(a cura del) Coordinamento Nazionale Anarchico contro la repressione, “Dossier Gattinara. Storie di follia giudiziaria in provincia”

Edito da Anarchismo
Opuscolo: Marzo 1984, Catania, 40 p.
Fumetto: Supplemento della rivista “Anarchismo”, n. 42, Maggio 1984

Dall’arresto dei compagni della redazione dell’ “Agitatore” di Gattinara è scaturita una delle più incredibili operazioni repressive degli ultimi anni, accompagnata dalla solita montatura giornalistica e televisiva. Con questo “Dossier” ricostruiamo i fatti nella loro obiettiva realtà, contribuendo a chiarire la personalità e l’attività di propaganda anarchica di tutti i compagni implicati nella vicenda. Dall’analisi che ne consegue è possibile cogliere la metodologia impiegata dal potere per costruire l’immagine del “pericoloso terrorista”, che risulta più facilmente accettabile a livello di massa allo scopo di giustificare la distruzione di ogni dissenso. Il presente lavoro si prefigge infine lo scopo di contribuire a risolvere una serie di problemi che sorgono davanti ai compagni che si impegnano nell’attività di controinformazione riguardante situazioni repressive come quello di Gattinara.

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Vigilante Antonio, “Ecologia del potere. Studio su Danilo Dolci”

Edito da Edizioni del Rosone, Foggia, 2012, 524 p.

In che modo è possibile vivere da fratelli? Cos’è il potere? Cosa vuol dire comunicare? Come è possibile combattere la povertà, l’ignoranza, l’abbandono? Come può una comunità smarrita ritrovare la sua via? Come si possono sconfiggere le mafie? Come può l’uomo essere creatura tra le creature, rapportandosi armonicamente con tutto ciò che vive? Sono queste le domande che nell’arco di un quarantennio, dal 1952 (anno dell’arrivo in Sicilia) fino alla morte, hanno guidato la ricerca e la prassi appassionata e feconda di Danilo Dolci. Questo studio ricostruisce nella prima parte la sua storia, che è legata indissolubilmente alla storia del nostro paese in un periodo che ha visto il passaggio fin troppo rapido dalla civiltà contadina a quella industriale e consumistica, e nella seconda parte ne analizza il pensiero, con particolare attenzione ai temi del potere e della comunicazione. Non si tratta solo di recuperare un pezzo importante del nostro passato recente, ma anche e soprattutto di riscoprire un messaggio ed un metodo, quello della maieutica reciproca, che possono contribuire in modo essenziale alla chiarificazione dei problemi della società postmoderna.

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Guattari Felix, “Le tre ecologie”

pagg. 13-45

Il saggio di Félix Guattari del 1989 è una critica all’antropocentrismo. Partendo dal modello capitalistico odierno e dalle emergenze dell’AIDS e del disastro nucleare di Chernobyl dei tempi, Guattari propone un cambiamento dello stato di cose a livello economico, sociale, culturale e politico, opponendosi a quei modelli che i poteri vigenti impongono agli individui fin dalla più tenera età.

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Note dell’Archivio
-Traduzione del libro Les trois ecologies, Edition Galilée, 1989
-La parte che presentiamo è stata fotografata

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CISA, MLD, “Aborto. Facciamolo da noi”

Edito da Casa Editrice Roberto Napoleone, Roma, Giugno 1975, 127 p.

Estratto dalla Prefazione di Adele Faccio
[…] Prima dello studio e della scoperta dei contraccettivi efficienti, la donna era costretta ad una abnorme castità castrante e alla più rigorosa fedeltà coniugale per non avere figli di padri diversi.

Ma oggi, grazie al controllo delle nascite il problema della paternità può essere risolto in modo meno drammatico e castrante. La donna deve poter essere una persona autonoma, autogestita e unitaria, che esegue un suo lavoro rimunerato dalla società per la società, e liberamente deve poter scegliere di amare un uomo senza essergli asservita economicamente, e può anche scegliere insieme al suo uomo di avere figli da amare e da educare.

