Panizza Oskar, “Cristo sotto una luce psico-patologica”

Edito da Edizioni Ipazia, Ragusa, Luglio 1986, 32 p.

Estratto dall’Introduzione scritta da Pino Iannello
[…]non è la prima volta che si leggono testi antireligiosi e irriverenti, come non è la prima volta che dietro queste letture si scopre una metafora sul potere, tuttavia difficilmente c’è dato di leggere qualcosa che pur mantenendo tutta l’irriverenza, la blasfemia e la provocatorietà di prassi, coniughi insieme questi elementi con una sorta di leggerezza. Ecco, questo è ciò che colpisce in Panizza: può vomitare le bizzarrie più squilibrate, gli sproloqui più iniqui, senza per questo vederlo soffrire di un qualche disagio o malessere di tipo reattivo lungo il percorso dei suoi pensieri. Ha la rara capacità di riuscire a non appensantire quasi mai il tono e se le sue parole qua e là appaiono stanche e poco agili ciò è dovuto al fatto che la leggerezza è sempre un po’ più in qua o più in là delle parole stesse e l’ironia in questo caso consiste proprio nel non dimenticarlo mai. La tranquillità di Panizza non vacilla, non si increspa, la sua coscienza sembra non risentire in alcun modo di qualche perturbazione morale ; non si è imposto di trovare a tutti i costi una alternativa a quel potare da lui tanto strapazzato, non si presenta davanti al mondo con un nuovo tipo di società. […]

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Nota dell’Archivio
-Traduzione dello scritto “Christus in Psico-Patologischer Beleuchtung”, Zürcher Diskussionen, n. 5, 1898, pagg. 1-8

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Simonelli Giovanni, “Perchè non credo in Dio”

Edito da La Fiaccola, Ragusa, Luglio 1997, 105 p.

Non pensate a sopravvivenze spirituali. Non esiste nes­suna anima individuale, nessun angelo custode, nessun aldilà e nessuna divinità. La vita è essenzialmente un mi­sterioso fenomeno estemporaneo, elettrochimico che di per sé e per l’economia cosmica è senza significato, anche se altri — speculatori e non — vi diranno una mon­tagna di cose per farvi vedere il sole nel pozzo. Non cre­dete ai ciarlatani della fede né a chi è schiavo della mi­stificante religione. Alla fine dei miei giorni posso serenamente conclu­dere affermando che nulla esiste per noi dopo questa vita terrena, ch’è unica e sola!

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Guillon Claude, Le Bonniec Yves, “Suicidio modo d’uso. Storia, attualità, tecnica”

Edito da Nautilus, Torino, 1988, 233 p.

Un modo d’uso, per che fare?
Perché darsi la morte senza inutili sofferenze è un diritto, e un diritto non è nulla senza i mezzi per praticarlo; ci voleva una guida che facesse il punto delle “ricette” attualmente conosciute.
“Rassicuratevi, noi non amiamo la morte. Preferiamo sapere che dei bambini si amino, che un prigioniero evada, che le banche brucino, che la vita insomma si manifesti”.
La certezza di una “morte dolce” può infondere l’energia necessaria alla lotta di tutti i giorni.

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Nota dell’Archivio
-Traduzione del libro “Suicide, mode d’emploi. Histoire, technique, actualitè”, Editions Alain Moreau, 1982

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Antonucci Giorgio, “Pensieri sul suicidio”

Edito da Eleuthera, Milano, 1996, 96 p.

Parlare di suicidio è difficile, come è difficile parlare di tutti i problemi relativi alla morte. I filosofi girano intorno al problema della morte come farfalle intorno al fuoco. Il suicidio, poi, lo trattano di rado, in modo per lo più moralistico. Allora siamo ancora agli inizi, c’è appena un tentativo di pensiero, uno sguardo dentro il pozzo di questa estrema – estrema per davvero – scelta di libertà umana, a volte lucida, spesso disperata.

