Bandini Mirella, “Per una storia del lettrismo”

Edito da TraccEdizioni, Gavorrano (Gr), 2005, 123 p.

L’opera di Guy Debord, la mente dell’Internazionale Situazionista, trova i suoi elementi di formazione nella militanza lettrista; ne ha fatto parte nel 1951 e nel 1952, anno in cui ha fondato per scissione l’Internationale Lettriste. L’autrice prosegue nel testo l’assunto tracciato con la ricostruzione storica dell’I.S. nel suo libro “L’estetico il politico” del 1977. Insieme a una storia analitica del Lettrismo, fondato a Parigi nel 1946 nell’ambito della cultura di sinistra da Isidore Isou, profugo rumeno come Cioran, Jonesco e Tzara, per la prima volta sono messe in luce e approfondite le radici lettriste delle tesi situazioniste. Nel progetto globale arte-vita, Guy Debord ha sviluppato importanti temi lettristi, dal ruolo sociopolitico dei giovani che sfocierà nel Maggio ’68, alla trasformazione dell’architettura in antiarchitettura nell’Urbanisme Unitaire, alle teorie del détournement, della derive e della psicogeografia già surrealiste, fino alla disintegrazione della struttura filmica. Il Lettrismo di Isou, la più longeva delle avanguardie storiche e tuttora attiva, basata sulla decostruzione del linguaggio ridotto al sistema delle lettere e dei segni, sul disfacimento della forma e sulla pittura trasformata in poliscrittura, ha anche influenzato il minimalismo concettuale dell’arte contemporanea

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Giachetti Diego, Scavino Marco, “La FIAT in mano agli operai. L’autunno caldo del 1969”

Edito da BFS, Pisa, 1999, 220 p.

Le lotte operaie dell’autunno caldo hanno segnato una svolta fondamentale nella storia italiana del dopoguerra. Non sono state solo una vicenda contrattuale, ma un evento che ha cambiato – insieme alle relazioni industriali – tutto il panorama politico e sociale. La FIAT di Torino fu l’epicentro di quello scontro, grazie soprattutto alla presenza di una massa di operai senza qualifica professionale, in gran parte immigrati dal Sud, che riusci a imporre i propri obiettivi e le proprie forme di lotta anche contro le resistenze dei sindacati, dando vita a scioperi spontanei e a manifestazioni di rivolta fortissime.
Questo libro ricostruisce per la prima volta, passo per passo, le vicende del 1969 alla FIAT, a partire dai primi scioperi sulle qualifiche – all’inizio dell’anno – sino alla firma del contratto, nel mese di dicembre, senza limitarsi alla situazione di fabbrica, ma descrivendo ii clima sociale in cui quei fatti si svolsero. Ne sono protagonisti in primo luogo gli operai stessi, ma anche le organizzazioni sindacali, i partiti della sinistra, ii movimento studentesco che scelse di appoggiare gli scioperi autonomi, i gruppi che tentarono di costituire un’altemativa al movimento operaio tradizionale.
Non e un quadro lineare e celebrativo di quegli eventi, ma un tentativo di analisi anche delle contraddizioni che si manifestarono, delle polemiche che divisero i protagonisti, delle diverse culture cbe ebbero modo di esprimersi, delle influenze che l’autunno caldo ebbe sugli anni Settanta. È una chiave di lettura per la storia dei conflitti sociali nell’ltalia alle soglie della crisi.

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Nota dell’Archivio
-Come riportato nella prima pagina del libro, “Diego Giachetti ha scritto il primo capitolo, a eccezione del primo paragrafo steso da Marco Scavino che ha scritto anche ii secondo capitolo. L’introduzione e comune”

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de Cleyre Voltairine, “Un’anarchica americana”

Edito da Eleuthera, Milano, 2017, 183 p.

