(a cura della) Rete Emilia Antifascista, “Emilia Antifascista. Monitoraggio sui fascismi nei territori di Modena, Carpi, Reggio Emilia e Bologna”

Emilia Romagna,12 Marzo 2018, 44 p.

INTRODUZIONE
La rete “Emilia Antifascista” nasce nel gennaio del 2016 dall’incontro di diverse individualità reggiane e modenesi provenienti dai movimenti antagonisti e anarchici. Nel tempo la rete si allarga con l’ingresso di realtà antifasciste carpigiane e bolognesi. Al di là della nostra militanza nei collettivi e nelle lotte sociali, abbiamo riconosciuto nell’antifascismo un elemento di forte coesione, e abbiamo deciso di mettere in piedi questa rete per contrastare il crescente attivismo dei neofascisti nelle nostre provincie. Questa rete si propone di essere uno strumento di controinformazione, condivisione di esperienze ed informazioni, conoscenza reciproca e ovviamente di mobilitazione attiva sempre più partecipata contro la presenza neofascista nei luoghi in cui viviamo. Questo opuscolo raccoglie il lavoro d’inchiesta prodotto dalla rete, e vuole essere uno strumento utile per far aprire gli occhi sulle realtà fasciste presenti nei nostri territori ed inoltre avvicinare e coinvolgere i numerosi e le numerose antifascisti e antifasciste già presenti nelle nostre provincie, oltre che per allargare questa rete anche alle altre città dell’Emilia Romagna.
Allarghiamo la rete a dismisura, togliamo ogni spazio ai fascisti!

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(a cura de) Archivio Antifascista, “Forza Nuova. I ragazzi venuti da Salò. Dossier di controinformazione”

Edito da Zero In Condotta, Milano, 2003, 48 p.

Complesso e per certi versi contraddittorio è il panorama storico e politico del neofascismo: vi sono forze che siedono in parlamento ed altre extraparlamentari, ci sono soggetti che si dichiarano tradizionalisti e altri che si professano rivoluzionari o anarchici di destra. Alcuni si rifanno al fascismo e altri al nazismo; chi si presenta come strenuo difensore dei valori cattolici e chi si dichiara filoislamico; altri ancora sono attraversati dall’esoterismo, e vi sono pure quelli che parlano il linguaggio della New o della Next Age. Comune è però il tentativo di sostituire la consapevolezza di vivere in una società divisa in classi con il mito nazionalista fondato sul mito comunitario di ‘sangue e suolo’.

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(a cura di) Lotta Continua, “Inchiesta sul neofascismo nelle Marche”

Edito da Lotta Continua, Roma, 1975, 158 p.

Questo libro vuole colmare una lacuna particolarmente grave presso la sinistra marchigiana, dovuta alla mancanza di pubblicazioni sull’attività neofascista nella regione.
Esso è il frutto dello sforzo collettivo non solo della nostra organizzazione, ma anche di altri compagni rivoluzionari e della base dei partiti riformisti che ci hanno aiutato nel lavoro di ricerca e di sistemazione del materiale.
Siamo convinti di aver raggiunto un risultato solo in parte soddisfacente: molte sono le lacune, in ordine a quegli aspetti del neofascismo nelle Marche che non siano l’attività squadrista del MSI. Mancano, cioè, i nomi di molti finanziatori, ma soprattutto le coperture di cui il partito fascista gode presso gli apparati dello Stato e nella Democrazia Cristiana.
Pubblicando questo libro, nel 30. anniversario della Liberazione, ci rivolgiamo quindi ai compagni partigiani, ai lavoratori, a tutti i sinceri antifascisti perché l’inchiesta, che qui noi abbiamo iniziata, venga portata avanti in maniera stabile e capillare.
Ancona, aprile 1975

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Pesce Giovanni, “Senza tregua. La guerra dei GAP”

Edito da Feltrinelli, Milano, 1967, 307 p.

