Kropotkin Petr, Goldman Emma e Berkman Alexander, “Anarchia e prigioni. Scritti sull’abolizione del carcere”

Edito da Ortica Editrice Società Cooperativa, Aprilia, 2014, 77 p.

“Che cosa possiamo fare per perfezionare il sistema penale?”. Niente. È impossibile perfezionare una prigione. Con l’eccezione di pochi trascurabili cambiamenti, non vi è assolutamente altro da fare che distruggerla. Il principio di fondo di ogni prigione è sbagliato, in quanto priva l’uomo della libertà. Fino a che si priva l’uomo della libertà, non si riuscirà a renderlo migliore. La libertà e la fratellanza umana sono gli unici rimedi da applicare alle malattie dell’organismo umano che conducono al cosiddetto crimine.

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Note dell’Archivio
-I testi presenti sono le traduzioni di:
1) Kropotkin Petr, “Prisons and Their Moral Influence on Prisoners”, estratto da “Kropotkin’s Revolutionary Pamphlets. A collection of writings by Peter Kropotkin“, Dover Pubblication Inc, New York, 1970, pagg. 219-235;
2) Goldman Emma, “Prisons. A Social Crime and Failure”, estratto da Goldman Emma, “Anarchism and Other Essays“, Mother Earth Publishing Association, New York, 1911
3) Berkman Alexander, “Prison and Crime”, pubblicato su Mother Earth Vol. 1, n. 6, Agosto 1906

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Hemmings Clare, “Considering Emma Goldman. Feminist political ambivalence&the imaginative archive”

Edito da Duke University Press, Durham (Carolina del Nord), 2018, X+291 p.

“Il lavoro di Hemmings esamina il significato dell’attivista e pensatrice anarchica per la politica femminista contemporanea. Ella unisce i discorsi di genere, razza e sessualità di Goldman, trovandoli utili nella formulazione di una nuova prassi femminista queer. Esaminando tre archivi sovrapposti – gli scritti di Goldman, la sua eredità storica e teorica e un archivio fantasioso che risponde in modo creativo alle lacune in quegli archivi – Hemmings mostra come un serio impegno con le ambivalenze politiche di Goldman apra questioni più ampie che circondano la storiografia femminista, esplorando la sua personale affinità con l’anarchica lituana per illuminare il ruolo che l’investimento affettivo gioca nel plasmare la narrazione femminista. Considerando Goldman in tutte le sue contraddizioni e complessità, Hemmings presenta una risposta femminista queer alle ambivalenze che saturano anche le teorie razziali femministe queer contemporanee.”

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Note dell’Archivio
-Libro in Inglese

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Goldman Emma, “La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause”

Edito da La Salamandra, Milano, 1977, 67 p.

“«Quando la traballante nave da trasporto militare, il Buford, uscì dal porto di New York diretta in Rus­sia, sei giorni prima del Natale 1919, con un carico di 249 prigionieri politici scelti», Emma Goldman (1869-1940), la rivoluzionaria più temuta dall’opi­nione pubblica statunitense, non avrebbe mai imma­ginato di dover chiudere, due anni dopo, la propria vicenda «sovietica», con un bilancio sconsolante. Le sue attese, le sue speranze nell’«era nuova», che erano le attese e le speranze del proletariato interna­zionale, dovevano infrangersi contro la dura realtà repressiva del nuovo Stato bolscevico. Frutto di que­sta esperienza è il breve saggio La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause (1922), cui avrebbe fatto seguito, l’anno successivo, il più impegnativo My Disillusionment in Russia. Nel proporre il primo al pubblico italiano, non pretendiamo di fornire nuo­vi «dati» sulla Russia del 1920-21. La sconfitta della rivoluzione russa e le sue cause è un testo scritto a caldo, «politico» e «personale» nello stesso tempo, forse privo di quegli strumenti critici, «scientifici», che spesso può permettersi chi non paga di persona. E’ la testimonianza di una militante rivoluzionaria di fronte ai primi, evidenti sintomi della «rivoluzione tradita», una testimonianza che ci aiuta a ricordare come anche nelle grandi rivoluzioni la collettività o il proletariato, per cui ci si batte, non sono mai entità astratte, pedine di un gioco condotto da indispensabili avanguardie, ma la somma di tutti coloro che della ri­voluzione sono, in definitiva, gli artefici principali.”

