Fernandèz Frank, “Cuba libertaria”

Edito da Zero In Condotta, Milano, 2003, 184 p.

La teoria e la pratica anarchica sono stati fondamentali elementi di riferimento dei movimenti rivoluzionari e sociali cubani dall’ottocento fin oltre la
metà del ventesimo secolo, dalla lotta contro il colonialismo spagnolo alla pesante ingerenza nordamericana. Più tardi, gli anarchici presero parte alla resistenza militante contro le dittature susseguitesi nel paese, da Machado a Batista, pagando un pesante tributo di sangue. La conquista del potere da parte di Fidel Castro e l’affermazione della sua concezione autoritaria del socialismo, li ha visti fermi oppositori in nome di un socialismo che è libertario o non è. Questo libro narra la loro storia.

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Note dell’Archivio
-Traduzione del libro “El Anarquismo en Cuba”, Fundación Anselmo Lorenzo, Madrid, 2000

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“Già l’ora s’avvicina della più giusta guerra”. L’antifascismo anarchico 1921-2011

 

Circolo Anarchico Camillo Berneri, Bologna, 13 marzo 2011, pag 48

Il convegno di studi su antifascismo e anarchia, organizzato dal Circolo Berneri e dal Nodo sociale antifascista, è stata una ricca e interessante giornata di analisi e di dibattito, in cui si intendeva dare conto di varie ricerche sul movimento anarchico e il suo apporto all’antifascismo, coprendo un arco cronologico che dal 1921 ci ha portato fino all’oggi. L’approfondimento e la comprensione di alcune dinamiche storiche del passato – scrivevamo nel testo di indizione – saranno così una possibilità di auto-formarsi, al di là di e al di fuori di una istituzione, quella universitaria, sempre più a pezzi e asservita alle logiche di potere e di mercato. Studenti e studentesse, operai e operaie, precari e precarie socializzeranno i risultati delle proprie ricerche con l’intento di offrire nuovi elementi di interpretazione del passato e chiavi di lettura di un presente se non totalitario sicuramente oppressivo. La scelta, quindi, è stata quella di costruire un momento di autoformazione che uscisse dagli steccati delle “istituzioni del sapere” in una fase in cui per di più assistiamo ad un processo di espulsione di massa, a carattere nettamente di classe, di migliaia di giovani dal cosiddetto mondo universitario e alla crescente precarizzazione, impoverimento e normalizzazione dello stesso insegnamento pubblico: prendendo atto di ciò ci muoviamo nella direzione di moltiplicare gli spazi di sapere, di saperi altri che possano fornire ai militanti ed ai simpatizzanti un bagaglio di conoscenze da poter spendere nelle lotte di tutti i giorni e al quale tutti possano accedere in maniera effettivamente democratica e dal basso

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Gelderloos Peter, “I fascisti sono strumenti dello Stato”

Bologna, 2016, 12 p.

