Milani Carlo, “Tecnologie conviviali”

Edito da Eleuthera, Milano, 2022, 248 p.

In questo radicale ripensamento del nostro rapporto con la tecnologia, che non a caso riecheggia le tesi di Ivan Illich, adeguandole però al mondo digitale, Milani ci invita a instaurare una diversa relazione con quegli «esseri tecnici» – elettrodomestici, computer, robot industriali… – che ormai vivono con noi, rendendoci apparentemente sempre più potenti (e di fatto sempre più subordinati). E lo fa puntando l’attenzione su quelle gerarchie oppressive, tipiche delle nostre società, che si replicano anche nelle relazioni fra umani e macchine, producendo una tecnoburocrazia che intende comandare e governare le macchine proprio come comanda e governa gli umani. Eppure, ci dice Milani, un’altra evoluzione è ancora possibile. Se infatti l’attuale sistema tecnoburocratico poggia su scelte quotidiane di delega, sottomissione e conformismo, l’attitudine hacker rappresenta lo sguardo curioso di chi è alla ricerca di un uso conviviale delle macchine. Un approccio capace di riconfigurare la nostra visione tecnosociale, affrancandola dal rapporto comando/obbedienza proprio dell’immaginario gerarchico.

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Rizzo Marco, Bonaccorso Lelio, “Peppino Impastato, un giullare contro la mafia”

Edito da BeccoGiallo, Padova, 2009, 98 p., Prima Edizione

Giuseppe “Peppino” Impastato nasce a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948. A soli trent’anni, nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, viene assassinato con una carica di tritolo lungo la ferrovia Palermo-Trapani per aver denunciato speculazioni e affari di mafia, in primo luogo quelli legati al boss siciliano Gaetano Badalamenti.

La sua storia — dalla militanza politica giovanile all’esperienza di contro informazione condotta dai microfoni di Radio Aut — è stata raccontata nel film I cento passi di Marco Tullio Giordana.

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Weil Simone, “Riflessioni sulla guerra”

Edito da Gruppo d’Edizioni Libertarie, Brest, 1934, 16 p.

Prefazione
L’autrice di questo scritto, pubblicato dall’ottima rivista La Critique Sociale di Parigi, non è anarchica. Ma la sua presa di posizione di fronte alla guerra e al giacobinismo bolscevico corrisponde quasi interamente alle nostre idee attuali e a molte delle idee esposte dagli scrittori anarchici più eminenti. Quell’ombra di pessimismo che si proietta sulle conclusioni di questo vigoroso esame dei problemi rivoluzionari della guerra, gioverà a quanti si compiacciono nutrire illusioni cullanti la loro inerzia. È tempo di pensare chiaramente e di volere con fermezza. La guerra si avvicina a rapidi passi; e dobbiamo esaminare il da farsi per fare.
Pubblicando questo scritto abbiamo fatto opera utile. Ne siamo certi; e speriamo che tutti i compagni faranno quanto è loro possibile per facilitarne la diffusione.

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Nota dell’Archivio

-Il testo di Weil venne pubblicato ne “La Critique sociale”, n° 10, Novembre 1933. Nel 1934, l’anarchico Pio Turroni, esule in Francia e animatore del Gruppo d’Edizioni Libertarie di Brest, lo traduce e lo pubblica come opuscolo. In Studi Sociali, n. 40 del 15 Maggio del 1935, Fabbri pubblica una sua recensione dell’opuscolo – citata da Carlo de Maria in una nota del libro “Una famiglia anarchica. La vita dei Berneri tra affetti, impegno ed esilio nell’Europa del Novecento”, Viella, Roma, 2019.

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Vega Louis Mercier, “La pratica dell’utopia”

Edito da Antistato, Milano, 1978, 187 p.

