Vella Randolfo, “Pre-anarchia”

Edito da Edizioni “Vogliamo”, Lugano, Giugno 1932, 62 p.

Introduzione

Da parecchi anni noi anarchici, per i quali la anarchia è una fede, si, ma anche una realtà da con­quistare, abbiamo sentito il bisogno di un program­ma pratico da attuare in una prossima rivoluzione, se la vittoria sarà nostra. In proposito io ho avuto da più anni delle idee che ho esitato ad enunciare temendo, non gli eventuali attacchi, ma i possibili errori: per cui ho at­teso che altri, più preparati di me, esponessero il loro punto di vista su questo tormentoso problema. Ho chiesto pareri a compagni ed a maestri, ho seguito ansioso le polemiche delle varie tendenze, ho sperato di vedere balzare qualche opera ardita pratica e decisiva, ma, tranne l’incompleta piatta­forma dei compagni Russi e la enunciazione sindacalista di Besnard, nessun progetto anarchico realiz­zabile e completo, è stato ancora avanzato. Allora mi decido io ad esporre il mio piano cosi come l’ho concepito, cercando di essere chiaro, perchè io scrivo per il popolo, e schivando quelle parole antipatiche con le quali taluni credono di dare veste scientifica alle loro esposizioni. Questo mio piano potrà essere tenuto in consi­derazione o respinto; potrà essere utile in qualche sua parte od in nessuna; ma io credo lo stesso di aver fatto opera utile ad esporlo, se non altro per incoraggiare le ricerche su questo difficile campo. Dichiaro inoltre che, qual sia l’accoglienza dei compagni, io l’ho scritto per giovare e non per nuo­cere alla nostra Causa, che ha bisogno di essere tradotta dalla teoria alla pratica.

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I nuovi padroni. Atti del Convegno internazionale di studi sui nuovi padroni

Edito da Edizioni Antistato, Milano, 1978, 509 p.

Dalla presentazione di Amedeo Bertolo:
Il convegno internazionale di studi su I nuovi padroni, di cui questo volume raccoglie le relazioni e le comunicazioni, ha visto una partecipazione non inferiore a quella del convegno bakuniniano del settembre ’76.
[…] Come già per il convegno bakuniniano, anche a questo convegno gli organizzatori hanno invitato studiosi di diversa matrice ideologica e di diversa impostazione metodologica. […] Così, ad analisi propriamente libertarie si sono alternate — seppure in numero minore — altre che muovevano da posizioni liberalsocialiste o più-o-meno-marxiste (più o meno nel senso che il lessico e le categorie usate lo sono, ma lo spirito non è dogmatico).
Nel suo insieme il convegno ha fornito una massa considerevole di elementi a conferma della tesi della tecnoburocrazia come nuova classe dominante.
[…] Certo siamo ancora lontani da quella sintesi, da quella ricomposizione complessiva della materia che ambiziosamente Ambrosoli presentava in apertura come finalità del convegno. Diversi aspetti del problema sono stati solo sfiorati, molte le realtà nazionali non analizzate… il lavoro di saldatura interdisciplinare appena iniziato. Forse anche perché, purtroppo, è stato proporzionalmente molto ridotto, per limiti oggettivi di tempo, l’apporto della discussione.
Ciononostante, il lavoro fatto è notevolissimo e testimonia della fecondità interpretativa della tesi dei nuovi padroni e anche della vivacità di quell’area culturale libertaria che si va ricostituendo e che in questo convegno ha trovato una delle sue manifestazioni più interessanti.

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Nota dell’Archivio
-Il libro contiene gli interventi di Amedeo Bertolo, Luciano Pellicani, Marianne Enckell, Nico Berti, Enzo Ferrero, Stefania Orio, Roberto Marchionatti, Alberto Argenton, Eduardo Colombo, Laurent Monnier, Francesco Codello, Pier Luigi Pascarella, Nino Staffa, Mikhail Agurski, Gabor Tamas Rittersporn, Mok Chiu Yu, Yu Shuet, Wu Man, Paolo Flores D’Arcais, Enrique Gutierrez, Carlos Rama, Dave Mansel, Luciano Lanza, Alessandra Nannei e Claudio Venza.

