Escobar Guerrero Miguel, “Pedagogía Erótica. Paulo Freire y El Ezln”

Edito da [UNAM], 2012, 224 p.

I processi educativi devono essere portatori di sogni e utopie contrari all’imposizione del capitalismo selvaggio che oggi governa il mondo e consolida il potere di Thanatos.
In questo libro proponiamo una pedagogia erotica come costruzione sia del senso della vita che di forza a Eros e può fermare Thanatos fatto potere.
Per sostenere il lato dei nessuno e dei/delle dimenticati/e della storia, questa proposta educativa, lontana dall’essere neutra, è diretta e rivendica, allo stesso tempo, il ruolo di una autorità collettiva che si costruisce attraverso l’apprendimento e in una prassi che riscatta la pratica e la teoria nei processi educativi.

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Nota dell’Archivio
-Libro in Spagnolo

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Cappelletti Angel J., “Francisco Ferrer Guardia y la Pedagogía Libertaria”

Edito da Ediciones Espiritu Libertario, 46 p.

Nelle parole di Colin Ward, l’anarchismo è stato il movimento sociale che ha prestato maggiore attenzione all’educazione, poiché, all’interno della sua ideologia, la trasformazione dell’essere umano è fondamentale come passo precedente a qualsiasi tipo di cambiamento sociale.
Ángel Cappelletti ci presenta un viaggio attraverso la vita e l’opera della figura più importante di quella che in Spagna è stata chiamata l’educazione razionalista: Francisco Ferrer Guardia, colui che avrebbe tradotto in pratica tutti quei dibattiti pedagogici interni al movimento libertario durante il XIX e l’inizio del XX secolo.

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Note dell’Archivio
-Testo in Spagnolo
-La prima edizione di questo testo è de La Piqueta, 1980.

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Goodman Paul, “Educazione e rivoluzione.Per diventare persone”

Edito da Edizioni dell’Asino, Roma, 2010, 66 p.

In questa raccolta di scritti, Paul Goodman (1911-1972) traccia le linee e le possibilità di una critica sociale anarchica e di una pedagogia libertaria per rispondere a una questione di fondo: come difendere e sviluppare l’autonomia delle persone in una società che li vuole massificati, servi dei consumi, conformisti al potere e alle tradizioni sociali. Quella di Goodman è una critica radicale alle istituzioni sociali ed educative a favore della creazione di contesti, comunitari e locali, più liberi e sottratti alla logica del potere e delle sue forme di dominio.
Paul Goodman, sociologo, scrittore, poeta, è uno dei principali esponenti del pensiero anarchico del Novecento. I suoi scritti hanno influenzato la sinistra libertaria e il movimento studentesco americano, e non solo, negli anni ’60.

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(a cura di) Ellerani Piergiuseppe e Ria Demetrio, “Paulo Freire pedagogista di comunità. Libertà e democrazia in divenire”