Come afferma Emma Goldman, l’altra grande figura femminile di quegli anni: «Voltairine de Cleyre è la più dotata e brillante donna anarchica che gli Stati Uniti abbiano mai generato». Vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento, Voltairine elabora infatti un anarchismo autoctono, e non d’immigrazione, che si rifa a pensatori come Emerson, Thoreau e Tucker, senza dimenticare i padri nobili delLa Rivoluzione americana, ovvero Paine e Jefferson. Ne esce una visione originale che mostra tratti decisamente più individualisti delle visioni anarco-comuniste prevalenti nell’anarchismo d’immigrazione europea. Ma a rendere ancora più originale questa visione concorrono anche le sue riflessioni, e le sue battaglie, sulla condizione della donna, che sfociano in un’anarchia di genere del tutto inedita e quanto mai attuale anche a distanza di cento anni.

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Note dell’Archivio
-I seguenti testi sono tradotti dal francese e dall’inglese:
–“La bandiera della rivolta: la vita e l’opera di Voltairine de Cleyre” di Normand Baillargeon e Chantal Santerre. Titolo originale: “La bannière de la révolte, l’étendard de la liberté: la vie et l’’Œuvre de Voltairine de Cleyre”; inserito come introduzione del libro “D’espoir et de raison. Écrits d’une insoumise de Voltairine De Cleyre”, Lux Éditeur, Montreal, 2008 rieditato nel 2018, 312 p.
–“Nascita di un’anarchica”. Titolo originale: “The Making of An Anarchist”; saggio originarimente pubblicato nel volume postumo “Selected Works” curato da Alexander Berkman (Mother Earth Publishing Association, New York, 1914) e poi ripubblicato dalla rivista «Revisionist Press» di New York.
–“L’idea dominante”. Titolo originale: “The Dominant Idea”; articolo pubblicato su “Mother Earth”, n. 3, Vol. V, Maggio 1910, pagg. 81-87
–“L’11 novembre 1887”. Titolo originale: “The Eleventh of November”, 1887; conferenza tenuta a Chicago l’11 novembre 1901 e poi pubblicata dalla rivista «Free Society» il 24 novembre 1901
–“La tendenza economica del libero pensiero”. Titolo originale: “The Economic Tendency of Freethought”; saggio apparso per la prima volta sul periodico «Liberty» di Boston il 15 febbraio 1890 (vol. XI, n. 25)
–“L’assassinio del presidente McKinley dal punto di vista di un’anarchica”. Titolo originale: “McKinley’s Assassination from the Anarchist Standpoint”; articolo pubblicato su “Mother Earth”, n.8, Vol. II, Ottobre 1907, pagg. 303-307
–“L’anarchismo e le tradizioni americane”. Titolo originale: “Anarchism and American Traditions”.
Nella rubrica “Are you interested in anarchism?” del numero 9 di “Mother Earth” (Vol. III, Novembre 1908), Emma Goldman annunciava che Voltairine de Cleyre “una delle donne più abili della letteratura d’America, scriverà su “L’anarchismo e le tradizioni americane”. Lo scritto citato verrà pubblicato sui nn. 10 (Vol. III, Dicembre 1908, pagg. 344-350) e 11 (Vol. III, Gennaio 1909, pagg. 386-392).
Verrà tradotto in italiano da “Cronaca Sovversiva” nei nn. 5 (30 Gennaio 1909), 6 (6 Febbraio 1909), 8 (20 Febbraio 1909) e 9 (27 Febbraio 1909); successivamente verrà pubblicato dalla Biblioteca della Rivista “Sciarpa Nera”, Milano, 31 p.
In questa edizione curata da Eleuthera vi è una parte del testo tradotto.
–“Le porte della libertà”. Titolo originale: “The Gates of Freedom”; conferenza tenuta alla Liberal Convention di Topeka, Kansas, il 15 marzo 1891 e poi pubblicata su «Lucifer» nell’aprile e nel maggio del 1891. In questa edizione curata da Eleuthera la traduzione non è completa.
–“La questione della donna”. Titolo originale: “The Woman Question”; conferenza tenuta in Scozia nel 1897 e pubblicata postuma per la prima volta su «The Herald of Revolt» di Londra nel settembre del 1913.
–“La schiavitù sessuale”. Titolo originale: “Sex Slavery”; conferenza tenuta nel 1890 e pubblicata postuma nel 1914 nel volume Selected Works curato da Alexander Berkman.
–“Il caso della donna contro l’ortodossia”. Titolo originale: “The Case of Woman Versus Orthodoxy”; conferenza tenuta nel 1896 e poi pubblicata nello stesso anno sul «Boston Investigator».