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Note dell’Archivio
-Traduzione del libro Goldman Emma, Die Ursachen des Niederganges der russischen Revolution, Verlag «Der Syndikalist», Berlin, 1922

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Goldman Emma, “Fraternalmente, Emma. Cartas de amor y de guerra”

Edito da La Felguera Ediciones, Tenerife (Canarias), Novembre 2008, 118 p.

“Inedito fino ad oggi, il carteggio tra la storica e celebre anarchica Emma Goldman e il militante della FAI, Antonio Vidal Arabi, costituisce una bella testimonianza della dimensione umana e sociale di entrambi . La corrispondenza avviene in un momento cruciale: la guerra civile è finita, la situazione dei profughi e degli esuli è drammatica e in Europa avanza il totalitarismo. Scoperti anni fa all’interno di una valigia che, un bel giorno, lo stesso Vidal ha lasciato, questi documenti sono l’esempio vivente di un’epoca irripetibile, oltre che protagonisti unici.
Per questa nuova edizione, rivista e ampliata, è inclusa una prefazione di Dolors Marín su Emma Goldman e la Spagna, nonché un taccuino di fotografie delle visite di Goldman nel territorio iberico.”

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Note dell’Archivio
-Libro in Spagnolo

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Goldman Emma, “Femminismo e anarchia”

Edito da BFS, Pisa, 2013, 141 p., Ristampa.

Donna e anarchica, Emma Goldman rappresenta ancora oggi un’originale chiave di lettura della realtà contemporanea. Trasferendo nella scrittura l’intelligenza e la passione che caratterizzarono il suo attivismo in America, in Russia e nella Spagna repubblicana, “Emma la rossa” si presenta come una delle voci più rappresentative del movimento anarchico e femminista. Il suffragio femminile, il matrimonio, le gabbie morali del puritanesimo e il dramma della prostituzione sono alcuni degli argomenti affrontati dalla militante, che ha saputo fare delle sue idee una griglia d’interpretazione della condizione della donna. Attraverso i suoi scritti si ripercorrono trent’anni di lotta contro l’oppressione di uno Stato che, complice della religione, ha imbrigliato le potenzialità femminili nell’immagine della donna come madre e moglie asservita.

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Note dell’Archivio
-Come riportato nella Nota Editoriale (p. 26):
“La selezione degli scritti che presentiamo comprende alcuni dei saggi pubblicati oltre trent’anni fa in “Anarchia e femminismo e altri saggi” dalle edizioni La Salamandra, con una nuova cura e un’ampia revisione della traduzione. La prima traduzione italiana riprendeva a sua volta, in parte, l’antologia di scritti “Anarchism and other essays”, accompagnata da una nota biografica di Hippolyte Havel e pubblicata dalle edizioni Mother Earth nel 1910, che ha conosciuto negli anni numerose edizioni e ristampe.
Nella presente selezione sono stati omessi alcuni saggi che erano presenti nell’edizione italiana del 1976, mentre sono stati inseriti due articoli fino ad ora inediti in lingua italiana: “La gelosia” e “Vittime della moralità”. Chiude la rac­colta un indice ragionato dei nomi.”

-Gli articoli inediti sono “Victims of morality” (comparso su Mother Earth, Vol. 8, n. 1, Marzo 1913) e “Jealousy: causes and a possible cure” (fondo “Emma Goldman Papers, 1903 – 1940” presso il “The New York Public Library”, Humanities and Social Sciences Library Manuscripts and Archives Division.)

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Goldman Emma, “Anarchia, femminismo e altri saggi”

Edito da La Salamandra, Milano, 1976, 219 p.