Edito da Università del Salento, 2017, 292 p.
Introduzione
Il presente volume nasce quale esito di un seminario di studi svoltosi presso l’Università del Salento nel maggio 2017 sul tema oggetto di questa raccolta. Quest’evento è stato animato dalla presenza di studiosi di diverse discipline e soprattutto di diverse provenienze culturali. Ci si è offerta l’occasione di rileggere il contributo di Paulo Freire sotto diversi punti di vista. Si è discusso dell’attualità del pensiero e della prassi di Paulo Freire, la quale appare con maggiore nitidezza – se mai si fosse sfocata – in un contesto storico che porta in primo piano i dati di adulti analfabeti di ritorno, con deboli padronanze di comprensione nelle competenze di base, con una crescente difficoltà all’inclusione sociale (PIAAC-ISFOL, 2013). O, come scrive Colazzo, l’impegno socio-culturale di Paolo Freire impone oggi una complessiva ridefinizione del ruolo del pedagogista. Un professionista che deve abitare una pratica e compartecipare l’idea che la pedagogia sia essenzialmente una scienza pratica che si realizza in una condizione di relazionalità. A ciò si aggiunga che il forte mercantilismo del sapere e dell’educazione pone in evidenza più la necessità di rispondere a significati rendicontativi e di burocratizzazione della conoscenza – di più facile controllo e governo – piuttosto che di valorizzazione delle prassi e delle ricerche di tipo emancipativo e di empowerment – di maggiore complessità e unicità. In sintesi, stiamo vivendo nuovi tempi di disgregazione sociale e di esclusione, piuttosto che di inclusione, di competizione interna alle comunità, lacerante e confusa, piuttosto che di sviluppo e di sostenibilità, di messa in discussione della cittadinanza dunque, intesa nella sostanziale possibilità di uomini e donne di partecipare al loro e altrui sviluppo.
Le condizioni nelle quali adulti e giovani non sono in grado di apprendere e di comprendere, pongono in seria discussione l’opzione democratica: facendo emergere nuove oppressioni, che oramai stanno dilatando le categorie dell’accessibilità, e che interrogano all’unisono sia i sistemi dell’istruzione e della formazione sia quelli sociali e culturali, nonché produttivi. Come dire che innanzi alla prospettiva di lifelong learning e apprendimento continuo – proiezione di tutti i programmi dell’Europa di questi ultimi anni e delle policy – la realtà è di implosione dell’apprendere piuttosto che di espansione delle opportunità e delle libertà a partire dall’apprendere.
Si potrebbe azzardare il pensiero – come scrive Ellerani – che l’educazione, da una parte, come pratica della libertà sia stata svuotata di sostanza e di significato, a partire dalle prassi; dall’altra che l’emergente “inhuman development” ripropone il tema dei fini e degli scopi dell’educazione, già affrontata da Dewey, in “Democrazia ed Educazione”. Riconnettere l’educazione dunque, come tentativo di costante cambiamento e trasformazione degli atteggiamenti, in una continua creazione di disposizioni – e dispostivi – democratiche in grado di sostituire le passività e le consuetudini in metodi partecipativi e di innovazione sociale, di consapevolezza e di empowerment, di apprendimento.
Da un’altra prospettiva, però, è emergente il tema del “contesto” come luogo interdipendente – e dunque non solitario dell’istruzione – nel quale accadono i fatti educativi e formativi, e nei quali uomini e donne possono formare agentività e capacità di dirigere le loro scelte. Le comunità vengono interrogate nella loro capacità di slegare le nuove oppressioni, trasformandosi in contesti in grado di capacitare lo sviluppo umano e l’agentività di uomini e donne. Una nuova condizione che – con Freire – possiamo identificare nella trasformazione della pratica pedagogica e sociale che conduca all’auto-riconoscimento di ognuno – e all’interno di una collettività – in quanto coscienza critica, che trova nella fase riflessiva – individuale e sociale – il nucleo fondante della trasformatività. Sono le comunità i luoghi e i contesti dell’emancipazione moderna, nelle quali sono riconosciuti – e ri-trovano significato – gli apprendimenti di tipo informale e non-formale, tessuto di quell’immateriale che oggi forma il valore del locale, del milieu dei territori, restituendo alle comunità allargate l’espressione di culture, di relazioni e di artefatti che divengono il “nuovo patrimonio” sul quale contare. Le comunità divengono i contesti per superare le contraddizioni attraverso l’affermazione del dialogo, problematizzante e che è pratica della libertà, permettendo di interpretare il mondo e i rapporti che si stabiliscono come un processo in divenire, stimolando la riflessione e l’azione dell’uomo sulla realtà storica e agire per trasformarla.
La prospettiva dello sviluppo umano come piano dal quale ripartire per ritessere nuove alfabetizzazioni, emancipazioni, potere di agire, cittadinanze, nuove comunità deve impegnarsi a ridare parole e linguaggi, capacitare ad essere autori e autrici, rinnovare i temi generativi, che forniscono nuovi significati nelle e delle comunità, dei loro saperi e prassi contestuali. In questa ottica occorre affrontare tre importanti problemi – come scrivono Arelaro e Caetano – che sono alla base della visione freireiana: la teoria epistemologica del dialogo, l’umanizzazione e l’educazione come atto politico e impegno per la trasformazione sociale. Quindi, sostiene Patera, appare cogente interrogarsi sull’effettiva necessità nonché sul significato di una teoria e di una pratica del cambiamento sociale che incarni oggi le sfide della contemporaneità. Rispetto a ciò, la pratica educativa e la riflessione pedagogica devono avere ancora un ruolo, ma è importante chiarire di quale tipo questo debba essere. Pertanto occorre confrontarsi con alcuni concetti chiave due dei quali sono stati messi in luce da Castiglioni la quale sostiene che adattamento ed emancipazione nel pensiero pedagogico devono essere compresi meglio in modo costruttivamente critico. Se non opportunamente supportati da una visone critica tali dimensioni potrebbero condurre verso “circoli di sicurezza” che imprigionano l’esperienza e imbrigliano l’individuo, creando intenzionalmente e paradossalmente, nuove marginalità. In tal senso Rosati considera – con Freire – che l’alfabetizzazione, l’esercizio di coscienza e la pratica di libertà costituiscono la risposta ai bisogni personali che sviluppano e sostengono la lettura della realtà e il riconoscimento dei propri diritti universali.
D’altra parte lo spaesamento, la perdita dei propri riferimenti culturali, scrivono Infantino, Zuccoli e Goulart de Faria, sono diventati l’input scatenante per riaccostarsi ai testi di Freire. Questa sagittale modalità di lettura, collegata in modo stringente ai dati di ricerca, sta facendo emergere una serie di ipotesi dirompenti nella direzione dell’educazione come “pratica di libertà”. Anche Manfreda segnala che quando Freire si propone di alfabetizzare gli abitanti delle favelas non parte dal suo vocabolario, dunque dal suo sistema culturale, egli vuole ricostruire il vocabolario di quelle persone, il loro sistema culturale, per costruire un percorso di alfabetizzazione alla loro cultura, ai loro sistemi di significazione, affinché il processo educativo sia autenticamente a servizio e non strumento di conformizzazione della differenza che disegna una asimmetria e non una reciprocità.
Per sostenere la riflessione degli adulti e dei professionisti, sostiene Michelini, è necessario costruire contesti atti a pensare in maniera intenzionale, secondo le logiche della comunità, assicurando alcune caratteristiche distintive: reciprocità, dialogicità, democrazia, riflessività. Ciascuna caratteristica trova nel pensiero di Paulo Freire la sua radice vitale e feconda. La reciprocità, in particolare delinea l’esigenza dell’assunzione di un impegno congiunto e reciproco da parte dei membri della comunità affinché la riflessione possa essere autenticamente trasformativa ed emancipativa. Occorre dunque costruire un tessuto sociale che si insinui nella prospettiva del Capability Approach, come “ecosistema” di apprendimento “capacitante”, attento alle relazioni, a essere sistema di opportunità, a rispettare e vivere l’ambiente, di innovazione sociale, culturale ed economica.
