Bazzani Fabio, “Unico al mondo. Studi su Stirner”

Edito da Editrici Clinamen, Firenze, 2013, 160 p.

Questo libro ricostruisce, sottopone a rigorosa analisi e ridiscute criticamente una delle concezioni più radicalmente dissonanti nella modernità. L’eccedenza della filosofia di Stirner, la sua eccentricità, si staglia con decisione e forza inconsuete nel quadro chiaroscurale della tradizione moderna e ne delinea la possibilità di un oltrepassamento che tuttavia risulta sotto alcuni riguardi incompiuto. L’autore pone infatti in rilievo l’ambivalente situarsi di Stirner tra rivolta contro la metafisica dell’universale ed irretimento in essa, tra esigenza di una determinazione di realtà individuale unica, irriducibile ad altro, e permanenza in una generica comunanza, che nondimeno viene dichiarata da Stirner stesso come spettrale, fantasmatica, irreale. Questa ambivalenza, questa sostanziale difficoltà, attraversa tutta la riflessione di Stirner, dai cosiddetti Scritti Minori all’Unico, sino a ricomporne l’indiscutibile valenza di cesura in un reiterarsi di stilemi e argomenti propri di quella metafisica che pure è oggetto di una violenta polemica; e ciò, a motivo di un controverso rapporto con una mai essiccata radice hegeliana che in Stirner continua ad agire fornendogli i materiali stessi per la propria ed originale teoresi.

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(a cura di) Mangone Carmine, “Fuori dal cerchio magico. Stirner e l’anarchia”

Edito da Centrolibri/EdiAnLibre, Catania, 1993, 90p.

NOTA DEL. CURATORE
Alcuni lettori si chiederanno sicuramente il perché di questi scritti su Stirner. L ’unica risposta plausibile, a mio modesto parere, andrebbe ricercata nella necessità di far nostre almeno alcune delle “illazioni” stirneriane sulla dimensione dell’individuo. Una tale appropriazione ci consentirebbe la critica puntuale di ogni pensiero che si fa norma (e costrutto ideologico) nell’umanesimo fondato sul valore di scambio delle idee e sulla loro santificazione. Questo, per una teoria radicale e sovversiva in continuo progresso sulla realtà. Una realtà, quella nostra, che ci respinge ogni giorno ai margini della sopravvivenza: in un’esistenza fatta molto spesso di sole parole, e che per tale motivo finisce per diventare quasi sempre un mero fatto culturale. Noi parliamo di S timer, e non facciamo che ampliarne il discorso, perché siamo convinti che ci si possa svincolare dai meccanismi dell’alienazione soltanto avendo coscienza della propria individualità creatrice (e lottando per essa).
Il fare cultura non ci interessa affatto, se rischiamo di addormentare l’”unico” che è dentro di noi…
L ’opera di un pensatore come Stirner può essere, di volta in volta: a) illustrata con piglio scientifico; b) travisata; c) sminuzzata e fatta propria con estrema sensibilità. Naturalmente, l ’ipotesi che facciamo nostra è l’ultima di quelle elencate, perché la riteniamo l’opzione gnoseologica che, meglio di altre, si adatta alle nostre convinzioni o alla nostra mancanza di convinzioni. Certo, trattare il pensiero stirneriano non è facile: noi lo abbiamo fatto con alti e bassi; e a volte con scarsa chiarezza — e non solo perché le strutture linguistiche che ci tocca utilizzare non permettono che si faccia di meglio… Abbiamo coscienza dei nostri limiti, noi per primi, ma proprio per questo cerchiamo di oltrepassarli: creandoci, non soltanto a parole, una nuova possibilità ogni giorno.
Cosa c’entra Stirner con tutto questo… vi starete forse chiedendo. C ’entra, c ’entra… Il pensiero di Stirner è la materia prima di quella pratica della liberazione che bisogna condurre contro tutte le ideologie (compresa l ’ideo­logia individualista dei cosiddetti “stirneriani”).
Non lasciamo dunque che i professori (i “colti”) si approprino di un’opera filosofica— come quella stirneriana — che possiamo fare nostra e utilizzare a nostro piacimento per la formazione di una nuova teoria critica radicale. S timer non è difficile da leggere. È molto più difficile non pensare che sia complicato. Che ognuno se lo legga a modo suo, allora. Troverà senz’altro qualcosa su cui riflettere. E se dalla lettura potesse mai uscire più stupido, sarebbe soltanto, e comunque, per colpa sua.
Carmine Mangone