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Veglia. Anarchica Mensile

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Durata: Maggio 1926 (a. I, n. 1) — Novembre-Dicembre 1927 (a. II, n. 8)
Luogo: Parigi
Periodicità: Mensile; irregolare
Pagine: 24 a numerazione progressiva, per un totale di 184 pagine. Solo il n. 8 (anno II) esce a 16 pagine

Note dell’Archivio
-Nel libro curato da Giorgio Sacchetti, “Veglia. Anarchica mensile (1926-1927)”, edito da Novadelphi nel 2020, vengono raccolti tutti e otto numeri della rivista di Virginia d’Andrea. La pubblicazione è destinata “all’antifascismo in esilio e a svegliare le coscienze in Italia” di cui il giornale diventa un “crocevia di intellettuali e punto di riferimento libertario per l’irrequieto milieu artistico europeo”.
-La numerazione è progressiva.

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Il Momento. Organe du Mouvement Libertaire Italien en France

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Durata: Maggio 1945 (n. 1) — Giugno 1946 (n. 12)
Luogo: Parigi
Periodicità: Non indicata; irregolare
Pagine: 2 (dal n. 1 al n. 5); 4 (dal n. 6 al n. 12)

Note dell’Archivio
-Mancano i nn. 1-3, 6, 7, 9-11
-Le pagg. 1-2 del n. 8 presentano una piegatura al centro che rende illeggibili gli articoli

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Il Momento. Organo quindicinale dell’UAI

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Durata: 1 Maggio 1938 (a. I, n. 1) — 28 Giugno 1938 (a. I, n. 4).
Luogo: Parigi
Periodicità: Quindicinale
Pagine: 4 (il n. 1 è di 6 pagine)

Note dell’Archivio
-Come scritto nel “Presentandoci” del n. 1, “Il Momento” è l’organo ufficiale dell’Unione Anarchica Italiana e “propugnerà l’azione anarchica e quella sindacale, indipendenti l’una dall’altra”. L’UAI del 1938 si richiamava “direttamente ai postulati programmatici approvati al congresso di Bologna del 1920. La risorta organizzazione si pone così quale unione su base autonomista delle “diverse forze esistenti in Francia, Belgio, Svizzera e Stati Uniti, al di sopra e al di fuori di questioni tendenziali”.“. Fonte: Giulietti Fabrizio, “Il movimento anarchico italiano nella lotta contro il fascismo. 1927-1945”
-Manca il n. 3
-Le pagine 1, 2 e 3 del n. 1 e n. 2 presentano degli strappi

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“Abbasso i Ristoranti”

