Rossi Marco, “Ribelli senza congedo. Rivolte partigiane dopo la Liberazione 1945 -1947”

Edito da Zero in Condotta, Milano, 2011, 94 p., Seconda Edizione

Attorno alla data del 25 aprile 1945, considerata e celebrata come l’anniversario della Liberazione, permangono ancora molti equivoci e rimozioni, dettate da un evidente utilizzo politico della storia, sino al punto di ventilare la cancellazione di tale festa per sancire la conclusione della guerra che vide gli italiani combattersi su fronti opposti.
La principale mistificazione riguarda proprio la data stessa del 25 Aprile con cui si vorrebbe far iniziare e concludere l’insurrezione popolare contro il fascismo e l’occupazione nazista, negando che quella guerra civile e sociale aveva un “prima” e, soprattutto, che conobbe un “dopo” tutt’altro che composto e riconciliato sotto la bandiera della cosiddetta pacificazione nazionale.
Uno dei fatti che contraddicono palesemente questa rassicurante ricostruzione del passato è l’esperienza, comune a migliaia di partigiani che, a distanza di poco più di un anno dalla Liberazione, tornarono in montagna “per rifiuto di abitare nella Repubblica che mitraglia i contadini, libera i fascisti e mette gli operai alla disoccupazione”.
Tali insorgenze, nonostante le considerevoli dimensioni raggiunte, rimangono a tutt’oggi una parentesi pressoché ignorata e sconosciuta, a causa dell’evidente dissonanza che rappresentò e ancora rappresenta per la storia ufficiale della Resistenza.

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Negrini Gina, “Il sole nero”

Edito da Casa Editrice Licino Cappelli, Rocca San Casciano, 1969, 207 p.

Bologna, negli anni precedenti ed immediatamente successivi all’ultima guerra, è l’ambiente in cui si muove la protagonista del romanzo. Un’infanzia vissuta in un mondo profondamente guasto, fatto di povertà e di miseria, materiale, ma soprattutto morale, forma il suo carattere: un carattere duro, guardingo, diffidente, perchè maturato in un clima di aperta ribellione. Scoppiata la guerra, adolescente, ella si trova a dover tacitamente accettare anche questo nuovo stato di cose; unica preoccupazione, la sopravvivenza. Ma a poco a poco si assiste al mutamento della sua indole: in questa vicenda di sofferenze, si risveglia in lei l’amore per il prossimo. Prima quasi per gioco, poi sempre più seriamente, la giovane partecipa alla Resistenza e il racconto segue il filo delle sue avventure di partigiana fino al giorno della liberazione.
Dopo un vano tentativo di espatriare quale moglie di un giovane russo, la ritroviamo a Venezia, in preda allo sconforto: tutti i suoi ideali sono caduti, traditi ed irrisi. Nondimeno il suo spirito irrequieto di donna giovane e attiva si ribella ed il romanzo termina con una esplosione di gioia di vivere.
Questo il tema di un romanzo di cui la vivacità, la freschezza, il ritmo senza soste, la purezza di linguaggio mettono in evidenza un profondo realismo. È un susseguirsi incalzante di episodi, senza respiro, che tiene avvinto l’interesse del lettore, il quale si trova pagina dopo pagina sempre più immerso nella vicenda, identificandosi le sue emozioni, le sue sensazioni più intime, con quelle della protagonista.

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(a cura di) Magni Beatrice, “Lotta di liberazione ed eccidi nazifascisti sull’altopiano di Monte Sole. Saggi e documenti su Marzabotto, Monzuno e Grizzana”

255 p.; supplemento del periodico “Montesole”, a. V, n. 9, Giugno 2000

Il volume curato dal Comitato per la ricerca e la consulenza storica del Parco Storico di Monte Sole e dal Comitato Regionale per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto raccoglie i materiali pubblicati fra il 1996 e il 1999 nei Quaderni storici del Parco Monte Sole e documenti inediti sulla strage nazi-fascista del Settembre-Ottobre 1944 nei comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno.

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Pagliaro Angelo, “I dimenticati confinati politici paolani antifascisti ed altri ribelli durante la persecuzione fascista”

2004, 56 p.

