Leval Gaston, “La rivoluzione sociale in Italia”

Edito da: Edizione de Il Libertario
Luogo di pubblicazione: Milano
Anno: 1949
Pagine: 55
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Nelle pagine seguenti intendiamo rispondere, siu pure molto brevemente, alla domanda che giustamente si pon­gono i lavoratori. Come organizzare il lavoro una volta espropriato il capitale? Come assicurare la gestione delle officine e delle fabbriche, la continuità della produzione? Come essere sicuri che la vita continuerà normalmente, о più esattamente, che si potrà soddisfare ai bisogni di tutti? Altri scrittori libertari, fra i migliori e i piu chiaroveg­genti, hanno già risposto a questi problemi. Ma i loro la­vori sono rimasti ignorati quasi da lutti. Il mio sforzo non porterà, forse, in sostanza niente di nuovo, ma esso tende soprattutto a porre il problema e ad indicare delle soluzioni secondo quanto può suggerire l’esperienza di questi ultimi anni e in particolare quella della rivoluzione spagnola. Un saggio di questo genere ha due specie di avversari. Da una parte tutti coloro che, pur proclamando il contrario, non vogliono che i lavoratori si sappiano organizzare da soli senza il loro concorso e senza il loro partito politico mercè il quale essi intendono dominarli e sfruttarli; senza uno Stato con la sua enorme burocrazia, la cui polizia do­vrebbe imprigionare, deportare e sterminare i lavoratori scon­tenti della nuova forma di sfruttamento e di dominio di cui essi sarebbero vittiine. Noi non staremo mai abbastanza in guardia contro i cattivi pastori che ci domandano soltanto di votare per loro, di aver fiducia in loro e di obbedire ai loro voleri. Proprio dell’uomo non è obbedire, ma pensare e agire da se stesso e consultarsi con gli altri per risolvere i pro­blemi della vita sociale.
Gli altri nemici di questo genere di studi sono gli im­previdenti che non si rendono conto delle difficoltà che pre­senta il passaggio dallo sfruttamento capitalistico all’orga­nizzazione socializzata della produzione, e dal commercio privato alla socializzazione della distribuzione dei prodotti.

Per queste persone, tutto dev’essere lascialo alla “crea­zione spontanea” quando il momento sarà venuto. Ora, an­che un’analisi superficiale della vita sociale ci mostra che senza una preparazione molto seria e accurata, ogni tenta­tivo di sostituzione della società capitalista con la società proletaria presenterà delle enormi difficoltà che possono con­durre al fallimento di questa iniziativa. E’ quello che sen­tono istintivamente i lavoratori… ed essi hanno ragione. Quindi è necessario studiare con loro, nella maggior mi­sura possibile, ciò che si dovrà fare e come si dovrà farlo. Diamo un esempio concreto; bisogna mangiare tutti i giorni, e gli abitanti della città debbono continuare, in un periodo ai trasformazione sociale, a ricevere il pane, la verdura, la carne, la pasta, il vino, l’olio, i grassi, il latte, i combustibili di cui essi hanno bisogno. Un’interruzione di qualche giorno, una diminuzione del 50% nei rifornimenti provocherebbero il malcontento di una gran parte della po­polazione e il ritorno vittorioso dei reazionari.
Ora, affinchè i contadini, che non sono dei santi ma semplicemente degli uomini, continuino a rifornire tutti que­sti prodotti о le materie prime che permettono di ottenerli, si dovrà continuare ad assicurar loro, in cambio, i prodotti industriali di cui hanno bisogno, tanto più che il denaro perderebbe buona parte del suo valore о il suo valore totale. Si dovrebbe assicurare gli scambi fra la città e la cam­pagna, procurare ai contadini una quantità di oggetti di cui spesso sono privi, cioè scarpe, tessuti, utensili macchine, concimi chimici, biciclette, pneumatici, camioncini, mobili, apparecchi radio, impianti elettrici vari, libri, pellicole ed impianti cinematografici, ecc.
Se la produzione industriale si interrompesse о rallen­tasse notevolmente il suo ritmo, perchè non si è saputo as­sicurarne la continuità senza pericolosi brancolamene, il con­traccolpo immediato sarebbe una diminuzione proporzionale dei rifornimenti, una minaccia immediata di carestia. Per evitare questa minaccia, bisogna quindi organizzare imme­diatamente gli scambi fra la città e la campagna. Ma per scambiare, è necessario aver qualcosa da offrire! Quelli che pretendono che si finirebbe, a forza di esperienze, per tro­vare i sistemi di organizzazione, e che per conseguenza non conviene cercarli sin d’ora, sembrano ignorare che gli sto­machi, a cominciare dai loro, hanno bisogno di essere soddi­sfatti con tutt’altro che delle teorie.
I lavoratori hanno ragione; essi devono sapere nel mi­glior modo possibile come dovranno agire, e prepararsi efflcacemente al raggiungimento del loro scopo. Non preten­diamo di dare una soluzione a lutti i problemi inerenti alla trasformazione sociale, ma solo di tracciare dette grandi linee. Questo contributo potrà forse spingere altri ad esa­minare tali problemi in modo più particolareggiato: ad esempio, come riorganizzare l’industria cui si appartiene, un dato ramo dei trasporti о dell’agricoltura, il Comune in cui si abita, l’attività regionale, ecc. Questi problemi specifici saranno meglio affrontati da co­loro che uniscono in sè le due qualità di tecnici e di rivolu­zionari. Quello che segue non è, ben inteso, che un punto di partenza.
Ancora qualche riga come avvertenza. Nella struttura industriale ed agricola che noi abbozziamo, noi parliamo di Comitati di fabbrica, di Comitati sindacali e agrari, di Con­sigli comunali e federali, ecc. Questi Comitati saranno com­posti da delegati, ma s’intende che noi non pretendiamo creare una burocrazia parassitaria. Nei limiti del possibile, questi delegati dovranno lavorare nelle fabbriche e nei campi. Essi non potranno unicamente dedicarsi ai loro compiti di delegati che quando la loro presenza continuativa sarà giu­dicata necessaria per il bene di tutti.

Nota dell’Archivio: ///

Link Download

Questa voce è stata pubblicata in Opuscoli e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.