Veronesi Oreste, La strage di Piazza Fontana nelle pagine de «L’Arena»

Università di Padova, 2012/2013, 116 p.

La strage di Piazza Fontana apre uno spettro molto ampio di argomenti da approfondire. Questa ricerca si concentrerà solamente su alcuni punti cardine.
Il primo capitolo avrà una funzione di contestualizzazione storica del periodo antecedente alla strage, cioè i fermenti politico-sociali del bienni 1968-69 e la crisi politica del centrosinistra con il Piano Solo. A seguire sarà definito, nelle sue linee di fondo, il contesto veronese attraverso l’analisi puntuale di alcuni casi di conflitto urbano, intrecciato con la narrazione che ne fece il giornale veronese. Il capitolo si gioverà di alcuni volantini, nonché di un opuscolo redatto in preparazione al XIV congresso provinciale della federazione veronese del Partito Comunista Italiano, consultati presso l’Istituto Veronese per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea.
Con il secondo capitolo ci si addentrerà, invece, nella indagini della strage di Piazza Fontana e nella narrazione che propose il quotidiano «L’Arena». Saranno quindi analizzati gli articoli immediatamente successivi all’attentato e l’attenzione si concentrerà poi sul caso Pinelli e l”alibi di Pietro Valpreda.
L’ultimo capitolo, infine, analizzerà l’omissione de «L’Arena» in merito alla pista nera, concentrandosi dunque sugli unici tre articoli pubblicati dal giornale su questo tema nel 1970-71.
Come si può intuire, la ricerca è parziale. Sarebbe stato infatti molto interessante approfondire la strategia della tensione nel suo complesso, considerando anche le diverse conseguenze che porta con sé e le diverse porte e ferite che ha aperto. Il secondo capitolo, ad esempio, non prenderà in considerazione il caso Calabresi. Allo stesso modo, il terzo capitolo, affronterà in modo molto parziale i rapporti tra istituzioni e neofascismo, nonché il ruolo ideologico svolto da Franco Freda nel variegato mondo della riflessione politica e filosofica avviata da Julius Evola , che non sarà oggetto di approfondimento. Ciò che questa breve ricerca intende far emergere è il ruolo del giornale veronese e quindi sarà sufficiente porre in evidenza alcuni nodi tematici di particolare rilievo che anche nell’ambito del giornalismo nazionale ebbero notevole risonanza. E, per questo, l’arco cronologico di riferimento è compreso tra il 1969 e il 1972.

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(a cura del) Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Piazza Fontana. 36 anni crimini del potere

Edito da Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Milano, 2005, 42 p.

36 ANNI DI CRIMINI DEL POTERE. Giuseppe Pinelli: un assassinio di stato.
“Noi accusiamo la polizia di essere responsabile della morte di Giuseppe Pinelli, arrestato violando per ben due volte gli stessi regolamenti del codice fascista. Accusiamo il questore e i dirigenti della polizia di Milano di aver dichiarato alla stampa che il suicidio di Pinelli era la prova della sua colpevolezza, e di aver volontariamente nascosto il suo alibi dichiarando che “era caduto”.”
“Gli stessi inquisitori hanno dichiarato di non aver redatto alcun verbale di interrogatorio di Pinelli, pertanto ogni eventuale verbale che venisse in seguito tirato fuori è da considerarsi falso.”
“Accusiamo la polizia italiana di aver deliberatamente impedito che l’inchiesta si svolgesse sotto il controllo di un magistrato con la partecipazione degli avvocati della difesa. Accusiamo i magistrati e la polizia di aver ripetutamente violato il segreto istruttorio diffondendo voci e accuse tendenti a diffamare di fronte all’opinione pubblica un uomo assolutamente innocente, ma per loro colpevole di essere anarchico.”
“Noi accusiamo lo Stato Italiano di cospirazione criminale nei confronti dell’anarchico Pietro Valpreda, da mesi sottoposto ad un feroce linciaggio morale e fisico, mentre le prove che gli inquirenti credono di avere contro di lui, si smantellano da sole una per una.”
Con queste parole trent’anni fa gli anarchici sintetizzavano la loro accusa nei confronti dello stato e dei suoi apparati, la cui natura intrinsecamente criminale e violenta appariva evidente. Pur di mantenere intatto il proprio dominio, i potenti ricorrono alla strage, all’omicidio, alla diffamazione delle loro stesse vittime, ma nel compiere questi crimini essi fanno cadere la maschera di giustizia e democrazia che quotidianamente portano per ingannarci. Si sta ora celebrando l’ennesimo processo per la strage di Piazza Fontana, ma senza affrontare l’assassinio di Pinelli non si può nemmeno parlare di giustizia. Ecco perché è importante non dimenticare vicende come quella dell’assassinio di Giuseppe Pinelli: non per ricordare il passato, ma per capire il presente. I potenti di oggi sono quelli di ieri. In questo dossier sono raccolti documenti e articoli che servono a non dimenticare le menzogne del potere e dei suoi servi, a capire l’assassinio di Giuseppe Pinelli.
Da sbattere sul grugno di chi vorrebbe cancellare tutto

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Fuga Gabriele, Maltini Enrico, e ‘a finestra c’è la morte. Pinelli, chi c’era quella notte

Edito da Zero In Condotta, Milano, 2013, 168 p.

