Santo Pollastro. Un uomo coraggioso e carico di altruismo. Cura e nota introduttiva di Alberto Ciampi. Profilo biografico di Aurelio Chessa

Edito da: Archivio Famiglia Berneri
Luogo di pubblicazione: Cecina
Anno: 1994
Pagine: 15
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:

L’ «Archivio Famiglia Berneri» di Cecina, continua a riservare sorprese, sia per la quan­tità che la qualità del materiale conservato. È una miniera di informazioni e di corri­spondenze, di pubblicazioni periodiche e di materiale riguardante la storia del movi­mento anarchico, non solo di lingua italiana e rappresenta gran parte della memoria del movimento, specie di questo secolo. In agosto del 1994 è emerso un altro tassello di quel complesso rapporto che coinvolse irregolari che avevano aderito liberamente all’anarchia, per generosità d’ani­mo, per irrequietezza, per disagio rispetto alle regole della società repressiva. Una di queste figure è sicuramente rappresentata da Santo Pollastro che nel 1961, dopo reiterate richieste, si decise a scrivere la sua verità sull’ammutinamento nel peni­tenziario di S.Stefano a Ventotene sullo scorcio del 1943. Presentiamo trascritta e resa leggibile, la sua storia, “grezza” memoria di un av­venimento che coinvolse altre figure quali Giuseppe Mariani, in un periodo particolare della storia italiana, quello della caduta del regime mussoliniano. Oltre al profilo che di seguito fa Aurelio Chessa, non siamo intervenuti in alcun modo, si è voluto mantenere integro, senza note e/o aggiunte, quanto da Pollastro scritto, proprio per fornire agli studiosi ed a tutti coloro che si interessano di quelle vicende, materia prima sulla quale poter lavorare in seguito. Santo Pollastro assistette suo malgrado all’assassinio di Renzo Novatore, del quale era carissimo amico e compagno, come ricorda un telegramma della Regia Prefettura di Genova del 23 gennaio 1923, inviato al Ministero degli Interni e nel quale il prefetto conferma che era stato ucciso Renzo Novatore (Ricieri Abele Ferrari) il 29 novembre 1922, “mentre trovavasi in compagnia del pregiudicato Pollastri Sante”. Nel carcere dove avverrà il tentativo di ammutinamento sarà presente anche Giu­seppe Mariani, il quale viene qui e per la prima volta scagionato da Pollastro, rispetto all’accusa di aver collaborato con le guardie per il ritorno alla normalità nel peniten­ziario stesso. La supposizione di collaborazionismo ha animato il dibattito storiografico, e la pubblicazione di queste memorie lo riaprirà. Mariani, con G. Boldrini ed E. Aguggini, furono i responsabili dell’attentato al «Diana» che provocò 21 morti ed oltre 100 feriti nel Teatro Diana. Giuseppe Mariani morì a Sestri Levante il 26 marzo 1974, cinquantatre anni dopo l’attentato del 23 marzo 1921, che doveva colpire l’albergo attiguo al teatro, dove alloggiava il questore Gasti. Al funerale presenziò in lacrime Santo Pollastro. A S.Stefano di Ventotene, rimase per ventisei anni, fino al 1947. In questo peni­tenziario vi era morto Gaetano Bresci, e si ebbe il tentativo di ammutinamento di cui parla Pollastro.

Nota dell’Archivio

– L’opuscoletto venne stroncato su Cane Nero, n. 9, 6 Gennaio 1995

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Tognoli Piero, “Per un passaggio all’epoca solare. Contro il pessimismo”

Edito da: Supplemento di SenzaPatria, n. 67
Luogo di pubblicazione: Sondrio
Anno: Settembre 1995
Pagine: 16
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Una sensibilità antigerarchica ed ecologica significa svilup­pare le basi di un nuovo modo di pensare l’esistente, tenendo presente nelle innumerevoli diversità del nostro pianeta la sua infinita ricchezza, che stiamo distruggendo lentamente con l’attuale sistema industriale. Questo primo contributo vuole essere l’inizio di una discus­sione più ampia, focalizzando i punti della situazione negati­ va odierna, partendo dall’intrinseco delle sue evoluzioni stori­che. E’ solo partendo da una analisi profonda, alle radici, che si potrà percepire il messaggio della Terra.

