Celma Valero Marìa Pilar, Lucìa Sànchez Saornil: una voz “ultra” màs allà de su condiciòn femenina

Estratto dal libro Lera Javier San José, de la Concha Víctor García, “Praestans Labore Victor: Homenaje al Profesor Victor Garcia de la Concha”, Ediciones Universidad Salamanca, 2005, pagg. 263-278

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Note dell’Archivio
-Testo in spagnolo
-pag. 278 ripetuta due volte causa errore di digitalizzazione

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Casamitjana Rosa Marìa Martín, “Lucia Sánchez Saornil. De la vanguardia al olvido”

da DUODA-Revista d’Estudis Feministes, n. 3, 1992

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Note dell’Archivio
-Articolo in spagnolo
-pagine 3 rovinata

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Gimeno Sanfeliu Luz, “Lucía Sánchez Saornil; una vida y una obra alternativas a la sociedad de su tiempo”

Edito da Proyecto I+D+I 140/07, 8 p.

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Note dell’Archivio
-Articolo in spagnolo

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Fabbri Luigi, Lettere ad una donna sull’anarchia

Edito da Samizdat, Pescara, 1997, 190 p.

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Note dell’Archivio
-La prima edizione di questo libro è del 1905, stampata a Chieti presso l’editore Di Sciullo Camillo. Vedasi “Lettera – prefazione dell’ Editore all’Autore”, pagg. 15-16

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Saornil Lucía Sánchez, La cuestión femenina en nuestros medios

Edito da Biblioteca Terra Livre-Editorial Eleuterio, São Paulo-Santiago de Chile, 2016, 116 p.

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Note dell’Archivio
-Libro in spagnolo
-Contiene 4 numeri del giornale “Solidaridad Obrera” (2/10/1935, 9/10/1935,15/10/1935 e 20/10/1935) contenenti “La cuestión femenina en nuestros medios”

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Fini Marco, Barberi Andrea, “Valpreda. Processo al processo”

Edito da Feltrinelli, Milano, 1972, 208 p., Seconda Edizione.

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Lanza Luciano, Bombe e Segreti

Edito da Eleuthera, Milano, 2005, 175 p.

Roma, 3 maggio 2005. La seconda sezione penale della Cassazione conferma l’assoluzione degli ultimi tre neonazisti imputati per la strage di piazza Fontana, che così resta definitivamente senza colpevoli. O meglio, Giovanni Ventura e Franco Freda vengono indicati come i responsabili di quell’eccidio (diciassette morti e quasi cento feriti), ma non possono essere perseguiti perché definitivamente assolti il 1° agosto 1985. Questa la verità processuale. Ben altra, invece, la verità storica. Il libro ricostruisce la montatura contro Valpreda, la morte – anch’essa senza colpevoli dell’anarchico Pinelli e la fitta trama di connivenze e depistaggi che fecero di Piazza Fontana una “strage di Stato”. Edizione aggiornata ed ampliata.

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Crocenera Anarchica, Le bombe dei padroni

Edito da La Fiaccola, Ragusa, 1989, XVIII+135 p., Seconda Edizione

PRESENTAZIONE
Raccogliamo in questo opuscolo un po’ di materiale sulla manovra antianarchica e controrivoluzionaria che è culminata clamorosamente con i criminali attentati del 12 dicembre 1969 di Milano e Roma.
Il materiale è in buona parte ricavato dall’assemblea popolare tenutasi a Milano il 25 aprile 1970.
Crediamo che questa raccolta, affrettata e sommaria (sempre presi come siamo dalla lotta quotidiana che più che mai in questo frangente ci impone di rispondere colpo su colpo agli attacchi dei padroni) ma sufficientemente organica e generale, possa essere utile non solo per la divulgazione del nostro punto di vista — il punto di vista degli anarchici, dei rivoluzionari — che si avrà per la diffusione di questo opuscolo all’esterno del movimento anarchico, ma altresì per la documentazione sinottica che forniamo a tutti i gruppi e compagni simpatizzanti che si battono per ritorcere la calunnia e la repressione contro i responsabili della strage di Milano e della morte di Pinelli, contro esecutori, mandanti e complici, contro fascisti, socialdemocratici, poliziotti, magistrati…
Siamo di proposito entrati il meno possibile nei dettagli «giuridico-tecnici» (alibi, contro-alibi, contraddizioni, giochi cinesi dei magistrati ecc.) per mantenere più evidente il disegno d’insieme e perchè nei particolari la vicenda è in quotidiana evoluzione (dopo la storia dei «vetrini», caduta nel ridicolo, è ora la volta del poliziotto-capellone-spia Ippolito, domani chissà che cosa potrà saltare fuori dal cappello da prestigiatore degli inquirenti)

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Ieri le bombe, oggi le borse. I grossi affari di un ex terrorista nero.

Milano, 2006, 12 p.

Una controinchiesta su Delfo Zorzi: dalle stragi nere alla latitanza in Giappone, costruendo un impero economico che conta grandi interessi anche in Italia.