Prefazione di Emma Goldman

Circa ventun anni fa ho ascoltato il primo grande oratore anarchico: l’inimitabile John Most. Mi sembrò allora, ma anche molti dopo, che le parole fossero lanciate tra le masse con una tale carica, un tale entusiasmo ed ardore da non poter più essere cancellate dalla mente e dall’animo umano. Come avrebbero potuto chiunque si fosse trovato tra le folle che partecipavano ai comizi di Most, sottrarsi alla sua voce profetica! Certamente non potevano fare altro che ascoltarlo per sbarazzarsi delle vecchie credenze e vedere la verità e la bellezza dell’anarchia!
La mia grande aspirazione all’epoca era di poter parlare con la voce di John Most: essere anch’io capace di raggiungere le masse. Ah, l’ingenuità dell’entusiasmo giovanile! Sono gli anni in cui le cose più difficili sembrano un gioco da ragazzi. È l’unico periodo della vita che valga veramente la pena di vivere. Purtroppo, è anche un periodo di breve durata. Come la primavera, il periodo dello Sturm und Drang dell’agitatore porta con sè la crescita, fragile e delicata, che può maturare o essere uccisa a seconda delle sue capacità di resistenza contro migliaia di ostacoli. La mia grande fede nel taumaturgo, nelle parole dette, non esiste più. Ho capito la loro inadeguatezza nel risvegliare il pensiero o anche le emozioni. Poco a poco e con una forte resistenza a questa comprensione, ho capito che la propaganda verbale è al massimo uno strumento per scuotere la gente dal suo letargo: non lascia alcuna impressione durevole. Il fatto stesso che molti partecipano alle assemblee solo se spinti da notizie sensazionali o perchè si vogliono svagare, è una prova che essi hanno un’ansia profonda di apprendere. Ancor diverso è per quanto riguarda la forma scritta dell’espressione umana. Nessuno, a meno che non sia veramente interessato alle idee progressiste, si scomoderà a leggere dei libri seri. E ciò mi porta a un’altra constatazione, fatta dopo molti anni di attività pubblica.
È la seguente: nonostante tutte le pretese dell’educazione, il bambino accetterà solo ciò che la sua mente desidera. Questa verità è ormai riconosciuta da molti educatori moderni per quanto riguarda la mente infantile. Io credo che essa sia vera anche per l’adulto. Non si può far diventare qualcuno anarchico o rivoluzionario più facilmente che musicista. L’unica cosa che si può fare è piantare i semi del pensiero.
Se da questi nascerà qualcosa di vitale dipende in larga parte dalla fertilità del terreno umano, anche se non si deve trascurare la qualità del seme intellettuale. Nelle assemblee il pubblico viene distratto da migliaia di cose secondarie. L’oratore, anche se capace, non può sfuggire all’irrequietezza della folla, con il risultato inevitabile che egli non riuscirà a penetrare nel profondo. Probabilmente non riuscirà a soddisfare nemmeno se stesso. Il rapporto tra lo scrittore e il lettore è più intimo. È vero, i libri sono solo ciò che noi vogliamo che siano; anzi ciò che vi leggiamo dentro.
Il fatto che sia possibile far ciò, denota la superiorità dell’espressione scritta su quella verbale. È questa convinzione che mi ha spinto a raccogliere in un volume le mie idee su vari argomenti di importanza individuale e sociale. Essi rappresentano le lotte mentali e affettive di ventun anni: le conclusioni ricavate da così tanti cambiamenti e ripensamenti interni. Non sono così ottimista da sperare che i miei lettori saranno tanti come coloro che mi hanno ascoltata. Ma io preferisco rivolgermi ai pochi che vogliono veramente apprendere, piuttosto che ai molti che vengono per