Introduzione
È passato quasi un secolo da quando Luigi Fabbri, figura storica dell’anarchismo italiano, scriveva riguardo al crescente movimento fascista: “Prima che tutti i fattori reazionari [violenza illegale fascista, repressione legale governativa, pressione economica derivante dalla disoccupazione] contribuissero a dargli un terreno di sviluppo ed una atmosfera favorevole, il fascismo era una povera e malinconica cosa: gruppi minuscoli sparsi qua e là per la penisola, senza seguito notevole ed in uggia alla stessa classe dirigente. (Luigi Fabbri, La controrivoluzione preventiva. Riflessioni sul fascismo, Zero in Condotta, Milano 2009). Era l’ottobre del 1921, e a Bologna, città dalla quale l’autore scriveva queste righe, da “nucleotrascurabile” il fascismo “crebbe in modo indescrivibile e diventò gigante”.Quello che è accaduto in seguito lo conosciamo bene. Il fascismo è stato scelto e accolto in diverse parti del mondo come lo strumento di dominio più adatto al ruolo di “guardiano” degli interessi delle classi dominanti, non appena i regimi democratici di turno si sono dimostrati inadeguati nel rispondere alle spinte dal basso che minacciavano di sovvertire l’ordine costituito. Non è un segreto come in questi casi i governi liberal­democratici si siano sempre mostrati ben disposti a farsi da parte e lasciare a qualcun altro il compito di fare il lavoro sporco, con il plauso delle maggiori potenze internazionali (Churchill lodò Mussolini per aver “reso un servigio al mondo intero”) o persino offrendo aiuto materiale (il socialdemocratico Roosevelt fornì risorse essenziali,fra cui combustibile, alla dittatura franchista).
Se in Italia si passò dalla creazione dei Fasci di combattimento alla presa del potere del fascismo nel giro di soli tre anni, ciò è dovuto proprio al fatto che il movimento fascista si offrì di svolgere quelle funzioni di cui le classi dirigenti del tempo avevano bisogno (repressione del movimento rivoluzionario che durante il Biennio Rosso aveva dato una prova della sua vera forza, difesa del profitto capitalista messo in crisi dal movimento dei lavoratori e dalla congiuntura economica post­guerra), ma che non potevano essere portate a termine da un governo “democratico”, pena la caduta della maschera.
È quindi fondamentale, al fine di creare oggi un movimento antifascista che sappia agire coerentemente a quelli che sono i suoi obiettivi, opporsi alla falsa dicotomia “democrazia o fascismo”. Storicamente, democrazia e fascismo sono sempre andati a braccetto, completandosi a vicenda, e la vera alternativa che i movimenti rivoluzionari dell’ultimo secolo hanno individuato è una sola: dominio o libertà.Riconoscere questo significa già delineare un orizzonte d’azione preciso, significa rifuggire, nella lotta contro il fascismo, tutti quei canali “legittimi”, istituzionali, messi a disposizione dal regimedemocratico: per definizione, questi non potranno mai intaccare le radici che forniscono linfa vitale al fascismo, poiché sono parte del problema. Per dirla di nuovo con le parole di Fabbri, “il fascismo è un alleato dello Stato, un alleato noioso, esigente, incomodo, compromettente, insubordinato, tutto quello che vi pare; ma è un alleato. Come è possibile che lo Stato pensi sul serio di distruggerlo?”Muovendo da queste considerazioni, è forse il caso di far notare, se ancora ve ne fosse bisogno, che non sono le tattiche adottate da un movimento a definirne gli obiettivi, semmai il contrario, e che nella lotta contro ogni sistema di dominio e sfruttamento (capitalismo, Stato, patriarcato, razzismo, fascismo, ecc.) ogni mezzo, ogni strumento utile deve essere preso in considerazione, e non scartato a priori. Per fare solamente un esempio, è sconsolante notare, oggi, come un gran numero di italiani possa ritenere la Resistenza partigiana – movimento che si avvalse di una diversità di tattiche, tra cui una lotta armata fatta a colpi di bombe e fucili, sabotaggi ed espropri – uno dei momenti più alti della storia italiana, e allo stesso tempo condannare gli attuali movimenti antifascisti per l’impiego di metodi ritenuti “violenti”.
L’importanza di tutto questo appare più chiara se si considera che, a differenza di quanto l’ideologia egemone sostenuta dai media e dallo Stato vogliono farci credere, fascismo e antifascismo non sono delle semplici opinioni, degli argomenti da buttare nel “libero campo delle idee”, e che vinca il migliore. Questa visione delle cose non tiene conto del fatto che nella nostra società vi sono enormi disuguaglianze nelle concentrazioni di ricchezza e potere, perciò i termini del dibattito sono falsati in partenza: chi controlla i mezzi di comunicazione detta le regole del gioco. Soprattutto, fintantoché ci saranno persone e istituzioni in posizioni di potere che beneficiano dell’esistenza di ideologie reazionarie, queste continueranno ad esistere a meno che non vengano distrutte le stesse istituzioni che le fomentano, non importa quanto convincenti possano essere i nostri argomenti. Con la pubblicazione di questo testo di Peter Gelderloos, attivista anarchico statunitense immerso nel vivo delle lotte sociali, vorremmo portare un contributo che possa fornire strumenti di analisi utili per una comprensione del fenomeno del fascismo, della sua genesi storica, delle cause che ne permettono l’esistenza e che tutt’ora, in una fase storica caratterizzata da uno stato di “crisi permanente” e di “cannibalismo sociale”, ne stanno determinando la crescita, al fine di trarne suggerimenti pratici per la costruzione di un movimento autenticamente antifascista.

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Note dell’Archivio
-Traduzione del testo “Fascists are the Tools of the State”
-Traduzione a cura di Collettivo Exarchia di Bologna

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Frequenze metropolitane, “Oltre la linea. Dopo Villa Ada, i fascisti ci hanno provato con una casa occupata”

Autoproduzione “TUNNEL”, Settembre 2007, 20 p.