Mannarini affronta la questione del dualismo oppressore-oppresso, tema chiave del lavoro di Paulo Freire. Il dato è che nelle società democratiche del mondo globalizzato le forme di oppressione non scompaiono, ma assumono forme sottili e ubiquitarie particolarmente insidiose da riconoscere e contrastare. Così una psicologia della resistenza e del cambiamento sociopolitico è possibile se minoranze attive e progettuali sviluppano processi di sostegno comunitario e di contrasto all’oppressione. Il nucleo fondante della democrazia, quindi, scrive Scandurra, va oltre l’adesione formale ad un sistema di regole e chiama in causa uno specifico ethos di cui occorre pedagogicamente farsi carico. Una scuola che possa affrontare con serietà tale questione non può che essere plurale fondata sul dialogo tra culture e generazioni diverse, orientata a sostenere e valorizzare la forza trasformatrice della parola, del dialogo, e l’impegno civile. Ridisegnando – come scrivono Muscarà e Zaparrata – anche la relazione tra scuola e territorio attraverso una progettazione educativa partecipata con e nel territorio, entro cui si colloca.
Riflessioni sulle logiche di potere implicito nelle pratiche educative elaborate da Freire, sono state tematizzate da Ceretti e Ravanelli nel tentativo di esplicitare percorsi che possano riequilibrare la dialettica oppressore oppresso nei contesti mediali; come pure nella rilettura di De Serio dei percorsi della Philosophy for Childern; di Ria per la didattica emancipativa della matematica e di Sgambelluri per il tema della disabilità. In tutti questi saggi si ritrovano tensioni umaniste ed emancipative in pratiche che solitamente hanno una direzionalità conservativa. La stessa tensione la si coglie nel contributo di Benelli e Schachter che mettendo in tensione le prospettive metodologiche di Freire e Dolci in particolare sui temi dell’educazione sociale e di comunità, colgono l’impegno nel sostegno della capacità di scelta e di progettazione e a dare voce ai “senza voce” come matrice imprescindibile di qualunque discorso pedagogico.
Non sono mancati contributi che hanno affrontato aspetti filosofici che sono insiti alle teorie e alle pratiche freieriane. In particolare, Secci ripercorre la maturazione del pensiero critico freieriano a partire dalla fenomenologia e dall’esistenzialismo verso posizioni più d’afflato utopistico e marxista. Un percorso che potremmo definire non lineare in quanto dialogato in modo critico con la cultura pedagogica nordamericana e quindi anche con il pragmatismo e Dewey. Un poliedro teoretico critico e immagine metaforica della relazione educativa che, come scrivono Armenise e De Leo, sviluppa percorsi aperti e problematizzanti, generativi e creativi. La creatività è capace di generare processi di rivalutazione di sé, di generare il cambiamento, stimola l’azione e la partecipazione attiva al contesto. Come scrive De Giorgi interpreta la proposta freieriana dell’educazione come “pratica di liberta” ipotizzando l’esistenza di un “processo ri-creativo coscientizzante” legato allo sviluppo di pratiche performative. Apre il volume un contributo di particolare intensità perché, come scrive Grion, molti scrittori usano le citazioni dell’opera di Freire, invece di parafrasare i suoi scritti. Questo contributo vuole decentrare dalla parola scritta e vuole andare su alcune delle questioni sollevate dagli studenti di tre decenni fa, che non hanno mai raggiunto un ampio pubblico ma sono comunque ancora nelle menti di molti studenti attualmente ancora interessati al lavoro del loro maestro. È una breve intervista inedita con Freire nel 1988 che parla di affiliazione teorica, critiche e obiettivi delle sue opere. Questo contributo lo si deve alla sua ex studentessa Carmen de Mattos, la quale permetterà al lettore di partecipare ad un’esperienza di grande valore intellettuale e culturale: Quasi cento anni dal pensiero di Freire, eppure ancora di grande e profonda innovazione sociale e culturale.