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(a cura di) Ciaravolo Pietro, “Nietzsche-Stirner”

Edito da Editoriale B.M. Italiana, Roma, 1984, 273 p.

Dall’Introduzione
Qual è lo status della ricerca italiana in ordine al rapporto teoretico tra Nietzsche e Stirner? Un interrogativo al quale ha dato la sua risposta il Con­vegno di studio indetto e promosso dal Centro Studi di Filosofia Italiana (Tarquinia, dicembre ’83) nel quadro della sua finalità statutaria che si obiet­tiva, in nome di un « nazionalismo » dialetticamente aperto, nella « messa in evidenza » del filosofare italiano contro la tendenza crescente di una radicale « esterofilia ». Un folto numero di studiosi s’è cimentato in tale tentativo cri­tico muovendo dall’ipotesi provocatoria che nella genetica speculativa di Nietz­sche operasse in modo più o meno determinante l’Unico di Stirner. Un’ipo­tesi che fu un « sospetto » insinuato e diffuso ai primi del secolo sulla scia di un « diverbio » sorto tra gli Overbeck ed Elisabeth, sorella di Nietzsche, che per difendere l’assoluta originalità del fratello, contestava ai primi (che van­tavano anni di « vicinanza » con il filosofo) la testimonianza che Nietzsche « conoscesse » l’opera di Stirner. Un fatto di cronaca che, per quanto fugace e peregrino, lasciò acriticamente un’ombra di dubbio sull’originalità del pen­siero nietzscheano perché si era propensi (ed a ragione!) a dare più credito alla testimonianza degli Overbeck. Una propensione che trovava sostegno nel­ le « assonanze » stirneriane che si colgono qua e là negli aforismi di Nietz­sche. Comunque la soluzione del dubbio non può venire dall’indagine docu­mentaria sul fatto di cronaca né dalla pura e semplice « trasparenza » negli afo­rismi di tematiche stirneriane. E questo è ovvio. L’informazione del pensiero altrui non porta tout court al riporto se non in menti incapaci di rielaborare oppure soltanto capaci di « riciclare » il « dato ». La potente creatività della mente di Nietzsche ne esclude nel modo più assoluto questo scadimento ser­vile. L ’informazione per la mente creativa diventa un puro e semplice « mate­riale » di costruzione. A mo’ di mattoni per la realizzazione di un progetto edilizio. La mente creativa « metabolizza » le informazioni che riceve e « me­tabolizzando » le trasforma e le adegua al suo piano creativo. Ma questa cer­tezza sulla capacità creativa della mente di Nietzsche è per sé insufficiente a risolvere il problema. Occorre far luce in loco, affrontare l’analisi diretta. Scendere in campo. Analizzare il pensiero di Nietzsche in ordine al « dubbio » sulle sue derivazioni stirneriane. Un compito che spetta alla critica storiogra­fica alla quale è data come specifica la capacità di rilevare in un pensiero ascendenze e colleganze storiche, misurarne l’incidenza e definirne il calibro di originalità.

