FdCA, “Anarchici contro il muro Israele-Palestina”

2007, 63 p.

I testi qui contenuti, scelti nel vasto oceano dell’informazione sulla Palestina occupata, non vogliono essere un tentativo di dare una rappresentazione degli “Anarchici Contro il Muro” (ACIM) quale entità politica, bensì intendono – su una scala più piccola – dare conto dei contesti particolari e delle realtà in cui gli ACIM operano. E tuttavia, proprio nello scegliere di dare più risalto a quest’ultimo aspetto, speriamo si possa cogliere in gran parte la natura politica degli ACIM. Per prima cosa e soprattutto, gli Anarchici Contro il Muro sono una bandiera nel cui nome vengono compiute azioni che sono diametralmente in opposizione non solo con l’occupazione, ma anche con le cause più profonde; in opposizione con le prospettive personali ed il sistema politico, militare e civile, che all’interno di Israele sostiene l’occupazione. Gli ACIM cercano di evitare il peso eccessivo ed ingombrante delle impalcature ideologiche, per assumere come proprio centro di gravità le pratiche – ma non come “praxi”. Il che non implica – naturalmente – che l’analisi teorica ed i principi non siano necessari, dal momento che noi vi facciamo ricorso quando occorre decostruire i miti dell’apartheid sionista. Tuttavia, ora come ora, le individualità che compongono gli ACIM preferiscono dedicarsi, armati di corde da rocciatori, di tronchesi per il fil di ferro e di mazze pesanti, alla decostruzione del muro di Israele e a esprimere il loro dissenso contro i blocchi stradali messi dall’esercito israeliano. Non solo l’azione diretta, ma anche la lotta unitaria sta nel cuore pulsante degli ACIM. Infatti, le premesse del gruppo possono essere fatte risalire alla fusione di due sottocorrenti parallele durante l’intifada di al-Aqsa, la seconda rivolta palestinese. In Israele, il fallimento degli Accordi di Oslo aveva provocato una generale recrudescenza nazionalista ed una svolta a destra anche all’interno del cosiddetto “Campo della Pace”; tuttavia, si ebbe un effetto opposto sulle frange radicali di quest’area, dal momento che l’analisi sul perché Oslo era fallito portò molti a sganciarsi permanentemente dalla coda della sinistra sionista. Nel frattempo, in Cisgiordania e nella striscia di Gaza, la seconda intifada, sebbene mollo più militarizzata della prima, conteneva anche diffuse istanze di lotta popolare e di resistenza civile, espresse con azioni dirette (proteste e manifestazioni), iniziative delle ONG, informazione indipendente con grande sforzo dei media, progetti dei giovani, campagne di boicottaggio e disobbedienza civile in genere messe in atto da comitati popolari. Sebbene marginalizzati dai livelli di violenza e dal crescente centralismo gerarchico dell’Autorità Palestinese, questi sforzi hanno comunque messo radici ed in certi casi hanno anche dato frutti.

Gli ACIM sono stati un prodotto di queste due sottocorrenti che si sono incontrate nel 2003 – un anno dopo l’inizio della ‘costruzione del muro da parte di Israele — nel campo di protesta durato 4 mesi formato da attivisti palestinesi, israeliani ed internazionali nel villaggio di Mas’ha, che stavo per perdere le teme a causa del passaggio del muro. Questo campo è diventato il punto focale per una nuova forma di lotta: unitaria, civile. a democrazia diretta, su base territoriale — di fatto una terza intifada conosciuta come “l’intifada del Muro”. Sebbene forti solo di pochi attivisti israeliani, gli ACIM presero parte intensamente a quesito nuovo sviluppo insieme ad un numero sempre più alto di villaggi palestinesi le cui condizioni di vita erano minacciate dal passaggio del muro: da Masha a Budrus, da Bil’in a Jayyous, da Nîliln a Um Salmuna, e così via, in uno schema di azione diretta e di lotta unitaria che prosegue tutt’oggi. Una componente chiave del modus operandi degli ACIM era e rimane il reindirizzare i privilegio razzista di cui essi godono sotto le politiche discriminatorie di Israele, usandolo per ridurre la violenza militare contro le proteste palestinesi per il solo fatto di stare con loro, dal momento che le regole di ingaggio dell’esercito sono significatamente diverso (specialmente per l’uso di armi vere) quando si trovano di fronte degli israeliani.

L’Intifada del Muro prosegue con un prevedibile ed alto costo su piano umano: a febbraio 2009 sono 17 i manifestanti palestinesi disarmati che sono stati uccisi dall’esercito e dalla polizia di confine nel corso di manifestazioni contro la costruzione del muro, e sono migliaia i feriti e gli arrestati — palestinesi, attivisti internazionali ed israeliani. Finora, gli ACIM hanno dovuto affrontare oltre cento imputazioni (la cui metà è tuttora pendente), soprattutto per “aver portata la guerra in patria” tramite le azioni di protesta fatte nelle città israeliane. inoltre, a parte le spese vive per i lavoro politico quotidiano, come i trasporti, le ballette telefoniche, gli aiuti immediati o i costi di stampa, i debiti contratti dagli ACIM ammontano attualmente ad oltre 40.000 dollari americani, in parcelle dovute agli avvocati amici che stanno lavorando incessantemente per rappresentarci di fronte alla crescente repressione legale della polizia e delle corti.
Ovviamente, gli ACIM non ricevono finanziamenti da nessuna organizzazione o associazione ufficiale (statale, governativa, ONG che sia), né abbiamo dei funzionari retribuiti. Noi contiamo interamente sulle donazioni delle persone in tutto i mondo, che capiscono quanto sia importante questa lotta e desiderano assicurare la prosecuzione con un sostegno concreto alla lotta palestinese. Ma si accumulano i costi dei guai giudiziari che ci infligge lo Stato, per cui ci troviamo in un temibile bisogno di sostegno finanziario e quindi chiediamo il vostro aiuto.

Nota editoriale: dal momento che all’interno degli ACIM esiste una varietà di istanze sia pratiche che politiche, occorre rimarcare che il contenuto di questo lavoro, con tutti i suoi pregi. rappresenta però sola le opinioni degli autori e non degli ACIM come gruppo intero.

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