Educazione e libertà

da Volontà Rivista, a. XLI, n. 1, 1987

E’ possibile educare alla libertà? Come coniugare congiuntamente educazione e libertà? Questi gli interrogativi che stanno alla base del primo numero del 1987 di Volontà. Oggi, in effetti, i metodi di insegnamento e le modalità educative sono decisamente meno rigidi e autoritari di un tempo. Nel giro di alcuni decenni l’istituzione scolastica si è molto trasformata, molti tabù sono caduti, il docente non è più un’autorità indiscussa e incriticabile, la scuola si è aperta praticamente a tutta la popolazione giovanile. Segni tangibili di un discreto miglioramento. Soprattutto il pensiero pedagogico si è aperto a tematiche decisamente libertarie. A questo sviluppo positivo fa però da contrappeso uno scadimento, soprattutto in Italia, delle strutture scolastiche, l’obsolescenza dei programmi ministeriali, le condizioni precarie di tanta parte del corpo docente. Ma questo numero di Volontà non si sofferma sui problemi contingenti della scuola, anche se alcuni autori sfiorano questi temi. L’obiettivo è invece puntato sui nodi dell’insegnamento in quanto tale, sul senso della trasmissione del sapere e sui possibili percorsi per impostare un rapporto nuovo tra docente e discente.
In pratica viene presentata un’opera corale in cui si alternano le voci di importanti teorici con quelle dei cosiddetti operatori di base. Così se Ivan Illich si interroga sul senso della nostra società alfabetizzata rispetto a quelle orali per tratteggiarne le sostanziali differenze qualitative e per indagare sull’istruzione in quanto tale, gli fa eco Lamberto Borghi, ritenuto il maggior pedagogista italiano vivente, nel sottolineare l’importante apporto del pensiero anarchico e libertario alla moderna educazione. Alle sottili provocazioni intellettuali del pediatra Marcello Bernardi risponde indirettamente il docente di pedagogia Francesco De Bartolomeis sulla non autonomia scientifica di questa disciplina.
Con Carlo Oliva, professore di liceo, si passa dall’ambito teorico a quello pratico: dopo tante fiammate innovative, quanto è rimasto di libertarismo nella scuola italiana? II bilancio è positivo per Mario Lodi, maestro elementare e precursore in Italia di un insegnamento antiautoritario. Con Ferro Piludu e Andrea Papi vengono affrontati i problemi dell’educazione negli asili e nei primi anni della scolarità. Con David Koven e Salvo Vaccaro, infine, l’accento si sposta verso la progettualità utopica. Il primo racconta come è nata, come si è sviluppata e come vive oggi una scuola libertaria in California, ideata e voluta da un gruppo di anarchici statunitensi.
Il secondo formula un interessante progetto, sia pur a linee generali, per costruire già oggi ambiti di educazione svincolata dalle strutture dell’attuale società autoritaria. In pratica un appello per gettare già oggi i germi di una futura società fondata sulla libertà. Un quadro composito, dunque, a più livelli, ma proprio per questo in grado di far intravedere le linee su cui muovere l’analisi e la pratica per immergere l’educazione nella libertà.

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