell’uomo dall’involucro della soggezione, della rassegnazione, dell’attesa paziente, per immetterlo nel regno della luce costituito dal desiderio di rivolta contro tutto ciò che rimpicciolisce, imprigiona, mortifica e snerva la ragione umana.
Note dell’Archivio
– Come riportato da Franco Leggio in questo opuscoletto, “Dopo quasi tre anni riprendiamo questa Collana che, difficoltà di ogni genere, ci hanno costretto a sospendere; difficoltà che mettono continuamente a dura prova il nostro impegno. D’altra parte, ci troviamo sempre nella dura necessità di fare i conti con la precarietà dei mezzi che riusciamo a strappare al nostro lavoro, anche questo sempre precario, ed al vivere di tutti i giorni. E non diciamo delle spese extra che, tra il sequestro del n. 8 dell’Anteo ed i processi, abbiamo dovuto distogliere alla produzione di opuscoletti. Tuttavia siamo riusciti a spingere avanti – siamo già al n. 19, e sono in preparazione il 20 ed il 21 – la Collana Anteo. E questo potrebbe essere un motivo di orgoglio, anche perchè la cerchia dei nostri lettori è venuta allargandosi. La ripresa de « La Rivolta » avviene sotto un buon auspicio: quello di un nome nuovo, di un giovane che, seppure non milita nel Movimento Anarchico, viene a trattare un tema veramente, essenzialmente, congeniale alla tematica propria dell’anarchismo. E, perciò, abbiamo preferito rimandare ancora « Il Cancro della guerra » del compagno O. Cini, che, subito dopo questo, passeremo al tipografo. E intanto, ci auguriamo che le simpatie e l’interesse per i ns. opuscoletti che abbiamo raccolti anche fuori del Movimento Anarchico si tramutino in contributi concreti, economici, soprattutto,come apporto di idee e di temi di prima mano. Un altro fatto che contraddistingue questa ripresa è quello delle pagine a colori, fuori testo, e corremmo che incontrassero lo stesso interesse che hanno riscosso quelle dell’Anteo, che perchè è nostra intenzione intraprendere alcuni discorsi sull’anarchismo ed i movimenti anarchici si da trasformarli in una piccola ma intensa e spregiudicata palestra di dibattiti teorico-ideologico. Vedremo…”
– Contiene “Appello ai militanti libertari” della Federacion Iberica de Juventudes Libertarias En el esilio, “Quand’è l’ora dell’autonomia” di Materialismo e Libertà, “Se lo dicono loro” carrellata di dichiarazioni di Paolo VI e Togliatti, “Il saluto della rivoluzione” e “All’armi siam fascisti!”,

Edito da Tipografia Sociale, Alessandria, 1889, 32 p.
Operai marchegiani.
queste pagine le vergo per voi nella convinzione che in qualche maniera vi riescano utili. Le scrivo per voi, perchè vi conosco e conosco anche troppo la vostra vita nelle varie associazioni in cui appartenete: vita numerica, indifferente, anemica, inconsciente, bizzarra, puntigliosa, sollazzante, etc etc
Sfido io! Non può correre diversamente la cosa; qualora coloro, che per coltura e cognizioni più vaste – anzichè starsene con voi a contatto e alla buona spiegarvi i vostri doveri e i vostri diritti – preferiscono scendere di quando in quando, dai loro più o meno addobbati salotti, per tenere una conferenza che il cronista del giornale chiama “elevata”, elevata tanto che voi non ci avete capito un corno. Il tema che io mi sono imposto di svolgere in queste pagine, versa tutto sull’economia sociale: tema più importante che sarà discusso al p.v. Congresso delle Società affratellate. Io non so se riuscirò a persuaderci che la socializzazione della proprietà è la questione più vitale che soprattutto devevi interessare; ma so di certo che un semplice sconvolgimento politico non farà che il giuoco di cambiare i suonatori e far suonare la stessa musica. Con tale intesa vi saluto.
Vostro E. M.
Montemarciano, Marzo 1889
Nota dell’Archivio
-Come spiegato all’inizio dal Circolo di Studi Sociali, “il presente opuscolo è opera d’un amico mazziniano intransigente, che riconosce ed accetta la giustizia del socialismo scientifico. Per questo noi lo pubblichiamo volentieri e caldamente lo raccomandiamo a voi. Gioverà pur esso, ne siamo convinti, allo sviluppo ed allo studio delle teorie socialiste.”