Appunti sul carcere di San Vittore

Aprile 2013, 20 p.

Questo documento ha l’obiettivo di raccontare come funziona il carcere di San Vittore, sperando possa essere d’aiuto a chi in futuro potrebbe percorrere un piccolo pezzo della sua vita dentro o a chi vorrebbe sapere come funziona e come si vive in questo carcere. Non è nostra intenzione dargli un’impostazione vittimista, perchè riteniamo che non esista al mondo un carcere “umano”, anzi, è proprio per il suo essere carcere che questo apparato va abbattuto.

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Appunti sul carcere di Milano-Opera

Aprile 2013, 11 p.

Questo breve dossier, realizzato nell’ottobre del 2008 e successivamente integrato, fornisce una panoramica sul carcere di Opera. Si tratta di informazioni raccolte negli ultimi due anni direttamente dai familiari nei giorni di colloquio, da detenuti o ex detenuti e proprio per questo motivo talvolta possono risultare imprecise o addirittura contraddittorie (ad esempio rispetto ai giorni di colloquio, su cosa si può portare in carcere e cosa no ecc..). Ciò è dovuto al fatto che “ogni carcere è una repubblica a sé” e le condizioni possono variare da sezione a sezione, da persona a persona, di giorno in giorno.
L’abbondante produzione legislativa contenuta negli ormai annuali “pacchetti sicurezza”, l’introduzione di sezioni speciali all’interno dei carceri, il semplice cambiamento di un direttore fino ad arrivare al cresciuto potere decionale esercitato dalle guardie hanno reso la reclusione sempre più discrezionale, imprevedibile e indefinita. Il carcere di Opera é destinato ad acquisire ulteriore importanza, all’interno del circuito carcerario, per svariate ragioni. Ad Opera sono presenti tutte le sezioni tipiche del carcere (giudiziario e penale) ad esclusione del femminile e del minorile. Vengono applicati tutti i regimi e circuiti carcerari speciali esistenti oggi in Italia (41 bis, EIV, AS). Oltre ad essere il più grande carcere d’Europa, quello di Opera ha da poco conseguito un altro triste primato, quello del carcere con il maggior numero di detenuti in regime di articolo 41 bis, avendo completato nel dicembre del 2006 i lavori di costruzione di ben 92 loculi da destinare all’isolamento totale. Infine, l’ipotesi ventilata di una dismissione del carcere di San Vittore e la prossima fuoriuscita di quello di Monza dall’area di competenza di Milano, diventando Monza una provincia a sé, rendono quello di Opera un carcere ancora più in espansione. In conclusione a questa premessa chiediamo a tutti e a tutte di contribuire a sviluppare questo lavoro di inchiesta segnalandoci le inesattezze e ampliando le informazioni.

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Abu-Jamal Mumia, “In diretta dal braccio della morte. Scritti dal carcere”

Edito da Multimedia Edizioni, Salerno, 1996, 184 p.

