Rudin Victor, “Max Stirner un refrattario”

Edito da Anarchismo, Trieste, 2015, 78 p., Seconda Edizione

Nota del gruppo autonomo di Boston (1914)
Questo studio critico di Rudin sulla dottrina e l’opera di Max Stirner, apparve primamente in francese nei “Portraits d’Hier”, l’effemeride quindicinale illustrata che pubblicava in quel tempo a Parigi Henry Fabre. La “Cronaca Sovversiva” ne curò tra gennaio e aprile 1911, la prima traduzione italiana, opportunamente.
Tutti parlavano di Stirner deformandone il carattere e lo spirito, di qua e di là del mare; e se in Europa, dove la corrente sovversiva è più piena e più rapida, la contraffazione e l’abuso trovarono presto un confine e Max Stirner potè in grazia di qualche studioso rientrare nelle sue magnifiche proporzioni, nella necessaria cornice del suo tempo, nel clima storico e nell’ambiente sociale che la sacrilega protesta de L’unico avevano fermentato, sobillato, sferrato qui era rimasto il feticcio ed il manutengolo d’una picciotteria losca, spavalda, gaglioffa che all’ombrellone de L’unico chiedeva il rifugio di tutte le sue aberrazioni, della sua insanabile degenerazione.
Fu reazione salutare.
Poiché l’io era l’io di classe, poiché cotesto individualista erto contro ogni potenza che si librasse minacciosa, dominatrice sulla sua individualità, non sdegnava la società che pur togliendogli qualche libertà, altre gliene garantiva in ricambio, poiché questo egoista feroce amava vedersi intorno sorridenti gli umili e i deleritti fino a volerne il riscatto e il benessere (L’unico), poiché insomma egli era ancora un cristiano, meglio abbandonarlo alla deriva comunista, meglio tornare apertamente a Nietzsche che almeno ciascuno può intendere a suo modo – o non intendere affatto – e torcerne i dionisiaci furori in mallevaria delle proprie aberrazioni, ad insegna delle proprie imprese; e Max Stirner s’ebbe il bando dai brevi clan intolleranti in cui l’individualismo rimane l’espressione ingenua ed il sinonismo sciagurato del feticismo che è il suo stridente contrario.
Per converso s’invogliarono alla conoscenza di Stirner ed allo studio de L’unico, molti che prima, sia per averlo visto soltanto in compagnia equivoca, sia per non averne conosciute che le contraffazioni volgari, ne avevano la più cordiale diffidenza. E poiché allo studio del Rudin si può negare ogni merito ed ogni valore, come si può da qualche suo raffronto, da qualche sua induzione o conclusione, apertamente dissentire, ma non si può disconoscerne né l’acume, né la serietà, né l’imparzialità, non si può ad ogni modo impugnarne l’onesto ed essenziale proposito di aver voluto intorno a Stirner ricostruire le grandi giornate, il turbolento periodo di transizione in cui l’iconoclasta di Bayreuth era vissuto, all’intelligenza dell’opera stirneriana ha contribuito efficacemente lo studio di Rudin che la “Cronaca Sovversiva” ha pubblicato or sono due anni e ripubblica ora il Gruppo Autonomo sicuro di giovare allo sviluppo del pensiero libertario, di far piacere ai compagni studiosi e di rendere un segnalato servigio agli avversari che dell’opera di Max Stirner discorrono con malafede o incoscienza, disinvolte sì, ma ugualmente sciagurate.
Il Gruppo Autonomo
East Boston, P.O. Box 159, 1° gennaio 1914

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Nota dell’Archivio
-La prima edizione che uscì in Italia fu editata da Edizioni Arkiviu T. Serra, Guasila, 1991

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