55 p., 2006

La schiena ti fa male perché sei in piedi da 6, 10 o 14 ore di fila. Puzzi di pesce e spezie. É tutta la sera che vai avanti e indietro. Hai caldo. I vestiti ti si appiccicano addosso per il sudore. Ti passano per la testa tutta una serie di strani pensieri. Cogli parti delle conversazioni dei clienti, mentre le tue con i colleghi vengono costantemente interrotte. Non c’è tempo per pensare ai tuoi problemi di coppia o per chiederti se hai dato da mangiare al gatto stamattina o pensare a come pagherai l’affitto questo mese, c’è già un altro ordine da prendere. É sempre la solita solfa. Versare del caffè alla coppia vicino alla finestra – la tipica coppia al secondo appuntamento. Fare il solito sorriso servizievole, girarsi e tornare indietro, passando davanti alle scadenti decorazioni del locale. Stare in piedi al solito posto fissando il pavimento della sala. Dietro di te, l’aiutante cameriere sta sgrassando il solito burro riciclato dal piatto di un cliente per metterlo in un contenitore di plastica.
Questo è più che un deja-vu. É tempo di elezioni. Una cameriera deve gestire tre tavoli contemporaneamente. A ogni tavolo i clienti indossano spille in supporto a tre diversi partiti politici. Ogni volta che va ad un tavolo, la cameriera elogia i candidato e il programma del partito supportato da quel tavolo. I clienti in tutti i tavoli sono contenti e le danno delle buone mance. La cameriera probabilmente non andrà nemmeno a votare. Una sera il lavapiatti non si presenta. I piatti iniziano ad accumularsi. Poi un cuoco cerca di usare la lavastoviglie e scopre che è rotta. Lo sportello è ammaccato e i cavi sono stati tagliati. Nessuno ha più notizie di quel lavapiatti. Finalmente! L’ultimo cliente rompiscatole. L’ultimo capo stronzo. L’ultima litigata con un collega. L’ultimo puzzoso piatto di cozze. L’ultima volta che ti bruci o ti tagli perché devi fare di fretta. L’ultima volta che giuri che domani ti licenzi, e poi ti ritrovi a giurare la stessa cosa due settimane più tardi. Un ristorante è un posto deprimente.
Tutti i ristoranti che hanno ottenuto ottime recensioni sui giornali, quelli che servono solo cibo biologico, senza glutine o vegan, quelli che ricreano un’atmosfera alla moda con disegni suggestivi, hanno comunque cuochi, camerieri e lavapiatti che sono stressati, depressi, annoiati e alla ricerca di qualcos’altro.

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Proudhon Pierre-Joseph, “Sistema delle contraddizioni economiche. Filosofia della miseria”

Edito da Anarchismo, Catania, 1975, 592 p., Prima Edizione

da Pierre Ansart, Sociologie de Proudhon, Paris 1967, pp. 153-154.
Nel Sistema delle contraddizioni economiche Proudhon cerca di dimostrare che tutti i termini della società economica sono in rapporto di antagonismo, in rapporto dialettico, e che l’esasperazione delle contraddizioni annuncia l’indispensabile distruzione del regime della proprietà. La teoria dell’identità del reale e dell’ideale permette di rendere più convincente questa dimostra­zione. Proudhon, in effetti, si propone di mettere a nudo la logica interna del sistema, di mostrare come tutte le parti sono antagoniste e come esse si integrino in una totalità contraddittoria. Abbandonando il metodo storico, egli si propone di descrivere il regime della proprietà nella sua attualizzazione sistematica, di descriverlo « secondo l’ordine delle idee », allo scopo di dimo­strare che tale sistema non può seguirsi e conduce da per se stesso alla propria distruzione. Egli non per questo s’impedisce di ricorrere alla storia, indicando quali evoluzioni possono prodursi nel sistema, solo che lo studio della struttura logica gli permette di mostrare come queste evoluzioni particolari si inseriscono in un sistema senza modificarlo fondamentalmente, introducendovisi per accrescere le contraddizioni e dunque per determinare la rovina del sistema stesso. Si vede quindi l’importanza data da Proudhon, nel suo lavoro, all’azione risolvente dell’idea rivoluzionaria, in quanto non può concepirsi una conti­nuazione della lotta politica che si limiti ad una pratica quotidiana oppure ad una successione di sommosse. Sviluppare il pensiero della Rivoluzione o la sua filosofia non sarà quindi formulare una nuova teoria astratta ma scoprire la forma generale, la struttura di questa società che il movimento dei lavoratori, se è creatore, porta in se stesso.

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Note dell’Archivio
-Traduzione del libro “Sistème des contradictions économiques” (2 vol.), 1846
-La traduzione del 1975 è stata rivista e corretta partendo dalla versione del 1882 edita dalla Unione Tipografico-Editrice di Torino (Biblioteca dell’Economista – Serie terza – Volume nono – Parte prima)
-Note manoscritte di Proudhon in margine al suo esemplare della “Miseria della filosofia” di Marx

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Proudhon Pierre-Joseph, “La capacita politica delle classi operaie”

Edito da Il Solco, Città in Castello, 1921, 283 p.