Ma limitando l’uso dei contraccettivi, il legislatore dimostra i suoi timori e le sue sessuofobie. Evidentemente il tanto decantato meraviglioso istinto materno cosi celebrato dalla cultura ufficiale non appare tanto sicuro agli occhi del legislatore stesso, il quale rivela suo malgrado la certezza inconscia che, se libera, sua madre non lo avrebbe messo al mondo.

La lotta deve essere rivolta ad ottenere la liberalizzazione dell’aborto, la libera propaganda e l’intensificazione dell’educazione anticoncenzionale, l’aiuto alle madri e la parità salariale fra uomini e donne, che sola conferisce autonomia e dignità alla donna, e infine l’eliminazione del patriarcato retrogrado, autoritario e incapace di assumersi una paternità responsabile.
La famiglia ridotta al limite minimo del bilancio economico non permette nè l’espressione di una validità affettiva nè l’educazione adeguata dei minori. Questa è la realtà concreta attuale. La difesa del bambino in Italia non esiste; i bambini vengono gettati al mondo in ambienti inadeguati, senza un minimo di sicurezza sociale, e non ricevono mai un’educazione adeguata e dignitosa. Questo è molto più vastamente diffuso di quanto non si crea; da questi problemi non è immune neppure la borghesia, che si crede così al sicuro, ma affliggono la stragrande maggioranza della popolazione.
Bisogna esigere che la contraccezione venga insegnata obbligatoriamente nelle scuole prima della pubertà, che venga rimborsata dalla mutua, come gli eventuali aborti necessari, e che la propaganda sia autorizzata e incrementata continuamente.
L’aborto deve essere concordato liberamente fra la donna e il suo medico e deve essere libero e gratuito.
Bisogna battersi in questo senso. […]

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Macina Raffaele, “Alle origini del movimento operaio in Italia meridionale. Stefano Caporusso, seguace “fedele” di Bakunin”

da Nuovi Orientamenti. Rivista di Attualità, Cultura e Storia, supplemento al n. 160, Gennaio 2015

Il volume è parte della produzione letteraria di Raffaele Macina, scrittore, storico e professore di Modugno, docente di Storia e Filosofia presso i licei di Terra di Bari. Poco nota è la vicenda di Stefano Caporusso, che diviene presidente della Sezione della Prima Internazionale di Napoli e, in quanto tale, partecipa, unico rappresentante italiano, al congresso di Basilea del 1869. Il saggio traccia il percorso formativo del Caporusso, che, aderendo inizialmente al mazzinianesimo, finisce per abbracciare le posizioni di Bakunin; si sofferma poi sul ruolo da lui svolto nel congresso di Basilea e sulla sua attività politico-sindacale a Napoli. Molte le testimonianze e i giudizi che ci restano sul Caporusso: da quelli di Mazzini a quelli di Marx, Engels, Cafiero e Bakunin, di cui fu seguace, per finire ai numerosi rapporti della polizia. Emerge così la figura di Stefano Caporusso, il sarto di Modugno, denominato “l’operaio modello”, come un importante protagonista dei primi tentativi di organizzare il movimento operaio in Italia meridionale.

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Errico Malatesta. Opere complete

Edito da Zero in Condotta-La Fiaccola, Milano-Ragusa.
Volume III: 2011, XXXIII+356 p.
Volume IV: 2012, XXXI+198 p.
Volume V: 2015, XXX+288 p.