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Colling Sarat, “Animali in rivolta. Confini, resistenza e solidarietà umana”

Edito da Mimesis, Milano, 2017, 182 p.

Nel 2000, mentre veniva condotta al mattatoio di Brooklyn, una mucca scappò per salvarsi la vita. La fuga andò a buon fine. Anche se era previsto che Queenie, come fu poi ribattezzata, dovesse essere riportata al macello, lo sdegno sollevato attorno al caso prevalse, risparmiando alla bestia un terribile destino. Sarat Colling prende in esame le vicende degli animali fuggiti dai macelli e analizza l’impatto che queste storie hanno avuto sull’opinione pubblica. Obiettivo della ricerca è quello di comprendere le forme di resistenza degli animali e il ruolo delle loro storie nella messa in discussione delle modalità con cui gli umani, e in particolare i consumatori, prendono le distanze dalla violenza delle imprese zootecniche. Nel volume sono riportate sei storie che consentono di esaminare in maniera approfondita i casi di fuga animale occorsi nello stato di New York. L’indagine si colloca nel campo interdisciplinare dei critical animal studies e attinge alle più recenti teorie elaborate dalla geografia animale, dai femminismi transnazionali e dall’analisi critica del discorso. Questo contributo affronta nello specifico la resistenza degli animali allevati e mette a confronto le esperienze e le rappresentazioni di tale resistenza sia da una “prospettiva dal basso”, acquisita tramite chi si prende cura degli animali, sia da una “prospettiva dall’alto”, che traspare dalle raffigurazioni presenti nei principali mass media influenzati dalle multinazionali.

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Nota dell’Archivio
-Traduzione del libro “Animals without borders. Farmed animal resistance in New York, 2013

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Cardias, “Un comune socialista”

Edito da Bignami e Comp., Milano, 1878, 95 p.