PREFAZIONE
Il titolo di questo libro — modesta opera che dedico a mia figlia Tiziana e ai giovani che, oggi impegnati nello studio e nel lavoro, si preparano ad essere gli uomini e le donne di domani — consacra l’impegno di chi vuole andare avanti.
I gappisti, gli uomini dei quali si racconta in questo volume, non si fermarono mai davanti a nessun ostacolo, a nessun pericolo. Le loro gesta occupano un posto di rilievo nella storia della Resistenza popolare contro nazisti e fascisti.
Chi furono i gappisti?
Potremmo dire che furono “commandos.” Ma questo termine non è esatto.
Essi furono qualcosa di più e di diverso di semplici “commandos.” Furono gruppi di patrioti che non diedero mai “tregua” al nemico: lo colpirono sempre, in ogni circostanza, di giorno e di notte, nelle strade delle città e nel cuore dei suoi fortilizi.
Con la loro azione i gappisti sconvolsero più e più volte l’organizzazione nemica, giustiziando gli ufficiali nazisti e repubblichini e le spie, attaccando convogli stradali, distruggendo interi parchi di locomotori, incendiando gli aerei sui campi di aviazione. Ancora non sappiamo chi erano i gappisti.
Sono coloro che dopo l’8 settembre ruppero con l’attendismo e scesero nelle strade a dare battaglia, iniziarono una lotta dura, spietata, senza tregua contro i nazisti che ci avevano portato la guerra in casa e contro i fascisti (..).
I gappisti non furono mai molti: alcuni erano giovanissimi, altri avevano dietro di sé l’esperienza della guerra di Spagna e la severa disciplina della cospirazione, del carcere fascista e del confino. Tutti, nel difficile momento dell’azione, nelle giornate drammatiche della reazione più violenta, quando la vita era sospesa a un filo, a una delazione, a una retata occasionale, tutti, giovani e anziani, seppero trovare la forza e la coscienza di non fermarsi.
Soprattutto, i gappisti furono uomini che amavano la vita, la giustizia; credevano profondamente nella libertà, aspiravano a un avvenire di pace, non erano spronati da ambizione personale, da arrivismo, da calcoli meschini.
Erano dei “superuomini”? No di certo. Erano soltanto degli uomini, ma degli uomini dominati dalla volontà di non dare mai tregua al nemico. Il loro orgoglio aveva radici profonde: coscienti del sacrificio di tutti coloro che avevano sofferto impavidi carcere, persecuzioni, sevizie ne rivendicavano la grandezza e l’insegnamento. Senza l’autorità dei vecchi militanti che avevano sofferto galera, confino, ed esilio, durante il ventennio fascista, ai dirigenti non sarebbe stato possibile esigere dai gappisti, dai partigiani la disciplina più severa che conduceva spesso alla morte più straziante, né ai combattenti avere il cuore saldo per affrontarla. Era soltanto orgoglio ed entusiasmo lo spirito che animò i gappisti? Era un legame di reciproca fiducia tra i vecchi militanti e i giovani, tra coloro che avevano dimostrato di saper resistere sulla via giusta verso nuove prospettive e coloro che si inserivano in una lotta che era la lotta eterna contro la sopraffazione, il privilegio, la schiavitù. Senza gli antichi legami del presente oscuro col passato glorioso, davvero non vi sarebbe stata la guerra di liberazione, non avremmo riscattato l’onta del fascismo, “non avremmo conquistato il diritto di essere un popolo libero e indipendente.

Se è vero che in terra spagnola il fascismo fece la prova generale della successiva aggressione all’Europa è altrettanto vero che in Spagna si formarono, si temprarono i valorosi combattenti della Resistenza italiana ed europea. Combatterono il fascismo in Spagna gli organizzatori e i comandanti gappisti come Barontini, Garemo, Rubini, Bonciani, Leone, Bardini, Roda, Spada ed altri. Ed è proprio in virtù degli antifascisti italiani delle Brigate Internazionali che la Resistenza italiana poté contare, fin dall’inizio, su molti uomini politicamente e militarmente preparati, pronti cioè ad affrontare con mezzi di fortuna un nemico bene organizzato.
Il racconto delle loro gesta non vuole essere soltanto un’ampia elencazione o illustrazione di episodi di guerra. “Senza tregua” ha una morale profondissima, valida oggi come ieri. Anche ora si devono infrangere le resistenze al progresso, si deve conquistare maggiore democrazia nelle fabbriche e nelle scuole; anche ora si deve lottare per la pace nel mondo; anche ora è dunque necessario lottare senza tregua.

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Schwarz Arturo, “Man Ray”

Edito da Giunti Art Dossier, 13 Settembre 2000, 52 p.

La presente pubblicazione è dedicata a Man Ray (Filadelfia 1890 – Parigi 1976), uno dei maggiori esponenti del dadaismo americano, anticipatore del surrealismo. Il suo principale strumento di comunicazione è la fotografia, con o senza macchina da presa: i ”rayographs”, di sua invenzione, sono realizzati direttamente in camera oscura con l’elaborazione di materiali fotosensibili. Un artista sperimentale, autore di immagini rimaste nella storia della fotografia del nostro tempo, ma anche regista cinematografico e pittore.

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Schwarz Arturo, “Breton e Trotsky. Storia di un’amicizia”

Edito da Erre Emme, Bolsena (Viterbo), 1997, 227 p., Terza Edizione

Un libro per chi si interessa al surrealismo, a Trotsky e alla storia della cultura. All’ombra dei grandi e tragici avvenimenti degli anni ’30, nel Messico di Cárdens, si intreccia una celebre amicizia politica e culturale, da cui trarranno alimento per decenni le avanguardie artistiche europee e la battaglia contro lo stalinismo.

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Note dell’Archivio
-Il titolo della prima edizione, curata da Savelli, Roma, 1974, era “André Breton, Leone Trotsky. Storia di un ’amicizia tra arte e rivoluzione”; il titolo della seconda edizione, curata da Multhipla, Milano, 1980, era “Breton, Trotsky e l’anarchia”.
-Schwarz tradusse una serie di testi di Breton sull’anarchia e sul surrealismo apparsi sulla rivista “Le Libertaire” (dopo il 1945) o su vari volantini. Questi scritti sono stati pubblicati nella sezione “Documenti” del libro.
-Il volantino che Schwarz cita nella “Premessa della Seconda Edizione”, “Ni aujourd’hui, ni de cette manière” del 19 Aprile 1966 non venne pubblicato nella seconda e terza edizione perchè “uno dei cofirmatari del manifesto mi scrisse il 18 novembre 1977 per precisarmi che esso era stato interamente redatto da lui.”