Prefazione
I libri di storia, il cinema, la memorialistica, le fotografie, gli sceneggiati televisivi, per gli anni del fascismo ci hanno consegnato, plasticamente, il trasferimento e l’ idea della vita degli antifascisti, sottoposti a misura cautelativa nei rispettivi luoghi di confino (Cesare Pavese a Brancaleone o Carlo Levi in Basilicata). “La traduzione con i suoi ritmi lentissimi, – così si legge in un volume sui simboli e i miti dell’Italia unita, pubblicato dall’Editore Laterza in questi ultimi anni- i ferri ai polsi e le catene, i viaggi negli angusti cubicoli dei vagoni cellulari, riarsi d’estate, freddi come celle frigorifere d’inverno, le soste in luridi cameroni di transito, le traversate, l’ accoglienza da parte degli altri confinati all’arrivo nelle colonie di pena”, oppure “il riferimento alla vita monotona, alle giornate vuote, alla strana esistenza di prigionieri all’aria aperta”, sono momenti che, nelle diverse località, hanno segnato la permanenza degli oppositori al regime. Lipari, Ventotene, le isole Tremiti, Favignana, erano le località più “gettonate”, i posti dove gli antifascisti più irriducibili venivano inviati non a villeggiare ma ad espiare una pena che era stata comminata dalle autorità del tempo, perché essi, per il loro dissenso, o non accettavano la dittatura o costituivano un pericolo per le istituzioni.
La storia di questi “antifascisti” è stata conosciuta grazie alle memorie che alcuni di essi ci hanno lasciato oppure è stata studiata attraverso le carte di polizia (opera molto valida ed utile sono i diversi volumi, curati dall’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti – A.N.P.P.I.A. – che, attraverso brevi biografie, offrono un panorama completo sull’antifascismo popolare italiano), per cui si deve salutare, con attenzione, la pubblicazione di questo volumetto di Angelo Pagliaro, che parla solo con i documenti, e il cui merito è quello di allineare alcuni nomi di antifascisti di Paola, inviati, durante gli anni della dittatura, al confino in varie località italiane. La cittadina tirrenica, nel corso della sua ultima storia, si è distinta per aver dato i natali ad alcuni esponenti di quel socialismo democratico, già presenti in Calabria, tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, ed attivi e combattivi, quali l’avvocato Raffaele De Luca, il maestro Francesco Itria ed anche, in qualche modo, lo stesso Maurizio Maraviglia. Nel 1896, inoltre, con la partecipazione dei più noti socialisti del tempo (da Giovanni Domanico a Pasquale Rossi, ad Antonino De Bella), aveva anche ospitato un convegno delle forze socialiste calabresi, durante il quale erano state gettate le basi per una più incisiva e capillare propaganda nella regione e per fissare i criteri da seguire nelle competizioni elettorali. Paola, che tutti conoscono per essere la patria di san Francesco, è anche la cittadina che, oltre al Maraviglia, il quale dopo la sua breve esperienza nelle file del partito socialista, divenne uno dei maggiori interpreti del pensiero nazionalista, ha dato i natali anche a Carlo Scorza, il segretario del Partito fascista che, nella notte famosa del 25 luglio 1943, guidò i lavori del Gran Consiglio e che,dopo una burrascosa seduta, decretò la fine di Mussolini e del fascismo. L’autore di questo agile testo documentario ha fatto bene, pertanto, a presentare i nomi dei paolani,che si sono opposti alla dittatura e che per questo hanno pagato, coscienti che la loro azione potesse servire a qualcosa per le generazioni più giovani. Personaggi non di secondo piano, se si pensa che il De Luca fu poi attivo nella Resistenza romana; condannato a morte da un tribunale militare tedesco, scampò alla pena perché la sua esecuzione fu più volte rinviata, in quanto era stato dichiarato “intrasportabile” a causa dell’ età avanzata, con la tacita complicità del medico di Regina Coeli. Ma accanto al De Luca, le cui vicende erano peraltro già note agli specialisti del settore, si devono ricordare Ida Scarselli, paolana d’adozione e Giacomo Bottino, paolano, marito della stessa; entrambi anarchici (la Scarselli faceva parte di una famiglia di anarchici, protagonista nel 1921 dei fatti di Certaldo).
Sono storie, a volte minori, storie – scrive l’autore- di dimenticati, ma hanno tutte un grande significato denotante i valori di libertà, di democrazia cui questi militanti sono stati fedeli durante la loro vita e che, con la loro azione, prepararono il terreno alla lotta di liberazione.Oggi qualcuno può anche sorridere di fronte a queste vicende, perché “la crisi del paradigma antifascista, la ricaduta di massa del revisionismo storiografico, la frammentazione sociale e la chiusura di un ciclo storico – politico” hanno modificato, in profondità, il rapporto con il nostro passato, in particolare con gli eventi del Novecento, “quasi che esso costituisca un impedimento all’avvio di un nuovo inizio, all’ingresso in una modernità che si pretende simile ad uno spazio vuoto, ricco di possibilità inedite”, ma che, in definitiva, se la si consideri meglio, è un’altra dimensione rispetto alla vera storia. E’ un’esigenza che, un poco più un poco meno, viene, purtroppo, avvertita da tutte le forze politiche (poche sono escluse), mentre non lo è per gli Istituti che si ricollegano alla Resistenza. L’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea (Icsaic) di Cosenza, per quel che lo riguarda, non solo promuove ricerche e scavi sugli anni del ventennio fascista, ma incoraggia anche studi come questi che vedono singole persone impegnate a scoprire ed identificare, nei piccoli paesi della regione, i protagonisti di queste battaglie. Tutte queste indagini devono, alla fine, servire a dare un’idea complessiva dell’ antifascismo popolare calabrese, ancora, per molti aspetti, poco noto, e a scrivere anche “la storia sulla vita e sull’atteggiamento di opposizione al regime da parte degli umili, che lottarono contro il fascismo e patirono carcere e confino”. Proprio per questo, per ospitare i risultati e far conoscere questa documentazione, l’Icsaic si impegna a riprendere le pubblicazioni del suo Bollettino, che, grazie alla preziosa collaborazione del compianto ed indimenticabile prof. Tobia Cornacchioli, comandato, per diversi anni, presso l’istituto di Cosenza e recentemente scomparso, ha visto ininterrottamente la luce dal 1987 al 1996, rappresentando un momento importante nella vita stessa del nostro organismo culturale e storico.
Cosenza 7 gennaio 2004
Giuseppe Masi, Direttore ICSAIC

