Battisti Ernesta, “Rievocando Francisco Ferrer Guardia. Una pagina di riscossa anticlericale in Europa”

Edito da Grafiche Operai Albarelli, Verona, 1952, 23 p.

Una pagina di Storia: “contemporanea” per i miei ottantun anni; appena “moderna” per le attuali generazioni, non tanto pel lasso di tempo trascorso dagli avvenimenti in essa narrati, quanto per la distanza di clima politico e spirituale, in cui questi si produssero, dal clima politico e spirituale d’oggi. Una fucilazione? Sì, una fucilazione avvenuta non durante un cruento periodo di guerra, ma in concomitanza ad un grande sommovimento popolare! La fucilazione di uno, che il rinnovamento dei tempi aveva servito colla dedizione ad un’idea: quella della scuola laica. E l’Europa d’allora ne stupisce, ne innoridisce e ne è scossa dalla profondità delle più abbandonate plebi alle sommità dei più puri intelletti! Chi oggi può comprendere quell’orrore, quello sdegno, quella rivolta? Dopo che nel mondo, corso da guerre di rinnovato barbaro spirito imperiale, la soppressione di idealisti, assertori e difensori di una raggiunta civiltà morale e intellettuale, fu strage? E quello che fu nel 1909 spettacolo di difesa statale, inaudita parve e pare divenuto costume? Pure giova affissarsi per conforto allo spettacolo di un’umanità, che in tempi tanto recenti serbava vivi in sè i frutti migliori della sua faticosa storia ad indicare a dirigerne le migliori vie per l’avvenire. E non è indegno dedicare la rievocazione al nome di Francisco Ferrer, intorno al cui sacrificio quello spettacolo si offerse; al nome cioè di un altissimo martire dell’idea e della scuola laica sentita come strumento essenziale per camminare su tali alte vie. Non indegno e vorrei non inutile in un mondo, in cui quella idea pare andata smarrita, quando non sia decisamente contrastata.
Trento, 13 Ottobre 1952

Link Download

Pubblicato in Opuscoli | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su Battisti Ernesta, “Rievocando Francisco Ferrer Guardia. Una pagina di riscossa anticlericale in Europa”

L’ultimo delitto dell’inquisizione. Francesco Ferrer

Edito da Società Editrice La Milano, Milano, [1909], 31 p.

“Consummatum est!” – Il delitto è compiuto! La reazione spagnuola, medioevale e clericalesca può esultare, può danzare sulla tomba sanguinosa il suo più sfrenato can-can di gioia. Non le sarà facile riacciuffare un’altra consimile occasione. No. non sarà facile che il delitto si ripeta. Da troppe voci, da troppe coscienze il grido di ribellione è salito acuto e profondo, di troppe minaccie è gravido oggi il cielo della storia, perchè un altro caso Ferrer debba rinnovarsi a breve distanza. Speriamo che non si rinnoverà più. Speriamo che l’ideale balenato al martire innocente nell’ora dell’agonia abbia ad essere realizzato. Speriamo che mai più la storia del Secolo XX, di questo secolo che dovrebbe realizzare tutte le speranze che gli uomini nutrono in cuore, tutti gli ideali di pace, di fratellanza, di giustizia, tutta la libertà di pensiero, tutta la sincerità di propositi, debba tracciare una pagina così vergognosamente sanguinosa. […]

Link Download

Pubblicato in Opuscoli | Contrassegnato | Commenti disabilitati su L’ultimo delitto dell’inquisizione. Francesco Ferrer

Fare controinformazione

Edito da Savelli Editore, 1974, Roma, 80 p.

Due mesi fa, in una città italiana, un compagno è andato a visitare un gruppo che faceva riferimento alla sua stessa organizzazione militante. Il gruppo — a carattere locale — stava preparando un nuovo numero del suo giornale. Parlando, viene fuori che i compagni del gruppo producono il giornale con una tecnica nuova, che migliora la qualità e abbassa i costi, un procedimento serigrafico di nuovo tipo. Al compagno che da anni si dibatte in problemi di stampa e di mancanza di soldi, e di fatica,, gli brillano gli occhi: «Ah, fantastico, ditemi come cazzo fate»; i compagni gli rispondono: «No, il procedimento lo abbiamo scoperto noi, ce lo teniamo». Il compagno strabuzza gli occhi, non ci crede, pensa a uno scher­zo. «Non stiamo scherzando, non rompere le palle, la paraculata è nostra e non la diamo in giro».
QUESTO FASCICOLO E’ NATO DA TUTTE LE ISTANZE, ESIGENZE PROGETTI E REALTÀ COMPLETAMENTE ANTITETICI E COMUNQUE RADICALMENTE DIVERSI DAL­ L’ATTEGGIAMENTO DI COMPAGNI CHE SI COMPORTANO COSI’.
IL LAVORO POLITICO E MILITANTE PER LA RIVOLUZIONE E’ TROPPO IMPORTANTE PER PERMETTERSI DI NON SCAMBIARSI QUI E SUBITO, NEL MODO PIÙ RAPIDO POSSIBILE, TUTTE LE INFORMAZIONI UTILI.