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Fourier Charles, “Teoria dei quattro movimenti, Il nuovo mondo amoroso e altri scritti sul lavoro, l’educazione, l’architettura nella società d’Armonia”

Edito da Einaudi, Torino, 1971, XXXVIII+410 p.

L’attualità della «riscoperta» di Fourier viene dalla sua morale antirepressiva nell’educazione e nella vita sessuale. Solo di recente è stato pubblicato in Francia II Nuovo Mondo Amoroso, un inedito che i suoi discepoli erano riu­sciti a nascondere, in cui Fourier descrive gli amori poligamici nella società d’Armonia ed espone le sue teorie sessuologiche.
L’utopista che Stendhal definì «sognatore su­blime» e Engels «il piu grande satirico di tutti i tempi», seppe immaginare e descrivere, centocinquant’anni fa, una società antiautoritaria – nel lavoro, nell’educazione, nella vita eroti­ca – in cui la passione «farfaliante» è l ’incen­tivo alla produzione industriale, la scuola è so­stituita dalle «piccole orde», la famiglia dalle «corporazioni amorose», e le guerre sono spe­dizioni di armate gastronomiche e galanti. Ciò che rende Fourier uno scrittore unico nel suo genere è la sua facoltà di vedere un mondo completamente diverso, di descriverlo nei più minuti particolari. La scelta di Italo Calvino sui dodici volumi delle opere complete privile­gia nettamente il Fourier immaginoso. Ne è ve­nuto fuori un libro tutto da leggere, come l ’o­pera d’un grande scrittore di invenzione: tale in effetti fu Fourier, narratore moralista visio­nario paragonabile a Swift.

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Note dell’Archivio
-Nella “Nota ai testi” curata da Italo Calvino, vengono riportate le seguenti cose:

