Rensi Emilia, “Cristo-Colombo e l’inizio della tratta degli schiavi”

Edito da Nuova Ipazia, Ragusa, Aprile 1992, 48 p.

NOTA INTRODUTTIVA
Il breve saggio che proponiamo, è apparso 28 anni fa, nel 1964, con il titolo Colombiana, sul numero 10 della rivista anarchica «Volontà», allora curata da Gio­vanna Berneri e Cesare Zaccaria, e della quale Emilia Rensi è stata intelligente e assidua collaboratrice. Un breve saggio critico con il quale si denuncia, con anni d’anticipo, l’uso strumentale che si sta facendo dell’anniversario della scoperta dell’America e la smoda­ta esaltazione della «eccezionale abilità» del Cristo-Co­lombo che, come sottolinea la Rensi, «erano qualità comuni a tutti i grandi navigatori ed esploratori dell’epo­ca… e anche agli uomini che li seguivano nelle loro im­prese».
L’anniversario della scoperta dell’America si è an­dato trasformando in un vero e proprio mercato demokapitalista e consumista ove ognuno dei Grandi Penni­vendoli arcoreggia a ruota libera per esaltare il Grande Navigatore, la sua fortunata impresa e… il demo-kapitalismo: giornalisti, scrittori, artisti, storici e tuttologi di grande fama fanno del loro meglio per… mortificare l’intelligenza e la dignità e, anche, la verità storica. Tanto per fare un esempio veramente significativo, il «principe» dei tuttologi italiani, il grande giornalista Enzo Biagi, con Milo Manara e Giacinto Gaudenzi, ha dedicato a questo anniversario, e immesso nel grande mer­cato del consumismo, un Gran Fumettone ove i luoghi comuni, veri e falsi, disseminati lungo 500 anni dalla tradizione «clericale», sono illustrati dalle «tavole» del Manara e del Gaudenzi che fanno vedere gli «indige­ni» saltellanti felici, come gente che festeggia l’arrivo di persone care, e particolarmente le «indigene» — sempre le donne! — tutte nude e con i seni al vento come si conviene a delle «selvagge» che si offrono come se fos­sero smaniose di essere possedute dai civilissimi e catto­licissimi — crocifissi e stendardi in testa! — invasori. Tutto un gran fracasso indecoroso e miliardario per magnificare le peripezie, anche minime, della fortunata avventura ma, soprattutto, per nascondere, ancora una volta, il sottofondo della conquista-invasione. E cioè l’in­fame genocidio ai danni di un Popolo tranquillo e fe­lice che venne espropriato di ogni bene, schiavizzato, mas­sacrato e ridotto a… «oro umano». E questa innocente e generosa «miniera d’oro» usata quale materia prima per dare inizio al «turpe commercio» della «tratta degli schiavi»!
In proposito l’analisi della Rensi, che ha scavato sui testi più favorevoli al Colombo, e alla leggenda che gli si è cucita addosso, è precisa anche su quanta e quale «retorica» è stato costruito il mito-, e fa vedere, «anche a chi non vuol vedere», la «sfrenata ambizione e la sua fame di ricchezza», nonché, quale «indole» («ingrata», «avida», «arrogante»!) e quali i reali interessi che lo ani­marono: la bramosia delle «spezie» (che allora avevano un grosso mercato) e particolarmente quella dell’oro, ol­tre la smania di raggiungere il… «Cipango»… il paese del­l’oro!
Spinto da questi «interessi», il «grande ammiraglio» e i «conquistadores» non si fecero scrupoli nel rappor­tarsi col «Nuovo Mondo», e con i «selvaggi» che lo abi­tavano: «nudi e innocenti… offrono doni… hanno orrore della violenza…». Qualità per cui, si pensava, «possono facilmente diventare dei buoni cristiani» e, anche, «que­sti pagani senza dio sono buoni come schiavi» e «que­sti che sono più robusti li invieremo al mercato degli schiavi di Siviglia»! Nel Cristo-Colombo si fa strada un preciso programma: «produrre denaro con la vendita degli schiavi e procurare schiavi facendo la guerra». Il tutto in nome della Suprema Civiltà e della Reli­gione Cristiana e Cattolica (che aiutano, ancora oggi, a mascherare la recessione e la crisi «globale» che trava­glia il demo-kapitalismo)!
I «selvaggi» per quanto «ingenui» e «amorosamente disponibili», più volte si ribellarono alle prepotenze e alle violenze degli invasori. Per domare una insurrezio­ne di «Indios» i conquistadores impiegarono quasi un anno: li misero «in fuga» con la superiorità delle armi — archibugi e balestre — con lo spavento che suscita­no i cavalli e, anche, con dei feroci levrieri». Malgrado tutto, la rivolta di questi «selvaggi» dura ancora oggi…! Ma il gran Mercato consumista serve ad un altro pre­ciso scopo; alzare cortine fumogene e deviare l’attenzio­ne dei Popoli del Mondo dai genocidi in atto nel civilis­simo mondo moderno e demo-kapitalista: Palestinesi, Libanesi, Kurdi, Nicaraguensi ecc. E, allora, ripropor­re il breve saggio della Rensi, vuole essere un piccolo atto di solidarietà verso gli «Indiani» e tutti i Popoli che si battono contro gli invasori e contro gli oppressori. E vorremmo che questo atto di solidarietà venisse assun­to dalle nuove generazioni, magari ampliato ed esteso in ogni angolo del Globo e delle Coscienze.

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Nota dell’Archivio
-Il titolo originale dell’articolo di Rensi è “Colombiana”, pubblicata su «Volontà», n° 10, Genova, 1964.

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