Ai borghesi
A voi che la rivoluzione dell’ottantanove, fatta con sangue di popolo, sfruttaste per vostro conto; a voi che siete oggi i veri oppressori: a voi della borghesia, le mie prime parole.
Parliamoci franchi: voi avversate il Socialismo, ma non sapete che cos’è. Lo combattete dalle cattedre, dai banchi del pubblico ministero, dagli scanni legislativi, dai pulpiti cattolici ed evangelici, dalle tribune democratiche e repubblicane, nelle opere e sui giornali; lo combattete sempre e dovunque, in pubblico e in privato: eppure, confessatelo, via, voi non lo conoscete.
Anche i più insigni fra voi hanno sul conto del Socialismo mille pregiudizi; i più intelligenti lo confondono colla legge agraria, colla divisione delle terre. Le vostre cime poi, in buona o in mala fede non so, con ridicolo appiombo o con grottesca disinvoltura, fanno un impasto stranissimo tra la Comunanza di Sparta, la Repubblica di Platone, la Città del sole di Campanella, la Utopia di Moro, il Comunismo ascetico di Saint-Simon e il Comunismo autoritario di Cabet; poi, come chiusa classica ad effetto, fulminano la Comune di Parigi. Si sdraiano quindi soddisfatti nella loro poltrona, e, sorbendo la tazza del moka, pensano: eppure sono erudito più di quanto credevo!
Li ho sentiti, questi messeri; ed erano professori, avvocati, ingegneri, medici, alti impiegati. Gettate l’ignoranza vostra, o borghesi, gettate il vostro gesuitismo e le calunnie, e se non volete riuscire burleschi, prima di combatterlo, studiatelo il nostro Socialismo.
Il Socialismo moderno non è, come le utopie comuniste, il parto di una fervida mente, il sogno di un cuor generoso. Il Socialismo oggi è una scienza. Il suo campo d’azione è indefinito, poichè si estende in quello di tutte le altre scienze positive, che offrono a lui largo contingente di fatti e di leggi. Col loro aiuto, il Socialismo cerca rendere ragione di tutti i fatti, utili o dannosi alla società, che si verificano, della loro naturale filiazione, delle cause che li hanno provocati. Finalmente, lo scopo del Socialismo come scienza è di rintracciare e render noti i mezzi adatti a diminuire i mali e ad accrescere i beni sociali. Infatti Socialismo suona: amore della società.[…] Ed ora, borghesi, presuntuosi, irascibili, intolleranti parliamoci franchi. Voi, con tutti i mezzi dei quali disponete, costituite l’ostacolo unico opposto al trionfo di queste legittime aspirazioni. Il nostro dovere è quello di chiamare l’umanità intiera ad atterrare questo ostacolo; il nostro dovere è di prendere al più presto possibile l’iniziativa della Rivoluzione Sociale, che dalla faccia della terra farà sparire tante sventure, conducendovi la pace, il benessere, l’eguaglianza e la libertà. Ed è per compiere questo dovere che noi ci teniamo continuamente pronti alla lotta.
Come uomini, qualcuno tra voi è venuto nel nostro campo, altri ne verranno; ma come classe avete dimostrato di non volere far getto dei vostri privilegi. La questione sociale, è vero, è malattia umana. Ma se voi, borghesi, affligge con forma cronica lenita da piaceri non pochi; tormenta il proletario con forma acuta e tremenda, lo fa il vero esercito della Rivoluzione. Sarebbe davvero follia pretendere che la massa dei sofferenti e degli sfruttati attendesse ancora pazientemente secoli e secoli, per vedere se una buona volta la borghesia si decidesse bonariamente a una radicale trasformazione sociale. No, mille volte no. Colla vostra classe or è inutile la propaganda, è necessaria la lotta. Non volete capitolare? Morrete sotto le macerie delle vostre fortezze. Se in questo libriccino non è la Rivoluzione, la crisi che segna il passaggio tra la società borghese e la nuova società, ciò non vuol dire che chi scrive, creda possibile una trasformazione pacifica. Solo le esigenze della narrazione, che altrimenti troppo si sarebbe scostata dal verosimile, hanno voluto così. Lo stesso dicasi della tinta alcun po’ convenzionale che può scorgersi nella prima parte.
Colla viva forma dell’episodio ho voluto qui riportare alcuni apprezzamenti sulle istituzioni borghesi, propugnando le idee nostre. E in un rapido schizzo ho voluto segnare a rotti contorni il profilo di una parte della nuova vita sociale. Minuscolo mio libretto, non lasciarti nascondere sotto un grosso messale, nè sotto una catasta di volumi delle centomila leggi e decreti del regno d’Italia, ma corri sullo scrittoio del giovane studente, sul banco dell’operaio, sul tavolino da lavoro delle fanciulle italiane.
Oh, mio libriccino, combatti, combatti….
Socialismo…. in questo segno tu vincerai!
Pisa, 1876.
Cardias

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Note dell’Archivio
-Così l’editore Bignami presentava questo testo nel suo catalogo: “Il pregio di questo volume è quello di presentare un comune socialista funzionante in pratica. Esso risponde eloquentemente in questa maniera a coloro che domandano ad ogni momento ai socialisti esempi pratici e palpabili. Il Cardias ha raggiunto lo scopo, tanto più poi, che il libro è redatto in guisa da essere compreso dall’uomo anche meno istruito.”
-Nel libro di Gosi Rosellina, “Il socialismo utopistico. Giovanni Rossi e la colonia anarchica Cecilia”, viene riportata la seguente nota nelle pagine 11 e 12: “L’edizione fu curata a Milano dal Bignami che si preoccupò di pre­sentare lo scritto in due diversi articoli comparsi su « La Plebe » in data 4 e 11 luglio 1878 come opera rispondente finalmente «alle giuste esigenze della classe operaia ». Difatti l’operaio — si osserva nel secondo degli arti­coli ricordati — attraverso questa lettura poteva « rivivere nell’avvenire » e sentirsi « in pieno socialismo… con un lavoro associato, attraente, come diceva Fourier, e tranquillo del suo domani. Con questo volume… — pro­seguiva l’articolista — anche il meno istruito dei nostri lavoratori capisce, con il suo senso pratico, cosa sia il socialismo». E concludeva: « miglior libro di propaganda non esiste ». (Un Comune socialista, bozzetto di Cardias, in «La Plebe», Milano, 11 luglio 1878).”
-Questo libro di Cardias (alias Giovanni Rossi) è stato pubblicato in cinque edizioni: 1878, 1881, [18??], 1884 e 1891
-La seconda edizione (Livorno,1881) è riveduta e corretta
-Nella quarta edizione (Tipografia operaia sociale, Brescia, 1884, 72 p.) vi è una lunga prefazione di Andrea Costa.
-Nella quinta edizione della Tipografia e Litografia E. Favillini, Livorno, 1891, Cardias scriveva nelle prime pagine del volume: “Quel tanto di sentimentalismo e di retorica che l’autore, allora giovinetto, mise in queste pagine la prima volta che furono stampate, nel 1878, piacque più della forma arida adoperata nelle edizioni successive; ed ora si segue il parere dei lettori, tornando all’antico con questa quinta edizione, che è quasi una ristampa della prima. Se qualcuno trova che è gonfia o zuccherata, io, oggi, sono perfettamente d’accordo con lui.”