“Nella scelta e nella traduzione abbiamo seguito l’edizione in dodi­ci volumi delle CEuvres complètes de Charles Fourier, Editions Anthropos, Paris 1966-68, e in particolare i seguenti volumi da cui sono siati scelti i brani qui indicati con i nostri titoli e (tra parentesi) i nu­meri delle pagine corrispondenti nel testo originale:
“Per la parte prima :
Tome I, Théorie des Quatre Mouvements et des Destinées générales, 1966. [Riproduce anastaticamente la 3° edizione del 1846].
Introduzione (xxxv-xxxvi).
a) L’attrazione appassionata: Dubbio assoluto, Divario assoluto (1-5); L’Associazione agricola (6-8); Le Passioni nelle Serie progressive (8-11); Dalle Scienze incerte alle Scienze fisse (11-14); Le 12 passioni (71-79, 82-84; nota: 152); Una Serie pas­sionale (293-96); La sovrabbondanza nell’Ordine combinato (160-63).
b) I Destini generali: I 4 Movimenti (29-33); Le 32 sociali (33 – 37); Le 18 creazioni (38-41); La Corona boreale (41-52); Gli animali geroglifici (286-91).
c) Il matrimonio e l’amore: Le infelicità del matrimonio (111-117); Le Corna (126-30); Convivenza progressiva (117-25); Le unioni graduali (125-26); Le Maggiorenni amorose (133-37); Corporazioni amorose (140-44); Politica galante (171-78).
d) Spettacoli e Cavalleria errante: Splendore delle Scienze e del­le Arti (153-55); Splendore degli spettacoli (155-57); La Caval­leria errante (157-59); Le Serie di Parata (296-303). Avviso ai Civilizzati (307-11).
Per la parte seconda :
Tome IV , Théorie de l’Unité Universelle, troisième volume, Paris, 1966. [Riproduce anastaticamente l’edizione 1841 che comprendeva una riedizione del Traile de l’Association domestique agri­cole].
Tome V , Théorie de l’Unité Universelle, quatrième volume, Paris, 1966. [Idem].
Tome VI, Le Nouveau Monde Industriel et Sociétaire, ou Invention du procedi d’industrie attrayante et naturelle distribuée en séries passionnées, Paris 1966. [Riproduce anastaticamente l’edizione del 1845].
Tome X, Manuscrits publiés par « La Phalange », revue de la science sociale, 18 51-18 52, volumes I-II, Paris 1967. [Riproduce anasta­ticamente i primi due volumi dell’edizione del 1852]. (I due vo­lumi contenuti in questo tomo hanno ciascuno la sua numerazio­ne. I passi da noi scelti appartengono tutti al voi. II).
Tome XI, Manuscrits publiés par «La Phalange », revue de la Scien­ce sociale, 1855-56, 1857-58, volumes III-IV , Paris, 1967. [Riproduce anastaticamente i due volumi del 1856 e 1858]. (Il passo da noi scelto appartiene al voi. III).
Indichiamo il numero romano del tomo, seguito dai numeri arabi delle pagine.
a) Il lavoro societario : La giornata del societario (VI, 67-69); L’industria e il gioco delle tre passioni (VI, 66, 69-75); La Falange di prova (IV, 426-32,433-35); I poveri e i ricchi e la proprietà composita (IV, 516-24); Mobilitazione del servizio domestico (IV, 526-32); Il fasto nei luoghi di lavoro (IV, 536-539; 545-46); Il laboratorio in miniatura (IV, 542-45); Fine della distinzione tra consumatori e produttori (IV, 546-47).
b) L ’educazione societaria: L’educazione unitaria (V, 1-4, 7); I nove gradi dell’educazione (X, 106); Educazione dei lattanti e dei pargoli (VI, 171-77); Inutilità delle virtù materne (X, 108-114 ); Educazione dei Frugoli (VI, 180-83, 185-89); Vocazioni maschili e vocazioni femminili (V I, 190-91, 200-1); Educazione delle Tribù dei Bimbi (VI, 189-90,193-94,196); Le Piccole Or­de (VI, 206-7; V, 141-46); Virtù e onori delle Piccole Orde (VI, 207-13); Le Piccole Bande (V, 167, 169-72,176, 178-79); I bambini e il teatro d’opera (V, 6-7; V I, 221-24); La prima scuola è la cucina (V, 109-13).
c) L ’architettura societaria: Progetto di città (IV , 300-9); Il Fa­lansterio (IV , 455-62); Le strade – galleria (IV , 462-69); L ’ac­campamento dei curiosi (IV , 470-75); Pianta d’un Falansterio (VI, 123-25 e tavole).
d) La cucina societaria: Economia della cucina accortita (X, 162-165); Usanze conviviali (IV, 539-42); Specie, varietà, età dei formaggi (V I, 273-74); I meloni che non ingannano (IV , 47-49); Il trionfo dei polli coriacei (IV, 135-39); La guerra gastro­fisica (V, 353-57).
e) I vizi dei Civilizzati: Gerarchia della Bancarotta (IV , 121-26); Gerarchia delle corna (XI, 250-64).
Per la parte terza :
Tome VII, Le Nouveau Monde Amoureux, Manuscrit inédit, texte integral. Etablissement, notes et introduction de Simone Debout-Olesziewicz, 1967.
a) La Santità amorosa: Definizione dei 5 ordini d’amore (33-35); Equilibrio tra amore sentimentale e materiale (35-37); L’indice di imperizia generale (38-39); Onnigamia e unione angelica (43-48); I Troni d’Armonia (76-78,105); La corporazione delle Ve­stali (427-33); Le Damigelle e i Damigelli (433-34); Destino collettivo dei defunti e dei vivi (118-19); La Santità Minore (119-20).
b) Fakma e il Turbine di Cnido: Una scena d’Armonia (112); Ar­rivo d’un’Orda di Cavalleria errante al Turbine di Cnido; Cat­tura d’un avamposto e riscatto dei prigionieri (157-66); Com­mento alla seduta di riscatto (166-71); Riscatto dell’Eroina san­ta (174-203); Commento alla seconda seduta di riscatto (203-7); Ingresso degli Avventurieri, cerimoniale d’accoglienza, confes­sione e preludi (209-10); L ’apertura della Corte d’Amore (210-212).
c) Gli amori in orchestra: Le Orchestre d’amore (313-16); La Quadriglia poligama (303-6, 317-18); La Quadriglia onnigama (320-22); Le orge dei Civilizzati (322-29); L ’orgia da museo (329-32); Le manie amorose (332-35, 389-91); Le Serie onnigame e le manie amorose (386-88); G li oroscopi metodici (395-399)””

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Faure Sebastien, “La Ruche, una comunità anarchica per l’educazione dei bambini”

24 p.