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Storti Silvia, “Il giornalismo contro corrente. Analisi di Umanità Nova”

Tesina Universitaria, Teorie e Tecniche del linguaggio giornalistico, 2002/2003, 21 p.

Premessa
Fin dal momento in cui è stata proposta la tesina per il corso di “Teorie e Tecniche del Linguaggio Giornalistico”, non ho avuto alcuna esitazione nella scelta dell’argomento.
Vivo a Carrara e ho sempre saputo dell’esistenza della tipografia anarchica in Via S. Piero, tuttavia non avevo mai avuto il coraggio di informarmi più approfonditamente nonostante la mia curiosità. Ho colto l’occasione della tesina per approfondire le mie conoscenze sul giornalismo anarchico ed esplorare un modo di fare informazione diverso dal solito. Devo confessare che questo lavoro mi è costato molto in fatto di ricerche, dato che non ho trovato libri di riferimento e ho dovuto visitare le sedi anarchiche per raccogliere le informazioni di cui avevo bisogno. Ringrazio in modo particolare il tipografo Alfonso, il quale gentilmente si è prestato alle mie domande, fornendomi il materiale per il lavoro e tutti i numeri di Umanità Nova dal mese di Gennaio a Maggio.

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Giarratana Letizia, “Nescia lu malu e trasa la buntà. La medicina popolare nella società iblea”

Edito da Sicilia Punto L, Ragusa, Dicembre 2005, 111 p.

Questo libro raccoglie, utilizza e analizza materiale utile a comprendere il ruolo della medicina popolare nella società attuale. Quello che ne emerge è il quadro di una cultura medica tradizionale, diffusa tra le classi subalterne Sicilia­ ne, ma che sconfina presso altri ceti sociali, che ha segui­to da vicino i processi di modernizzazione della società, riuscendo ad essere parte integrante del mutamento so­ciale di cui le classi subalterne sono state al tempo stesso protagoniste e «vittime» passive.

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Simon Nicola, “Preti e superstizioni”

Edito da La Rivolta, Roma, [1947], 31 p.

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Note dell’Archivio
-Opuscolo fotografato
-La data di pubblicazione viene desunta dalla pubblicazione precedente di Simon Nicola: Andrew Dickson White, “La Chiesa contro la scienza: la condanna di Galileo”, 1947
-L’opuscolo contiene una dedica firmata da Camillo Porreca (6 Aprile 1949) a Melchiorre Palermo, anarchico di Salemi (Trapani).

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Memento!…

[probabilmente dopo il 1887, forse fine Ottocento-inizio Novecento], 16 p.

Estratto dalla prima pagina
Undici Novembre!
Data memorabile!
Un assassinio consumato, una vendetta incompiuta…
La giustizia – ruffiana de’ potenti; la legge – la prostituta de’ ricchi; lo Stato – la camorra organizzata, riddando la tresca de’ soddisfatti, paurosi di perdere il frutto di secolari latrocinii, credettero – strangolando degli uomini – di soffocare lo spirito di scontento che vagola nelle masse ed addita ingiustizie e soprusi, scopre privilegi e furti, mostra lenocinii e corruzioni…

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Note dell’Archivio
-Opuscolo fotografato
-Opuscolo scritto in ricordo della condanna a morte dei martiri di Chicago (11 Novembre 1887). Dalla firma riportata nella copertina vi è il nome di G[iuseppe] Melinelli, anarchico perugino che, trasferitosi a Roma verso la fine degli anni ’80 dell’Ottocento, aveva partecipato ad un comizio tenutosi il 1 Maggio 1891 “che degenera nei cosiddetti “fatti di Piazza S. Croce in Gerusalemme”.” Qualche decennio dopo, l’11 Novembre 1906, Melinelli aveva tentato “la proibita commemorazione dei “martiri di Chicago”. Finì in carcere per quattro giorni.
Da questi elementi, comunque, non ci è dato sapere se Melinelli sia l’autore di questo opuscolo. Eventuali correzioni sono ben accette via mail: bla_lemaquis@subvertising.org

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Rossi Marco, “Afghanistan senza pace. Cronache di guerra 2001-2006”

Edito da Zero in Condotta, Milano, Settembre 2006, 144 p.