Completato nel 1864 e pubblicato postumo nel 1865, questo libro di Proudhon si può considerare una sorta di testamento politico, oltre che un manuale pratico della politica federalista. Partendo dal principio del mutualismo – inteso come associazioni tra lavoratori -, Proudhon intende superare il parlamentarismo (inteso come un’illusione) e raccomanda l’astensione, denunciando l’inutilità delle candidature dei lavoratori.
L’evoluzione sociale per Proudhon era una graduale distruzione dello Stato attraverso fattori federalisti e mutualisti.

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Note dell’Archivio
-Traduzione del libro (uscito postumo) “De la Capacité politique des classes ouvrières”,
E. Dentu libraire-éditeur, 1865.
-L’appendice del libro è diviso in due parti. Nella prima parte vi è una lettera con la seguente introduzione:
“Questo volume di Proudhon fu pubblicato nel maggio 1865, poco dopo la sua morte, dal suo amico e discepolo Gustavo Chaudey, che dal maestro morente ebbe l’incarico di curarne la edizione; il testo pubblicato dallo Chaudey è dovuto integralmente a Proudhon, che attese anche alla prima correzione delle bozze di stampa e che non redasse le conclusioni, perchè abitualmente le scriveva solo quando aveva già riletto tutto il suo libro in fogli di stampa. Proudhon dedicò nel dicembre 1864 il volume ad alcuni operai di Parigi e di Rouen, che lo avevano consultato sulle elezioni.”
La seconda parte contiene le Conclusioni scritte dall’avvocato e politico Gustave Chaudey.

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Proudhon Pierre-Joseph, “Critica della proprietà e dello Stato”

Edito da Eleuthera, Milano, 2014, 203 p.

Proudhon, noto per alcune espressioni icastiche come “la proprietà è un furto”, è stato il primo pensatore sociale a definirsi anarchico. La sua opera, un peculiare intreccio di riflessione iconoclastica e vis polemica, attesta la nascita storica di una visione coerentemente libertaria dell’individuo e della società. Questa scelta antologica, articolata per temi, propone alcuni brani essenziali ripresi da una produzione teorica vastissima e talvolta contraddittoria. Ne viene fuori una lettura anarchica del pensiero proudhoniano che ne identifica gli elementi forti, di stimolo alla riflessione attuale: il federalismo, l’autogestione, la dialettica irrisolta degli opposti, il pluralismo metodologico e progettuale…

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Note dell’Archivio
-In questa versione digitalizzata manca l’ “Introduzione”
-Elenchiamo i testi inseriti in questa antologia e da dove sono tratti:
–“Critica della proprietà” è tratto da P.-J. Proudhon, Système des contradictions économiques, trad. it. Sistema delle contraddizioni economiche, Anarchismo, Catania 1975, pp. 40-41, 414-438, 441-442, 452-453
–“Critica dello Stato” è tratto da P.-J. Proudhon, Les confessions d’un révolutionnaire, trad. it. in P. Ansart, P.-J. Proudhon (estratti), La Pietra, Milano 1978, pp. 71- 84]
–“Critica del comunismo” è tratto da P.-J. Proudhon, Système des contradictions économiques, trad. it. Sistema delle contraddizioni economiche, Anarchismo, Catania 1975, pp. 468-49
–“La giustizia come equilibrio” è tratto da P.-J. Proudhon, De la justice dans la Révolution et dans l’Église, trad. it. La giustizia nella Rivoluzione e nella Chiesa, UTET, Torino 1968, pp. 127-146].
–“Autorità e libertà” è tratto da P.-J. Proudhon, Du principe fédératif, trad. it. P. Ansart, P.-J. Proudhon (estratti), La Pietra, Milano 1978, pp. 260-265
–“L’associazione degli uguali” è tratto da P.-J. Proudhon, Idée générale de la Révolution au XIX e siècle, trad. it. P. Ansart, P.-J. Proudhon (estratti), La Pietra, Milano 1978, pp. 136-150
–“Il nuovo contratto sociale” è tratto da P.-J. Proudhon, Idée générale de la Révolution au XIX e siècle, trad. it. P. Ansart, P.-J. Proudhon (estratti), La Pietra, Milano 1978, pp. 155-170
–“Il federalismo” è tratto da P.-J. Proudhon, Du principe fédératif, trad. it. Del principio federativo, Mondo Operaio-L’Avanti!, Roma 1979, pp. 57-61, 66, 75- 77