Introduzione:

Pressappoco un secolo fa nei dintorni di Parigi, presso Rambouillet, Sébastien Faure, militante anarchico tra i più noti in Francia, fondò la Ruche, l’alveare, la sua opera più amata. Aveva allora 46 anni e decise di concentrare i suoi sforzi su un progetto: la creazione di un ambiente libertario in cui far crescere bambini e ragazzi, per farne degli uomini e delle donne libere. Affittò un vasto terreno che includeva alcuni edifici, campi, orti e boschi, chiamò con sé alcuni collaboratori e fondò una comunità che nel corso del tempo arrivò a comprendere fino a 60 persone tra ragazzi e collaboratori. Profondamente influenzato dalle idee di Paul Robin, un altro anarchico che un decennio prima aveva provato a realizzare un grande esperimento pedagogico libertario all’orfanotrofio di Cempuis (Piccardia), Faure era convinto che solo vivendo in un ambiente libertario, il bambino potrà diventare un essere nuovo: attivo, indipendente, degno, solidale, in poche parole l’individuo fraterno e libero che è l’elemento fondamentale della nuova società. Nessuna vera rivoluzione è possibile senza questo cambiamento di fondo e l’educazione ne è lo strumento fondamentale. Per far questo è però necessario considerare fin dal principio il bambino come un essere libero in formazione: non appartiene né a suo padre, né al suo Maestro, né alla Chiesa, né allo Stato, ma solo a se stesso. I grandi devono certo fargli da guida pratica, come fratelli maggiori, ma non sostituirsi a lui. In questa una comunità educante tutti sono coinvolti, seppur a titolo diverso, persino gli animali. Figli di proletari, provenienti da famiglie in gravi difficoltà, spesso maltrattati, i bambini e le bambine dell’alveare crescono in un ambiente sano, protetto e recuperano in fretta la dignità perduta. C’è chi insegna loro un mestiere cucina, sartoria, lavanderia, falegnameria per renderli indipendenti, quando saranno adulti; ma imparano anche a cantare, leggono e discutono, provano tante diverse attività sportive, studianoaritmetica, francese, storia seguendo una didattica attiva, all’avanguardia di decenni rispetto ai tristi rituali della scuola conformista che ancora oggi è assai diffusa. La Ruche , come dovrebbe fare ogni buona educazione, mira a formare degli esseri completi, ossia si propone, usando un’espressione tipica della tradizione libertaria, un’educazione integrale. Non esseri dimezzati, cervelli senza mani, né mani senza cervello, ma esseri che all’occorrenza devono sapersi rendere indipendenti attraverso il lavoro, pur conservando la capacità di affrontare un problema scientifico, di apprezzare un’opera d’arte, persino di partecipare a una discussione filosofica. Ma questo ancora non basta: Sebast, come veniva affettuosamente chiamato da tutti, pensa che sia necessario offrire ai bambini pane, amore e conoscenza. E’ un grande padre affettuoso che dedica tutta la sua vita a questa grande famiglia, contribuendo a mantenerla grazie ai proventi delle sue affollatissime conferenze in giro per la Francia. Nonostante tutti gli sforzi prodigati, nonostante il successo e la celebrità ottenute, la Ruche muore durante la Grande guerra, nel 1917, quella guerra che Faure, insieme a tanti altri, aveva in ogni modo cercato di contrastare: i razionamenti e le difficoltà economiche crescenti, non consentono di continuare l’esperimento. L’opuscolo che presento in questa traduzione è tratto dall’Enyiclopedie anarchiste. Si divide in due parti: la prima riporta le parti essenziali della brochure che Faure aveva scritto per far conoscere la Ruche nel 1914. La seconda è posteriore, scritta per la voce dell’Encylopedie e si occupa più specificamente di questioni educative. Far conoscere quest’opera straordinaria, ancora quasi sconosciuta ai più, è un modo per rispondere all’appello con cui Faure conclude questo testo: “Ma nutro la speranza che altri, più giovani, in un giorno non lontano, rimescolando le ceneri di questi ricordi su cui il mio vecchio cuore soffia, le
troveranno ancora calde e ne faranno scaturire delle scintille, ravviveranno la fiamma e tenteranno di mettere in piedi e di condurre a buon fine una nuova Ruche”.