Malatesta è stato, senza dubbio, l’esponente più importante del movimento anarchico di lingua italiana. Protagonista della storia del movimento dal periodo dell’Internazionale fino al fascismo, con il suo contributo al dibattito teorico e politico, e con quello concreto di organizzatore e agitatore, ha rappresentato un punto di riferimento ineludibile per più generazioni di militanti e per le diverse correnti dell’anarchismo. Persona di riconosciuta umanità, modestia e coerenza personale, la sua lunga esperienza di esiliato ha contribuito inoltre, nei numerosi paesi in cui si è trovato a vivere, lavorare e svolgere attività politica e sindacale, a fare di lui lo snodo di una ricca rete di relazioni di carattere internazionale.
Malatesta non ha lasciato sistemazioni teoriche della sua visione dell’anarchismo, così come non ha voluto scrivere le sue memorie. L’evoluzione del suo pensiero e il senso del suo percorso biografico vanno dunque ricostruiti, in primo luogo, attraverso la grande mole dei suoi scritti destinati ai giornali e agli opuscoli di propaganda, gli interventi in conferenze e comizi, la fitta corrispondenza. Tranne alcune raccolte di articoli e la periodica ristampa degli opuscoli più noti e diffusi, la maggior parte dei testi di Malatesta sono tuttora poco conosciuti.
Due case editrici libertarie, La Fiaccola e Zero in condotta, promuovono ora la pubblicazione delle opere complete di Errico Malatesta. Si tratta, crediamo, di un progetto di notevole importanza sia per il significato in sé, sia in quanto occasione di cooperazione tra realtà editoriali. Un progetto che comporta, allo stesso tempo, un impegno rilevante in termini economici e di energie per il quale chiediamo il concreto supporto di tutti i compagni e le compagne interessati/e.
Le opere di Malatesta usciranno con cadenza di uno o due volumi all’anno a partire da giugno 2011. Il piano dell’opera prevede un totale di dieci volumi che raccoglieranno, in ordine cronologico, gli articoli di Malatesta pubblicati sui periodici italiani e stranieri, tutti gli opuscoli di propaganda, la corrispondenza in uscita e gli indici.

La cura delle opere è affidata a Davide Turcato, studioso del pensiero di Malatesta, a cui si deve l’idea di completare il progetto che Luigi Fabbri iniziò negli anni Trenta, nonché il lavoro di raccolta dei testi. Ogni volume sarà indipendente dagli altri e conterrà un saggio introduttivo relativo al periodo preso in esame, affidato di volta in volta a un differente studioso.

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Paolella Adriano, “Attraverso la tecnica. Deindustrializzazione, cultura locale e architettura ecologica”

Edito da Eleuthera, Milano, 2008, 79 p.

Attraverso l’uso critico della tecnica è possibile progettare edifici che possano, da un lato, contribuire alla risoluzione delle problematiche ambientali e, dall’altro, partecipare alla ricomposizione culturale delle comunità locali. Le grandi trasformazioni indotte dal modello economico globale hanno investito anche settori tradizionalmente poco reattivi come quello edile, disperdendo quella identità culturale, ambientale e sociale propria di un’attività da sempre connessa con le comunità e i luoghi. Nella costruzione dei manufatti la componente artigiana, fondata sulla capacità tecnica e la specificità geografica degli operatori, oggi è stata quasi totalmente sostituita da materiali, componenti e processi industrializzati, con esiti sociali e ambientali pesantemente negativi. Proprio l’accrescersi dei problemi connessi ai mutamenti climatici ha fatto emergere con prepotenza, anche nell’edilizia, la necessità di invertire questa impostazione, con l’obiettivo di aumentare l’efficienza energetica e ambientale. Ridurre le quantità e aumentare la qualità dei manufatti, recuperando l’artigianalità dei processi, la specificità delle soluzioni rispetto ai luoghi e la partecipazione attiva delle comunità, appare lo strumento primario per un’architettura sostenibile.

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Masjuan Eduard, “Neo-malthusianesimo e anarchia in Italia: un capitolo della storia dell’ecologismo dei poveri?”

Estratto da Meridiana, n. 44, 2002, pagg. 195-221

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Borselli Simone, “Il gruppo milanese di “A-rivista anarchica” e l’ecologia sociale: un nuovo orizzonte per l’anarchismo?”

Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Corso di laurea in Scienze Politiche indirizzo Storico Politico, Anno Accademico 2001-2002, 266 p.