passare il tempo. Per quanto riguarda il libro, esso deve presentarsi da solo. Commenti e spiegazioni non fanno altro che sottrarre qualcosa alle idee che vengono avanzate. Tuttavia, vorrei prevenire due obiezioni che sicuramente verranno sollevate. Una riguarda il saggio sull’Anarchia, l’altra su Minoranze contro maggioranze.
“Perchè non parli di come le cose funzioneranno sotto l’anarchia?”, mi è stato chiesto migliaia di volte. Perchè credo che l’anarchia non può in tutta coerenza imporre un programma ferreo o un metodo al futuro. Le cose che ogni nuova generazione deve combattere e che sono le più difficili da sconfiggere, sono i segni del passato che ci tiene tutti in una rete. L’anarchia, perlomeno come la intendo io, lascia i posteri liberi di sviluppare i propri sistemi, in armonia con i propri bisogni. La più vivace delle nostre immaginazioni non può prevedere i risultati di una corsa libera da costrizioni esterne. Come si potrebbe pretendere allora di tracciare una linea di condotta per chi deve ancora venire? Noi, che paghiamo un caro prezzo per ogni soffio di aria pura e fresca, dobbiamo stare in guardia contro la tendenza a incatenare il futuro. Se riusciamo a pulire il terreno da tutta l’erbaccia del passato e del presente, lasceremo ai posteri la più grande e la più sicura eredità di tutte le epoche. La tendenza più scoraggiante che esiste tra i lettori è quella di estrapolare una frase da un lavoro, come se fosse un esempio delle idee o della personalità dello scrittore.
Friedrich Nietzsche, per esempio, è considerato un nemico dei deboli perchè credeva nell’Ubermensch. Non viene in mente ai piatti interpreti di quella mente gigante che questa visione dell’Ubermensch presupponeva un tipo di società in cui non esisterà più una razza di oppressi e di schiavi. È lo stesso atteggiamento errato che vede in Max Stirner niente altro che l’apostolo della teoria “ognuno per sè, al diavolo chi è dietro”. Che l’individualismo di Stirner contenga le più grandi potenzialità sociali, è completamente ignorato. È vero però che se la società dovrà mai liberarsi, ciò avverrà grazie ad individui liberi, i cui liberi sforzi costruiranno la società. Questi esempi mi portano all’obiezione che verrà sollevata dal saggio Minoranze contro maggioranze. Non vi sono dubbi; dovrò essere scomunicata come nemica del popolo, perchè rinnego la massa come un fattore creativo. Io lo preferirei, piuttosto che essere colpevole delle banalità demagogiche così in voga come esca per la gente. Mi rendo conto benissimo della malattia delle masse oppresse e sfruttate, ma mi rifiuto di prescrivere i soliti ridicoli palliativi che non permettono al paziente nè di morire nè di guarire. Non si può essere mai troppo estremi nell’affrontare i mali sociali; tra l’altro, è l’estremo che rappresenta la verità. La mia mancanza di fede nella maggioranza è dettata dalla mia fede nelle potenzialità dell’individuo. Solo quando questi diventerà libero di scegliere i suoi compagni per una causa comune, potremo sperare in un’ordine e in un’armonia al di fuori di questo mondo di caos e ineguaglianza. Per il resto, il mio libro deve parlare da solo.