Nota dell’Archivio: ////

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Déjacque Joseph, “Abbasso i capi! o l’autorità-la dittatura”

Edito da: biblioego
Luogo di pubblicazione: Genova
Anno: Dicembre 2015-Gennaio 2016
Pagine: 16
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Perseguitato da Luigi Bonaparte, esule a Bruxelles, a Londra, a Jersey, a New York, a New Orleans e di nuovo a New York, il tappezziere Joseph Déjacque (1821-1865) dal giugno del 1858 al febbraio del 1861 fece uscire negli Stati Uniti “Le Libertaire. Journal du mouvement social”. Gli si fa risalire il termine “libertario” che prima di essere il titolo del citato giornale adoperò in un libello contro Proudhon – accusato innanzitutto di misoginia – pubblicato a New Orleans nel 1857 come lettera aperta. A bas les chefs! fu inserito sul n. 12 del suo giornale (aprile 1859) col titolo L’autorité – la dictature ma fu ripreso col nuovo titolo in svariati opuscoli quali quello pubblicato a Parigi nel 1912 (dichiarando 10.000 copie di tiratura) da Les Temps Nouveaux.

Nota dell’Archivio: ////

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de Lamettrie Julien Offroy, “L’uomo macchina”

Edito da: Anarchismo Edizioni
Luogo di pubblicazione: Trieste
Anno: Novembre 2013
Pagine: 88
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Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Lungi dal costituire un testo scientifico, il lavoro di Lamettrie si presenta oggi al lettore come una sfida lanciata contro ogni costruzione religiosa che da sempre ha avvolto l’uomo nell’imballaggio di un qualsiasi spirito. La fisiologia del Settecento era certo altra cosa di quella odierna, quindi lo spirito scientifico in base al quale il lettore potrebbe sorridere di certe affermazioni qui contenute è del tutto fuori luogo, ma il coraggio di negare sostegno e concretezza ai danni e alle illusioni di onnipotenza che derivano dalle chiacchiere metafisiche sull’anima e su Dio, resta sempre un esempio della ribellione iniziale, indispensabile per andare verso la ribellione definitiva, quella rivoluzionaria.

La macchina uomo, in fondo, ha regole non diverse da quelle che reggono la natura cosiddetta non animata, regole che solo la nostra provvisoria ignoranza ci fa considerare inattingibili per la via dell’esperienza. Ciò non vuol dire consegnare alla scienza una patente di onnipotenza ma, al contrario, togliere al soprannaturale ogni fondamento logico e, pertanto, intrinsecamente umano.

L’uomo è un animale e non un essere superiore vicino – più o meno – al suo creatore. La natura lo ha condizionato ma le sue decisioni, prima fra tutte la grande decisione di vivere in società, lo hanno portato a una vita conflittuale e, spesso, vergognosamente aggressiva. Sono quindi due e non uno i suoi creatori, la natura e la condizione sociale. Il risultato è una macchina vitale, non diversa dalle altre macchine che sono in circolazione, solo – cosa che forse Lamettrie, nella sua furia iconoclasta e nel suo buonismo illuminista non sottolinea abbastanza – più maligna e distruttiva.

Abbassando gli occhi sulla terra, dove il massacro regna imperituro dopo tanto tempo e dove l’uomo sembra non rendersi conto dei suoi limiti e della sua ferocia, si stornano gli occhi da un cielo che l’uomo non ha mai abitato, nemmeno nei suoi rari momenti di sublime generosità, di cui è pur sempre capace anche nella sua radicale cattiveria, cielo dove non può rinvenire se non altri meccanismi più o meno riconducibili alle regole scientifiche della conoscenza.
Né dio né ragione, più o meno scientifica, nulla di tutto questo. Solo piccoli passi timidi per meglio capire che cos’è veramente l’uomo. Una ben strana bestia, una macchina imperfetta e continuamente bisognosa di aggiustamenti.
Trieste, 3 novembre 2011
Alfredo M. Bonanno