Introduzione
Oltre la linea. La linea che separa la Roma-vetrina dalla Roma reale, è stata oltrepassata. Sono passate solo due settimane dall’assalto coltelli alla mano durante una iniziativa dell’estate romana a Villa Ada. Eppure, nella notte tra l’11 e il 12 luglio un gruppo di 30 “camerati” appartenenti al partito Fiamma Tricolore ha assaltato una scuola di Casal Bertone, occupata da oltre 5 anni a scopo abitativo. Qualcosa a Roma, qualcosa nella sua pax veltroniana, sembra essersi infranto. Già a proposito di Villa Ada, Veltroni parlò di grave atto di fascismo. Una novità per colui che ha sempre condannato la violenza di qualsiasi parte, tuttavia ciò non stupì, dal momento che l’incursione nel suo gioiello, nel cuore della sua Roma che si diverte, giustificava una reazione decisa. Altro valore hanno le dichiarazioni di Veltroni (p.4) dopo Casal Bertone: egli parla di nuovo di grave atto di squadrismo in una città ancora scossa dall’omicidio di Renato Biagetti (p.5). Certo non possiamo dimenticare quanto abbia chiuso gli occhi di fronte alle centinaia di aggressioni di stampo fascista negli ultimi anni. Non possiamo dimenticare che edifici e fondi del Comune siano stati assegnati ad organizzazioni di estrema destra. Mai una presa di posizione, mai una denuncia politica. Stavolta il Sindaco si è espresso, ma non si è affatto esposto, per una volta i giornali non gli hanno dato peso. Si è scatenato il solito scontro politico a suon di agenzie stampa, mentre le solite connivenze tra politica, istituzioni e organi di informazione si sono messe all’opera per raccontare un’altra verità. A qualche ora dai fatti, gli aggrediti diventano aggressori. La prima nota della polizia – “attacco di giovani dell’estrema destra ad un centro occupato” – si trasforma nel racconto del prefetto Achille Serra (p.3). La versione del (ex) prefetto di Roma diventa poi la base delle dichiarazioni di Luca Romagnoli e Gianluca Iannone, esponenti cioè di quel partito nazionale che nottetempo organizza spedizioni squadristiche. Chi era lì sul posto, invece, ma anche chi si è affacciato dal balcone, può raccontare un’altra verità (da p.7 in poi): la superiorità numerica dei fascisti, il fatto che erano armati di caschi bastoni e catene, la loro organizzazione a truppa, ha visto donne colpite a mattonate ma anche una tenace resistenza degli occupanti nel respingere l’attacco. Il fatto che i fascisti siano scappati, e malconci, non prova certo che siano stati aggrediti. Desta anzi sincera inquietudine che il prefetto della capitale, assieme a vari esponenti della destra, sostenga le loro improbabili tesi fino in fondo. Scopo di questo dossier è quindi di riportare alla luce parti di quella verità che in questo anomalo paese costano sempre fatica. Questo paese in cui prima delle elezioni sfilano camionette di camicie nere di Fiamma Tricolore, questo partito i cui militanti girano la sera come squadracce di antica memoria. Fortunatamente Casal Bertone ha dimostrato che chi si oppone all’estremismo di destra non è il suo alter ego di sinistra, non sono pochi facinorosi dei centri sociali ma è tutta quella cittadinanza attiva che rifiuta le pratiche fasciste e squadriste che questa città ha conosciuto, che ricorda, e che non può accettare. Questo dossier vuole dare voce a questa cittadinanza attiva, che ha attraversato le strade e riempito le piazze, comunicando e socializzando alla luce del sole mentre gli “altri” erano chiusi nel proprio covo a “cinghiamattarsi”. Non vuole cercare un’altra verità oltre quella che impone la stampa, ma vuole farla raccontare a chi vive ogni giorno i propri quartieri.

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Ferrari Saverio, “Le nuove camicie brune. Il neofascismo oggi in Italia”

Edito da BFS, Pisa, 2009, 80 p.

Nel neofascismo italiano è in atto un’evoluzione: sempre più marcate si stanno manifestando le tendenze ad assumere o ricercare riferimenti non più solo nel ventennio mussoliniano, ma direttamente nel nazismo. Un salto di qualità. Tali caratterizzazioni un tempo risultavano estremamente minoritarie. Il movimento sociale italiano, il principale contenitore neofascista del dopoguerra, evitò sempre, non a caso, di esaltare il collaborazionismo con i nazisti. Non fosse altro che per ragioni di immagine. Anche la diffusione delle istanze negazioniste dell’olocausto in Italia non è stata per diversi decenni particolarmente significativa. Ora sembra, negli anni Duemila, che tutti i freni inibitori siano saltati e che il confine tracciato un tempo sia stato superato. La nascita anche in Italia, negli ultimi anni, di formazioni dichiaratamente naziste si colloca in questo quadro. Un fenomeno recente. Ferrari esamina con estrema chiarezza i nuovi raggruppamenti, i riferimenti politici e culturali, le simbologie e i miti di un preoccupante fenomeno di ritorno neonazista.