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Bianconi Pietro – Gli anarchici italiani nella lotta contro il fascismo

 

(…)Animarono e vissero la Resistenza tutti quegli uomini che preferirono il carcere, il confino di polizia, l’esilio o la sofferenza della cospirazione in patria alla sottomissione: tutti quegli uomini che per vent’anni non dettero tregua al fascismo e lo combatterono sui monti qui e in Spagna. E non lo fecero soltanto per il disgusto dello spirito gregario coltivato dalla dittatura fascista, bensì in funzione delle grandi idealità storiche, attive nella loro coscienza. (…) Gli antifascisti militanti traevano impulso e motivo per la lotta contro il fascismo proprio dalla loro estrema qualificazione: il fascismo li aveva condannati, imprigionati, confinati non solo perché «anti», ma per il loro essere comunisti, socialisti, giellisti, anarchici. Ed è proprio qui che si rivela in pieno la peculiarità della tattica stroriografica: siccome l’enunciazione di una teoria storica, di una dottrina come quella anarchica, segnata dal pensiero, dall’azione e dal sacrificio di una lunga schiera di uomini generosi e ribelli, non può suonare nei consensi statali del partitismo, dove la cannibalesca vicenda del potere trova sempre giustificazioni elettorali, gli scrittori di regime si appellano all’antica e reazionaria pedagogia per cui anarchia vuol dire disordine, confusione, impulsiva e caotica ribellione.

Edizioni Fondazione Archivio Famiglia Berneri, Pistoia, 1988, p. 97

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Carbone Donatella, “Il popolo al confino. La persecuzione fascista in Basilicata”

Edito da “Ministero per i beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici”, Roma, 1994, XII+280 p.

Il volume conclude la pubblicazione delle biografie dei confinati politici durante il fascismo, provenienti dall’Italia meridionale, ricostruite grazie allo spoglio sistematico di tutti i fascicoli personali della serie Confinati politici conservata presso l’Archivio centrale dello Stato. Precedenti volumi hanno riguardato rispettivamente la Calabria (Cosenza, Lerici, 1977), la Campania (Napoli, Athena, 1989), la Sicilia e la Puglia (Roma 1989 e 1991, Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Strumenti CVI e CXIV, v. nn. 104 e 112).
Relativamente alla Basilicata sono stati censiti 155 confinati – un numero piuttosto alto se posto in rapporto al totale degli abitanti -, per ciascuno dei quali, seguendo lo schema già sperimentato nei precedenti volumi, la rilevazione fornisce i dati biografici e una breve descrizione dell’attività di opposizione svolta. Nell’introduzione si riassumono le vicende dell’istituto del domicilio coatto dal periodo postunitario al fascismo e se ne analizza la concreta applicazione nella regione Basilicata.
In appendice sono pubblicati gli elenchi delle persone nei confronti delle quali il Comando militare alleato aveva adottato provvedimenti di confino, ammonizione, diffida o infine internamento nel campo di concentramento di Padula. Il volume contiene inoltre alcuni prospetti numerici: dei confinati, ripartiti rispettivamente in base alla provincia di appartenenza, alla condizione sociale, al colore politico, alla durata della pena assegnata ed effettivamente scontata, e delle ordinanze di ciascuna Commissione provinciale, elencate in base al numero degli anni di confino inflitti e alla data di ciascuna ordinanza. Completano il volume l’indice dei nomi citati nelle biografie e nelle appendici, l’indice cronologico delle ordinanze e diversi indici dei nomi dei confinati, disposti in ordine alfabetico, per località di nascita, di residenza, di confino, per condizione sociale, colore politico, età, e suddivisi secondo la motivazione in forza della quale vennero poi liberati.