Nota dell’Archivio
– Traduzione del testo “L’Homme Machine”, 1748


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Reeve Charles, “La tigre di carta. Saggi sullo sviluppo del capitalismo in Cina dal 1949 al 1972”

Edito da: La Fiaccola
Luogo di pubblicazione: Ragusa
Anno: Febbraio 1974
Pagine: 196
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:

Questo testo sullo sviluppo del capitalismo in Cina non è il prodotto del lavoro accademico ed isolato di un qualsiasi sinologo. Si tratta piuttosto di una interpretazione del lavoro degli specialisti, dal punto di vista della teoria proletaria. Opera collettiva, essa mira a fornire i dati di base di una critica rivoluzionaria della società cinese e della sua evoluzione. Così si oppone a tutte le analisi più o meno idealiste dei rapporti sociali e dello sviluppo delle forze produttive in Cina

Nota dell’Archivio
– Traduzione del testo “Le Tigre de Papier: sur le développement du capitalisme en Chine – 1949-1971”, Spartacus, Parigi

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Berkman Alexander, “L’ABC dell’Anarco-Comunismo”

Edito da: Novadelphi
Luogo di pubblicazione: Roma
Anno: 2015
Pagine: 300
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:
Considerato da Howard Zinn “uno degli eroi del radicalismo americano”, Berkman raccoglie ne L’ABC dell’anarco-comunismo la sintesi ultima del suo pensiero. Il carattere unitario dell’opera le conferisce un valore ulteriore costituendo, come osservato da Paul Avrich, “un classico che gareggia con La conquista del pane di Kropotkin” e inserendosi nella tradizione divulgativa libertaria. Diviso in tre parti, L’ABC si struttura in forma di dialogo con interlocutori immaginari che discutono sull’idea e la pratica anarchica fornendo un’esposizione chiara, rivolta “all’uomo della strada” come sottolinea Emma Goldman nella prefazione al volume.

Note dell’Archivio

– Titolo originale “Now and After: The ABC of Communist Anarchism”
– La traduzione è tratta da “What Is Communist Anarchism?”, Dover, 1972

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Landauer Gustav, “La comunità anarchica”

Edito da: Eleuthera
Luogo di pubblicazione: Milano
Anno: 2012, Prima Edizione
Pagine: 192
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:


Nonostante l’epoca drammatica in cui vive, Gustav Landauer, raffinato intellettuale ebreo-tedesco attivo nel movimento socialista e anarchico a cavallo tra Ottocento e Novecento, è fermamente convinto che un altro mondo è non solo necessario ma anche possibile nell’immediato. Così innesta nel suo pensiero politico elementi «eretici» che gli consentono di elaborare una visione originale del mutamento sociale. La rivoluzione non è più vista come un atto, ma come un processo al cui centro pone l’individuo comunitario, ovvero l’individuo impensabile come singolarità in quanto frutto delle sue relazioni con gli altri. Ed è appunto intorno al concetto di comunità solidale, molto simile a quella di Martin Buber, cui lo lega una profonda amicizia, che costruisce la sua visione di un’anarchia del qui e ora. Una concezione controcorrente, tragicamente interrotta dal suo assassinio, che a oltre cento anni di distanza si conferma quanto mai attuale e innovativa.