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Ross Reid Alexander, “Against the fascist creep”

Edito da AK Press, Chico (USA), 2017, 400 p.

Quali sono le origini dell’attuale ascesa del fascismo negli Stati Uniti e nel mondo?
Quali sono i suoi legami con Donald Trump, Steve Bannon, Jeff Sessions, Kris Kobach, Ken Blackwell e altri nella nuova amministrazione presidenziale?
In che modo Vladimir Putin ha usato l’estrema destra globale per aumentare il suo potere e la sua influenza?
Da dove vengono le celebrità che incitano all’odio come Richard Spencer e Milo Yiannopolous?
Che ruolo ha avuto la Silicon Valley nel fascismo strisciante?
Come mostra l’elezione di Donald Trump, il fascismo in tutte le sue forme nazionaliste bianche e “alt-right” è vivo e vegeto negli Stati Uniti. Il libro di Ross, attraverso i decenni, traccia il travestimento dell’estrema destra in tutto il mondo, mostrando come l’infiltrazione sia un programma consapevole e clandestino per i gruppi neofascisti che cercano di cooptare e compromettere sia il mainstream che i nuovi movimenti sociali di sinistra.
Questo libro è una linea nella sabbia che identifica i messaggi, le idee e l’organizzazione del fascismo strisciante in tutta la nostra società, delineando come fermarlo.

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Nota dell’Archivio
-Libro in Inglese

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L’Avvenire Anarchico

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Durata: 1 Maggio 1910 (numero di saggio) — 15 Dicembre 1922 (n. 46, a.XIII)
Luogo: Pisa
Periodicità: Settimanale
Pagine: 4. Escono a 2 pagine i nn. 2 e 10 dell’a. VI; 19, 23, 27, 31, 36, 40, 42, 44, 46, 48, 50 e 52 dell’a. VIII; a partire dall’a. IX (1918) alterna quasi regolarmente i nn. a 2 e 4 pagine.

Note riguardanti l’Archivio
Annata 1910
-Numeri mancanti: dal 1 al 3
-n. 27, a. I, pagina 1 presenta degli strappi

Annata 1911
-Numeri mancanti: 34, 77 e 78
-Supplemento al numero 50: Sommario;
-n. 58, a. II, pagina 3 rovinata;
-n. 60, a. II, pagina 1 rovinata

Annata 1912
-Numero mancante: 102

Annata 1913
-Numeri mancanti: nessuno
-n. 5, a. IV, pagina 2 piegata e quasi illeggibile;
-n. 6, a. IV, pagina 2 rovinata;
-n. 45, a. IV, tutte e quattro le pagine rovinate;
-n. 46, a. IV, pagina 3 rovinata

Annata 1914
-Numeri mancanti: nessuno
-n. 12, a. V, pagine 2 e 3 rovinate;
-n. 33, a. V, il formato del giornale è più piccolo rispetto ai numeri passati; ciò si vede nella digitalizzazione della raccolta del giornale fatta dalla Biblioteca Universitaria di Pisa (dove sotto il n. 33 si vede il n. 34);
-Supplemento al numero 40: (a cura dell’) Associazione Razionale Pisana, In memoria di Francesco Ferrer. Il formato dell’opuscolo è più piccolo del giornale; ciò si vede nella digitalizzazione della raccolta del giornale fatta dalla Biblioteca Universitaria di Pisa (dove sotto si vede il numero 41);
-Supplemento del numero 41: (a cura del) Comitato contro la guerra, Disonoriamo la guerra. Il formato del foglio è più piccolo del giornale; ciò si vede nella digitalizzazione della raccolta del giornale fatta dalla Biblioteca Universitaria di Pisa (dove sotto si vede il numero 42);
-n. 44, a. V, pagina 4;
-n. 46, a. V, pagina 1 e 4 rovinate;
-n. 50, a. V, pagina 2 piegata

