Simon Nicola, “Preti e superstizioni”

Edito da La Rivolta, Roma, [1947], 31 p.

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Note dell’Archivio
-Opuscolo fotografato
-La data di pubblicazione viene desunta dalla pubblicazione precedente di Simon Nicola: Andrew Dickson White, “La Chiesa contro la scienza: la condanna di Galileo”, 1947
-L’opuscolo contiene una dedica firmata da Camillo Porreca (6 Aprile 1949) a Melchiorre Palermo, anarchico di Salemi (Trapani).

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Memento!…

[probabilmente dopo il 1887, forse fine Ottocento-inizio Novecento], 16 p.

Estratto dalla prima pagina
Undici Novembre!
Data memorabile!
Un assassinio consumato, una vendetta incompiuta…
La giustizia – ruffiana de’ potenti; la legge – la prostituta de’ ricchi; lo Stato – la camorra organizzata, riddando la tresca de’ soddisfatti, paurosi di perdere il frutto di secolari latrocinii, credettero – strangolando degli uomini – di soffocare lo spirito di scontento che vagola nelle masse ed addita ingiustizie e soprusi, scopre privilegi e furti, mostra lenocinii e corruzioni…

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Note dell’Archivio
-Opuscolo fotografato
-Opuscolo scritto in ricordo della condanna a morte dei martiri di Chicago (11 Novembre 1887). Dalla firma riportata nella copertina vi è il nome di G[iuseppe] Melinelli, anarchico perugino che, trasferitosi a Roma verso la fine degli anni ’80 dell’Ottocento, aveva partecipato ad un comizio tenutosi il 1 Maggio 1891 “che degenera nei cosiddetti “fatti di Piazza S. Croce in Gerusalemme”.” Qualche decennio dopo, l’11 Novembre 1906, Melinelli aveva tentato “la proibita commemorazione dei “martiri di Chicago”. Finì in carcere per quattro giorni.
Da questi elementi, comunque, non ci è dato sapere se Melinelli sia l’autore di questo opuscolo. Eventuali correzioni sono ben accette via mail: bla_lemaquis@subvertising.org

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Rossi Marco, “Afghanistan senza pace. Cronache di guerra 2001-2006”

Edito da Zero in Condotta, Milano, Settembre 2006, 144 p.

Per cercare di capire la guerra in Afghani­stan è necessario intraprendere un lungo e scomodo viaggio attraverso secoli, montagne, frontiere e campi di papaveri. Solitamente, tutto viene fatto risalire all’11 settembre 2001, data feticcio per l’inizio di quella guerra al terrorismo, contro la cui logica milioni di persone si erano mobili­ tate “senza se e senza ma”. Ma accettare tale punto di partenza significa già aver scelto una ricostruzione senza memoria. D’altra parte, nessun governo vuole am­mettere che, dopo cinque anni dall’inizio della missione “Enduring Freedom”, que­sta terra non ha ancora conosciuto pace e chi aveva cinicamente puntato sulla roulette della guerra per poter realizzare i propri affari ha visto naufragare i suoi cal­coli. L’ambiguità democratica si rivela per­ sino nel linguaggio: nessuno si riferisce alla guerriglia о alle rivolte popolari in quanto tali, preferendo usare espressioni quali terroristi e criminali, identiche a quelle usate dalla propaganda sovietica durante l’occupazione dell’Afghanistan degli anni Ottanta. Da qui la necessità di opporsi alla disinfor­mazione, quale primo passo per opporsi a questa guerra in cui l’Italia resta coin­volta e arruolata.

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Most Johann, La peste religiosa. Faure Sebastien, Dio non esiste

Edito da La Fiaccola, Ragusa, Luglio 1997, 70 p.