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Note dell’Archivio
-Traduzione del libro Goldman Emma, “Anarchism and Other Essays“, Mother Earth Publishing Association, New York, 1911
-Il saggio di Shulman Alix Kate, “La donna più pericolosa al mondo”, è un estratto tradotto del libro “To the Barricades: The Anarchist Life of Emma Goldman,” Thomas Y. Crowell, New York, 1970.

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Goldman Emma, “Amore emancipazione. Tre saggi sulla questione della donna”

Edito La Fiaccola, Ragusa, Ottobre 1996, 55 p., Seconda Edizione.

“Introduzione
I tre scritti di Emma Goldman che presentiamo riuniti in que­sto opuscolo vennero pubblicati all’inizio del secolo dalla casa edi­trice «Mother Earth», creata dalla stessa autrice e da Alexander Berkman a New York.
Il fatto di essere stati scritti quasi settanta anni fa e di trattare argomenti piuttosto specifici potrebbe far pensare che si tratti di pezzi molto «datati», che possono rivestire interesse solo per gli studiosi o per gli appassionati. Noi invece crediamo che la profon­da abilità dell’autrice nello scavare nella natura dell’uomo (o della donna, in particolare) le permetta di superare brillantemente indenne la sfida del tempo e che dunque questi scritti possano essere consi­derati d’attualità ancor oggi.
Certamente le condizioni sociali, politiche, economiche sono molto mutate, nel corso di quasi un secolo, e, d’altro canto, la si­tuazione americana ha sempre avuto certe sue peculiarità che la Goldman ben focalizza e che possono essere di non facile compren­sione per noi italiani. Ma al di là dei limiti di tempo e di luogo, i problemi di fondo dell’umanità in generale e delle donne in parti­colare non sono sostanzialmente cambiati, né potranno esserlo fin­ché sopravvivrà una società basata sull’oppressione e lo sfruttamen­to. I rapporti umani, affettivi, sentimentali, sessuali, continueran­no ad essere mortificati nella loro libera espressione da un’edu­cazione castratrice e da istituzioni sociali repressive: piaghe come quella della prostituzione sono connaturate ad una società che vuole mercificare e controllare anche l’ambito delle relazioni personali e sessuali, e non potranno essere sanate se non estirpando alle radi­ci la pianta che le genera; l’illusione dell’emancipazione e dell’e­guaglianza concesse dall’alto continuerà a mietere vittime finché le persone non avranno coscienza di dover essere ognuno unico ar­bitro del proprio destino. Per questo, crediamo, la lettura dei tre saggi della Goldman può essere assai stimolante oggi, mentre pro­blemi come quello della donna e dell’ambito personale tornano ad essere al centro dell’attenzione generale dopo che l’ufficialità pseudo-rivoluziomria marxista-leninista li aveva bollati come deviazioni
piccolo-borghesi o ribellismo «anarcoide». Dall’altro lato, da queste pagine esce un vivace spaccato della società americana dell’epoca, colta e spietatamente vivisezionata nelle sue meschinità, nelle sue ipocrisie, nelle sue bassezze. Il puri­tanesimo, il proibizionismo, il «mercantilismo», il «buon senso pratico americano» sono i bersagli della pungente critica della Gold­man, in quanto espressioni del tentativo di stravolgere la stessa na­tura umana operato da una classe dominante che ha già stravolto i naturali rapporti sociali umani. I pezzi sono scritti in un vivace stile giornalistico che non sem­pre siamo riusciti a rendere efficacemente nella traduzione (e ce ne scusiamo coi lettori) e che abbiamo cercato di non appesantire con soverchie inutili annotazioni, intervenendo solo là dove ci pareva necessario per la buona comprensione del testo. Ai tre saggi abbiamo aggiunto delle brevi note biografiche con le quali speriamo di contribuire, sia pur minimamente, a far cono­scere nel nostro paese una militante anarchica la cui vita e le cui opere sono ancora troppo spesso ignorate.
FRANCO LOMBARDI e ESTER TOGNON”

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Nota dell’Archivio
-Nel libro sono contenuti:
1) gli articoli “Il voto alle donne”, “La tratta delle bianche” e “Amore e matrimonio” sono la traduzioni degli scritti di Goldman Emma pubblicati nel libro “Anarchism and Other Essays“, Mother Earth Publishing Association, New York, 1911:
“Woman Suffrage”, pagg. 201-217
“The Traffic in Women”, pagg. 183-200
“Marriage and Love”, pagg. 233-243
2) Introduzione e Note biografiche curate da Lombardi Franco e Tognon Ester

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Bianchi Bruna, “Negazione dei diritti civili,deportazione ed esilio negli scritti e nei discorsi pubblici di Emma Goldman (1917-1934)”

 

da “DEP Deportate, esuli, profughe. Rivista telematica di studi sulla memoria femminile”, n. 8, Gennaio 2008, pagg. 118-153