Annata 1915
Nota: con l’entrata in guerra dell’Italia (24 Maggio 1915), parecchi articoli vengono censurati.
-Numeri mancanti: nessuno
-Supplemento al numero 7: Contro la guerra. Gli anarchici d’Italia al popolo;
-Supplemento al numero 15: Ora e sempre contro la guerra e contro i sedicenti rivoluzionari interventisti;
-Foglio come seconda edizione del numero 16: (a cura di) un gruppo di operai di Scarlino, Il presente scarlinese;
-n. 11, a. VI, pagina 2 rovinata

Annata 1916
-Numeri mancanti: 3, 15, 18, 19, 20 e 26
-n. 6, a. VII, pagine 1 ha parte della testata mancante, pagina 2 rovinata;
-n. 13, a. VII, pagina 4 digitalizzata due volte

Annata 1917
-Numero mancante: 30
-n. 12, a. VIII, il numero è coperto da una piega del giornale

Annata 1918
-Nota: a partire da quest’annata, il giornale uscirà con 2 e 4 pagine.
-Numeri mancanti: nessuno

Annata 1919
-Numeri mancanti: nessuno
-n.6, a. X, pagina 3 digitalizzata tre volte;
-n. 24, a. X. I due file sono in formato tiff e pdf: il primo file presenta solo la pagina 1 rovinata; il secondo ha le pagine 2 e 3 “attaccate” a causa della rilegatura in faldone;
-n. 25, a. X, pagina 1 rovinata, pagina 3 digitalizzata due volte;
-n. 48, a. X, pagina 3 digitalizzata due volte

Annata 1920
-Numeri mancanti: nessuno
-n. 4, a. XI, i due file sono in formato tiff e pdf: il primo ha tutte e 4 le pagine strappate nel bordo inferiore, mentre il secondo ha la pagina 4 sfocata;
-n. 5, a. XI, pagina 1 sfocata;
-n. 6, a. XI, pagine 1, 2 e 3 presentano uno strappo nella parte inferiore; pagina 4 presenta una macchia sull’articolo “Deviazioni. Anarchismo, Confederalismo e Disciplina.”;
-n. 7, a. XI, le pagine 2 e 3 presentano una piega a causa della rilegatura del giornale;
-n. 8, a. XI, tutte le pagine hanno uno strappo laterale;
-n. 9, a. XI, pagina 4 ha una macchia laterale;
-n. 15, a. XI, pagina 1 parti sfocate negli articoli (in particolare “Agli operai repubblicani”);
-n. 16, a. XI, pagina 4 tagliata in fondo;
-n. 17, a. XI, pagina 1 ha un riquadro sfocato a firma “Trotrki”. I nn. 17 e 18 sono in un unico file;
-n. 25, a. XI, pagina 1 macchie a fondo pagina;
-n. 28, a. XI, pagina 4 strappo laterale;
-n. 29, a. XI, pagine 1 e 2 presentano strappi ai lati;
-n. 31, a. XI, tutte le pagine hanno uno strappo centrale;
-n. 32, a. XI, pagina 2 ha un articolo con lettere cancellate (“Allettamenti…”);
-n. 34, a. XI, pagina 3 presenta in fondo delle lettere illeggibili

Annata 1921
-Numeri mancanti: nessuno
-Supplemento al n. 3: Bollettino dell’Unione Anarchica della Provincia di Pisa e di Grosseto;
-n. 4, a. XII, pagina 1 parole sovrapposte con pagina 2;
-n. 8, a. XII, pagine 2 e 3 “attaccate” a causa della rilegatura in faldone. L’articolo in questione, “L’opera di Pietro Kropothine”, fu scritto in origine da Luigi Galleani in Cronaca Sovversiva come “1842 9 Dicembre 1912. Nel settantesimo genetliaco di Pietro Kropotkine”, Anno X, numm. 50-51, 14-21 Dicembre 1912, pagg. 1-3. Successivamente, l’articolo di Galleani venne messo nella raccolta “Figure e figuri. Medaglioni”, Biblioteca de «L’Adunata dei Refrattari», Newark (New Jersey, USA), 1930. Il libro in questione venne ristampato per le Edizioni La Fiaccola, Ragusa, Dicembre 1992.
Nell’edizione de La Fiaccola, l’articolo citato si trova nelle pagg. 119-129.
-Supplemento al n. 16: Primo Maggio 1921;
-Supplemento al n. 26: Solidarietà;
-n. 30, a. XII, pagine 2 e 3: “L’atteggiamento degli anarchici russi di fronte al governo del P.C.. Il Congresso della Federazione “Nabat” degli anarchici ukraini, ecc: 3-8 Settembre 1920″. Questo Congresso viene citato da Fedeli Ugo nel libro “Dalla insurrezione dei contadini in Ucraina alla rivolta di Cronstadt“, La Rivolta, Ragusa, marzo 1992, Seconda edizione, pagg. 76-81;
-n. 31, a. XII, pagina 2 del file tiff ripetuta due volte;
-n. 32, a. XII, pagina 3 del file tiff ripetuta due volte;
-Supplemento al n. 39: I martiri dell’Ideale – La storia di Sacco e Vanzetti;
-n. 44, a. XII, pagina 3 del file tiff ripetuta due volte;
-n. 46, a. XII, pagine 2 e 3 “attaccate” a causa della rilegatura in faldone;
-n. 47, a. XII, pagine 2 e 3 “attaccate” a causa della rilegatura in faldone e tagliate nel formato pdf;
-n. 48, a. XII, pagina 2 e 3 presentano degli strappi

