Milan Giuseppe, “L’educazione come dialogo. Riflessioni sulla pedagogia di Paulo Freire”

da Studium Educationis. Vol. 1, n. 1, Febbraio 2008, 28 p.

Paulo Freire è un pedagogista che non ammette mezze misure: o lo si ama o lo si evita scrupolosamente. D’altronde la sua vita, la sua azione, la sua pedagogia non ammettono mezze misure: operano nette scelte di campo e spesso, di conseguenza, rotture. La sua attualità, a dieci anni dalla morte, è dovuta anche a questa chiarezza di opzioni, alla coerente determinazione etica, teorica ed esistenziale che impregna la sua azione e il suo pensiero. Naturalmente è impossibile raccontare-spiegare Freire in poche pagine. In questo contributo saranno evidenziati alcuni aspetti, che ritengo particolarmente importanti e attuali, della sua pedagogia: la sua visione antropologica e il contrasto con una realtà spesso ingiusta e opprimente; il suo orizzonte teleologico, con l’indicazione di finalità irrinunciabili nel percorso di umanizzazione che l’educazione è chiamata a promuovere; alcune modalità dell’educazione come «dialogo», con le implicazioni che ne derivano per gli insegnanti, per gli educatori in genere, per quanti possono essere attori di umanizzazione in ogni contesto e a ogni latitudine.

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La Cecla Franco, “Modi bruschi. Antropologia del maschio”

Edito da Eleuthera, Milano, 2010, 168 p.

Come si fa a diventare maschi? Questa domanda ci introduce in un territorio assai pericoloso se è vero, come diceva Simone de Beauvoir, che è impossibile per un autore maschio scrivere un libro sull’essere uomo. La Cecla tenta l’impresa nella sua solita maniera provocatoria, ma al contempo ben documentata su culture, società ed epoche diverse. L’antropologia del maschio che ci propone parte dall’idea che la mascolinità preceda la nascita – con buona pace delle teorie transgender e queer che ritengono il genere una scelta individuale arbitraria – e ci restituisce un quadro per la prima volta non caricaturale, non demonizzante, e ovviamente neppure machista. L’identità maschile è una lunga costruzione culturale che esiste a prescindere dalle scelte sessuali individuali e che concorre in maniera essenziale alla costituzione dell’intera società. Con questo libro Franco La Cecla rimette in discussione le posizioni politically correct che identificano la mascolinità con il male, la violenza, il dominio. E lo fa richiamandosi alla grande tradizione di Foucault, Lévinas e della più recente antropologia.

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Augé Marc, “Che fine ha fatto il futuro? Dai nonluoghi al nontempo”

Edito da Eleuthera, Milano, 2009, 110 p.

Per secoli il tempo è stato portatore di speranza. Dal futuro ci si attendeva pace, evoluzione, progresso, crescita… o rivoluzione. Non è più così. Il futuro è praticamente sparito. Sul mondo si è abbattuto un presente immobile che annulla l’orizzonte storico e, con esso, quelli che per generazioni intere sono stati i punti di riferimento. Da dove viene questa eclisse del tempo? Perché il futuro, insieme al passato, è scomparso dalle coscienze individuali e dalle rappresentazioni collettive? Ci sono rimedi o uscite di sicurezza? Per rispondere, Auge scruta lucidamente le molteplici dimensioni della globalizzazione nei suoi aspetti politici, scientifici e simbolici. E abbozza elementi di speranza.

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Nota dell’Archivio
-Traduzione del libro “Où est passé l’avenir?”, Editions du Seuil, Parigi, 2010

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Di Corinto Arturo, Tozzi Tommaso, “Hacktivism: la libertà nelle maglie della rete”

Edito da Manifestolibri, Roma, 2002, 302 p.