La polemica e la lotta contro la religione sono ancora un punto essenziale dell’attività che gli anarchici svolgono contro ogni forma di potere e ogni forma di sfruttamen­to. La religione è la forma più sottile del potere, quella che avvolge le paure e le superstizioni, che, dopo averci fatto credere in Dio, domani ci potrebbe spingere a cre­dere nel partito о nell’autorità dello Stato. Bisogna spaz­zare tutto questo, evitando di cadere nell’equivoco di una polemica antireligiosa che si limiti solo a indicare le con­traddizioni teologiche о le assurdità della fede. Bisogna spingere più profondamente la critica contro la religio­ne, dimostrando che la credenza in Dio può trasferirsi in una credenza nel partito, nel capo, nello Stato e in ogni altro tipo di «sacralità», se non si vigila criticamente di­ struggendo, di volta in volta, questi stimoli irrazionali, arrivando, progressivamente, alla costruzione dell’uomo nuovo, dell’uomo che non avrà più bisogno del sacro per­ ché non sarà più sottoposto alla sfruttamento.

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Note dell’Archivio
-Riguardo “La peste religiosa”
– – traduzione dell’opuscolo “Die Gottespest und die Religionsseuche”, pubblicato dall’Internationale Bibliotheknel, New York, 1883. In precedenza questo scritto era apparso a puntate nel giornale anarchico di lingua tedesca “Freiheit”.
– – La prima traduzione in italiano venne fatta da Giovanni Mancuso – precisamente dalla versione francese dello scritto di Most – e pubblicata nel 1892 a Marsala.
– -Le precedenti edizioni de La Fiaccola sono datate 1960 (con presentazione di Franco Leggio), 1977 e 1987.
-Riguardo “Dio non esiste”
– – traduzione dell’opuscolo “Douze preuves de l’inexistence de dieu”, 1914.
– – La prima traduzione in italiano venne fatta da Antonio Cavalazzi con la prefazione di Luigi Galleani e pubblicata, come opuscolo, dal giornale “Cronaca Sovversiva”.
– – Le precedenti edizioni de La Fiaccola sono datate 1961, 1977 e 1987

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Fratel Luther Blissett, “Il cinema libera la testa. Elogio della ribellione nella macchina cinema”

Edito da La Fiaccola, Ragusa, Gennaio 2004, 181 p.

Questo Trattato sulla ribellione libertaria nella storia del­ la «macchina/cinema», l’ha scritto, copiato, rubato Fratel Luther Blissett, l’ultimo dei «banditi situazionisti» non an­cora recuperato né dalla celebrazione mercantile/museale né dalle false mitologie del consenso massmediatico. Fratel Luther Blissett è un eretico dell’eresia situazionista. Un Anarca che sta al limitare del bosco, fuori da ogni ba­ garre culturale, politica о dottrinaria… un poeta della di­sobbedienza anarchica, intento ad affilare le armi avute in dono dai padri e dai padri dei padri… in attesa di conqui­stare quell’utopia amorosa dove nessuno è servo perché tutti sonore… Questo pamphlet velenoso, acido, irrive­rente è la più feroce critica radicale portata contro la «Fabbrica dei sogni» (il Cinematografo), i cani da guardia (la critica) e i vassalli (il pubblico) dell’impero dell’immagi­nario addomesticato dove la favola, la mediocrità e la stu­pidità sono fantasmati come forme d’arte. Fratel Luther Blissett è vicario della Compagnia del Libero Spirito e di­ ce che non bisogna pensare, né scrivere, né sognare… nella lingua dei padroni, perché lì regna la menzogna! e alla menzogna va tagliata la testa! Buona visione.
L’Editore

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Barret Rafael, “Cosa sono gli yerbales”

Edito da Il Libero Accordo, Torino, 1979, 49 p.