Per cercare di capire la guerra in Afghani­stan è necessario intraprendere un lungo e scomodo viaggio attraverso secoli, montagne, frontiere e campi di papaveri. Solitamente, tutto viene fatto risalire all’11 settembre 2001, data feticcio per l’inizio di quella guerra al terrorismo, contro la cui logica milioni di persone si erano mobili­ tate “senza se e senza ma”. Ma accettare tale punto di partenza significa già aver scelto una ricostruzione senza memoria. D’altra parte, nessun governo vuole am­mettere che, dopo cinque anni dall’inizio della missione “Enduring Freedom”, que­sta terra non ha ancora conosciuto pace e chi aveva cinicamente puntato sulla roulette della guerra per poter realizzare i propri affari ha visto naufragare i suoi cal­coli. L’ambiguità democratica si rivela per­ sino nel linguaggio: nessuno si riferisce alla guerriglia о alle rivolte popolari in quanto tali, preferendo usare espressioni quali terroristi e criminali, identiche a quelle usate dalla propaganda sovietica durante l’occupazione dell’Afghanistan degli anni Ottanta. Da qui la necessità di opporsi alla disinfor­mazione, quale primo passo per opporsi a questa guerra in cui l’Italia resta coin­volta e arruolata.

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Most Johann, La peste religiosa. Faure Sebastien, Dio non esiste

Edito da La Fiaccola, Ragusa, Luglio 1997, 70 p.

La polemica e la lotta contro la religione sono ancora un punto essenziale dell’attività che gli anarchici svolgono contro ogni forma di potere e ogni forma di sfruttamen­to. La religione è la forma più sottile del potere, quella che avvolge le paure e le superstizioni, che, dopo averci fatto credere in Dio, domani ci potrebbe spingere a cre­dere nel partito о nell’autorità dello Stato. Bisogna spaz­zare tutto questo, evitando di cadere nell’equivoco di una polemica antireligiosa che si limiti solo a indicare le con­traddizioni teologiche о le assurdità della fede. Bisogna spingere più profondamente la critica contro la religio­ne, dimostrando che la credenza in Dio può trasferirsi in una credenza nel partito, nel capo, nello Stato e in ogni altro tipo di «sacralità», se non si vigila criticamente di­ struggendo, di volta in volta, questi stimoli irrazionali, arrivando, progressivamente, alla costruzione dell’uomo nuovo, dell’uomo che non avrà più bisogno del sacro per­ ché non sarà più sottoposto alla sfruttamento.

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Note dell’Archivio
-Riguardo “La peste religiosa”
– – traduzione dell’opuscolo “Die Gottespest und die Religionsseuche”, pubblicato dall’Internationale Bibliotheknel, New York, 1883. In precedenza questo scritto era apparso a puntate nel giornale anarchico di lingua tedesca “Freiheit”.
– – La prima traduzione in italiano venne fatta da Giovanni Mancuso – precisamente dalla versione francese dello scritto di Most – e pubblicata nel 1892 a Marsala.
– -Le precedenti edizioni de La Fiaccola sono datate 1960 (con presentazione di Franco Leggio), 1977 e 1987.
-Riguardo “Dio non esiste”
– – traduzione dell’opuscolo “Douze preuves de l’inexistence de dieu”, 1914.
– – La prima traduzione in italiano venne fatta da Antonio Cavalazzi con la prefazione di Luigi Galleani e pubblicata, come opuscolo, dal giornale “Cronaca Sovversiva”.
– – Le precedenti edizioni de La Fiaccola sono datate 1961, 1977 e 1987

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