Nota dell’Archivio
– Gli articoli raccolti e tradotti sono i seguenti:
–Qualche parola sulla morale. Originale: Etwas über Moral, «Der Sozialist», III , n. 32, 5 agosto 1893, pp. 3-4.
–L’immorale ordine del mondo. Originale: Die unmoralische Weltordnung, «Der Sozialist», V , n. 2, 24 agosto 1895,p. 7.
–Uscire dalla comunità statale. Originale: Austritt aus der Staatsgemeinschaft, «Der Sozialist», V , n. 3, 31 agosto 1895, pp. 13-15
–Anarchismo-Socialismo. Originale: Anarchismus-Sozialismus, «Der Sozialist», V , n. 4, 7 settembre 1895, pp. 19-20.
–Da Zurigo a Londra. Originale: Von Zürich bis London, Pankow bei Berlin, Verlag von Gustav Lan- dauer, 1896, 12 pp. L’opuscolo fu tradotto in altre lingue (inglese, fran- cese, italiano), e molte volte ristampato, talvolta con l’aggiunta del sotto- titolo Rapporto sul movimento operaio tedesco al congresso di Londra, che qui conserviamo. La versione italiana, assai invecchiata e con imprecisioni, uscì senza indicazione del traduttore: Da Zurigo a Londra, Forlì, Mariani, 1896, 16 pp. («Biblioteca di Studi Sociali», n. 1).
–Anarchismo e socialismo. Originale: Anarchismus-Sozialismus, «Sozialistischer Akademiker. Organ der Sozialistischen Studierenden und Studierten deutscher Zunge», II , n. 12, dicembre 1896, pp. 751-754. Il presente intervento si colloca all’interno di un acceso dibattito scaturito dal saggio di Augustin Hamon, Un anarchisme, fraction du socialisme? («La Société Nouvelle», XII , t. 1, vol. XXIII , gennaio- giugno 1896: il saggio apparve in due parti, sul n. 134, febbraio 1896, pp. 207-227, e sul n. 135, marzo 1896, pp. 366-382), tradotto in tedesco, in tre parti, sulle colonne del «Der sozialistische Akademiker» ( II , n. 2, febbraio 1896, pp. 107-112; n. 3, marzo 1896, pp. 148-153; n. 4, aprile 1896, pp. 238-242). La discussione iniziò prima del congresso di Londra, e le posizioni come quelle di Hamon, che difendevano l’appartenenza dell’anarchismo alla vasta corrente del socialismo internazionale, intendevano denunciare in anticipo l’illegittimità dell’espulsione che gli anarchici paventavano.
–Due parole sull’anarchismo. Originale: Ein paar Worte über Anarchismus, «Der Sozialist», VII , n. 28, 10 luglio 1897, pp. 167-168. L’articolo era apparso qualche giorno prima sul settimanale «Die Welt am Montag. Unabhängige Zeitung für Politik und Kultur» (Il mondo del lunedì. Giornale indipendente di politica e cultura), che ospitava interventi dei diversi protagonisti della vita politica tedesca in una rubrica creata ad hoc, «I partiti si presentano»; la copia del giornale su cui apparve il contributo di Landauer è perduta.
–Essenza e prospettive del rivoluzionarismo. Originale: Wesen und Aussichten des Revolutionarismus, «Welt am Montag. Unabhängige Zeitung für Politik und Kultur», V , n. 19, 8 maggio 1899, p. 1. Copia dell’articolo si trova oggi nel Fondo Landauer conservato presso l’International Institute of Social History di Amsterdam, fascicolo n. 158.
–Pensieri anarchici sull’anarchismo. Originale: Anarchische Gedanken über Anarchismus, «Die Zukunft», X , vol. 37, n. 4, 26 ottobre 1901, pp. 134-140.
–Trenta tesi socialiste. Originale: Dreißig sozialistische Thesen, «Die Zukunft», XV, vol. 58, n. 15, 12 gennaio 1907, pp. 56-67.
–La nascita della società. Originale: Die Geburt der Gesellschaft, «Die Zukunft», XVI , n. 19, 8 febbraio 1908, pp. 202-208. Il presente articolo riprende alcune parti del saggio Die Revolution, Frankfurt a.M., Rütten & Loening, 1907.
–Appello per il socialismo. Traduzione della parte corrispondente alle pp. 120-127 di G. Landauer, Aufruf zum Sozialismus, Berlin, Verlag des Sozialistischen Bundes (Max Müller), 1911.
–L’abolizione della guerra e l’autodeterminazione del popolo. Il 19 settembre 1911, Landauer parlò in un’assemblea pubblica a Ber- lino di fronte a circa settecento persone, sottolineando la necessità di una conferenza europea dei lavoratori per ostacolare la guerra. Il discorso, tra- sformato in un dialogo con domande e risposte, fu predisposto per la stampa nello stesso anno, con il titolo Die Abschaffung des Kriegs durch die Selbstbestimmung des Volkes. Fragen an die deutschen Arbeiter, herausgege- ben vom Ausschuß für den freien Arbeitertag in Deutschland zu Berlin, Berlin, Verlag Max Müller, 1911, 19 pp. Fu diffuso in centomila copie, ma subito sequestrato dalla polizia. A causa di un errore d’impaginazione, non solo nei diversi repertori la consistenza dell’opuscolo è ritenuta di sole 15 pagine, ma soprattutto la numerazione delle domande risulta in- coerente: nella presente traduzione ripristiniamo l’ordine logico.
–Rialzati, socialista!. Originale: Stelle Dich, Sozialist!, «Der Aufbruch. Monatsblätter aus der Jugend- bewegung» (Jena), I , n. 1, luglio 1915, pp. 14-19.
–La Germania, la guerra e la rivoluzione. Resoconto stenografico del discorso pronunciato al Consiglio provvisorio della Repubblica di Baviera, pubblicato originariamente in Verhandlungen des provisorischen Nationalrates des Volksstaates Bayern im Jahre 1918/19. Stenographischer Bericht, No. 1 bis 10, vol. 1, Sitzung am 8, November 1918 bis zur 10, Sitzung am 4, Januar 1919, a cura del Landtags- archivariat, München, Mühlthaler’s Buchund Kunstdruckerei, 1919, pp. 107-113. Il discorso, completo o in estratto, è stato ripubblicato molte volte nel tempo, e con titoli diversi: il titolo che proponiamo qui ci sembra riassumere bene i contenuti principali dell’intervento di Landauer.