Ritorno alle origini
Non è certo un ritorno all’uomo della pietra, allo stato pri­mitivo in cui l’uomo racchiudeva in sé soltanto la necessità di sopravvivenza… come si vuole affermare attualmente col gravare su di esso il peso enorme della estinzione grazie alla chimica, all’atomo, allo stordimento provocato dalla falsa idea politica assurta a virtù essenziale, quando occorre riflessione e determi­natezza nello affrontare il concetto teologico del bene e del male che dà ali e spazio alle debolezze umane. Sotto questo aspetto ci accingiamo a rinverdire, a rileggere e « riesumare » — se così si può affermare un verità splendida come il sole — gli scritti di Rafael Barrett, il quale fu « silenzia­to » dai grandi movimenti cosiddetti della emancipazione del « proletariato » reietto e, sconosciuto soprattutto alla folla dei giovani che con tanta « rabbia » fà olocausto di se stessa in questi giorni di sopercheria alzata di testa della « autorità tute­lare » sia essa militare, poliziesca о semplicemente e tradizio­nalmente cattolica.
« … come sempre, la legge del mondo è la forza. Gli interessi uniscono, però, gli interessi passano e non resta che l’irriducibile ferocia della lotta per la vita. Infelice colui che si abbandona ai disgreganti sentimenti della fraternità! Conosco una fraternità indiscutibile, quella di Caino e Abele ». Sono parole che sembrano rimbalzare da un mondo all’altro delle tendenze odierne… non è forse il ricavato di una vendita all’asta dei sacerdoti di tutti i tempi? Il derivato di un’alchimia dogmatica e ipocrita che dà come risultato quella mentalità del PULCINELLA о di quel riso tropicale che maschera l’indigenza spirituale e… materiale; acuisce i sensi nell’animale uomo facen­dolo credente d’ogni specie di fatalismo che « rende » allegria e benessere a coloro, « falsi e imbonitori » amministratori della umana gente ammansita dalle briciole rimaste sotto il tavolo dei corpi « diplomatici » a salvaguardia dei loro esclusivi privilegi, per grazia di dio e degli uomini… che votano i loro boia: simboli di iniquità…
Gli « yerbales » sono il più crudo esempio di questi iniqui comportamenti dell’amato potere temporale, di cui oggi, proprio qui, in Italia, si protrae nella parola mielata e pregna di insidie per il mondo intero, del cattolicissimo polacco Wojtila, papa eletto nella cerchia di una « apertura » alle cose terrene… chimi­ca repellente. Non è tale, Dottò Catalano?
« Gli anarchici — scrisse Luigi Galleani — considerano le riforme per quel che sono in realtà: la zavorra onde la borghesia si alleggerisce per non portare a picco, nella tempesta rivoluziona­ ria, la barcaccia dei suoi privilegi… » che gli attuali « rappresentanti » del « proletariato » si preoccu­pano con tanta sagacia di condurre in porto, nell’Italia di santa romana chiesa. A questo tema abbiamo aggiunto due argomenti trattati in un preciso momento della storia dell’america latina, tratte da un altro libretto intitolato « Paginas Dispersas » e che il lettore troverà ubicate al termine di questo lavoro sotto la denominazione di « Psicologia di Classe » e di « Il terrorismo ». Inoltre, da una accurata ricerca di V. Munoz abbiamo potuto inserire una ulteriore pagina preziosa di Barret sull’argomento « La Chiesa e LO STATO » pubblicato il 4 dicembre 1908 sul giornale « El Liberal » in prima pagina. Considerazioni sulla traduzione. Abbiamo lasciate intatte nella loro originale terminologia guarani, gli stessi termini che Barrett, nei suoi scritti, rispettò integralmente. Alcune di queste parole vengono descritte a seguito delle stesse, altre, per la loro non facile traduzione diretta, le abbiamo descritte a parte dan­done il senso e la loro significazione, allo scopo di semplificarne la scorrevolezza alla lettura del testo che, il lettore intelligente saprà cogliere nel suo giusto carattere.
Mancuso Gaspare

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Nota dell’Archivio
-Su Gaspare Mancuso, vedere la sua biografia qui

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(a cura di) Cegna Andrea, di Monte Alberto Albo, “20 ZLN. Vent’anni di zapatismo e liberazione”

Edito da Agenzia X, Milano, 2014, 157 p.