Introduzione
Alla base di questo mio studio vi è sicuramente l’insoddisfazione da me molte volte provata nei confronti delle modalità con le quali l’essere umano ha cercato, nel secolo scorso, di porre un limite alla sua continua opera di distruzione del pianeta. Questo processo di distruzione sembra sempre più accentuarsi in questi ultimi anni, per effetto di un sistema produttivo mondiale che, finalizzato alla ricerca di un più alto tenore di vita per le popolazioni dei paesi industriali, è sempre più responsabile del crescente divario tra i paesi ricchi e poveri, e sempre meno rispettoso della natura. Pur riconoscendo ai movimenti ambientalisti un ruolo importante nel portare alla luce questi eccessi del sistema, e nel cercare di porvi un limite, ho spesso nutrito dubbi, nei confronti degli strumenti da questi utilizzati, che ho molte volte ritenuto non incisivi, e di “facciata”.

Allo stesso tempo la globalizzazione del sistema economico, con il suo progressivo insinuarsi in tutti gli aspetti della vita umana, ha messo in crisi l’idea di non interferenza esterna nei confronti delle decisioni di uno Stato sovrano, che con difficoltà sempre maggiori riesce a contrastare il crescente potere delle multinazionali.

Per cercare di dare una risposta ai miei molteplici dubbi, ho quindi deciso di analizzare un differente approccio alle problematiche ecologiche, l’approccio di un pensiero radicale come quello anarchico, e ho focalizzato la mia attenzione su “A – rivista anarchica”, una rivista mensile nata nel 1971 e ancora in corso, molto apprezzata in ambito libertario. Per la mia ricerca e per una ricostruzione della storia della rivista, dal momento che non esiste nessuna pubblicazione e studio su di essa, mi sono avvalso del materiale presente nella rivista stessa, di un’intervista a me rilasciata da Paolo Finzi, uno dei suoi fondatori, e di alcuni testi per la ricostruzione del quadro storico di riferimento e comparato agli argomenti maggiormente trattati dalla rivista nel corso degli anni.

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Bookchin Murray, “L’idea dell’ecologia sociale”

Edito da Edizioni Associate Editrice Internazionale, Palma/Palermo/Sao Paulo, 1996, 102 p.

Murray Bookchin è noto per le sue teorie libertarie dell’ecologia sociale. A differenza dell’ambientalismo politico, che intende immettere i temi ecologici nell’agenda politico-istituzionale, l’eco­logia sociale si fa portavoce di un più complessivo riassetto della società a par­tire da valori e organismi compatibili con un ambiente non feticizzato, con un’etica della saggia libertà, con un pensiero criti­co e antiautoritario, con una razionalità limitata e sensata.
Quest’ultimo libro di Bookchin rap­presenta una fondazione filosofica ed eti­ca delle teorie dell’ecologia sociale. Contro una crisi generalizzata di valori e di ragioni, destituite di senso a favore di spiritualismi orientaleggianti e di filoso­fie organiciste pre-illuministe, Bookchin riafferma i principi di una teoria critica della società aggiornata lungo una nuova filosofia della natura, un «naturalismo dialettico» impregnato di felice utopia. La conciliazione tra natura e libertà, tra critica e positività, tra differenze singolari e comunità sociale sono al centro delle riflessioni intimamente intrecciate con le migliori espressioni del pensiero occidentale.

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Note dell’Archivio
-Traduzione del libro “The Philosophy of Social Ecology”, Black Rose Books, Montreal, 1990
-Nell’edizione in italiano non sono state tradotte le seguenti parti:
–Toward a Philosophy of Nature: The Bases for an Ecological Ethics;
–Freedom and Necessity in Nature: A Problem in Ecological Ethics;
–Humanism and Antihumanism;
–History, Civilization, and Progress: Outline for a Criticism of Modern Relativism.
Per chi le volesse consultare e/o tradurre, qui vi è il libro completo (seconda edizione)

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