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Berkman Alexander, “L’idea è la cosa”

Edito da: Ca’ La Gatera
Luogo di pubblicazione: Brembio (Lo)
Anno: 2006
Pagine: 16
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:

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Nota dell’Archivio
– Come riportato dal traduttore, il manoscritto originale, “The Idea is the Thing”, è conservato “nell’archivio delle carte di Alexander Berkman presso l’International Institute for Social History. La trascrizione inglese usata per la traduzione è quella pubblicata in Anarchy Archives.”

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Bonanno Alfredo Maria, “Gli dèi al tramonto”

Edito da: Edizioni Anarchismo
Luogo di pubblicazione: Trieste
Anno: Novembre 2013, Seconda Edizione
Pagine: 122
File: PDF
Introduzione/Premessa/Presentazione/Sinossi/Quarta di Copertina/Sintesi:

Se dovessimo fare un bilancio di questi ultimi trent’anni, dal punto di vista di quanto ci apprestavamo a fare e che solo in parte abbiamo portato a completamento, c’è da restare sconcertati. Poco, quasi niente. Oppure molto, anzi moltissimo? Chi può dirlo? Non certo la rilettura di questo testo può darci indicazioni certe.

Né il potere, nell’ampio raggio delle sue metamorfosi è andato fino in fondo nei suoi progetti, per altro sempre a breve termine, quindi incapaci di dare un assetto definitivo allo sfruttamento.

Quella pace sociale che sembrava alle porte, come forma produttiva (dopo la grande paura degli anni Settanta), non è stata ottenuta. Nuove ondate di tempesta si sollevano sull’oceano dei rapporti conflittuali tra esclusi e inclusi. Il muro che avevamo ipotizzato non è stato costruito fino a quell’altezza che temevamo.

Forse le stesse forze intrinseche al processo capitalista si sono contraddette, forse è congenito al meccanismo dello sfruttamento il non arrivare mai a perfezionarsi, forse nuovi orizzonti si aprono per uno scontro più radicale e significativo.