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Max Stirner, “La società degli straccioni. Critica del Liberalismo, del Comunismo, dello Stato e di Dio”

Edito da Editrici Clinamen, Firenze, 2008[?], 67 p., Seconda Edizione

«Anche l’ultimo straccio è caduto, resta la vera nudità, spogliata da tutto ciò che le è estraneo. Lo straccione ha tolto via da sé la straccioneria stessa e con ciò ha cessato di essere ciò che era, uno straccione. Io sono stato uno straccione, ma non lo sono più!». Il volume – esaurito nelle prime due edizioni ed ora riproposto in una forma ulteriormente riveduta ed aggiornata – raccoglie quel che di più esplosivo c’è nella critica politica, sociale e religiosa di Stirner. Leggendo queste polemiche pagine sul liberalismo, sul comunismo, sullo stato e su Dio ci si può «scottare a quel fuoco» che «appiccato prima del 1848» oggi avvampa, quasi specchio profetico di quanto segna le vicende in cui, nostro malgrado, ci troviamo coinvolti, «ostaggi» di un potere globale che del plebiscitario consenso intorno a presunti «valori condivisi» fa dispositivo di «democratico governo». Stirner ci insegna a non fidarci, ad esercitare una critica spietata e radicale, a far conto soltanto sulla nostra intelligenza e sulle nostre capacità senza delegare ad alcuno diritti di rappresentanza.

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Chiappori Alfredo, “Vado, l’arresto e torno”

Edito da Feltrinelli, Milano, 1973, 127 p.

Con questo nuovo libro di Chiappori, scrive Del Buono -, il fumetto italiano diventa davvero maggiorenne, in grado di raccontare con rabbia e nitore, senza più trasposizioni dubbiosamente e prudentemente fantastiche, i fatti e misfatti di casa nostra.

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Max Stirner, “Scritti minori e risposte ai critici de L’Unico”

Edizioni:
-Casa Editrice Sociale, Milano, 1923, 404 p., Prima Edizione in Italiano
-Anarchismo, Trieste, 2021, 312 p., Seconda Edizione

Prefazioni alla Prima e Seconda Edizione di John Mackay

Contemporaneamente alla mia Biografia di Max Stirner, io preparai questa pubblicazione degli scritti minori di lui, e delle sue repliche alle critiche della sua opera immortale. Essa comprende tutto ciò che egli abbia mai pubblicato in fatto di lavori che stanno da sè, all’infuori dell’«Unico» e della «Storia della reazione», (una raccolta compilatoria in cui purtroppo soltanto la minor parte è scritta da lui), e forma in certa maniera la prefazione e l’appendice all’«Unico e la sua proprietà». Non è mia intenzione di esporre più dei fatti indispensabili nelle note introduttive a questi studii e considerazioni di Stirner, – il peso delle sue proprie parole non può essere da parole di estranei accresciuto, ma tutt’al più attenuato –, tanto più che io posso ragionevolmente supporre che coloro, i quali si occupano di quegli scritti e del loro autore, conoscano anche la mia storia della vita di quello, o si propongano di conoscerla; nella quale storia naturalmente il più importante contenuto del presente volume trovò la più minuziosa attenzione.
Come gli «Scritti minori» di Stirner formano la preparazione naturale alla sua opera principale, così le sue «Repliche» costituiscono l’integrazione finale di questa, e mi sembra che la conoscenza di entrambi sia indispensabile ad ogni ammiratore e ad ogni odiatore di quell’opera incomparabile, con cui venne inaugurata una nuova epoca nella storia del genere umano con forza tanto silenziosa quanto irresistibile.
Autunno 1897.

Questa seconda edizione appare cresciuta quasi del doppio in confronto della prima. Fortunate scoperte degli ultimi quindici anni, la cui meravigliosa istoria io ho riferito dettagliatamente nelle prefazioni alla seconda e terza edizione della mia Biografia di Stirner, e alla quale quindi mi basta rimandare il lettore, completano gli scritti minori non soltanto mediante pubblicazioni inedite e i primi e gli ultimi lavori che fanno corona all’opera principale di Stirner, ma anche mediante una quantità di corrispondenze, sessanta in tutto, che recano sempre l’impronta del suo spirito e della sua indipendenza, e devono riuscire indispensabili per quella conoscenza della prodigiosa attività di lui che progredisce continuamente e sicuramente, benchè ancora in modo lento. Mentre dò maggiore pubblicità a quegli scritti, uniti in nuova forma con gli altri già noti e nuovamente riveduti con ogni diligenza, (e, si noti bene, nell’ortografia degli originali), conservo il desiderio che la sorte, questa bizzarra ma talora anche propizia coadiutrice di ogni lavoro d’indagine, si mostri pure nei prossimi decennii così amica come si rivelò nei decennii ultimi.
Charlottenburg, primavera 1914