Il 1° gennaio 1994 scoppiava la rivolta dei nativi del sud-est messicano. Attraverso l’Esercito zapatista di liberazione nazionale, l’opinione pubblica globale scopriva allora l’esistenza di un Chiapas diverso da quello delle cartoline turistiche, delle rovine maya e della sua meravigliosa selva. 20 anni di guerra sporca, conflitto sociale, dignità e opposizione al neoli­berismo sono trascorsi nelle parole e nell’insorgenza di migliaia di donne e uomini coperti dal passamontagna. Da quell’angolo sconosciuto di uno dei più poveri stati del Messico è nato un vento che ha ibridato ovunque i linguaggi e le teorie su autonomia e autogoverno. Il titolo di questo volume richiama l’attenzione sul processo sociale che si è attivato dietro la linea delle armi con la nascita dei caracoles nel 2003 e proseguito senza sosta fino al giorno d’oggi. 20zln è un mosaico di voci: dal centro per i diritti umani Frayba, dalla Brigada Callejera di Città del Messico, dai media indipendenti Promedios e Centro de medios libres. Alle quali si aggiungono le testimonianze di storici comitati italiani, alcuni interventi di artisti solidali (Rouge, 99 posse, Lo stato sociale e Punkreas) e i racconti orali sul recente viaggio all’interno dell’esperimento collettivo nato dalla fucina di idee e pratiche della lotta zapatista: l’escuelita.

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(a cura di) Proli Stefania, “Carlo Doglio. Il piano aperto”

Edito da Eleuthera, Milano, 2021, 200 p.

In dissenso con la pretesa «autoriale», Doglio concepisce il piano urbanistico come un processo collettivo e pluralistico da costruire attraverso l’azione sociale degli abitanti e il territorio come un sistema aperto in cui è ammesso il disordine e in cui si negano i rapporti di dominio aprendosi alla solidarietà e alla condivisione.
Ma che razza di società vogliamo? Da una parte c’è il piano rigido proprio di una società preordinata secondo schemi astratti che dalle rilevazioni sul campo esigono solo una conferma. Dall’altra c’è il piano aperto, flessibile, sottoposto alla verifica della realtà e ricreato costantemente dall’azione reciproca fra gli esseri umani e l’ambiente. A partire da questa visione, Doglio elabora una critica pungente della cultura disciplinare ufficiale, cogliendo con grande lungimiranza la crucialità di tematiche che di fatto verranno affrontate solo alcuni decenni dopo: la necessaria interazione fra interessi plurali e spesso divergenti; la dimensione deliberativa come confronto argomentativo fra voci diverse; la possibilità di apprendimento tramite negoziati o argomentazioni. La società che emerge da questa visione richiama quella che in alcune città medievali, e poi nel flusso dei moti rivoluzionari, si configurò in modo spontaneo, senza la necessità di un piano preconcetto imposto dall’alto: una società aperta e viva, in cui il sociale è l’elemento che unisce gli abitanti, in una continua e creativa partecipazione di ognuno all’opera comune.