Perché no? Immaginarsi meno forti di quello che siamo potrebbe essere un errore. Non voglio alimentare illusioni. So bene che non esiste un centro nevralgico dove colpire a morte il nemico, le illusioni della presa del palazzo d’inverno hanno fatto il loro tempo. In fondo le analisi sociali più recenti, e le recenti esperienze sul campo, un po’ dappertutto, ci indicano che lo scontro è ancora tutto da giocare.
Forse abbiamo più frecce nel nostro arco di quanto non pensassimo. Possiamo ancora una volta causare brutte sorprese a chi non si aspetta un’insorgenza generalizzata.
Trieste, 18 novembre 2011
Alfredo M. Bonanno

Nota dell’Archivio

– La prima edizione di questo testo venne pubblicata come articolo “Dominio di classe e limiti del processo di legittimazione” , “Pantagruel” n. 3, ottobre 1981, pp. 3-31. Successivamente, nel 2000, venne pubblicato come opuscolo.

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La Lotta. Grido degli sfruttati

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Durata: 6 Marzo 1887 – 3 Ottobre 1887
Luogo: Mantova
Periodicità: Settimanale
Pagine: 4

Note dell’Archivio
– Nell’Archivio mancano i nn. 1, 3, 8, 9, 11, 18 e 20
– La raccolta completa, da sfogliare online, si trova qui
– Riguardo il giornale e il tipografo si riportano, in modo assemblato, le seguenti informazioni tratte dai libri di Clara Castagnoli, Giancarlo Ciaramelli, “Un secolo di stampa periodica mantovana 1797-1897”, FrancoAngeli, Milano, 2002, e Giancarlo Ciaramelli e Cesare Guerra “Tipografi, editori e librai mantovani dell’Ottocento”, FrancoAngeli, Milano, 2005: “Il giornaletto è organo del gruppo socialista rivoluzionario anarchico mantovano dall’indirizzo internazionalista. La redazione è composta di “puri operai manuali” e il redattore Fabio Baraldi è un falegname, autodidatta, fratello del tipografo Ciro. I suoi articoli rivelano il tentativo di trasferire a Mantova l’impostazione marxistica della Comune di Parigi dando informazione sui movimenti rivoluzionari dei vari Stati europei, reclamando la sostituzione della monarchia con la repubblica, i diritti della donna, la scomparsa della proprietà privata. Nel programma sostiene: “Lotteremo contro la borghesia tutta fin quando vi saranno ricchi e poveri, cioè sfruttati e sfruttatori, vi sarà sempre miseria e schiavitù; contro qualunque autorità sia costituzionale o repubblicana poichè questa non esiste che per difendere gli interessi della borghesia (i ricchi); contro qualunque pregiudizio. Alla proprietà privata vogliamo sostituire il Comunismo, all’autorità l’Anarchia, al pregiudizio la Istruzione ossia la Scienza, alla patria la Fratellanza di tutti i popoli, alla famiglia attuale il Libero Amore” (La Lotta, La Redazione, 6 Marzo 1887). Naturalmente il primo numero del giornale fu sequestrato e così avvenne anche per altre cinque volte su un totale di venti numeri usciti (Il primo battesimo, La Redazione, 13 Marzo 1887). In una serie di articoli dal titolo “Chi siamo?” il giornale professa la sua adesione all’ideale del comunismo: “per noi la proprietà è un furto”, e più avanti: “vogliamo che tutti lavorino e godano il frutto in comune secondo il principio: da ognuno secondo le sue forze, ad ognuno secondo i suoi bisogni”. Il metodo di lotta è comunque essenzialmente anarchico: “non vogliamo attendere l’emancipazione dalle leggi socialiste proposte al Parlamento, o dal voto amministrativo o dal suffragio universale; non abbiamo fiducia nelle organizzazioni di resistenza, nelle cooperative, negli scioperi, tutti mezzi incapaci a darci o procurarci un’esistenza perennemente libera e umana; noi siamo anarchici antiparlamentari e non crediamo più alle frottole dei deputati” (Smascheriamoli, Vittorio Cappellini, 3 April 1887). Sostiene come unico mezzo la lotta di tutto il popolo. Nei primi numeri appoggia inoltre la proposta dell’Humanitas, movimento estremistico di comunisti anarchici, di unirsi in una sola organizzazione. Successivamente in una nota appoggia invece la tesi contraria all’organizzazione unitaria sostenuta dalla “Gazzetta operaia” di Torino (Organizzazione anarchica?, 14 Agosto 1887). In occasione del 16° anniversario della Comune parigina celebra la data del 18 Marzo come “la più grande pagina della storia dell’emancipazione del proletariato” con un numero speciale in cui pubblica un appello agli operai e alle operaie della città e campagna perchè lottino per la loro emancipazione; e aggiunge una breve storia della Comune (20 Marzo 1887). Pubblica poi il manifesto degli anarchici forlivesi per l’elezione di Amilcare Cipriani (10 Aprile 1887) e invita i compagni a iscriversi al Circolo Operaio Socialista appositamente costituito per fare propaganda socialista in mezzo alle classi povere, in attesa che spunti “l’astro desiderato del comunismo anarchico” (Circolo operaio socialista, 24/25 Aprile 1887). Segue l’annuncio della prossima costituzione di un gruppo comunista anarchico rivoluzionario a Mantova di cui diventa organo dal numero seguente (Movimento rivoluzionario, 14 Settembre 1887) E quando giunge la notizia dagli Stati Uniti che nel prossimo Novembre cadranno per mano del boia i sette anarchici condannati a Chicago, il giornale in prima pagina alza un’accorata protesta d’indignazione, invitando i compagni mantovani a tenere pubbliche riunioni contro la sentenza di morte (Ai compagni, 2/3 Ottobre 1887). Sotto il titolo Movimento rivoluzionario riporta le principali notizie del movimento operaio mondiale; reca inoltre corrispondenze dai centri più importanti dell’anarchismo italiano ed europeo, e da alcuni centri della provincia. Mentre nel numero del 18/19 Settembre annuncia che, a breve, il giornale allargherà il formato, e per questo sforzo finanziario chiede l’aiuto ai compagni, “La Lotta” invece cesserà con il numero successivo le pubblicazioni, dopo aver subito l’ultimo sequestro. Le difficoltà economiche avevano costretto già il giornale a una sospensione durata dal Giugno alla metà di Agosto.”(Castagnoli e Ciaramelli, op. cit., pagg. 160-2)

