Manni Ottorino, “La mia vita. Racconto autobiografico”

Edito da Casa Editrice Sociale, Milano, 1921, 166 p.

Manni fu un anarchico italiano che, fin da giovane, collaborò a tutta una serie di pubblicazioni anarchiche italiane. Sofferente di una malattia degenerativa fin da bambino, Manni non si è mai dato per vinto, continuando a portare avanti le sue idee anarchiche sia durante l’entrata in guerra dell’Italia (1915-1918) che durante il biennio rosso (1919-1920) e l’avvento del regime fascista (1922). Il libro è stato pubblicato nel 1921 (4 anni prima della sua morte) con prefazione di Leda Rafanelli.

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Lolmo, “Insurrezione e rivoluzione”

Edito da Libreria Autonoma, Detroit, 1932, 63 p.

Lolmo è lo pseudonimo dell’anarchico italiano Domenico Zavattero che usava quando scriveva nel giornale “Il Martello”. L’analisi che fa Zavattero è distinguere, su un piano storico e attuale, l’insurrezione come uno dei tanti atti all’interno della fase rivoluzionaria e la rivoluzione come l’insieme delle azioni che portano al cambiamento dello stato delle cose presenti.
Il periodo in cui Zavattero scrisse questo scritto (1932), vi erano i fascismi in Europa e la rivoluzione russa era un lontano ricordo. Pur guardando positivamente la situazione spagnola di quel preciso momento storico, Zavattero era una persona pragmatica che spiegava per filo e per segno, senza estetismi e infantilismi vari, cosa e dovevano fare i rivoluzionari per portare avanti le teorie e pratiche.

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Haraway Donna J., “Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto”

Edito da Produzioni Nero, Roma, 2019, 283 p.

Cosa succede quando il genere umano, dopo aver irrimediabilmente alterato gli equilibri del pianeta Terra, smette di essere il centro del mondo? E nel pieno della crisi ecologica, che relazioni è possibile recuperare non solo tra individui umani, ma tra tutte le specie che il pianeta lo abitano? In questo testo denso e provocatorio, scritto in una lingua immaginifica che si ispira tanto alla fantascienza quanto alla grande lezione del femminismo radicale, Donna Haraway ci ricorda che tutto è interconnesso, tutto è contaminato, tutto ci riguarda. Contro i semplicismi delle discussioni sull’antropocene, Chtulucene immortala la centralità di Donna Haraway tra i più importanti e originali pensatori del nostro tempo.

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Nota dell’Archivio
-Traduzione del libro “Staying with the Trouble. Making Kin in the Chthulucene”, University of Chicago Press, 2016

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Mariotti Agostino, “Lettera aperta ai compagni”

[Primi anni ’80], 5 p.

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C’è rimasta una sola libertà: ricominciare

21 Giugno 1984, 4 p.

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Nota dell’Archivio

–Opuscolo firmato da:
“-Crocenera
-Presenza individuali Punk – anarchiche
-Individualità anarchiche
-Comitato Anarchico di Controinformazione Sociale di Milano”

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Opuscoletto sul Comitato Nazionale Anarchico contro le Carceri “Gianfranco Faina”

[Prima metà degli anni ’80], Roma, 30 p.

