Cordatesa, “Girotondo. Piccola inchiesta su alcuni sciacalli della moneta prigioniera”

Marzo 2013, 73 p.

Introduzione

Le questioni di ordine materiale prendono, in questo periodo, il sopravvento sui problemi di fondo. Le condizioni dei detenuti permettono di chiudere così il dibattito sulla prigione ed il suo senso.
Christian Carlier, intervista pubblicata in Dedans-Dehors, gennaio 1999

Il presente lavoro si propone di esaminare un aspetto del carcere poco conosciuto ma in realtà di estrema importanza per il suo corretto funzionamento: quello dell’economia carceraria.
Economia carceraria intesa come insieme di attività economiche legate a doppio filo al carcere, sia che siano basate sul lavoro dei detenuti sia che siano quelle legate al mantenimento quotidiano della struttura e delle persone recluse al suo interno. L’oggetto della nostra ricerca è il carcere di Monza, il carcere della città in cui viviamo. Perché la decisione di fare un lavoro basato sull’economia o meglio sul giro di soldi legato al carcere? Per fare dell’informazione su aspetti troppe volte tenuti oscuri, quasi segreti o edulcorati, tramutati in atti di carità umana, spacciati per un servizio misericordioso e utile per i detenuti. Scopriamo così che questo particolare ramo del business nasconde delle storie marce e intrise di tutte i vizi propri degli appalti e più in generale degli apparati del capitale, ben lontani dalla favola del buon samaritano che si dedica ai più deboli. Sgravi fiscali, regimi di quasi monopolio, possibilità di uno sfruttamento massimo, speculazioni. E’ questo il rovescio della medaglia della propaganda dei fautori delle politiche sociali e delle attività alternative dietro le mura. Non è stato un lavoro facile e reperire le informazioni non è stato semplice, sia per la loro frammentarietà, sia per la cappa di segretezza che avvolge questo particolare ramo della gestione carceraria. In biblioteca e sui giornali locali c’è poco o nulla e, come detto prima, nel caso in cui ci fosse è sostanzialmente un elogio all’imprenditore di turno che sfrutta il lavoro dei detenuti. Su Internet qualcosa si trova ma è tutto da ricomporre e da attualizzare.
Le informazioni contenute nell’opuscolo non sono tutte nuove o attuali ma sono quelle che siamo riusciti a raccogliere e di cui abbiamo avuto una conferma dalle varie fonti. Abbiamo evitato di pubblicare informazioni da verificare e, qualora fossero un po’ datate, lo abbiamo indicato nel testo. Non pretendiamo di essere stati esaustivi ma pensiamo che un lavoro del genere possa essere utile a tutti coloro che lottano contro il carcere (perché molte informazioni riguardano altre carceri, soprattutto lombarde), ma soprattutto a chi vive direttamente sulla propria pelle una situazione di prigionia, oltre che ai loro familiari e conoscenti.
Buona lettura.

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