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Nota dell’Archivio
-Nella versione di “Anarchismo Edizioni”, vi è questa nota editoriale di Alfredo Maria Bonanno:
Nota editoriale
Questa raccolta degli Scritti minori di Max Stirner viene pubblicata seguendo un criterio diverso da quello che John Henry Mackay applicò nella sua seconda edizione, quella del 1914. Ciò significa che essa si presenta in modo diverso anche dalla traduzione di Angelo Treves che segue strettamente l’ordine fissato da Mackay. In effetti, a mio avviso, quest’ordine aveva delle pecche considerevoli mettendo insieme scritti di grande importanza, frutto della riflessione filosofica di Stirner, con note redazionali e piccole cronache quotidiane che fanno parte del suo lavoro giornalistico. Eppure, anche in questi “pezzi” di scarso significato e di improbabile lettura si trovano importanti spunti – sparsi qua e là – riguardanti i problemi della scuola, della censura, la questione ebraica, ecc. Ho ritenuto quindi opportuno dividere tutti gli scritti in quattordici sezioni o capitoli.
I Scritti sull’educazione e sulla scuola, di cui i più importanti sono senza dubbio Das unwahre Prinzip unserer Erziehung, oder: Humanismus und Realismus [Il falso principio della nostra educazione o l’umanesimo e il realismo] e Über Schulgesetze [Le leggi della scuola].
II Kunst und Religion [Arte e religione].
III Scritti su Königsberg di cui i più importanti sono la doppia recensione ai Königsberger Skizzen [Schizzi di Königsberg] di Karl Rosenkranz e quella alle Glossen und Randzeichnungen zu Texten unserer Zeit [Glosse e note marginali a testi del nostro tempo] di Ludwig Reinhold Walesrode.
IV Einiges Vorläufige vom Liebesstaat [Alcune cose provvisorie sullo Stato fondato sull’amore].
V Recensione a Les mystères de Paris [I misteri di Parigi] di Eugène Sue.
VI Risposte alle critiche mosse a L’unico e la sua proprietà.
VII I reazionari filosofici. Risposta a Moderne Sophisten [I sofisti moderni] di Kuno Fischer.
VIII Scritti su Bruno Bauer di cui il più importante è Über B. Bauer’s Die Posaune des jüngsten Gerichts über Hegel des Atheisten und Antichristen [A proposito de La tromba del giudizio universale su Hegel ateo e anticristo].
IX Mitglieds der Berliner Gemeinde wider die Schrift der siebenundfünfzig Berliner Geistlichen Die christliche Sonntagsfeier. Ein Wort der Liebe an unsere Gemeinen [Risposta di un membro della comunità berlinese alla lettera dei 57 ecclesiastici intitolata La festività domenicale. Parole d’amore ai nostri parrocchiani].
X Il problema ebraico.
XI Scritti sulla censura.
XII I “Liberi”.
XIII Scritti vari.
XIV Ultimi ritrovamenti.

Per una guida alla lettura rinvio ai miei due libri su Stirner. Il primo, dal titolo Max Stirner, in seconda edizione accresciuta e corretta, è disponibile nella Collana “Pensiero e azione” delle Edizioni Anarchismo. Il secondo, dal titolo Teoria dell’individuo. Stirner e il pensiero selvaggio, anche questo in seconda edizione accresciuta e corretta, è disponibile nella stessa collana di cui sopra. “

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Max Stirner, “L’unico e la sua proprietà”