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Ai ferri corti con l’Esistente, i suoi difensori e i suoi falsi critici

Edito da Edizioni NN, [Pont St Martin ; Catania], 1998; 2015, 37 p.

Nota su un’appendice che non c’è
Anche la qualità di ciò che si avversa ha la sua importanza. Ci siamo incaponiti, per un certo periodo, nel cercare testi contemporanei che illustrassero con sufficiente coerenza alcune tesi che escludono la possibilità della rottura insurrezionale, per aggiungerli in appendice e rendere ancora più chiaro il contenuto del libretto. In particolar modo le tesi di chi preferisce i piccoli passi riformatori e quelli di chi, auto-nominandosi rappresentante privilegiato degli sfruttati, pensa di poter fare una rivolta per pochi intimi a suon di fuochi pirotecnici e slogan mal assemblati.
Ma, dopo un vano cercare, abbiamo rinunciato. Per trovare qualche testo ben fatto, in grado di porre domande serie ed attuali, saremmo dovuti andare indietro nel tempo di vent’anni. Del presente si può dire che è un tristo sacco che merda fa di quel che trangugia.
Edizioni NN, 1998

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(1998): https://mega.nz/file/HUomSKyI#CPDz-JhAl_gJL23Yl5rPLRx-G_Qw1mRINr0QGBwMsHc
(2015): https://mega.nz/file/DcgwxCwL#HxvmYQedNIA0xeWws-klFHrW3J95dBB2lrJ2y2PgECI

Nota dell’Archivio
-Nell’edizione del 2015, a differenza di quella del 1998, vi è una postfazione dal titolo “Ferri Battuti”, firmata da “alcuni, non tutti, ex animatori delle edizioni NN”

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Albera François, “Avanguardie”

Edito da Editrice Il Castoro, Milano, 2004, 171 p.

Negli studi di storia ed estetica del cinema la questione dell'”avanguardia” è abbondantemente trattata ma allo stesso tempo trascurata. Molto presto ci si è resi conto che esisteva un cinema d’avanguardia e che i problemi da risolvere erano quelli della periodizzazione e della caratterizzazione in termini di correnti e tendenze. Sono stati disegnati panorami sempre più vasti dell'”avanguardia nel mondo” facendo dell’avanguardia una scuola, un genere, perfino uno stile. Questo studio ripropone la questione “avanguardia/cinema” partendo da altre esigenze, senza dare un giudizio a priori sulla natura del legame che unisce o contrappone i due termini al fine di riconsiderare i concetti in questione, ciò che essi comprendono e ciò che implicano.

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Nota dell’Archivio
-Sono sconosciuti i riferimenti al libro o i testi originali tradotti ed editi da Editrice Il Castoro.

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Vogel Amos, “Il cinema come arte sovversiva”

Edito da Studio Forma, Torino, 1980, 274 p.