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Ambrosoli Roberto, Bonanno Alfredo Maria, Lanza Luciano, Papi Andrea, Venza Claudio, un compagno di Bologna, “Dibattito su: Gli anarchici e il nuovo movimento”

Edito da Edizioni del CDA, Torino, 1977, 120 p.

Il 28-29 maggio si è tenuto a Torino un incontro-dibattito, or­ganizzato dal Centro di Documentazione Anarchica, su una pro­posta di discussione che riguardava il movimento che si è sviluppa­to nei primi mesi di quest’anno e il rapporto tra questo e gli anar­chici. Alla discussione erano stati invitati diversi compagni, tutti militanti in situazioni e città diverse, con un differente approccio analitico alla problematica e portatori quindi di esperienze, valuta­zioni e analisi maturate in condizioni spesso contrastanti. Insieme ai compagni di Torino, Milano, Bologna, Trieste, Catania, Forlì, l’invito era stato allargato a compagni di Roma, Palermo, Napoli, e ad un altro compagno di Milano; è un peccato che non siano in­tervenuti: la loro presenza avrebbe contribuito ad ampliare la discussione su tematiche largamente dibattute dai compagni. Il dibattito aveva come traccia (traccia che peraltro non era vin­colante e a cui, secondo gli organizzatori, non si doveva fare uno strettissimo riferimento): crisi della militanza, nuove forme di in­tervento, ghettizzazione dei rivoluzionari, criminalizzazione delle lotte, gli anarchici e il nuovo movimento.
Durante la discussione questi punti sono stati tutti toccati anche se, proprio perchè i temi del dibattito sono stati costruiti dai partecipanti, si è preferito spesso approfondire un argomento più di un altro, o insistere su problematiche non previste. La discussione è risultata così viva, di­namica, e assolutamente non scontata. Questo può aver creato e può creare in chi legge, delle difficoltà nella identificazione immediata dei problemi, ma crediamo che questo non sia un difetto. Da questa discussione, se organizzata in un altro modo, da questo testo, se elaborato in maniera didascalica, esplicativa, poteva scaturirne non una proposta di discussione, di ulteriore e più generale approfondimento, di avvicinamento alla so­luzione di alcuni problemi, ma la spiegazione di alcune problema­tiche, non la loro impostazione. Non ci interessava far conoscere cosa pensano singoli compagni, ci premeva che si discutesse e si proponessero spunti per un ulteriore dibattito. A nostro avviso la cosa è riuscita abbastanza, anche se, in alcuni punti, è emersa un po’ di professoralità e anche un po’ di demagogia. Tra il linguaggio scritto e quello parlato ci sono delle differenze, quasi sempre lo scrivere (specialmente di certe cose) è frutto di più stesure, correzioni, ripensamenti. La scelta di trascrivere pressoché integralmente tutto il dibattito nella forma e nel contenuto cosi come appaiono in questo testo, può forse renderne meno chiara la lettura, ma esprime la volontà di riprodurre più chiaramente il cli­ma del dibattito e il modo di esprimersi dei compagni.

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