Federici Silvia, Wages against housework

Edito da Power of Women Collective e the Falling Wall Press, Bristol, 1975, 8 p.
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Note dell’Archvio
-Testo in Inglese

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Federici Silvia, “Il punto zero della rivoluzione. Lavoro domestico, riproduzione e lotta femminista”

Edito da Ombre Corte, Verona, Aprile 2014, 159 p.
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Note dell’Archivio
-Traduzione del libro “Revolution at Point Zero. Housework, Reproduction, and Feminist Struggle”, PM Press, Bay Area San Francisco-Los Angeles-Virginia Occidentale, 2012

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Federici Silvia, “Calibano e la strega. Le donne, il corpo e l’accumulazione originaria”

Edito da Mimesis, Milano-Udine, 2015, 343 p.
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Note dell’Archivio
-Traduzione del libro “Caliban and the Witch: Women, The Body and Primitive Accumulation”, Autonomomedia, New York City, 2004

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Di Palma Sara Valentina, “Corpi di donne in guerra. La violenza sessuale in Bosnia e Ruanda e i problemi del dopoguerra”

Estratto da “StoricaMente. Laboratorio di Storia”, n. 10, 2014, pagg. 1-35
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Marcus Sara, Girls to the front. The true story of the riot grrrl revolution

Edito da Harper Perennial, New York City, 2010, 367 p.
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Note dell’Archivio
-Libro in Inglese

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Busatta Sandra, Cavallo Pazzo è morto. Il nazionalismo Sioux e tante altre cose narrate da una femminista

Edizioni SenzaPatria, Sondrio, Ottobre 1992, 221 p.
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Note dell’Archivio
-Si segnala questa Nota Editoriale:
Un vivo ringraziamento all’autrice per il notevole Impegno ed il coraggio nel risalire controcorrente il White River. Questo volume è stato realizzato grazie anche alla collaborazione di Flavia Busatta e Franco Melandri.

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Bolero Rita, “Il papa e la guerra. Neutralità sospetta!!! Il catechismo di Pierino. Le preci dei belligeranti. Lettera aperta di Rita Bolero al Marchese On. Filippo Crispolti”

Edito da L’Editoria Moderna di Firenze, 1915, 36 p.
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Note dell’Archivio
-L’opuscolo contiene i seguenti testi:
–“Il papa e la guerra. Neutralità sospetta!!!”, pagg. 3-10
–“Il catechismo di Pierino”, pagg. 11-31
–“Le preci dei belligeranti. Lettera aperta di Rita Bolero al Marchese On. Filippo Crispolti”, pagg. 33-36

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Macrelli Rina, Ridiamo su Proudhon. Alle origini della teoria neo-patriarcale

Edito da Edizioni Ciclo-Stile del Movimento Femminista Romano, Roma, Febbraio 1979 [come riportato alla fine del documento], 207 p.
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Note dell’Archivio
-Libro ciclostilato e digitalizzato con fotocamera

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Prigionierx trans e queer in lotta

2016 [?], 8 p.