Filippo Trasatti

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Nota dell’Archivio
-Traduzione della voce “Ruche (La)” dell’Encyclopedie Anarchiste

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Bakunin Michail, “La scienza e la questione vitale della rivoluzione. Educazione e forza di volontà”

Edito EdiAnLibe Edizioni, Catania, 1992, 51 p.

I testi che qui presentiamo sono tratti dal VI volume delle Opere Complete di Bakunin
pubblicate dalle Edizioni Anarchismo, Catania, Agosto 1985

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AAVV., “Educazione libertaria. Tre saggi su Bakunin, Robin e Lapassade”

Edito da RomaTrePress, Roma, 2020, 120 p.

Lo scopo del volume è quello analizzare, in chiave pedagogica, il pensiero e le opere di tre figure raramente contemplate nel panorama degli studi sull’educazione. Si tratta di Michail Bakunin, Paul Robin e Georges Lapassade, autori che, in modo diverso si sono impegnati per dare voce non solo ai più vulnerabili ma anche a molte questioni lasciate ai margini della scienza ufficiale. Da questa prospettiva, le teorizzazioni proposte da Bakunin, Robin e Lapassade interrogano criticamente l’attualità inserendosi, con la loro forza, nel dibattito su un Mondo più equo, giusto, solidale, collaborativo, aperto alle differenze, attento ai più deboli. Si tratta, evidentemente, di temi che riguardano la scuola, in tutte le sue componenti (insegnanti, dirigenti, personale, studenti, genitori), ma anche l’università e le altre agenzie educative e formative, così come il territorio. Attori sociali, questi, che devono operare sinergicamente, benché dialetticamente, se si desidera rilanciare l’idea di comunità educante, l’unica che può porsi a baluardo contro le molte derive disumane del nostro tempo.

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Trasatti Filippo, “Lessico minimo di pedagogia libertaria”

Edito da Eleuthera, Milano, 2014, 176 p., Seconda Edizione

La pedagogia libertaria e una grande sconosciuta: resta tuttora ignota non solo al grande pubblico, ma anche a coloro che si occupano di scuola e agli esperti di pedagogia. Eppure molte delle idee-forza dell’educazione libertaria sono diventate parte del senso comune pedagogico e hanno fatto da lievito alle sperimentazioni educative più avanzate e interessanti. Il libro è strutturato come un lessico essenziale (di oltre quaranta voci, con riferimenti intertestuali) che, attraverso una ricognizione dei temi, delle esperienze e dei protagonisti fondamentali, offre una prospettiva di lettura di quasi due secoli di elaborazioni pedagogiche libertarie.

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Freire Paulo, “La pedagogia degli oppressi”

Edito da EGA-Edizioni Gruppo Abele, Torino 2002, 206 p.

A cinquant’anni dall’uscita di “Pedagogia degli oppressi”, concluso da Freire nel 1968 (anno – come il libro – di radicalità e di liberazione) le domande restano prepotentemente attuali. E le risposte di Freire, ispirate al principio fondamentale che non c’è educazione se non attraverso la liberazione degli uomini dall’oppressione, continuano a essere un punto di riferimento nel mondo. Per questo una nuova edizione, con il corredo di una introduzione e di una postfazione attualizzanti e di brevi interviste a studiosi contemporanei, non è il semplice ripescaggio di un classico. Come scrive Gustavo E. Fischman in una delle interviste, “L’effetto principale del lavoro di Freire credo sia stato quello di aver dimostrato che il perseguire anche brevi esperienze di scuola democratica – in una singola classe, fuori o dentro la scuola, con bambini o adulti – è di per sé un valore. Tali esperienze insegnano a educatori e studenti ad aspettarsi di più da se stessi e inoltre a collegare gli atti individuali e sociali agli obiettivi dell’uguaglianza e della solidarietà”. Oggi come cinquant’anni fa.

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Nota dell’Archivio
-Traduzione del libro “Pedagogia do Oprimido”, 1970

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