Annata 1922
-Numero mancante: 23
-n. 9, a. XIII, pagine 2 e 3 “attaccate” a causa della rilegatura in faldone;
-n. 10, a. XIII, pagine 2 e 3 “attaccate” a causa della rilegatura in faldone;
-n. 11, a. XIII, pagina 1 parole sovrapposte con pagina 2; pagina 4 parole sovrapposte con pagina 3;
-Supplemento al n. 24: Le nostre documentazioni;
-n. 26, a. XIII, pagina 1 sfocata;
-n. 28, a. XIII, pagine 1 e 2 sfocate;
-n. 29, a. XIII, pagina 1 sfocata;
-n. 46, a. XIII, pagine 1 e 2 presentano una piegatura che rende difficile la lettura degli articoli

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Figner Vera, “Le carceri russe”

Edito da Cromo-Tipo La Sociale, La Spezia, 1912, 71 p.

«Il bagno penale di Nertchinsk è immerso interamente nel lutto e nel sangue. Il «mondo dei reprobi» volge verso di voi i suoi occhi offuscati di pianto, ormai spenti alla vita, sperando da voi un aiuto fraterno. I forzati maltrattati, colpiti e vilipesi tendono verso di voi le loro scarne braccia e vi domandano una cosa sola: di portare a cognizione della Douma la loro preghiera di far ispezionare il bagno penale di Nertchinsk e di far vagliare i loro lamenti dal Parlamento stesso, all’infuori dell’Amministrazione carceraria.»
Che il lettore giudichi lui stesso, che dica egli da che parte è la verità, quando avrà letto i documenti che abbiamo raccolto in questa pubblicazione e che sono una minima parte di quelli che potremmo rivelare al pubblico.
Vera Nikolaevna Figner

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Note dell’Archivio
-Traduzione del testo “Les Prisons russes”, Imprimerie des Unions Ouvrières, Losanna, 1911

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Dietro le sbarre. Repliche anarchiche alle carceri e al crimine

Edito da Zero in Condotta, Milano, 2009, 103 p.

Nel libro, voluto e promosso dall’Associazione di Mutuo Soccorso per il diritto di espressione di Bologna, vi è una raccolta antologica di riflessioni e memorie sul sistema carcerario scritte da anarchici e libertari di tutto il mondo, in un periodo storico racchiuso tra il 1886, anno degli scioperi per le otto ore di Chicago e l’esecuzione di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti avvenuta nel 1927. Vi sono presenti le dirette testimonianze sul trattamento dei prigionieri in numerosi penitenziari, nei campi di concentramento della Prima Guerra Mondiale e nelle celle bolsceviche, oltre alle analisi e alle proposte sul come gli atti antisociali verrebbero trattati in un mondo effettivamente libero e giusto. Una rassegna di scritti, per la maggior parte inediti in Italia, profondamente immersi in un epoca solcata da grandi lotte sociali e conflitti mondiali, che offre uno spunto per ricordare come il più grande crimine della società sia lo sfruttamento dell’essere umano sul suo simile e la prigione un’istituzione dello Stato utilizzata per umiliare e annichilire chi si oppone contro i propri capi. Il volume raccoglie i brani di: Albert e Lucy Parsons, Petr Kropotkin, Emma Goldman, Voltairine De Cleyre, Errico Malatesta, Alexander Berkman, Luise Michel, Oscar Neebe, Kanno Suga, Nestor Makhno, Rudolf Rocker, Ricardo Flores Magon, Librado Rivera, G.P. Maximoff, Mollie Steimer, Nicola Sacco. Per la redazione finale dei testi ed il riscontro delle fonti bibliografiche, ci si è valsi della collaborazione dell’Archivio storico della FAI di Imola e dell’Archivio Berneri Chessa di Reggio Emilia.