Amos Vogel propone in questo libro una curiosa quanto affascinante chiave di lettura della storia del cinema dalle origini all’undeground cui fa da unico conduttore il fenomeno della visione, visto nell’impatto psicologico e a volte addirittura fisiologico dell’immagine sullo spettatore e la parte quindi importantissima, che l’immagine, il fotogramma, la sua “costruzione” interna ed esterna (montaggio), ha svolto e continua a svolgere nella storia del cinema, nel sovvertire tabù e valori morali e istituzionali imposti dalla tradizione.
Dopo un’introduzione in cui vengono analizzati i fattori culturali e tecnologici che hanno permesso l’affermarsi del cinema “come arte sovversiva”, nelle quattro parti del volume vengono di volta in volta esaminati i mezzi formali ed extra formali tramite i quali si è svolta e continua ancor oggi tale sovversione. Infine un’ultima parte, costituita dalle schede accuratamente compilate, dei film presi in esame nei singoli capitoli, offre un manuale di consultazione pratico e di non poca importanza. Per la prima volta un libro sul cinema dove il discorso non viene fatto per “belle” immagini, ma tramite il “montaggio” e il taglio particolare dato a queste per arrivare a una chiara lettura visiva oltre che testuale.

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Nota dell’Archivio
-Traduzione del libro “Film as a Subversive Art”, New York, 1974

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(a cura di) Della Casa Steve e Manera Paolo, “Sbatti Bellocchio in sesta pagina. Il cinema nei giornali della sinistra extraparlamentare 1968-1976”

Edito da Donzelli Editore, Roma, 2012, XII+228 p.

Per la generazione del ’68 il cinema è stato uno straordinario strumento di socializzazione. Ecco perché è molto presente sui giornali che la sinistra extraparlamentare ha prodotto fino al 1976, anno in cui la spinta del ’68 finisce, la partecipazione di massa scompare e tutto cambia. Sono i giornali (da «Lotta continua» a «Vedo rosso», da «Servire il popolo» alla «Vecchia talpa», dal «Quotidiano dei lavoratori» al «manifesto») che hanno formato una nuova generazione di giornalisti e un modo nuovo di intendere il giornalismo. In quelle testate il cinema fa spesso capolino, con stroncature spettacolari oppure con titoli a effetto. Gli articoli non sono mai firmati, ma la memoria orale indica nomi di un certo peso: Umberto Eco, Adriano Sofri, Pio Baldelli, Peppino Ortoleva, Vincenzo Vita, Valentino Parlato; Taviani, Bellocchio, Petri, Montaldo, Kubrick, gli autori più recensiti. Si tratta di articoli taglienti, vigorosi, a volte paradossali, forse incomprensibili se non collocati nella durezza del dibattito di quegli anni. Sono segnali di una passione, quella per il cinema, che non ha mai più avuto la stessa importanza nel dibattito culturale. Un gioco della memoria, sospeso tra autoironia e nostalgia. Un libro che racconta un pezzo di storia del nostro paese, uno straordinario «come eravamo», che con un tono semiserio scopre contraddizioni e verità di un mondo che non c’è più, ma che per molti versi è lo specchio del nostro presente. Qualcuno ha parlato di anni di piombo, altri li hanno definiti formidabili. Sicuramente sono stati anni di celluloide.

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Porton Richard, “Cine y anarquismo. La utopía anarquista en imágenes”

Edito da Gedisa, Barcellona, 2001, 284 p.

Richard Porton approfondisce i molti modi in cui i registi e le registe hanno ritratto le lunghe tradizioni dell’anarchismo nell’ambito della lotta rivoluzionaria. Pur riconoscendo la predilezione del cinema sui ridicoli stereotipi anarchici, Porton concentra la sua analisi su film che, consapevolmente o meno, riflettono o addirittura promuovono la resistenza sul posto di lavoro, la pedagogia anarchica, l’auto-emancipazione e l’insurrezione anti-statale. Porton spazia dall’era del muto ai classici come Zero in Condotta e Amore e Anarchia, fino a film contemporanei come The Nothing Factory, coinvolgendo le opere di Jean Vigo, Jean-Luc Godard, Lina Wertmuller, Yvonne Rainer, Ken Loach e tanti/e altri/e.

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Note dell’Archivio
-Libro in spagnolo
-Traduzione del libro in inglese “Film and the anarchist imagination”, Verso, 1999
-Nella seconda edizione di questo libro (edita dalla University of Illinois Press, 2020), Porton riflette su diversi nuovi argomenti tra cui le rappresentazioni negative dell’anarchismo negli ultimi vent’anni e l’abbraccio contemporaneo al post-anarchismo.

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