Edito da Anarchismo, Trieste, 2012, 243 p., Terza Edizione

La censura prussiana giudicò questo libro «troppo assurdo per essere pericoloso». Marx e Engels, invece, lo considerarono sufficientemente pericoloso per dedicargli più di trecento pagine persecutorie della Ideologia tedesca. Nietzsche non lo nominò mai, ma confessò a un’amica di temere che un giorno lo avrebbero accusato di aver plagiato Stirner. Da più di un secolo le storie della filosofia lo definiscono «famigerato». In breve: L’unico è l’opera più scandalosa e inaccettabile della filosofia moderna.
Quando apparve, a Berlino, nel 1844, suscitò per alcuni mesi reazioni febbrili e appassionate, soprattutto nell’ambiente del radicalismo di sinistra, da cui nasceva, fra quei discendenti di Hegel che si apprestavano a diventare sovvertitori dell’ordine. Poi seguì un lungo silenzio. Infine una riscoperta vorace, negli ultimi anni dell’Ottocento, quando Stirner apparve da una parte come precursore di Nietzsche e dall’altra come profeta dell’anarchismo individualista. Ma anche se Stirner ha avuto una grande influenza sotterranea, che ha agito sui personaggi più disparati, da Dostoevskij a Traven, il mondo della cultura ufficiale lo ha sempre evitato. Non era chiaro se Stirner fosse da considerare un filosofo, un pazzo o un criminale. Ma nell’Unico queste voci parlano insieme, e questa irrevocabile, beffarda confusione dei soggetti e dei livelli è la prima peculiarità del libro.
L’Unico sviluppa ‘sino alle estreme conseguenze’ quella «critica» corrosiva che era stata, da Kant in poi, la parola magica della filosofia; articola un sistema paranoico; fonda le ragioni del delitto. Commistione che non è un capriccio di Stirner, ma rivela, finalmente senza coperture eufemistiche, un processo operante in tutto il pensiero moderno. Con le sue argomentazioni stridule, martellanti, ossessive, Stirner fa ruotare vorticosamente la macchina della metafisica: ne risulta una grandiosa parodia, preludio alla mutezza dell’«indicibile» unico. Ma l’attacco al pensiero discorsivo va insieme, per Stirner, a un micidiale attacco al «sussistente», alla società che lo circonda.
Provocatore e vagabondo della metafisica, Stirner osò vedere il mondo della secolarizzazione trionfante, che è anche il nostro, come un mondo profondamente bigotto. Il sacro, scacciato dai templi, si vendica caricando le più laiche categorie di una violenza devastatrice. La Società, l’Uomo, l’Umanità giustificano ora ogni tortura sul singolo che non si adegui al modello ‘giusto’. E il sarcasmo stirneriano, che oppone l’egoista singolo, marchiato come «mostro inumano», al santo egoismo della Società, trafigge anche le società ‘giuste’, promesse dai miglioratori dell’umanità (siano essi reazionari, progressisti, liberali o socialisti) con frecce che appaiono ancora oggi perfettamente appuntite. (Anzi, spesso si ha l’impressione che colpiscano fatti accaduti nel nostro secolo). Che la sua critica sfoci poi in un nominalismo assoluto, e manifestamente insostenibile, non sembra preoccupare Stirner. In certo modo è ciò che voleva: tutto l’Unico è un solo, immane paradosso su cui il pensiero continua a inciampare.

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Nota dell’Archivio
-Come scrive Roberto Calasso nel saggio dedicato a Stirner, “Accompagnamento alla lettura di Stirner”, le traduzioni de “L’unico” in italiano sono state “una del 1902, presso Bocca, ampiamente tagliata e preceduta da una introduzione di Ettore Zoccoli, che è anche il traduttore. Preoccupato dalla dilagante fortuna che «l’individualismo criminale» di Stirner stava incontrando, Zoccoli traccia un profilo piuttosto dettagliato delle vicende dell’Unico e soprattutto, come voleva la tendenza di allora, mette a confronto le idee di Stirner con quelle di altri maestri dell’anarchismo. L’altra edizione italiana, senza menzione del traduttore, sarebbe apparsa nel 1911, presso la Libreria Editrice Sociale. Nel frattempo Zoccoli, che aveva già pubblicato un breve libro su Stirner e l’anarchismo americano (I gruppi anarchici degli Stati Uniti e l’opera di Max Stirner, cit.), gli dedicava il primo capitolo della sua opera più ambiziosa (L’anarchia, Torino, 1907, pp. 7-69). Questo libro, subito tradotto in russo e in tedesco, fu uno dei canali principali attraverso cui il nome di Stirner si diffuse in Italia.”