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Note dell’Archivio
-“Le leggi usate come armi” di Albert Parsons; estratto di “The Autobiography of Albert Parsons (1887)“. Il testo di Parsons venne pubblicato nel settimanale “The Journal of United Labor”, 16-23 Ottobre 1886.
-“Le prigioni e la loro influenza morale sui prigionieri” di Petr Kropotkin. L’originale in francese è “Influence moral des prisons sur les prisonniers”; questo intervento fa parte di una conferenza che Kropotkin tenne a Parigi, presso la salle Rivoli, il 20 Dicembre del 1887.
L’intervento venne pubblicato a puntate nel settimanale anarchico francese “La Révolte” nei numeri: 15 (20 Dicembre 1887), 18(21 Gennaio 1888), 20 (4 Febbraio 1888), 22 (18 Febbraio 1888), 25 (10 Marzo 1888), 26 (17 Marzo 1888), 36 (9 Giugno 1888) e 37 (16 Giugno 1888).
Successivamente è stato pubblicato in “Kropotkin’s Revolutionary Pamphlets“, curato da R. N. Baldwin, Dover Publications, New York 1970, pagg. 219-235.
Nelle edizioni tradotte in inglese e in italiano manca questa parte iniziale in francese (presente ne “La Révolte”, n. 15, 20 Dicembre 1887): “La question que je me propose de traiter ce soir est une des plus importantes dans la serie des grandes questions qui se dressent devant l’humanité du XIX° siècle.”
-“Quando ci sosterremo l’un l’altro” di Lucy Parsons; estratto de “The Principles of Anarchism“, pubblicato tra il 1905 e il 1910.
-“Prigioni: un crimine sociale e un fallimento” di Emma Goldman. L’originale “Prisons: A Social Crime and Failure” venne pubblicato in “Anarchism and other Essays”, Mother Earth Publishing Association, New York, 1911. In italiano questo volume venne pubblicato come “Anarchia, femminismo e altri saggi“, Milano, La Salamandra, 1976, pagg. 84-98
-“Dentro tutti noi” di Voltairine de Cleyre; estratto da “Crime and Punishment”, pubblicato su “The selected works of Voltairine de Cleyre. Poems, essays, sketches and stories, 1885-1911”, Mother Earth Publishing Association, New York, 1914, pagg. 173-204.
-“I futuri costumi” di Errico Malatesta. Pubblicato su “Umanità Nova”, 2 Settembre 1920 e, successivamente, in “Errico Malatesta. Vita e idee”, Edizioni Collana Porro, 1968.
-“Crimine” di Alexander Berkman. Il titolo originale è “Prisons and Crime. Three Essays by A.B” ed è un manoscritto inedito che si trova all’interno dell’Archivio Alexander Berkman dell’International Institute for Social History.
-“Legge e Ordine” di Alexander Berkman; estratto del libro “Now and After: The ABC of Communist Anarchism“, Vanguard Press, New York, 1929, Capitolo 21 “Is Anarchy Possible?” La prima edizione italiana del libro di Berkman è “Che cos’è l’anarco-comunismo”,LaSalamandra, Milano, 1977; successivamente è stato pubblicato come “L’ABC dell’Anarco-Comunismo”, Nova Delphi, Roma, 2015, Capitolo 21 “È possibile l’anarchia?”
-“Pagine sulla prigione centrale di Clermont” di Louise Michel; estratto di “Mémoires de Louise Michel, écrits par elle-mème“, F. Roy, Libraire-Éditeur, Parigi, 1886, Tomo 2, Capitolo XIV.
-“I miei crimini” di Oscar Neebe; estratto da Parsons Albert, “Anarchism: Its Philosophy and Scientific Basis as Defined by Some of Its Apostles“, Lucy E. Parsons, Chicago, 1887, capitolo “Oscar Neebe’s Remarks”, pagg. 72-74
-“Senza titolo” di Kanno Suga
-“Mandato di comparizione” di Nestor Makhno
-“Memorie” di Alexander Berkman; estratto da “Prison Memoirs of an Anarchist”, Mother Earth Publishing Association, New York, 1912. La prima edizione italiana è “Un anarchico in prigione,” Anarchismo Edizioni, Catania, 1978, Capitoli XIV-XVII, pagg. 131-137
-“Tra le sbarre” di Emma Goldman; estratto dell’articolo “Between Jails“, Mother Earth, Agosto 1917, n. 6, pagg. 207-212.
-“Vittime della rabbia mondiale” di Rudolf Rocker. Estratto da “The London Years“, Robert Anscombe & Co., Londra, 1956, Capitolo 30 “Alexandra Palace, pagg. 174-196
-“N ° 14596” di Ricardo Flores Magón. Lettera scritta a Harry Weinberger, 9 maggio 1921.
-“Da dietro le sbarre” di Librado Rivera. Lettera datata 14 ottobre 1923, pubblicata nel numero unico “Behind the Bars”, Gennaio 1924. Fonte: Longa Ernesto A., “Anarchist Periodicals in English Published in the United States (1833–1955)”
-“Un giorno nei sotterranei della Ceka” di G. P. Maximoff; traduzione ed estratto dell’articolo “One day in the che-ka’s cellar” in “The Guillotine at Work“, Alexander Berkman Fund, Chicago, 1940,Tomo 2, pagg. 425-431
-“Dentro le celle bolsceviche” di Mollie Steiner (cognome corretto Steimer); traduzione di “Statement” in “Letters from Russian Prisons“, Albert & Charles Boni, New York, 1925, pagg. 99-102
-“A Dante Sacco” di Nicola Sacco. Lettera scritta dalla prigione statale di Charlestown, 18 Agosto 1927.