Link Download

Pubblicato in Opuscoli | Contrassegnato | Commenti disabilitati su Fare controinformazione

Baldelli Pio, “Informazione e controinformazione”

Edito da Mazzotta Editore, Milano, Ottobre 1976, XIX-431 p., Quinta Edizione

Il discorso sui mezzi di comunicazione di massa, i co­siddetti mass-media, è stato portato avanti in genere da studiosi non marxisti che, pure con buoni risultati, non sono mai giunti al discorso essenziale: i mass-media sono un’arma micidiale nelle mani della classe dominante contro la quale si può combattere solo conoscen­done a fondo i meccanismi e le tecniche. Nasce cosi il concetto di controinformazione come componente es­senziale della lotta di classe, come strumento per la cre­scita della coscienza delle masse proletarie, come em­brione di una « nuova informazione ». Pio Baldelli mette a nudo le strutture borghesi dell’informazione in tutte le sue manifestazioni, linguistiche e tecniche, e analizza le strutture, ancora carenti ma fortemente sviluppabili, della controinformazione di cui fornisce ampie docu­mentazioni su alcune passate « battaglie » collegate al periodo della « contestazione ». Il nucleo centrale del volume è imperniato sull’analisi del rapporto informa­zione-controinformazione in alcuni avvenimenti di gros­sa portata politica come i fatti di Cecoslovacchia, l’Isolotto, il caso Pinelli-Valpreda, la morte di Feltrinelli, l’uc­cisione di Calabresi, le tragiche olimpiadi di Monaco e il caso Watergate. Una attenta disamina delle forme e degli usi politici delle tecniche audiovisive chiude, con un chiaro di­ scorso sul cinema politico, questo volume, che si stacca molto nettamente dalle consuete analisi sui mass-media per entrare nella viva realtà del discorso politico svolto con l’ottica del militante e dell’esperto.

Link Download

Nota dell’Archivio
-Prima edizione: Giugno 1972
-Seconda edizione: Ottobre 1972
-Terza edizione: Settembre 1973
-Quarta edizione: Maggio 1974

Pubblicato in Libri | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su Baldelli Pio, “Informazione e controinformazione”

Holz Max, “Germania 18-21. Un ribelle bella rivoluzione tedesca. 1918-1921”

Edito da BFS-Rivista Collegamenti/Wobbly, Pisa-Genova, 2001, 160 p.

Max Hölz (Moritz/Sassonia 1889 – Gorki 1933) è una delle figure più affascinanti e meno conosciute del movimento operaio tedesco. Di origini modeste, volontario nella Prima Guerra mondiale, dove sente per la prima volta parlare del socialismo, è protagonista del movimento dei consigli del 1918-1919 nella Germania centrale, per lunghi anni costretto alla clandestinità, comandante delle milizie operaie nel sollevamento del marzo 1921. Spartachista fuori dai ranghi, pronto ad accorrere dove vede accendersi i fuochi della rivoluzione o dove la reazione scatena i suoi colpi, Hölz è sempre lì, a organizzare, dirigere, combattere. Con una regola: “Non chiederò mai a chi mi segue di fare qualcosa che io stesso non farei”. Uomo di prima linea, nei combattimenti, nelle azioni più pericolose, dovunque c’è da rischiare, tanto da creare un vero e proprio mito che nasce e s’ingigantisce nella fantasia popolare, nei resoconti dei giornali, nelle paure dei suoi nemici: una sorta di novello Robin Hood, che espropria i capitalisti per finanziare la rivoluzione. Soprattutto, è uno straordinario recettore degli antagonismi di classe, con l’istinto della pratica diretta, non mediata da teoricismi paralizzanti. Una vicenda, la sua, che ci restituisce le atmosfere vissute da un ribelle proletario in un’epoca di rivoluzionari. Il volume raccoglie la sua autobiografia, finora mai pubblicata in italiano.

Link Download

Nota dell’Archivio
-Traduzione del libro “Vom “Weissen Kreuz” zur roten Fahne Jugend- Kampf- und Zuchthauserlebnisse”, Malik-Verlag, Berlino, 1929

Pubblicato in Libri | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su Holz Max, “Germania 18-21. Un ribelle bella rivoluzione tedesca. 1918-1921”

La terra trema, lo Stato avanza. Il terremoto di Messina nel 1908. L’ingegneria sociale dei terremoti passati e futuri

Edito da ‘u piscistoccu, [Haiti, Vulcan Road], Febbraio 2011, 46 p.