Prefazione
Non parlatemi della valle dell’ombra della morte. Io vivo là. Nella contea di Huntingdon della Pennsylvania centromeridionale c’è una prigione di cento anni fa, con le torri gotiche che emanano un’aria di presagio evocando la cupa atmosfera dell’Alto Medioevo. Io ed altri settantotto uomini passiamo circa ventidue ore al giorno in celle di due metri per tre. Le due ore restanti le possiamo passare all’esterno in un box recintato da una rete metallica e circondato di filo spinato, sotto lo sguardo di torrette con le mitragliatrici.
Benvenuti nel braccio della morte della Pennsylvania.
Sono un po’ attonito. Alcuni anni fa la Corte Suprema della Pennsylvania confermò la mia sentenza e condanna a morte con il voto di quattro giudici (tre si astennero). Come giornalista nero, che era stato una Pantera Nera nei lontani anni della giovinezza, ho studiato spesso la lunga storia americana dei linciaggi legali di africani. Ricordo una prima pagina del giornale Black Panther che riportava la citazione: “Un nero non ha diritti che un bianco debba rispettare”, dall’infame caso Dred Scott, in cui la più alta corte americana stabilì che né gli africani né i loro discendenti “liberi” hanno diritto ai diritti della Costituzione. Incredibile, eh? Ma è la verità.
Forse sono ingenuo, forse sono proprio uno stupido, ma pensavo che nel mio caso sarebbe stata seguita la legge e la condanna revocata. Davvero.
Persino davanti al brutale massacro dei MOVE a Filadelfia del 13 maggio 1985, che portò all’incriminazione di Ramona Africa, all’uccisione di Eleanor Bumpurs, Michael Stewart, Clement Loyd, Allan Blanchard, e alle altre infinite uccisioni di neri da parte della polizia da New York a Miami, tutti impuniti, la mia fiducia restava intatta. Persino davanti a questa implacabile ondata di terrore di stato contro i neri, pensavo che i miei appelli avrebbero avuto successo. Nutrivo ancora fiducia nella legge statunitense e la constatazione che il mio appello era stato rigettato fu uno shock. Riuscivo a capire razionalmente che le corti americane sono serbatoi di sentimenti razzisti e che sono state storicamente ostili agli imputati neri, ma è difficile sbarazzarsi di una vita di propaganda sulla “giustizia” americana.
Basta uno sguardo attraverso la nazione, dove al dicembre 1994 i neri costituiscono il 40 per cento degli uomini nel braccio della morte, o attraverso la Pennsylvania, dove al dicembre 1994, 111 su 184 uomini nel braccio della morte – più del 60 per cento – sono neri, per vedere la verità nascosta sotto le toghe nere e le promesse di uguali diritti. I neri sono solo il 9 per cento della popolazione della Pennsylvania e solo l’11 per cento dell’America.
Come ho detto è difficile sbarazzarsene, ma forse possiamo farlo insieme. Come? Considerate questa citazione che ho visto in un libro di legge del 1982, di un avvocato molto in vista di Filadelfia, di nome David Kairys: “La legge è semplicemente la politica con altri mezzi”. Queste parole spiegano bene come le corti funzionino nella realtà, oggi come 138 anni fa nel caso Scott. Non si tratta di “legge” ma di “politica” con “altri mezzi”. Non è forse questa la verità?
Io continuo a combattere contro questa sentenza e condanna ingiusta. Forse possiamo sbarazzarci di alcuni dei pericolosi miti inculcati nelle nostre menti come una seconda pelle e farli a pezzi, come il “diritto” a difendersi da soli; persino il “diritto” a un processo giusto. Questi non sono diritti. Sono privilegi dei potenti e dei ricchi. Per i senza potere e i poveri sono una chimera che svanisce appena si cerca di afferrarli come qualcosa di reale e sostanziale. Non aspettatevi che le reti dei media ve lo dicano, perché non possono a causa del rapporto incestuoso tra essi e il governo e la grande impresa, che entrambi servono.
Io posso.
Anche se devo farlo dalla valle dell’ombra della morte, lo farò.
Dal braccio della morte, questo è Mumia Abu-Jamal.

Dicembre 1994

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Note dell’Archivio
-Traduzione del libro “Live from death row”, 1995

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Rapporto sulla violenza fascista a Catania

A cura della Federazione Provinciale del PCI di Catania, Salemi, Roma, 7 ottobre 1972, pag. 92

Questo libro è una raccolta di documenti, senza alcun commento: sono i fatti che parlano. E questi fatti parlano di grandi omissioni, di inspiegabili omertà, di colpevole inefficenza di settori dell’apparato statale, fino al punto di far pensare ad un incrocio fra le trame eversive fasciste e i disegni accarezzati da taluno all’interno dei cosiddetti “corpi separati”.

Di questa inerzia, di queste oscure compromissioni – di cui ogni giorno giunge una nuova clamorosa prova – Catania è soltanto un esempio, anche se clamoroso, anche se tipico per il Mezzogiorno

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(a cura di) Compagni e Compagne contro il carcere e la repressione, “Contro il carcere, l’art. 41 bis, i reati associativi. Contro l’attacco alle lotte sociali. A sostegno dei prigionieri rivoluzionari e delle lotte di tutti i detenuti”

Milano, 2003, 91 p.

Il carcere e la cortina di silenzio con la quale si vuole avvolgere quan­to accade al suo interno sono uno strumento politico del potere per risolvere le profonde contraddizioni che produce.
Nessuna voce d’accusa, di protesta, di indignazione deve turbare la “pace sociale” imposta dal capitale. In tempi di crisi economica gene­ralizzata e diffusa, fatta pagare come sempre con sudore e sangue ai proletari, ogni forma di lotta e di organizzazione, dentro e fuori dal car­cere, diventano estremamente pericolose per la sopravvivenza di questo sistema.
Per sviluppare un dibattito tra le diverse realtà del movimento rivolu­zionario e antagonista, tra i detenuti e i loro familiari, per costruire una rete di controinformazione e mobilitazione, per praticare una concre­ta solidarietà di classe.
Dicembre 2002
compagne e compagni contro il carcere e la repressione

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Fuori dalle Fogne: tra egemonia culturale di destra e i fascisti del terzo millennio.