Hacktivism e’ un’espressione che deriva dall’unione di due parole: Hacking e Activism. L’Hacking e’ un modo creativo, irriverente e giocoso, di accostarsi a quelle straordinarie macchine con cui trattiamo il sapere e l’informazione, i computer, e da sempre indica un modo etico e cooperativo di rapportarsi alla conoscenza in tutte le sue forme.
Activism, indica le forme dell’azione diretta proprie di chi vuole migliorare il mondo senza delegare a nessuno la responsabilità del proprio futuro.
Hacktivisti sono gli hacker del software e gli ecologisti col computer, sono artisti e attivisti digitali, ricercatori, accademici e militanti politici, guastatori mediatici e pacifisti telematici. Per gli hacktivisti i computer e le reti sono strumenti di cambiamento
sociale e terreno di conflitto. Hacktivism e’ l’azione diretta sulla rete. Hacktivism e’ il modo in cui gli attivisti del computer costruiscono i mondi dove vogliono vivere. Liberi.”

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Capitini Aldo, “Teoria della nonviolenza”

Edizioni del Movimento Nonviolento, Perugia, 1980, 31 p.

La nonviolenza risulta dall’insoddisfazione verso ciò che, nella natura, nella società, nell’umanità, si costituisce o si è costituito con la violenza; e dall’impegno a stabilire dal nostro intimo, unità amore con gli esseri umani e non umani, vicini e lontani. La manifestazione più concreta ed anche più evidente di questa unità amore è l’atto di non uccidere questi esseri e di non operare su di loro mediante l’oppressione e la tortura. Questo impegno non è che un punto di partenza (come nessuno nella poesia, nella musica, può pretendere di esaurirle), e le imperfezioni del nostro atto di unità amore non possono essere compensate che dal proposito di essere attivissimi in essa, nel tu che diciamo agli esseri nella loro singola individualità, mai dicendo che basta. La nonviolenza non è l’esecuzione di un ordine, ma è una persuasione che pervade mente, cuore ed agire, ed è un centro aperto: il che significa che ognuno prende l’iniziativa di unità amore senza aspettare che prima tutti si innamorino, e la concreta in modi particolari che egli decide con sincerità, e con dolore per ogni limite e impedimento che lo stato attuale della realtà-società-umanità ancora mette a sviluppare pienamente questa unità con tutti. […]

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AA.VV., “La fascia trasformata del ragusano. Diritti dei lavoratori, migranti, agromafie e salute pubblica”

Edito da Sicilia Punto L, Ragusa, 2021, 190 p.

Attraversare i luoghi della fascia trasformata della provin­cia di Ragusa è come entrare in una grande clessidra, una volta capovolta però, la sabbia si poggia sul fondo e non la si può più capovolgere, si rimane stagnati lì e molto spesso ci si rassegna per sempre ad essere cullati dal silenzio atroce e assordante del mondo esterno. Questo libro è un’antologia di autori che hanno affrontato il fenomeno sotto vari punti di vista, ciascuno secondo le pro­prie specificità e le relative esperienze. Raccontano in modo schietto le vite dei migranti e dei loro bambini in questa provincia partendo dalla memoria delle lotte contadine degli anni Cinquanta, continuando la loro analisi approfondendo la situazione attuale da un punto di vista economico, sociale e sanitario. A fianco il ruolo fonda­ mentale del sindacato che lavora per la consapevolezza dei lo­ro diritti e con ai margini, ma tutta in salita, quella strada an­cora lunga da percorrere per una reale integrazione che esuli dal pregiudizio e che intraprenda invece la direzione del­ l’umanità

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Persichetti Paolo, “Disobbedire non basta. I malintesi della nonviolenza”

[2010], 12 p.

I tratti addolciti del viso tradivano la sua giovane età. Si era staccato dal gruppo e in una mano teneva una pietra che scagliò con tutta la sua forza contro un drappello d’uomini bardati con scudi e mazze, caschi e stivali, armi da fuoco alla cintola. Quasi appagato da quell’incosciente gesto di sfida, s’era voltato per riguadagnare le fila dei suoi compagni. Teneva larghe le braccia mentre le mani erano nude come in quella foto dell’anarchico diventata un manifesto, quando l’eco d’alcuni colpi di pistola risuonò nell’aria. I suoi compagni urlavano, mentre un poliziotto aveva freddamente preso la mira per fucilarlo alle spalle. In quel momento il suo sorriso si trasformò in una smorfia di dolore. Colpito alla schiena ma ancora incredulo continuò a camminare ma le sue falcate sembravano oramai passi di danza. Cadde sull’asfalto solo dopo aver compiuto una piroetta. Era il giugno del 2001, a Gotebörg. Il “movimento dei movimenti” solo per poco era scampato al suo primo morto.