Perchè un bollettino specifico sulle persone trans e queer prigioniere?
Nel 2016 il prigioniero trans anarchico Marius Mason ha proposto una giornata annuale e internazionale di solidarietà ai/le prigionierx trans. Ogni 22 Gennaio le persone e i gruppi che vogliono partecipare possono organizzare una serata benefit, distribuire volantini, fare un’azione o scrivere una lettera a una delle persone in carcere. Vi sono storie che meritano di essere raccontate e persone che hanno bisogno di essere supportate per la loro lotta. Quella che Marius ha lanciato è un’idea, ma ovviamente la solidarietà non deve necessariamente limitarsi a una giornata all’anno. Ho ritenuto importante raccogliere le storie più significative di alcune persone trans e queer in carcere, alcune delle quali si riconoscono nelle idee anarchiche, mentre altre si trovano incarcerate per essersi difese dalla violenza transfobica o omofoba contrattaccando.
In molti dei loro casi, sulla loro stessa pelle, è evidente l’intrecciarsi delle oppressioni razziali e di classe con quelle di genere. Non è un caso se molte di queste persone sono non bianche, e non è una novità il fatto che nelle carceri degli Stati Uniti (in cui si trovano la maggior parte delle persone trans incluse in questo bollettino – ma anche in altri paesi la dinamica è la stessa) ci finiscano molto più facilmente persone di origini afro-americane, native amercane e latino-americane che statunitensi, così come il fatto che la maggior parte delle persone detenute provengano dalle fasce più povere della popolazione.
Allo stesso modo il fatto di essere transessuali, transgender o queer significa per molte persone una lotta quotidiana per la sopravvivenza e una maggiore probabilità di finire in carcere, in un mondo che marginalizza e criminalizza chi non ha un’espressione di genere conforme alla norma, specialmente le donne trans, e ancor di più le donne trans nere, ispaniche o indigene. Il tasso di violenze, stupri e omicidi nei confronti di queste persone è molto più alto che rispetto alla media della popolazione. Sono ormai diversi i casi di persone finite dentro per aver reagito a un’aggressione omofoba o transfobica nei loro confronti. Oltre ai casi citati in questo bollettino, ricordo il caso di CeCe McDonald, una donna trans lesbica afro-americana e attivista LGBTQ che nel 2012 venne condannata per aver ucciso un uomo che aveva assalito lei e le sue amiche fuori da un bar con motivazioni razziste e transfobiche, e il caso di Luke O’Donovan, ragazzo queer anarchico che reagì a un attacco omofobo di gruppo nei suoi confronti accoltellando i propri aggressori. Entrambi sono oggi liberi dopo aver scontato un periodo in carcere. Oltre alla violenza diretta da cui spesso sono costrette a difendersi, le persone trans subiscono discriminazioni in vari ambiti della società tra cui il lavoro, l’accesso alle cure sanitarie, alla casa etc, che possono rendere la vita di queste persone molto precaria e spingerle a trovare i mezzi per la sopravvivenza in lavori illegali come la prostituzione, che a loro volta le mettono ancora più a rischio di violenze (da parte della polizia e dei clienti) e di carcerazione.
Una volta incarcerate, le persone trans hanno un’alta probabilità di vivere ulteriori umiliazioni, violenze fisiche e sessuali, e difficoltà di accesso alle cure mediche, all’interno di un sistema carcerario che oltre a privare le persone della libertà opera un forte divisione binaria dei generi e non riconosce l’esistenza delle persone trans. Molte di loro trascorreranno la loro intera carcerazione in isolamento per il solo fatto di essere trans. Le donne trans vengono, in molti paesi, rinchiuse nelle carceri maschili, dove molte subiscono violenze sessuali da parte delle guardie o di altri detenuti.
La loro esistenza è una lotta quotidiana per la sopravvivenza all’interno di un sistema autoritario, sessista e transfobico, di cui le carceri non sono che il riflesso, per questo riconosciamo la loro lotta come politica e non soltanto individuale, in quanto risposta a forme di oppressione che sono sistemiche. E’ importante mostrare a queste persone e a chi le tiene rinchiuse che fuori c’è un movimento che le supporta, che non possono permettersi di negar loro l’accesso alle cure mediche o far loro violenza impunemente, che ci sarà una risposta. Per questo è importante scrivere alle persone incarcerate, creare ponti di comunicazione tra chi sta da una parte e chi dall’altra dei muri che ci separano. Costruendo comunicazione e legami di solidarietà, prendendosi il tempo di sviluppare connessioni e diffondendo le loro storie di resistenza, le persone trans e queer incarcerate diventano meno vulnerabili alla violenza del sistema e allo stesso tempo le nostre comunità (LGBT, anarchiche, ecc.) diventano più forti.
Per la distruzione totale di tutte le prigioni, contro ogni gabbia animale e umana!
Autodifesa e attacco contro omofobia e transfobia!