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Onofri Nazario Sauro, “Un paradiso infernale: gli antifascisti bolognesi assassinati e incarcerati nell’URSS di Stalin”

Edito da Sapere2000, Roma, 1997, 141 p.

Queste pagine sono un doveroso omaggio agli antifascisti bolognesi — socialisti, anarchici e comunisti — assassinati e incarcerati nei gulag della defunta URSS di Stalin. Volutamente ignorati dall’ex PCI e dimenticati dall’ex PSI – mentre i dirigenti degli attuali partiti di sinistra non sanno neppure chi siano, un po’ per opportunismo e molto per ignoranza — questi militanti della sinistra di classe, come si diceva un tempo, sono vittime di una duplice violenza. Lasciarono l’Italia per sottrarsi alle persecuzioni fasciste e si recarono nell’URSS, illudendosi di andare a vivere in una sorta di Eden. Non trovarono lo sperato paradiso terrestre e finirono quasi tutti nell’inferno vero dei gulag, vittime di un ingranaggio infernale. In quella che si potrebbe definire una tragedia proletaria restarono coinvolti numerosi bolognesi Di queste vittime innocenti – colpevoli solo di avere creduto che la rivoluzione sovietica fosse una conquista proletaria e socialista – ho cercato di ricostruire la vicenda umana e il tragico itinerario che va dal carcere di Mussolini ai gulag di Stalin.

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Masini Pier Carlo, “Mussolini. La maschera del dittatore”

Edito da BFS, Pisa, 1999, 143 p.

Mussolini grande statista, come ultimamente lo si vorrebbe far passare, o Mussolini grande attore, come lo aveva definito Camillo Berneri già negli anni Trenta? Pier Carlo Masini ci conduce alla scoperta del personaggio, con un vivace ritratto critico del dittatore, del fascista, del guerriero, del diplomatico e dell’uomo. La più importante eredità che Mussolini ha lasciato all’Italia, conclude Masini, “è il vaccino ch’egli, nolente, ha inoculato agli italiani, la diffidenza verso l’autorità, il rifiuto di credere, obbedire, combattere, la ripugnanza al militarismo e alla guerra, l’insofferenza verso lo spirito di gregge, la stanchezza e il fastidio della retorica. Poiché, dopo mezzo secolo, il vaccino dell’esperienza vissuta sta per scadere e poiché non è detto che la nuova patologia della tirannide si presenti nelle stesse forme dell’antica, sarà bene prendere qualche misura protettiva, di cui questo libro vuol essere un vademecum”.

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Puglielli Edoardo, “Oscar Fuà. Patriota della Brigata Maiella”

Edito da LupiEditore, Sulmona, Maggio 2016, 80 p.

Molti non lo conoscono, anche se la storia della sua vita meriterebbe di essere gridata sui tetti, raccontata in televisione, scritta sui libri. Ed ecco ora il libro di Edoardo Puglielli promosso dal Centro Studi e Ricerche ‘Carlo Tresca’ di Sulmona: Oscar Fuà. Patriota della Brigata Maiella, (prefazione di Francesco Susi, Lupi Editore, Sulmona, 78 pagine). Storia di un ragazzo, 17 anni, ebreo nato a Sulmona, patriota combattente nella Brigata Maiella, caduto nella giornata del 4 dicembre 1943, nella battaglia di Brisighella.

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Patrioti di Romagna, “Uomini e gesta della Banda Corbari-Casadei”

1945(?), 47 p.

Un giorno sarà scritta la storia dei partigiani di Romagna. Dall’Appenino al mare, nelle gole dei monti e nella scoperta pianura, nelle città devastate e nei borghi raccolti intorno agli antichi ca­stelli, la nostra gente ha dimostrato di saper lottare e soffrire per il riscatto della Patria italiana. Da questa lotta aspra, ingrata, senza quartiere, condotta da fuori legge che la legalità fascista perse­guitava e puniva come delinquenti comuni, sono balzati nella luce della gloria uomini ed episodii che corrono già sulle labbra del popolo coi primi accenti della leggenda che nasce. Queste pagine narrano le gesta di alcuni di quegli uomini e la morte dei migliori fra loro.

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Note dell’Archivio
-L’opuscolo è diviso in due parti: nella prima parte vi sono le vite da partigiani di Corbari, Casadei e delle donne e uomini che collaborarono attivamente con essi; nella seconda parte vi sono il “memoriale di Don Antonio Vespignani, parroco di S. Savino”, “Corbari e Casadei” di Oleandra Macori e “Adriano Casadei nel ricordo di un’amica”, di Liana Ragazzini.

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