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Nota dell’Archivio
-Come riportato dalla curatrice, questa antologia riporta i seguenti scritti, interventi ed estratti:
–Il piano e l’indagine, «Comunità», n. 94, 1961
–A quale piano miriamo e come ci vogliamo arrivare, Convegno di Santa Ninfa, 2 giugno 1962
–Il piano della vita, «Comunità», n. 109, 1963
–Elementi per l’identificazione del soggetto della pianificazione territoriale (a scala regionale, che è poi l’unica scala creativa e partecipazionista), «Architetti di Sicilia», 1965
–Della metropoli come mercato e del territorio come merce fa parte della raccolta di scritti Dal paesaggio al territorio, 1968
–Il piano armonico (La pianificazione della libertà), pubblicato in Anarchismo ‘70. Materiali per un dibattito, edizioni L’Antistato, Cesena, 1970
–Pianificatori… di che cosa? (1970) e Il primo immobile (1971), «Parametro», Bologna
–Forme sociali e forme architettoniche. “La prima versione, più estesa e intitolata Le forme della socialità urbana, è inclusa nell’articolo La società del piano urbanistico (1972) pubblicato nel primo numero di «La ricerca sociale», rivista dell’Istituto di Sociologia dell’Università di Bologna che Doglio contribuisce a fondare insieme ad Achille Ardigò, partecipando al comitato di direzione. L’articolo, che raccoglie le riflessioni e gli studi da lui effettuati per il Piano Regolatore di Cefalù, di cui si è occupato a metà degli anni Sessanta insieme a Giuseppe e Alberto Samonà, verrà riproposto in forma semplificata e ridotta, con il titolo Forme sociali e forme architettoniche, nella rivista «Spazio e società» (1976) e successivamente in Studi in onore di Giuseppe Samonà (1988). In questa sede si propone l’ultima versione, rivisitata e pubblicata in forma breve per La città è nuda (1995), numero monografico della rivista «Volontà» che raccoglie le riflessioni sulla città di più autori legati al pensiero libertario.”
–Storia di Fantaghirò isola bella, «Parametro», Bologna, 1972
–La fionda sicula. Piano della autonomia siciliana, 1972. “È un insieme di passaggi tratti dall’Introduzione e dai capitoli iii e iv dell’omonimo volume di Carlo Doglio e Leonardo Urbani. Il lavoro può essere interpretato come il suo tentativo più maturo di enunciazione di una teoria di pianificazione urbanistica e territoriale in cui rielabora le riflessioni maturate nei sette anni di lavoro sul campo in Sicilia. Il libro, che viene presentato dagli autori come «un’opera globale sulla Sicilia», si struttura contrariamente alle altre pubblicazioni di settore non come un trattato tecnico ma come un racconto, in cui le proposte di assetto territoriale si fondono con la narrazione storica e l’indagine sociale.”

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(a cura di) Mazzoleni Chiara, Morreale Nino, Scianna Ferdinando, “Carlo Doglio. Il piano della vita. Scritti di urbanistica e cittadinanza”

Edito da Lo Straniero, Roma, 2006, 46 p.

Un anno fa si è tenuto a Bagheria un convegno per ricordare Carlo Doglio, studioso di architettura e urbanistica e pianificatore “sul campo” che ha lavorato per Adriano Olivetti, per le edizioni di Comunità e per la rivista che ne prendeva il nome. Doglio operò infatti per lunghi anni in Sicilia, prima a Partitico con Danilo Dolci, poi a Palermo e Bagheria, su iniziale mandato di Olivetti. La sua impostazione fu pianificatrice secondo una vena riformista e libertaria vicina a quella di Lewis Mumford, un autore prediletto dalle edizioni olivettiane, e di colleghi italiani che nel secondo dopoguerra tentarono strade innovatrici, prima dei disastri conseguenti alle mitologie del progresso purchessia che furono care ai governanti del tempo così come all’opposizione. Come molti altri grandi intellettuali dell’epoca, Carlo Doglio è pressoché dimenticato dall’Università e dalla storia della cultura, perché la storia la fanno i vincenti, e l’ha fatta in Italia, per quanto riguarda la sinistra culturale, sociale e non solo politica, l’area comunista (ancora oggi: vedi le poco apprezzabili memorie di vecchi dirigenti più che ufficiali, diventati bonzi del “sistema” e del “palazzo”). […]

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Mentana, “Madri d’Italia! (per Augusto Masetti)”

Edito da Cronaca Sovversiva e dagli anarchici di Plainsville, 1913, 24 p.

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Nota dell’Archivio
– Mentana era lo pseudonimo di Luigi Galleani usato in onore di Garibaldi. “I suoi sentimenti repubblicani sono profondi e altrettanto profonda è l’ammirazione per l’eroe dei due mondi. La lotta contro la religione, considerata il primo fattore di oppressione dell’uomo, è e rimarrà sempre centrale nel suo immaginario: Mentana sarà uno dei più usati tra i suoi innumerevoli pseudonimi nella futura attività pubblicistica e sarà il nome che sceglierà nel 1909 per una delle figlie.” (Senta Antonio, “Luigi Galleani, l’anarchico più pericoloso d’America”, Novadelphi, Roma, 2018, Capitolo I “Da studente in Legge a organizzatore operaio”)

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