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Contributi su carcere e repressione dall’assemblea di Bologna del 13 dicembre 2014

Gennaio 2015, 36 p.

In quest’ultimo anno sono accadute molte cose che hanno portato ad intensificare ed estendere l’attenzione su ciò che avviene all’interno delle carceri. Senz’altro ha contribuito l’innalzamento della repressione delle lotte che, portando sempre più compagni/e dietro le sbarre, ha innescato nuove relazione all’interno delle carceri e fra interno ed esterno.
In tale contesto ha trovato sviluppo l’attività dei collettivi e delle esperienze “anticarcerarie” soprattutto come ponte tra il dentro e il fuori: da una parte veicolando dentro le istanze di lotta più rilevanti e incisive, e per questo attaccate sul piano giudiziario e carcerario, e dall’altra portando fuori le esperienze di lotta, individuali e collettive, e i contenuti espressi dalle carceri.
Così, attraverso presidi sotto le carceri, solidarietà agli arrestati, sostegno a iniziative e mobilitazioni di gruppi di detenuti, socializzazione delle pratiche intimidatrici ed assassine messe in atto dalle guardie e coperte ai più alti livelli dello Stato si è generata una reciproca “contaminazione” fra il dentro e il fuori che ha contribuito, anche se in modo limitato, a consolidare relazioni e a collocare la lotta contro la repressione ed il carcere all’interno di un piano meno generico e ideologico ovvero più preciso nel definire gli aspetti centrali del sistema carcerario e più consapevole dei nessi che legano tale sistema al mondo del lavoro, alla gestione della marginalità, all’immigrazione, al razzismo, alla guerra. Il piano dell’attività è dunque si più specifico ma non in un’ottica specialistica o settoriale: non un ambito di lotta fra gli altri ma un aspetto imprescindibile di ogni di lotta.
Avvertiamo adesso l’esigenza di “fare il punto” su una serie di questioni emerse lungo quest’ultimo anno al fine sia di socializzarle che di trovare degli obiettivi, da assumere collettivamente, capaci di rafforzare e rilanciare questo percorso di lotta in modo più coordinato.
In particolare vogliamo evidenziare:
• estensione del processo in videoconferenza quale estensione di alcuni aspetti propri del 41bis;
• la recente legislazione improntata sulla riduzione del sovraffollamento carcerario e il ruolo che questa affida ai giudici di sorveglianza in un quadro di “riforma” più complessiva del ministero della giustizia;
• a proposito di alcuni processi (quello contro Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, il processone No Tav, quello contro la giornata del 15 ottobre 2011 a Roma) che stanno per concludersi e la loro influenza sull’azione controrivoluzionaria-repressiva;
• ciò che è accaduto in quest’ultimo anno e che sta accadendo nelle carceri, tratto dalle lettere e da ogni altra fonte e le indicazioni di lotta che fornisce;
• la sorveglianza speciale, che pende da subito su (Marianna, Andrea, Fabio e Paolo) arrestati il 3 giugno a Torino;
• trasformazioni predisposte per gli “Ospedali Psichiatrici Giudiziari”.
Milano, novembre 2014

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