La proposta della formazione di un comitato contro le carceri è nata dalla ana­lisi che alcuni compagni hanno fatto rispetto alla situazione carceraria e al socia­le in generale. Non si può negare che soprattutto negli ultimi tempi tutte quelle strutture che legavano i compagni in carcere con la realtà fuori e viceversa sono andate via via scomparendo per vari motivi. Il risultato di tutto ciò non può esse­re che disastroso in quanto ci porta in un terreno di «difesa», lasciando spazio al potere di continuare indisturbato il suo lavoro di totale annientamento. Riprendere tutti i fili di comunicazione fra i compagni, creare punti di riferi­mento per sviluppare il nostro antagonismo, cercare di organizzarci a livello operativo con quei gruppi e individualità che anche in questo momento manten­gono contatti con il carcere in maniera isolata e frammentaria, ci pare fonda­mentale per ricercare un terreno qualificato da dove partire. Nella generale discussione all’interno del movimento anarchico sulla questio­ne carcere/controllo sociale noi crediamo sia opportuno mettere in piedi una struttura con caratteristiche di attività e mobilità che vada direttamente ad inci­dere all’interno della problematica degli istituti di massima sicurezza. In merito a ciò la specificità del comitato è un approfondimento della nostra attività contro la repressione: infatti il carcere speciale è solo la punta di diaman­te della repressione che noi quotidianamente subiamo all’interno del circuito so­ciale.
Gli interventi che il comitato intende attuare sono:
1) Bisogna tener presente che tutti i compagni anarchici colpiti dalla repressione vanno in ogni caso sostenuti.
2) L’allestimento di una simile struttura prevede tutto un lavoro specifico (collo­qui, pratiche giudiziarie, promozione di assemblee specifiche ecc.) e richiede un numero di compagni non certo esiguo e uno stretto collegamento con tutte le strutture del movimento anarchico.
3) Si propone di svolgere una funzione controinformativa su ciò che accade sia all’interno che all’esterno del carcere (pestaggi, arresti, trasferimenti, ecc.) con la dovuta tempestività, utilizzando tutta la stampa anarchica ed alcune testate in particolare. 11 comitato deve altresì essere in grado con la lotta e con la con­troinformazione di opporsi a tutte le disposizioni liberticide che di volta in volta il potere articola contro e sulla vita dei compagni.
4) La creazione di strutture legali e mediche ricorrendo anche a quelle già esi­stenti nel movimento e l’utilizzo di tutti gli strumenti a disposizione per sot­trarre i compagni dalle carceri anche facendo leva nelle crepe della cosiddetta «giustizia».
5) La costituzione di una serie di punti di riferimento sul territorio a far si che il comitato non sia una struttura centralizzata premettendo che i gruppi hanno autonomia e libertà di azione.
6) Il sostegno non si attua attraverso una pratica assistenziale ma nella continui­tà e intensificazione delle lotte contro il controllo sociale.
7) La formazione del comitato si basa sulle affinità dei compagni che lo costitui­scono, sulla loro reale comunicazione e cooperazione: in quanto la prospetti­va dell’estinzione del carcere e la liberazione dei prigionieri siano alcuni pas­saggi concreti per una lotta generale di estinzione dello stato e di liberazione.

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(a cura del) Coordinamento Nazionale Anarchico contro la repressione, “Dossier Gattinara. Storie di follia giudiziaria in provincia”

Edito da Anarchismo
Opuscolo: Marzo 1984, Catania, 40 p.
Fumetto: Supplemento della rivista “Anarchismo”, n. 42, Maggio 1984

Dall’arresto dei compagni della redazione dell’ “Agitatore” di Gattinara è scaturita una delle più incredibili operazioni repressive degli ultimi anni, accompagnata dalla solita montatura giornalistica e televisiva. Con questo “Dossier” ricostruiamo i fatti nella loro obiettiva realtà, contribuendo a chiarire la personalità e l’attività di propaganda anarchica di tutti i compagni implicati nella vicenda. Dall’analisi che ne consegue è possibile cogliere la metodologia impiegata dal potere per costruire l’immagine del “pericoloso terrorista”, che risulta più facilmente accettabile a livello di massa allo scopo di giustificare la distruzione di ogni dissenso. Il presente lavoro si prefigge infine lo scopo di contribuire a risolvere una serie di problemi che sorgono davanti ai compagni che si impegnano nell’attività di controinformazione riguardante situazioni repressive come quello di Gattinara.

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Vigilante Antonio, “Ecologia del potere. Studio su Danilo Dolci”

Edito da Edizioni del Rosone, Foggia, 2012, 524 p.