Qual è il nesso tra la bandiera anarchica issata nel 1954 dai prigionieri politici sul pennone del gulag siberiano di Norilsk e quella che nel 1968 sventolava sulla Sorbona occupata?
Che cosa hanno in comune i guerriglieri contadini dell’Ucraina del 1922 e gli anarcosindacalisti di Stoccolma o di Barcellona del 1978? Perché, alla faccia di cento necrologi scritti sul suo conto, l’anarchismo dimostra una vitalità sorprendente? Dove termina uno specifico movimento, con i suoi teorici, le sue organizzazioni, i suoi propagandisti ed agitatori, e dove inizia la spontaneità di una continua riscoperta del valori egualitari e libertari da parte dei movimenti popolari? Quale sforzo di lucidità, quali problemi operativi pongono i profondi mutamenti tecnici e sociali dell’ultimo mezzo secolo alla pratica dell’utopia anarchica?

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Bozze di progetto? Appunti di autocritica? Un invito alla critica: la complessità carceraria.

Edito da Edizioni del CDA, Roma, 1985, 62 p.

Un analisi sull’istituzione carceraria fatta da un punto di vista di critica economica, sociale e psicologica.

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Bollettino del Centro di Documentazione Anarchica

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Durata: Luglio-Agosto 1982 – 1983
Luogo: Roma
Periodicità: [Non pervenuta]
Pagine: 38 (n. 2, Primavera 1983)

Nota dell’Archivio
-In archivio è presente il n. 2, a. 2, Primavera 1983

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Guerrilla Anarquista Leonesa. Bandoleros y foragidos

Edito da El Seta e Star M 1919, [2020], 180 p.

Raccolta di scritti, biografie, documenti, immagini, testimonianze, curiosità ed estratti da varie fonti, sui gruppi guerriglieri anarchici con le loro situazioni e protagonisti nella provincia di León (Spagna).
Sono stati descritti solo i gruppi prettamente anarchici o con un numero significativo di cenetisti nelle loro file, con tanto di biografie dei loro membri libertari e di coloro che, con affiliazione sconosciuta, ne facevano parte e presumibilmente potevano essere anche cenetisti.

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Nota dell’Archivio
-Libro in Spagnolo

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Signal Fails. Contributo anonimo sulla sicurezza informatica

Marzo 2020, 24 p.

Introduzione
Signal è un servizio di messaggistica criptata che esiste in diverse forme da circa 10 anni. Da allora, ho visto il software ampiamente adottato dalle reti anarchiche in Canada e negli Stati Uniti. Sempre di più, nel bene e nel male, le nostre conversazioni interpersonali e di gruppo si sono spostate sulla piattaforma Signal, al punto che è diventato il modo dominante in cui gli anarchici comunicano tra loro in questo continente, con pochissimo dibattito pubblico sulle implicazioni.
Signal è solo un’applicazione per smartphone. Il vero cambiamento di paradigma che sta avvenendo è quello di una vita sempre più mediata dagli schermi degli smartphone e dai social media. Ci sono voluti solo pochi anni perché gli smartphone diventassero obbligatori per chiunque volesse avere amici o avesse bisogno di un lavoro, al di fuori di pochi soldi sporadici. Fino a poco tempo fa, la sottocultura anarchica era una di quelle sacche, dove ci si poteva rifiutare di usare uno smartphone ed esistere ancora socialmente. Ora sono meno sicuro, e questo è fottutamente deprimente. Quindi insisterò ostinatamente in tutto questo testo che non c’è sostituto alle relazioni faccia a faccia nel mondo reale, con tutta la ricchezza e la complessità del linguaggio del corpo, delle emozioni e del contesto fisico, e che continuano ad essere il modo più sicuro per avere una conversazione privata. Quindi, per favore, lasciamo i nostri telefoni a casa, incontriamoci in una strada o in un bosco, cospiriamo insieme, facciamo un po’ di musica, costruiamo qualcosa, rompiamo qualcosa e nutriamoci della convivenza offline. Penso che questo sia molto più importante che usare correttamente Signal.
L’idea di questa zine è nata circa un anno fa, quando andavo atrovare degli amici in un’altra città e scherzavo su come le conversazioni di Signal riportate si trasformano in un disastro. Gli schemi sono stati immediatamente riconosciuti, e ho cominciato a capire che questa conversazione stava accadendo in molti posti. Quando ho iniziato a chiedere in giro, tutti avevano lamentele e opinioni, ma erano emerse pochissime pratiche condivise. Così mi è venuta in mente una lista di domande e le ho fatte circolare. Sono rimasto piacevolmente sorpreso di ricevere più di una dozzina di risposte dettagliate, che unite a diverse conversazioni informali, costituiscono la maggior parte di questo testo. Non sono un esperto – non ho studiato crittografia e non so codificare. Sono un anarchico con un interesse per la sicurezza olistica e un rapporto scettico con la tecnologia. Il mio obiettivo con questo contributo è riflettere su come Signal sia diventato così centrale per la comunicazione anarchica nel nostro contesto, valutare le implicazioni sia per la nostra sicurezza collettiva che per l’organizzazione sociale, e avanzare alcune proposte preliminari per lo sviluppo di pratiche condivise.