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Note dell’Archivio
-Come scritto nella parte in basso di pag. 8:
Le storie delle persone trans e queer incluse in questo bollettino sono solo una minima frazione di quelle che esistono tra le mura delle carceri e di cui non verremo mai a conoscenza. Le persone qui citate hanno la fortuna di essere parte di una comunità di attivistx o di avere intorno a sé delle persone di supporto che si sono occupate di diffondere informazioni sul loro caso, aiutarle con i soldi e l’assistenza legale, mantenerle in contatto con il mondo esterno attraverso la corrispondenza, ecc. Tantissime altre non godono di nessun tipo di supporto. Se siete in contatto con persone trans o queer in lotta rinchiuse nelle carceri in Italia o in altri paesi, fatecelo sapere: fuckgender@riseup.ne”

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Il Pensiero. Numero straordinario dedicato a Pietro Kropotkine (1912)

Numero unico pubblicato a Bologna il 9 Dicembre 1912, 24 p.
Link Download: https://mega.nz/file/7c4CiDzQ#EvPDCdX0W9soZ8nbMvTXY-bokw28OgZgf7odckECcEE

Note dell’Archivio
-Questo numero unico venne fatto uscire dalla vecchia redazione de “Il Pensiero. Rivista quindicinale di sociologia, arte et letteratura” (1903-1911)
-Gli articoli presenti sono i seguenti:
–I redattori, “Ad multos annos”
–Luigi Fabbri, “Pietro Kropotkine”
–Giacomo Mesnil, “Le memorie di Kropotkine”
–Felice Vezzani, “Un esempio”
–Pietro Kropotkine, “L’oppio storico”
–Giovanni Grave, “Fallimento d’idee o fallimento d’individui?”
–Oberdan Gigli, “Kropotkine e Stirner”
–Armando Borghi, “Kropotkine e gli operaisti”
–Pietro Kropotkine, “Due uomini dell’anarchismo italiano”, “Idee sul sindacalismo”, “L’individualismo stirneriano”, “L’alta finanza e la guerra”
–Eliseo Reclus, “Lettera a P. Kropotkine in prigione a Lione”
–Saverio Merlino, Roberto Michels, Ettore Zoccoli, “Lettere di adesione”
–Catilina, “Cenni biografici”
–Bibliofilo, “Bibliografia kropotkiana”
-Nel libro “Bibliografia dell’anarchismo. Volume 1, tomo 1. Periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana pubblicati in Italia. 1872-1971“, Bettini scriveva, nelle pagg. 251-252, questa nota alla voce “Il Pensiero. Numero unico straordinario dedicato a Pietro Kropotkine”:
<<Non destinato alla propaganda l’opuscolo, come avvertiva una nota redazionale, voleva essere solo un tributo di affetto e di stima per il vecchio rivoluzionario Pietro Kropotkine, “sapendo che il 9 dicembre corrente… compie il suo settantesimo anno di vita combattiva ed intellettuale”.
Promotore dell’iniziativa fu Luigi Fabbri, autore anche del medaglione introduttivo (Pietro Kropotkine) e, a firma “Catilina”, dei brevi Cenni biografici con l’annessa Bibliografia Kropotkiana [sic]. Contributi originali inviarono inoltre, G. Mesnil (Le Memorie di Kropotkine, pp. 6-7); Oberdan Gigli (Kropotkine e Stirner, pp. 11-13) e Armando Borghi (Kropotkine e gli “operaisti”). Le restanti parti del fascicolo sono occupate da riproduzioni di scritti dello stesso Kropotkine e dalla, traduzione di una lettera (datata: Clarens, 2 genn. 1883), inviata da Elisée Reclus a Kropotkine, allora- detenuto nel carcere di Lione (cf. E. Reclus, Correspondance, tomo II, p. 268).
E’ degna di rilievo infine, l’adesione data all’iniziativa dal noto storico “antianarchico” Ettore Zoccoli, che il 5 nov. inviava da Roma una lettera, in cui si dichiarava lieto, “quale leale avversario”, di poter trasmettere, tramite i redattori, “un saluto e un augurio a Pietro Kropotkine”
.>>

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