“Nel corso di tutta la sua vita Emma Goldman non cessò mai di lottare per un “mondo libero per individui liberi”, capaci di riconoscere la loro comune origine, la loro appartenenza alla Terra, la “Terra madre, pronta ad aprire le sue braccia ospitali a tutti i suoi figli”, come scrisse nella presentazione del primo numero della sua rivista: “Mother Earth” nel 1906. L’articolo e l’opuscolo di Emma Goldman che qui proponiamo in traduzione italiana: Una donna senza una nazione e La tragedia degli esuli politici, pubblicati per la prima volta tra il 1933 e il 1934, parlano dello sradicamento, dell’ostracismo, della violenza politica, dell’amara esperienza dell’esilio di migliaia di “indesiderabili” in un mondo trasformato in una “immensa prigione” dalla Prima guerra mondiale, dal dilagare della repressione e dei totalitarismi. L’evento traumatico della deportazione, le peregrinazioni degli anni successivi, il costante impegno per i perseguitati politici in ogni paese in cui cercò rifugio a partire dal 1920 fecero di Emma Goldman il simbolo di un’intera generazione di esuli. In questi scritti, inoltre, l’anarchica russa riprende e sviluppa le riflessioni sulle conseguenze della Grande guerra sulla democrazia americana, sull’idea stessa di cittadinanza, temi che erano già stati al centro dei suoi discorsi pubblici e delle sue dichiarazioni di fronte ai giudici tra il 1917 e il 1919. Proprio dagli avvenimenti di quegli anni che condussero al suo esilio, quando fu “imbavagliata, rapita, trascinata con la forza via dall’America”, prende le mosse questo saggio introduttivo.”

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Avrich Paul, Avrich Karen, “Sasha and Emma. The anarchist odyssey of Alexander Berkman and Emma Goldman”

Edito da Harvard University Press, Cambridge (Massachusetts, USA), 2012, X+490 p.

Pubblicata e completata postuma da Karen Avrich, il libro si basa sugli appunti storici di Paul Avrich riguardante la relazione sia personale che politica tra Berkman e Goldman in un periodo di grossi fermenti rivoluzionari (come la rivoluzione russa) e repressione a tutto spiano negli Stati Uniti contro i gruppi rivoluzionari.
Il pregio del libro è quello di presentare questa relazione politica e personale tra i due personaggi raccolti attraverso tutta una serie di memoriali ed epistole.

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Nota dell’Archivio
-Libro in Inglese

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(a cura di) Bernardi Fabrizio, Erba Dino, Pagliarone Antonio – Dauvé Gilles [Barrot Jean]. Le roman de nos origines “La Banquise”.

Prima serie bianca, supplemento a Pagine Marxiste n. 25, settembre 2010, Fara Gera d’Adda (BG), n. pag. 304

Apparso sul secondo numero della rivista francese «La Banquise», nel 1983, Le Roman de nos origines costituisce un primo tentativo di risalire alle radici storiche e teoriche di quella prospettiva radicalmente comunista che va sotto il nome di critica radicale.
Ne scaturisce un interessante bilancio delle principali correnti rivoluzionarie del passato, e dei grandi movimenti sociali che, lungo l’arco del Novecento, hanno scosso la società capitalistica, in Francia e nel mondo intero.
Di questo lungo saggio pubblichiamo ora, in traduzione italiana, alcuni estratti, corredati da un ampio apparato critico e bibliografico, e accompagnati da altri due testi – anch’essi finora inediti – di Gilles Dauvé e Karl Nesic.
Le Roman de nos origines, ovvero le originidell’ultrasinistra, non ha nulla a che vedere con i cascami dei partiti nazionalcomunisti, cioè con le chiese maoiste e trotskiste di diversa osservanza che, nella seconda metà del secolo scorso, hanno animato la scena politica. Le Roman… parla della Sinistra comunista tedesco-olandese (o consiliare) e di quella «italiana, correnti che, fin dai primi anni Venti, seppero scorgere e analizzare il riflusso della Rivoluzione russa.
Negli anni Cinquanta e Sessanta, la loro eredità fu raccolta da Socialisme ou Barbarie e dall’Internazionale Situazionista che, in Francia, sull’onda del Maggio ’68, fornirono importanti riferimenti teorici alle tendenze radicali nelle quali militò Gilles Dauvé. Altrettanto avvenne in Italia, e in altri Paesi, dove alcune formazioni politiche si richiamavano, in modo più o meno diretto, alle esperienze della Sinistra comunista. A queste formazioni, abbiamo dedicato uno spazio specifico nelle sezioni documentarie, evidenziandone il rapporto con le lotte proletarie di quegli anni. Assenti sono invece i proletari di molti Paesi dell’Africa e dell’Asia. Ma questa è un’altra storia, appena cominciata…

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