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Nota dell’Archivio
-Come riportato nell’opuscolo, “La versione originale, in Inglese, è stata pubblicata a Maggio 2019.”

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Rompete le righe

Link Download: https://mega.nz/file/HIxVWBKD#8-_ki_8SrUkmBWvQY8XtsObwYNE0L0ONBYHY5y8cQC8

Durata: 1997 (n.1) – Ottobre 1999 (n. 3)
Periodicità: Irregolare

Note dell’Archivio
-I numeri vennero caricati sul sito di “Cassa solidarietà antimilitarista” (http://www.ecn.org/cassasolidarietantimilitarista/cassa1.htm). Ci siamo limitati ad impaginarli in unico file pdf.
-Supplemento di SenzaPatria (n.1) e Germinal (n.2)

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Kropotkin Petr, “Agite voi stessi. Scritti scelti, rari e inediti”

Edito da Edizioni La Baronata, Lugano, 2021, 238 p.

Dalla Presentazione di Francesco Codello
In questo libro sono stati selezionati articoli e lettere di Kropotkin (alcuni materiali sono qui riprodotti e tradotti in italiano per la prima volta) con un criterio ben definito. Si tratta infatti di testi che, a parere del curatore, sono accomunabili da una particolare visione dell’anarchismo. Si tratta, più esplicitamente, di unanarchismo che si può considerare post-negativo e soprattutto propositivo, come espresso nel corso di questa introduzione. Naturalmente il pensiero e l’azione di Kropotkin non si possono risolvere solo in questo ambito. La sua produzione intellettuale è stata immensa e ha spaziato su una molteplicità di argomenti. Il suo metodo empirico e investigativo rappresenta un’indicazione quanto mai attuale di una elaborazione concettuale fondata su esempi, indagini, inchieste, pratiche e riflessioni conseguenti. Il suo grande sforzo è stato quello di rendere il pensiero anarchico decisamente fondato non solo su una scelta etica (indispensabile) pratica (non teleologica), ma anche su quanto altre culture, altre discipline, altre sensibilità psicologiche e sociali, sono in grado di proporre in un’ottica libertaria. Molti sono ancora i materiali inediti che sono a disposizione degli studiosi e dei militanti, gran parte dei quali conservati in Russia in diversi centri e musei, non ancora tradotti. Questa antologia vuole essere solo un inizio e uno stimolo affinché la grande produzione di Kropotkin possa trovare nel tempo una più completa riproduzione. Gli scritti qui raccolti sul federalismo, sul cooperativismo, su una certa idea di morale, su un’idea aperta di società, ecc., assieme al metodo interdisciplinare e multidisciplinare che viene dal nostro autore messo in campo, vengono valorizzati proprio in quanto sono portatori di un’idea di anarchismo prefigurativo e concreto. Una sfida che vale la pena di cogliere e di assumere in toto se si desidera portare le idee libertarie al centro delle discussioni e, soprattutto, se si desidera contribuire a che l’anarchismo non resti un’idea (bella) ma ritenuta, nel migliore dei casi, impraticabile. Un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito alla stesura di questo libro, in particolare alle varie persone che hanno tradotto i testi da varie lingue (russo compreso) e ai compagni delle edizioni “La Baronata” per aver da subito aderito a questo progetto editoriale e politico.

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