In che modo è possibile vivere da fratelli? Cos’è il potere? Cosa vuol dire comunicare? Come è possibile combattere la povertà, l’ignoranza, l’abbandono? Come può una comunità smarrita ritrovare la sua via? Come si possono sconfiggere le mafie? Come può l’uomo essere creatura tra le creature, rapportandosi armonicamente con tutto ciò che vive? Sono queste le domande che nell’arco di un quarantennio, dal 1952 (anno dell’arrivo in Sicilia) fino alla morte, hanno guidato la ricerca e la prassi appassionata e feconda di Danilo Dolci. Questo studio ricostruisce nella prima parte la sua storia, che è legata indissolubilmente alla storia del nostro paese in un periodo che ha visto il passaggio fin troppo rapido dalla civiltà contadina a quella industriale e consumistica, e nella seconda parte ne analizza il pensiero, con particolare attenzione ai temi del potere e della comunicazione. Non si tratta solo di recuperare un pezzo importante del nostro passato recente, ma anche e soprattutto di riscoprire un messaggio ed un metodo, quello della maieutica reciproca, che possono contribuire in modo essenziale alla chiarificazione dei problemi della società postmoderna.

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Guattari Felix, “Le tre ecologie”

pagg. 13-45

Il saggio di Félix Guattari del 1989 è una critica all’antropocentrismo. Partendo dal modello capitalistico odierno e dalle emergenze dell’AIDS e del disastro nucleare di Chernobyl dei tempi, Guattari propone un cambiamento dello stato di cose a livello economico, sociale, culturale e politico, opponendosi a quei modelli che i poteri vigenti impongono agli individui fin dalla più tenera età.

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Note dell’Archivio
-Traduzione del libro Les trois ecologies, Edition Galilée, 1989
-La parte che presentiamo è stata fotografata

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CISA, MLD, “Aborto. Facciamolo da noi”

Edito da Casa Editrice Roberto Napoleone, Roma, Giugno 1975, 127 p.

Estratto dalla Prefazione di Adele Faccio
[…] Prima dello studio e della scoperta dei contraccettivi efficienti, la donna era costretta ad una abnorme castità castrante e alla più rigorosa fedeltà coniugale per non avere figli di padri diversi.

Ma oggi, grazie al controllo delle nascite il problema della paternità può essere risolto in modo meno drammatico e castrante. La donna deve poter essere una persona autonoma, autogestita e unitaria, che esegue un suo lavoro rimunerato dalla società per la società, e liberamente deve poter scegliere di amare un uomo senza essergli asservita economicamente, e può anche scegliere insieme al suo uomo di avere figli da amare e da educare.

Ma limitando l’uso dei contraccettivi, il legislatore dimostra i suoi timori e le sue sessuofobie. Evidentemente il tanto decantato meraviglioso istinto materno cosi celebrato dalla cultura ufficiale non appare tanto sicuro agli occhi del legislatore stesso, il quale rivela suo malgrado la certezza inconscia che, se libera, sua madre non lo avrebbe messo al mondo.

La lotta deve essere rivolta ad ottenere la liberalizzazione dell’aborto, la libera propaganda e l’intensificazione dell’educazione anticoncenzionale, l’aiuto alle madri e la parità salariale fra uomini e donne, che sola conferisce autonomia e dignità alla donna, e infine l’eliminazione del patriarcato retrogrado, autoritario e incapace di assumersi una paternità responsabile.
La famiglia ridotta al limite minimo del bilancio economico non permette nè l’espressione di una validità affettiva nè l’educazione adeguata dei minori. Questa è la realtà concreta attuale. La difesa del bambino in Italia non esiste; i bambini vengono gettati al mondo in ambienti inadeguati, senza un minimo di sicurezza sociale, e non ricevono mai un’educazione adeguata e dignitosa. Questo è molto più vastamente diffuso di quanto non si crea; da questi problemi non è immune neppure la borghesia, che si crede così al sicuro, ma affliggono la stragrande maggioranza della popolazione.
Bisogna esigere che la contraccezione venga insegnata obbligatoriamente nelle scuole prima della pubertà, che venga rimborsata dalla mutua, come gli eventuali aborti necessari, e che la propaganda sia autorizzata e incrementata continuamente.
L’aborto deve essere concordato liberamente fra la donna e il suo medico e deve essere libero e gratuito.
Bisogna battersi in questo senso. […]

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