Moyote Project, Shortfuse Press, Londra, 25 Aprile 2010, pag. 26

Questo articolo nasce dalla richiesta di Mute – una rivista inglese che si occupa di arte e politica (www.metamute.org) – di comprendere meglio il fenomeno dell’estrema destra italiana al tempo dell’avvento delle “occupazioni non conformi”. Una volta scritto l’intervento abbiamo pensato che – sebbene pensato per un pubblico estero – potesse interessare, nonostante i suoi limiti, anche a chi si trova a vivere quotidianamente in prima persona la recrudescenza del neofascismo. Questa versione dell’articolo su Casa Pound e affini vorrebbe delineare in termini introduttivi questo fenomeno con la convinzione che per combattere il fascismo si debba anche conoscere e cogliere le dinamiche che lo attraversano.

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(a cura del) Collettivo Autorganizzato Universitario Napoli, “Casapound Napoli: chi sono, che fanno, che legami hanno, a cosa servono i “fascisti del terzo millennio.””

Edito da CUA, Napoli, Novembre 2009, 67 p.

Napoli, 12 settembre 2009. Casa Pound, un’associazione neofascista presente in tutta Italia e in particolare a Roma, resasi celebre per l’aggressione al movimento studentesco di Piazza Navona dell’ottobre 2008, per il successivo assalto alla RAI e le minacce di morte ai giornalisti, per gli incontri “culturali” con terroristi neri, sottosegretari di governo come Stefania Craxi e mafiosi come Dell’Utri, occupa uno stabile nel quartiere di Materdei.
Nonostante una grande mobilitazione che coinvolge migliaia di cittadini, nonostante cortei e iniziative culturali, nonostante i fascisti siano poco più di una decina e già dopo poche settimane si abbandonino a un pestaggio ai danni di uno studente di sinistra, le istituzioni e le forze dell’ordine, sempre pronte a reprimere i lavoratori e i disoccupati in lotta, non intervengono.
Il Popolo delle Libertà, da sempre intento a lanciare crociate contro le occupazioni di sinistra, fa blocco compatto intorno a Casa Pound, e ne sostiene le rivendicazioni in ogni sede. Intanto il “caso” passa all’Antiterrorismo, ci sono denunce e perquisizioni nelle file dell’antifascismo, mentre la Digos e la polizia proteggono mattina e sera lo stabile occupato dai neofascisti…
Un affare inquietante, che denuncia legami profondi fra una decina di esaltati vogliosi di riproporre il “fascismo nel Terzo Millennio” e un ceto politico di centro-destra che ha nella sua storia un’intima vicinanza con la camorra e lo stragismo nero. Un centro-destra che, forte del suo successo a livello nazionale, tenta di sbaragliare qualsiasi opposizione sul piano locale, mentre il centro-sinistra si rivela ambiguo e complice.
Un affare inquietante, e un problema da risolvere al più presto, prima che la nostra città sia inquinata dal razzismo, dal sessismo, dalla violenza di questi personaggi su cui c’è da far chiarezza.
Questo dossier rappresenta un tentativo, sempre in progress e aperto a qualsiasi contributo, del Collettivo Autorganizzato Universitario per mettere a disposizione le informazioni raccolte in questi mesi su chi sono, che fanno, che legami hanno, a cosa servono, come sono arrivati e perché sono ancora lì i “fascisti del terzo millennio”.

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Rete Antifascista Metropolitana, “I burattini del potere. Sui fatti di Piazza Navona 2008”

Novembre 2008, 35 p.

Per approfondire dinamiche e ruoli dei protagonisti in negativo del 29 ottobre 2008, è disponibile un dossier degli antifascisti e delle antifasciste di Roma.

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Piccolo compendio dell’azione antifascista

4 p.

Una breve panoramica di punti da considerare prima di organizzare e partecipare ad attività antifasciste che ci è stata presentata.

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Note dell’Archivio
-Scritto da Manchester Antifascists. Traduzione e adattametno a cura della frazione banane antifasciste

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I legami tra istituzioni e Casapound. Appunti sulla “giovinezza del potere.” Report antifascista Gennaio-Giugno 2011

Gennaio-Giugno 2011, 20 p.

Quanto proposto di seguito è una sintesi di alcuni dei fatti e delle iniziative che si sono svolte in tutta Italia da gennaio a giugno 2011. Lo scopo principale di questa raccolta di notizie è quella di evidenziare modalità d’azione e legami partitici dei principali gruppi neofascisti. Alle aggressioni fisiche, alle provocazioni e ai tentativi di legittimarsi pubblicamente da parte di Casapound, Blocco Studentesco (sua appendice) e Forza Nuova ci sono quasi state quasi sempre risposte antifasciste articolate in maniera diversa a seconda del particolare contesto politico dei luoghi dove si sono realizzate.

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