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Controinchiesta sulla strage di Stato

Edito da Odradek, Roma, 2000, XV+181 p.

La strage di piazza Fontana ha cambiato la storia d’Italia. Su questo non esiste praticamente difformità di opinione tra nessuno dei principali o secondari soggetti politici, osservatori, politologi, storici attendibili o contafrottole di bassa lega. Le bombe esplose il 12 dicembre inaugurarono la “strategia delle stragi”, prolungatasi fino al 1980 – quella con il bilancio più alto di vittime, il 2 agosto, alla stazione di Bologna. Tutte incontrovertibilmente stragi di Stato, ovvero stragi compiute da uomini facenti parte direttamente degli apparati più “coperti” dello Stato, oppure da fascisti da loro personalmente organizzati, indirizzati, finanziati, protetti – senza alcuna eccezione, fino al momento di andare in tipografia con questa nuova edizione.
Il libro La strage di Stato ha a sua volta cambiato la storia di questo paese. Non la “mentalità della sinistra”, ma proprio la Storia in senso stretto. Ha infatti impedito che la strage di piazza Fontana raggiungesse il suo scopo: far scattare un “riflesso d’ordine” nel paese, chiudere il biennio rosso ’68-’69, rinchiudere nuovamente gli studenti nel ghetto delle scuole e gli operai nell’inferno delle fabbriche, senza più resistenze, contestazioni, antagonismo. Come è potuto riuscire un libretto scritto da 15 anonimi compagni qualsiasi, alcuni dei quali allora praticamente bambini (con il metro attuale), a fare tanto? (…)
La controinchiesta non si limita a demolire quella poliziesca. Va un attimo più in là, individuando nei fascisti i possibili “manovali” di una strage decisa “nelle alte sfere”. È straordinario come in questa autentica inchiesta non venga mai smarrito il senso della realtà, della misura, l’attenzione alla verità per come è.
Questo, infatti, non è un libro dietrologico. Non ricostruisce fatti trascegliendo solo gli avvenimenti che possono far comodo alla versione che si intende sostenere. Non chiude gli occhi di fronte alla violenza dicendo – cioè mentendo – che “la violenza è solo fascista”. Sa vedere e distinguere la violenza dei fascisti, quella dello Stato e anche quella del movimento antagonista. Se c’è conflitto – sembra banale dirlo, ma a molti suona oggi quasi come un’eresia – i colpi si prendono, ma si danno anche. Questo libro non ha insomma nulla a che spartire con quella sub-cultura della “teoria del complotto universale” fiorita negli anni successivi. Gli autori non cadono mai nella trappola della teoria del “doppio Stato”, cara ai dietrologi (pseudo-storici) di ascendenza Pci che si sono, al massimo, limitati a definire le stragi come semplicemente fasciste. Non credono insomma che in Italia sia mai esistito uno” Stato buono” che conviveva conflittualmente con quello “cattivo”.
Lo Stato era ed è soltanto uno: l’apparato (i servizi, la polizia, i carabinieri, la magistratura, ecc.) non si muove indipendentemente dal potere politico. Ma lo Stato non è neppure la riproduzione organizzata delle molteplici presenze politiche in parlamento. Esistono anche nell’apparato i “sinceri democratici” o semplicemente i funzionari onesti. Ma la controinchiesta svela senza possibilità di errore come i secondi vengano sempre rimossi, sostituiti, allontanati, quando la loro opera non coincide con le finalità dell’azione generale dell’apparato. Senza teoria del “doppio Stato” non ci può essere dietrologia.
La dimostrazione di una simile affermazione sta tutta nel fatto che quasi quattro anni di governo di centrosinistra (la stessa formula in vigore nel ’69, ma con in più una fetta consistente dell’ex Pci) e un ministro dell’interno ex “comunista:” (Giorgio Napolitano) non hanno fatto uscire dagli archivi una sola notizia in
più sulle stragi e i loro autori. Quando i dietrologi sono andati al governo, insomma, la verità sulle stragi è rimasta occultata esattamente come prima. Il che dimostra non solo la loro malafede, ma l’inattendibilità stessa della “teoria”. In questo senso La strage di Stato è un libro sull’irriformabilità democratica dello Stato, quanto meno di questo paese, sul suo consistere reazionario indipendentemente dal succedersi di governi che se ne servono senza mai metterlo in discussione. Senza illusioni su una sempre invisibile “parte buona dello Stato”, insomma, ci può invece essere la capacità di vedere le cose come stanno. È questa inchiesta che porta per la prima volta alla ribalta della notorietà nomi che diventeranno tristemente famosi nei decenni successivi: Sindona, Màrcinkus, Rauti e tanti altri che ricorreranno come una litanìa in tutti gli scandali a sfondo golpistico tra i ’70 e gli ’80.

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Nota dell’Archivio
-La prima edizione di questo libro è di Samonà&Savelli, 1970

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