Dalla finestra aperta sul cortile dove giace agonizzante “Pino” Pinelli, il fumo esce lentamente e si intravedono, dentro quelle stanze, figure diverse da quelle fin qui conosciute. Figure di funzionari di alto grado venuti da Roma, che “prendono la situazione in mano”, come dirà uno di loro. Figure che fanno indagini di cui relazionano solo il ministro dell’Interno e il capo della Polizia, non i magistrati inquirenti. I loro nomi: Catenacci, Russomanno, Alduzzi e altri meno noti, spuntano qua e la tra le carte che sulla strage di Piazza Fontana si sono accumulate. Ma è solo nel 1996, 26 anni dopo quel tragico 15 dicembre 1969, che saranno chiamati a deporre di fronte ai magistrati ed anche allora nessuna domanda verrà posta loro su ciò che accadde quella notte nella questura di Milano, quando Pinelli morì. Dal 1996 le loro deposizioni resteranno chiuse negli armadi dei tribunali. Solo da poco ne sono uscite ed è di queste, dei documenti che le accompagnano, dell’ambigua e oscura presenza in quei giorni e in quella notte di personaggi che comandano, ma che si definiscono “riservati”, che si parla e si documenta in queste pagine.
Ancora una volta questo breve testo non porta ad una verità definitiva: ma aggiunge elementi che fino ad oggi non erano noti, o erano stati trascurati. Ci è sembrato giusto raccogliere il testimone dai tanti che si sono avvicinati alla figura di Pinelli, certi di trovare altri disposti a farsi carico del seguito di questa ricerca, fino a che il fumo di quella stanza non sarà davvero diradato.

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(a cura di) Schirone Franco, Il ferroviere di San Siro. Giuseppe Pinelli e la ripresa dell’Unione Sindacale Italiana a Milano

2018, 85 p.

Recensione di Santo Catanuto

Snello e ricco di rari documenti del periodo è l’ultimo libro dedicato a Giuseppe Pinelli. Una lunga serie di pubblicazioni, snodatasi per 50 lunghi anni a cominciare dal noto libro di Camilla Cederna, ha descritto ripetutamente la figura di Pinelli, la diciassettesima vittima dell’immonda strage orchestrata nel “cuore occulto del potere”, il famigerato Ufficio degli Affari Riservati del Viminale. Di Giuseppe Pinelli, scaraventato dalla finestra del quarto piano della questura di Milano quella maledetta sera del 14 dicembre 1969, nel pieno delle lotte operaie e studentesche, molto si è scritto ma un particolare aspetto della sua personalità politica è rimasto un po’ in ombra.
Questa pubblicazione intende colmare la lacuna ponendo in evidenza la sensibilità mostrata da Pinelli verso il mondo del lavoro, insieme alla forte convinzione che solo l’autoemancipazione dei lavoratori dal lavoro salariale e subordinato può costituire la base effettiva per un cambiamento radicale della società nel suo insieme e in ogni sua piega. Non fu per caso, quindi, che Pinelli abbia dedicato molte delle proprie energie alla lotta sindacale, che intendeva propositiva e costruttiva dentro la più vasta ottica del cambiamento sociale e non limitata ai pur necessari miglioramenti delle condizioni del lavoro e delle retribuzioni. Fu in tale ottica, prettamente libertaria, a-gerarchica ed autogestionaria, in una parola anarchica, che Pinelli si orientò verso l’Unione Sindacale Italiana: già importante espressione del movimento operaio in Italia prima che il fascismo l’annientasse.
Pinelli, ferroviere anarchico abitante nelle case ALER di San Siro (da qui il titolo del libro) fu molto attivo e forse determinante nella ripresa e nel rilancio dell’USI a Milano. La documentazione prodotta in quel frangente storico (volantini, articoli di stampa, lettere…) è stata pazientemente raccolta e ordinata da Franco Schirone ed inserita nel testo da egli curato per conto dell’Associazione Culturale “Pietro Gori” di Milano e dell’Unione Sindacale Italiana (USI-CIT), promotori dell’iniziativa editoriale. Ai documenti inediti si affiancano diverse testimonianze orali riguardanti sia la persona di Pinelli, sia l’esperienza dell’USI nell’“autunno caldo”, sia alcune iniziative promosse negli ultimi anni per tener viva la memoria dei fatti, della loro estrema gravità e delle modalità con cui lo stato si è opposto alla montante lotta dei lavoratori, degli studenti e della parte di popolazione subalterna che intendevano affrancarsi dai diktat dei gestori dello status quo, prendendo nelle proprie mani le sorti delle proprie esistenze.

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Luberti Luciana Corinna – D’amore, d’eroina, di galera

Luberti Luciana Corinna

D’amore, d’eroina, di galera.

Casa editrice: Stampa alternativa

Luogo di pubblicazione: Viterbo

Anno: 2014

Pagine: 266

Formato: PDF

Note:

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Irigaray Luce – Speculum. L’altra donna

Irigaray Luce

Speculum. L’altra donna

Casa editrice: Feltrinelli

Luogo pubblicazione: Milano

Anno: 1976

Pagine: 348

Note:

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Locke Liz, Vaughan Theresa A., Greenhill Pauline, Encyclopedia of women’s folklore and folklife

Edito da Greenwood Press, Westport-Londra, 2009, LXIX+777 p.

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Note dell’Archivio
-Libro in Inglese
-Due volumi raccolti in un unico volume

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Liberazioni Rivista di Critica Antispecista, L’Altro: sesso, corpo, coscienza, straniero

Edito da Liberazioni Rivista di Critica Antispecista, Milano, Maggio 2008, 101 p.

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Libreria delle donne di Milano, Non credere di avere dei diritti

Edito da Rosenberg&Sellier, Torino, Luglio 1988, 188 p., Seconda Edizione

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Feinberg Leslie – Liberazione Trans

Feinberg Leslie

Liberazione Trans

Casa editrice:

Luogo di pubblicazione:

Anno: 2011

Pagine: 14

Note: testo tradotto da un opuscolo francese del gruppo “Vendredì 13 et la petit murène” estratto dal libro di Leslie Feinberg, “Trans liberation”.

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