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Massara Katia, “Il popolo al confino. La persecuzione fascista in Puglia”

Edito da Ministero per i beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, Roma, 1991, Vol. 1: XI+578; Vol. 2: 323 p.

Con quest’opera prosegue la serie di biografie di confinati politici per opposizione al fascismo raccolti per regione di provenienza, ricavate dallo spoglio dei fascicoli personali dei confinati politici conservati nell’Archivio centrale dello Stato. Dopo il volume dedicato alla Sicilia (Strumenti CVI, n. 104), viene adesso ricostruito il panorama dell’antifascismo in Puglia, con la pubblicazione di 913 schede biografiche. Altri volumi riguardano rispettivamente la Calabria (Cosenza, Lerici, 1977), la Campania (Napoli, Athena, 1989) e la Basilicata (Strumenti CXIX, n. 117). Un’ampia introduzione illustra l’istituto giuridico del confino, riassume la tipologia delle notizie biografiche, suggerisce infine possibili piste di ricerca. I prospetti numerici ed i dieci indici contenuti nel secondo tomo permettono l’agile consultazione del materiale edito.

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Carbone Salvatore, Grimaldi Laura, “Il popolo al confino. La persecuzione fascista in Sicilia”

Edito da Ministero per i beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, Roma, 1989, XII+839 p.

Il volume contiene 827 biografie di confinati politici nati, domiciliati o comunque originari della Sicilia. Le biografie sono state redatte utilizzando la documentazione contenuta nei fascicoli personali delle serie archivistiche Confino politico e Casellario politico centrale del Ministero dell’interno, Direzione generale di pubblica sicurezza, Divisione affari generali e riservati conservate all’Archivio centrale dello Stato.
Il lavoro è completato, oltre che da prospetti statistici, da un ampio corredo di indici (indice nominativo, per località di nascita, di residenza, di confino, per colore politico, condizione sociale, età dei confinati; indice dei nomi citati nelle biografie; indice cronologico delle ordinanze di confino delle Commissioni provinciali; indice dei motivi della liberazione dal confino).
Altri volumi riguardano rispettivamente la Calabria (Cosenza, Lerici, 1977), la Campania (Napoli, Athena, 1989), la Puglia (Strumenti CXIV, n. 112) e la Basilicata (Strumenti CXIX, n. 117).

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(a cura di) Carucci Paola, Dolci Fabrizio, Missori Mario – Volantini antifascisti nelle carte della pubblica sicurezza (1926-1943)

 

Il presente repertorio si propone di fornire uno strumento di ricerca sulla propaganda antifascista a mezzo di volantini. Sono stati censiti 627 esemplari, reperiti nell’archivio della Direzione generale della pubblica sicurezza – Divisione affari generali e riservati. I volantini descritti costituiscono un campione limitato, ma rilevato in maniera sistematica, sufficientemente rappresentativo delle forze politiche e sindacali e dei vari gruppi e movimenti che fecero ricorso a tale forma di comunicazione in un arco di tempo compreso tra il novembre 1926 e il 25 luglio 1943.

Ministero per i beni culturali e ambientali Ufficio centrale per i beni archivistici, 1995, Roma, p. 242

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(a cura di) Brigaglia Manlio, Manconi Francesco, Mattone Antonello e Melis Guido – L’antifascismo in Sardegna

Vol. I: Cronologia del malessere del ventennio; Comunisti e socialisti; Repubblicani, sardisti e “Giustizia e Libertà”; Gli anarchici; I cattolici; L’emigrazione antifascista; Il confino di polizia e il Tribunale speciale. Vol. II: I volontari sardi alla difesa della Spagna repubblicana; La Sardegna durante la seconda guerra mondiale; I combattenti sardi della Resistenza e della lotta di Liberazione; Dizionario biografico degli antifascisti sardi.

Edizioni Della Torre, Cagliari, 2018, p. 760

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