Un comune denominatore unisce disastri lontani nello spazio e nel tempo, quello della penetrazione militare massiccia nel cuore di una comunità già in ginocchio, emotivamente e fisicamente provata, e nell’impossibilità di procacciarsi i beni di prima necessità secondo le modalità consuete di sopravvivenza. Senza la macchina organizzativa che permette di applicarla, senza i suoi tutori, i suoi guardiani e controllori, la legge diviene carta straccia, la morale viene annullata dalle necessità impellenti, l’ordinaria sottomissione quotidiana viene scossa dal freddo, dalla fame, dalla sete. Il potere costituito non può correre il rischio di estinguersi e agisce nell’unico modo che gli è proprio, quello della violenza istituzionalizzata. Ma, nel tempo che intercorre tra il disastro e la riorganizzazione del potere, si aprono spazi di libertà senza precedenti nella storia della nostra vita ordinaria… Sta a noi tentare di prolungare questo intervallo di tempo il più a lungo possibile.

Link Download

Pubblicato in Opuscoli | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su La terra trema, lo Stato avanza. Il terremoto di Messina nel 1908. L’ingegneria sociale dei terremoti passati e futuri

Frazzi Luca, “Punk Italiano”

Edito da Edizioni Apache, Pavia

Volume 1: Febbraio 2003, 77 p.
Volume 2: Luglio 2003, 77 p.

Quarta di copertina del Volume 1
Rete Due, prima serata. Scorrono le immagini di un servizio da Londra. La trasmissione è l’oltraggiosa Odeon (sottotitolo: Tutto quanto fa spettacolo), la prima ad aver mostrato seni nudi ai teleutenti del servizio pubblico fresco di riforma. La telecamera si muove tra i locali della capitale alla ricerca della sensazione del momento. La nuova si chiama “PUNK” ma, come dice il cronista, non avrà vita lunga: troppo spinta, troppo volgare…
In questa guida ci occupiamo dei pionieri, di tutti coloro che tra il ’77 e l’82 si sono sentiti punk nell’Italia violenta, fragile e confusa di quegli anni. A modo loro, magari un po’ superficialmente, bucandosi la guancia con uno spillone o imbrattando una cabina telefonica. Perchè anche questa è storia.

Quarta di copertina del Volume 2
La fantasia spiazzante del primo punk, la sua voglia di stupire, nel bene e nel male, la sua inclassificabilità lasciano il posto a quella che negli anni si rivelerà come un’autentica strategia di guerra. L’hardcore italiano è contro. Contro il sistema, prima di tutto, ma anche contro il passato. Per qualcuno l’hardcore è come la lotta armata: una scelta senza ritorno. Ovunque, nelle grandi città come nelle piccole realtà di provincia, i giovani adepti si radunano in gruppi che fanno riferimento ad una strada, un parco, un negozio di dischi, un locale, i più fortunati ad un centro sociale, e cominciano a tessere la trama di una storia che, tra alti e bassi, si è protratta sino ai giorni nostri…
I ragazzi che sposano la sua causa sono tanti. Appassionati, decisi, convinti di non dover scendere a compromessi. Un po’ naif ma inconfutabilmente veri. Ossessionati dall’incubo nucleare, dalle ingiustizie sociali, dai disastri ambientali, dall’imperialismo militarista. E pronti a combattere con i mulini a vento, che in quel momento erano i politici, gli amministratori, i rampanti che governavano l’industria e la comunicazione. Tutti, nessuno escluso. Come? Con occupazioni, slogan incendiari, concerti che finivano in mezze rivolte. Ed il sistema si adoperava nel suo sport preferito: sgomberava, reprimeva, schiacciava…
Gli anni che vanno dall’81/’82 all’87/’88 sono, a tutti gli effetti, quelli che contano nella storia del nostro hardcore, più duro, furioso, veloce e caotico di ogni altro. È in quegli anni che si scrive il romanzo del “Virus”, del “Victor Charlie”, di decine di altri centri sociali occupati sparsi per la penisola e che, per la prima volta, esportivamo un “prodotto antagonista”. Sono gli anni dell’hardcore italiano per come esso è ricordato e per tanti versi venerato all’estero…

Link Download

Pubblicato in Libri | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su Frazzi Luca, “Punk Italiano”

Buenacasa Manuel, “El movimiento obrero español. Historia y crítica (1886-1926)”

Edito dalla Famiglia e dagli Amici dell’Autore, Parigi, 1966, 318 p.

