Prigionierx trans e queer in lotta

2016 [?], 8 p.

Perchè un bollettino specifico sulle persone trans e queer prigioniere?
Nel 2016 il prigioniero trans anarchico Marius Mason ha proposto una giornata annuale e internazionale di solidarietà ai/le prigionierx trans. Ogni 22 Gennaio le persone e i gruppi che vogliono partecipare possono organizzare una serata benefit, distribuire volantini, fare un’azione o scrivere una lettera a una delle persone in carcere. Vi sono storie che meritano di essere raccontate e persone che hanno bisogno di essere supportate per la loro lotta. Quella che Marius ha lanciato è un’idea, ma ovviamente la solidarietà non deve necessariamente limitarsi a una giornata all’anno. Ho ritenuto importante raccogliere le storie più significative di alcune persone trans e queer in carcere, alcune delle quali si riconoscono nelle idee anarchiche, mentre altre si trovano incarcerate per essersi difese dalla violenza transfobica o omofoba contrattaccando.
In molti dei loro casi, sulla loro stessa pelle, è evidente l’intrecciarsi delle oppressioni razziali e di classe con quelle di genere. Non è un caso se molte di queste persone sono non bianche, e non è una novità il fatto che nelle carceri degli Stati Uniti (in cui si trovano la maggior parte delle persone trans incluse in questo bollettino – ma anche in altri paesi la dinamica è la stessa) ci finiscano molto più facilmente persone di origini afro-americane, native amercane e latino-americane che statunitensi, così come il fatto che la maggior parte delle persone detenute provengano dalle fasce più povere della popolazione.
Allo stesso modo il fatto di essere transessuali, transgender o queer significa per molte persone una lotta quotidiana per la sopravvivenza e una maggiore probabilità di finire in carcere, in un mondo che marginalizza e criminalizza chi non ha un’espressione di genere conforme alla norma, specialmente le donne trans, e ancor di più le donne trans nere, ispaniche o indigene. Il tasso di violenze, stupri e omicidi nei confronti di queste persone è molto più alto che rispetto alla media della popolazione. Sono ormai diversi i casi di persone finite dentro per aver reagito a un’aggressione omofoba o transfobica nei loro confronti. Oltre ai casi citati in questo bollettino, ricordo il caso di CeCe McDonald, una donna trans lesbica afro-americana e attivista LGBTQ che nel 2012 venne condannata per aver ucciso un uomo che aveva assalito lei e le sue amiche fuori da un bar con motivazioni razziste e transfobiche, e il caso di Luke O’Donovan, ragazzo queer anarchico che reagì a un attacco omofobo di gruppo nei suoi confronti accoltellando i propri aggressori. Entrambi sono oggi liberi dopo aver scontato un periodo in carcere. Oltre alla violenza diretta da cui spesso sono costrette a difendersi, le persone trans subiscono discriminazioni in vari ambiti della società tra cui il lavoro, l’accesso alle cure sanitarie, alla casa etc, che possono rendere la vita di queste persone molto precaria e spingerle a trovare i mezzi per la sopravvivenza in lavori illegali come la prostituzione, che a loro volta le mettono ancora più a rischio di violenze (da parte della polizia e dei clienti) e di carcerazione.
Una volta incarcerate, le persone trans hanno un’alta probabilità di vivere ulteriori umiliazioni, violenze fisiche e sessuali, e difficoltà di accesso alle cure mediche, all’interno di un sistema carcerario che oltre a privare le persone della libertà opera un forte divisione binaria dei generi e non riconosce l’esistenza delle persone trans. Molte di loro trascorreranno la loro intera carcerazione in isolamento per il solo fatto di essere trans. Le donne trans vengono, in molti paesi, rinchiuse nelle carceri maschili, dove molte subiscono violenze sessuali da parte delle guardie o di altri detenuti.
La loro esistenza è una lotta quotidiana per la sopravvivenza all’interno di un sistema autoritario, sessista e transfobico, di cui le carceri non sono che il riflesso, per questo riconosciamo la loro lotta come politica e non soltanto individuale, in quanto risposta a forme di oppressione che sono sistemiche. E’ importante mostrare a queste persone e a chi le tiene rinchiuse che fuori c’è un movimento che le supporta, che non possono permettersi di negar loro l’accesso alle cure mediche o far loro violenza impunemente, che ci sarà una risposta. Per questo è importante scrivere alle persone incarcerate, creare ponti di comunicazione tra chi sta da una parte e chi dall’altra dei muri che ci separano. Costruendo comunicazione e legami di solidarietà, prendendosi il tempo di sviluppare connessioni e diffondendo le loro storie di resistenza, le persone trans e queer incarcerate diventano meno vulnerabili alla violenza del sistema e allo stesso tempo le nostre comunità (LGBT, anarchiche, ecc.) diventano più forti.
Per la distruzione totale di tutte le prigioni, contro ogni gabbia animale e umana!
Autodifesa e attacco contro omofobia e transfobia!

Link Download: https://mega.nz/file/vBgg3bhQ#bbqRt3QXbkF4X4hRLqxI5kmZeHNRwQqAXklOQHXla54

Note dell’Archivio
-Come scritto nella parte in basso di pag. 8:
Le storie delle persone trans e queer incluse in questo bollettino sono solo una minima frazione di quelle che esistono tra le mura delle carceri e di cui non verremo mai a conoscenza. Le persone qui citate hanno la fortuna di essere parte di una comunità di attivistx o di avere intorno a sé delle persone di supporto che si sono occupate di diffondere informazioni sul loro caso, aiutarle con i soldi e l’assistenza legale, mantenerle in contatto con il mondo esterno attraverso la corrispondenza, ecc. Tantissime altre non godono di nessun tipo di supporto. Se siete in contatto con persone trans o queer in lotta rinchiuse nelle carceri in Italia o in altri paesi, fatecelo sapere: fuckgender@riseup.ne”

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