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Lippolis Leonardo, “Viaggio al termine della città. La metropoli e le arti nell’autunno postmoderno (1972-2001)”

Edito da Eleuthera, Milano, 2009, 135 p.

Due crolli segnano i limiti immaginari dell’autunno postmoderno. Nel luglio 1972 il complesso residenziale “corbusiano” di Pruitt-Igoe, costruito a Saint-Louis dall’architetto Minoru Yamasaki, viene fatto saltare in aria su richiesta dei suoi abitanti. A quasi trent’anni di distanza è un altro crollo, quello delle Twin Towers l’11 settembre 2001, a rappresentare un nuovo momento di rottura storica. Caso, fatalità, o segno preciso dei tempi, l’architetto delle Twin Towers è di nuovo Yamasaki. Questo “viaggio al termine della città” è un’indagine sulla crisi della metropoli e sull’immaginario di un’epoca che, nelle trasformazioni delle sue città, legge il proprio inesorabile declino. È infatti nella dialettica tra la descrizione di una distopia catastrofica in atto, compiuta da filosofi e urbanisti, ma anche da romanzieri e cineasti, e la volontà degli artisti di trovare un malinconico rifugio in eterotopie urbane che sembra essere fatalmente racchiuso il destino del mondo contemporaneo.

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Le Guin Ursula K., “Ciclo di Earthsea”

Editi
-da Editrice Nord, Milano: Il mago di Earthsea, 1979, VI+187 p.; Le tombe di Atuan, 1980, VI+153 p.; La spiaggia più lontana, 1981, III+213 p.
-da Loganesi: L’isola del drago, 1992, 240 p.
-da Mondadori: I venti di Earthsea, 2004, 233 p.; Leggende da Earthsea, 2004, 330 p.

Nel mondo incantato di Terramare, fatto di arcipelaghi e acque sconfinate, un giovane pastore possiede il dono di parlare agli animali e di piegarli alla sua volontà con misteriosi sortilegi. Non sa ancora di essere Ged, il grande mago destinato a sconfiggere le forze dell’oscurità che minacciano di sopraffare il suo mondo. Solo il duro e avventuroso apprendistato presso la Scuola per Maghi dell’isola di Roke lo renderà degno di diventare Signore dei Draghi e di sfidare le potenze del Male. Ma lungo il percorso, in un viaggio che lo spingerà oltre il regno della morte, incontrerà un nemico inaspettato: la propria ambizione e il desiderio di potere, che lo costringeranno a misurarsi con l’Ombra e minacceranno di annientare l’unico eroe in grado di riportare la magia in una terra che ne ha disperato bisogno.

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Nota dell’Archivio
-Traduzioni originali dei libri:
–A Wizard of Earthsea, Parnassus Press, 1968
–The Tombs of Atuan, Atheneum, 1971 (precedentemente era stato pubblicato sulla rivista Worlds of Fantasy, 1970)
–The Farthest Shore, Atheneum, 1972
–Tehanu, Atheneum, 1990
–The Other Wind, Harcourt, 2001
–Tales from Earthsea, Harcourt, 2001

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Centemeri Laura, “Ritorno a Seveso. Il danno ambientale, il suo riconoscimento, la sua riparazione”

Edito da Mondadori, Milano, 2006, 224 p.

Nel 1976 l’Italia fu teatro di uno dei maggiori disastri ambientali della sua storia: da un reattore della fabbrica Icmesa si sprigionò una nube di diossina, un veleno che, per quanto se ne sapeva allora, avrebbe potuto generare effetti catastrofici, non solo distruggendo vite umane ma rendendo di fatto inabitabile il territorio su cui si era depositata. A trent’anni dall’incidente, uno studio che finalmente mette a fuoco i risvolti sociali e politici legati al danno biologico ed ecologico, non limitandosi a insistere sulle vittime della diossina e sul loro inquietante statuto di “osservati speciali” da parte della scienza, ma ricostruendo gli eventi secondo una chiave interpretativa di ampio respiro.

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