Estratto della Primera parte

Ho detto e scritto in più di un’occasione che la Confederazione Nazionale del Lavoro (CNT, ndt) spagnola ha avuto periodi il cui carattere esemplare ha quasi oscurato le migliori azioni della vecchia sezione spagnola dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori. Indubbiamente, anche la suddetta organizzazione, negli anni tra il 1919 e i giorni nostri, ha subito gli errori più deplorevoli e le deviazioni più disastrose. E se è così, perché non fare una storia della vita del nostro movimento, quasi sempre così intensa? Perché non parlare del bene per stimolarlo e del male per anatemizzarlo? Questa è una delle ragioni principali del nostro presente lavoro. Coloro che, in generale, hanno parlato o scritto del movimento operaio spagnolo, anche se non condividono le nostre idee di emancipazione integrale, hanno sempre fatto riferimento al movimento anarchico – intimamente legato all’azione sovversiva, virile e onesta delle nostre classi lavoratrici. E questo è ciò che hanno fatto gli storici di tutte le tendenze, perché i gruppi operai esistenti in Spagna, se escludiamo quelli impregnati di spirito e idea libertaria, sono totalmente privi di coraggio e di influenza negli ambiti sociali del nostro Paese. […]

Link Download

Nota dell’Archivio
-Libro in Spagnolo

Pubblicato in Libri | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su Buenacasa Manuel, “El movimiento obrero español. Historia y crítica (1886-1926)”

Quadrelli Emilio, “Andare ai resti. Banditi, rapinatori, guerriglieri nell’Italia degli anni Settanta”

Edito da Derive Approdi, Roma, 2004, 315 p.

Sul finire degli anni Sessanta si materializzano in Italia, nell’area del triangolo industriale e sullo sfondo del lavoro di fabbrica, gang giovanili che evolvono rapidamente in temibili batterie di rapinatori. La linea di condotta dei banditi metropolitani è tutt’altro che estranea ai modelli culturali dei quartieri operai e il loro stile esistenziale assolutizza quell’impazienza e assenza di mediazione che caratterizzerà le generazioni degli anni Settanta. Nel gergo pokeristico andare ai resti significa giocarsi tutto: in questo modo i rapinatori ostentano l’imbocco di una strada senza ritorno, una visione del mondo fatta propria per oltre un decennio dalla meglio gioventù e formata attraverso la rielaborazione esistenziale dell’immaginario della ribellione. Tra le molte anomalie, rispetto alla criminalità tradizionale, vi è il ruolo delle donne. In un’epoca in cui, anche negli ambienti politici più radicali, le donne sono, nella migliore delle ipotesi, gli angeli del ciclostile, le donne/bandite conquistano un’autonomia decisionale e operativa scomoda sia per il conservatorismo borghese che per il progressismo femminista. Inevitabilmente, quando non muoiono in uno dei tanti conflitti a fuoco, per le donne e gli uomini delle batterie il carcere diventa un passaggio obbligato. Qui la loro utopia incontra quella dei militanti rivoluzionari, e in carcere le affinità elettive finiranno col riconoscersi. Partendo da un humus esistenziale comune, banditi, rapinatori e guerriglieri mettono in campo la critica più radicale mai portata alle istituzioni totali che sfocia in innumerevoli evasioni, riuscite o tentate. Quest’epoca si dissolve nelle carceri speciali nei primi anni Ottanta, quando la criminalità organizzata ritorna a egemonizzare i mondi illegali.

Link Download

Pubblicato in Libri | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su Quadrelli Emilio, “Andare ai resti. Banditi, rapinatori, guerriglieri nell’Italia degli anni Settanta”

Quadrelli Emilio, “Evasioni e rivolte. Migranti, CPT, Resistenze”

Edito da Agenzia X, Milano, 2007, 191 p.

Le lotte e le resistenze dei migranti sono sistematicamente eluse da tutti gli studi e le riflessioni sui Centri di permanenza temporanea. Un rom, un sudamericano, un africano e un arabo raccontano in presa diretta la fuga dai Cpt. Testimonianze drammatiche e avvincenti che rivelano un lato sconosciuto della condizione dei clandestini in Italia e pongono domande inedite: il loro limite di sopportazione è già stato superato? Quali sono le ricadute sociali di tale esasperazione? Esiste una pratica comune tra i migranti? Evasioni e rivolte traccia un percorso che varca i confini del nostro paese, grazie alle agghiaccianti parole di una donna internata nei campi di lavoro albanesi e di uomini che stanno dall’altra parte della barricata, i militari e i contractor. Un volume che prova a ragionare sugli scenari del conflitto globale, su una guerra che ha ormai raggiunto e aggredito le nostre metropoli.

Link Download

Pubblicato in Libri | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su Quadrelli Emilio, “Evasioni e rivolte. Migranti, CPT, Resistenze”