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Braibanti Aldo, “Impresa dei prolegomeni acratici”

Edito da Editrice 28, Ciampino (Roma), 1989, 193 p.

Proposta di un nuovo approccio alle tematiche libertarie, elaborate attraverso un equilibrio tra istanze biografiche e istanze ideografiche, oltre ogni ideologia. L’eredità della resistenza, le esperienze filosofica, artistica e politica poste di fronte ai problemi della sopravvivenza individuale e della specie. ” … l’ecologia – dice l’autore – non può essere la nuova scienza di qualche presuntuoso barone e dei suoi chierici ansiosi, ma va intesa ormai come il substrato fondamentale di ogni scibile e di ogni ricerca.”

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Martinez Rizo Alfonso, “Pistolerismo”

Edito da Ediciones Mar, Barcellona, [1931], 15 p.

Nella Barcellona tra le due guerre, soprattutto dopo la grande vittoria dello sciopero della Canadiense del 1919, i padroni catalani e spagnoli si prepararono selvaggiamente a porre fine alle rivendicazioni sociali dell’anarcocondicalismo, assoldando sicari e dispondendo di tutte le forze militari e di polizia nel reprimere il popolo, soprattutto in città come Barcellona. Un buon testo dell’epoca che, pur non approfondendo troppo il fenomeno del pistolerismo, lascia una preziosa testimonianza del massacro degli operai catalani.

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Nota dell’Archivio
-Opuscolo in Spagnolo

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M. Dashar, “The revolutionary movement in Spain”

Edito da Libertarian Publishing Society, New York, 1934, 24 p.

Estratto dall’Introduzione
Due grandi rivolte antifasciste scoppiarono in Spagna in un periodo di tempo relativamente breve. L’insurrezione anarco-sindacalista del dicembre 1933 e il movimento di protesta contro il governo Lerroux dell’ottobre 1934 hanno dato vita a uno sciopero di massa diffuso in tutta la Spagna, portando a numerosi scontri tra i lavoratori e le forze armate, assumendo il carattere di una rivolta separatista in Catalogna e sviluppando una magnifica azione rivoluzionaria nelle Asturie. Ma tutte queste lotte non sono state altro che il culmine dei gravi disordini sociali a cui la Spagna è stata esposta ininterrottamente per più di due anni. Le insurrezioni rivoluzionarie si susseguivano una dietro l’altra. La penisola iberica assomigliava ad un vulcano. Azioni di massa su larga scala testimoniavano un movimento operaio rivoluzionario che non era soddisfatto della Repubblica. Gli osservatori stranieri hanno ripetuto questi fatti senza però toccarne il vero nocciolo e senza avvicinarsi alla comprensione della questione veramente vitale in Spagna. Il movimento rivoluzionario spagnolo differisce radicalmente, in tutti i suoi elementi, dai movimenti socialisti di altri Paesi. Certo, si possono fare parallelismi e paragoni, ma questo non esaurisce il problema. Solo la conoscenza dell’origine delle tendenze rivoluzionarie del movimento operaio spagnolo e lo studio del loro sviluppo, uniti ad un’attenta osservazione degli eventi (dalla caduta della dittatura di Primo de Rivera a oggi), ci permetteranno di comprendere la peculiarità della situazione spagnola, di trarre conclusioni per il futuro e di mettere in relazione il movimento rivoluzionario in Spagna con le tendenze rivoluzionarie del movimento operaio di tutto il mondo.

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Note dell’Archivio
-Opuscolo in Inglese
-M. Dashar è lo pseudonimo di Helmut Rüdiger, anarcosindacalista tedesco presente durante la Guerra di Spagna del 1936-1939.

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