Agostino Giovannazzi (Mantova 1 Ottobre 1851-19 Giugno 1913)
Dopo essere stato direttore per nove anni della Tip. Mondovì, si mette in proprio il 1 Gennaio 1881 rilevano le attrezzature della tipografia Belfiore, già in precedenza acquistate da Bortolo Balbiani. Le prime edizioni portano talvolta la denominazione Tip. Giovanazzi succ. Balbiani o Tip. Giovanazzi-Balbiani o, relativamente al periodico “La Scintilla”, Tip. Belfiore. Dall’Ottobre 1887 si trasferisce da via Cappello 6, in via Mangani 23 (poi via P.F. Calvi).
È ricordato per essere stato un valente intagliatore di caratteri e un eccellente litografo, ma soprattutto per avere fondato il giornaletto “Mah!!!” (1885-1913), foglio popolare scritto in dialetto mantovano. Fu stampatore e direttore responsabile dell’organo della società democratica mantovana “Il Mincio” (1881), e il tipografo di diversi altri periodici, tra cui “La Federazione Operaia” (1885-1886), “La Nuova Favilla” (1885-1887), “La Comune” (1882-1883), “La Lotta” (1887), “L’Amico del popolo” (1888), “L’Arcobaleno” (1893). Alla sua morte gli subentra il figlio Silvio che continuerà solo per qualche mese l’attività paterna. Giovanazzi ricoprì diverse cariche, dal 1871 al 1878, nella Società Tipografica Mantovana. (Ciaramelli e Guerra, op. cit., pagg. 302-5)”
– Sul fratello di Fabio Baraldi, Caio Siro, si veda la biografia curata da Maurizio Antonioli nel Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani. L’epitaffio citato da Antonioli è consultabile qui.


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