Massara Katia, “Il popolo al confino. La persecuzione fascista in Puglia”

Edito da Ministero per i beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, Roma, 1991, Vol. 1: XI+578; Vol. 2: 323 p.

Con quest’opera prosegue la serie di biografie di confinati politici per opposizione al fascismo raccolti per regione di provenienza, ricavate dallo spoglio dei fascicoli personali dei confinati politici conservati nell’Archivio centrale dello Stato. Dopo il volume dedicato alla Sicilia (Strumenti CVI, n. 104), viene adesso ricostruito il panorama dell’antifascismo in Puglia, con la pubblicazione di 913 schede biografiche. Altri volumi riguardano rispettivamente la Calabria (Cosenza, Lerici, 1977), la Campania (Napoli, Athena, 1989) e la Basilicata (Strumenti CXIX, n. 117). Un’ampia introduzione illustra l’istituto giuridico del confino, riassume la tipologia delle notizie biografiche, suggerisce infine possibili piste di ricerca. I prospetti numerici ed i dieci indici contenuti nel secondo tomo permettono l’agile consultazione del materiale edito.

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Carbone Salvatore, Grimaldi Laura, “Il popolo al confino. La persecuzione fascista in Sicilia”

Edito da Ministero per i beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, Roma, 1989, XII+839 p.

Il volume contiene 827 biografie di confinati politici nati, domiciliati o comunque originari della Sicilia. Le biografie sono state redatte utilizzando la documentazione contenuta nei fascicoli personali delle serie archivistiche Confino politico e Casellario politico centrale del Ministero dell’interno, Direzione generale di pubblica sicurezza, Divisione affari generali e riservati conservate all’Archivio centrale dello Stato.
Il lavoro è completato, oltre che da prospetti statistici, da un ampio corredo di indici (indice nominativo, per località di nascita, di residenza, di confino, per colore politico, condizione sociale, età dei confinati; indice dei nomi citati nelle biografie; indice cronologico delle ordinanze di confino delle Commissioni provinciali; indice dei motivi della liberazione dal confino).
Altri volumi riguardano rispettivamente la Calabria (Cosenza, Lerici, 1977), la Campania (Napoli, Athena, 1989), la Puglia (Strumenti CXIV, n. 112) e la Basilicata (Strumenti CXIX, n. 117).

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(a cura di) Carucci Paola, Dolci Fabrizio, Missori Mario – Volantini antifascisti nelle carte della pubblica sicurezza (1926-1943)

 

Il presente repertorio si propone di fornire uno strumento di ricerca sulla propaganda antifascista a mezzo di volantini. Sono stati censiti 627 esemplari, reperiti nell’archivio della Direzione generale della pubblica sicurezza – Divisione affari generali e riservati. I volantini descritti costituiscono un campione limitato, ma rilevato in maniera sistematica, sufficientemente rappresentativo delle forze politiche e sindacali e dei vari gruppi e movimenti che fecero ricorso a tale forma di comunicazione in un arco di tempo compreso tra il novembre 1926 e il 25 luglio 1943.

Ministero per i beni culturali e ambientali Ufficio centrale per i beni archivistici, 1995, Roma, p. 242

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(a cura di) Brigaglia Manlio, Manconi Francesco, Mattone Antonello e Melis Guido – L’antifascismo in Sardegna

Vol. I: Cronologia del malessere del ventennio; Comunisti e socialisti; Repubblicani, sardisti e “Giustizia e Libertà”; Gli anarchici; I cattolici; L’emigrazione antifascista; Il confino di polizia e il Tribunale speciale. Vol. II: I volontari sardi alla difesa della Spagna repubblicana; La Sardegna durante la seconda guerra mondiale; I combattenti sardi della Resistenza e della lotta di Liberazione; Dizionario biografico degli antifascisti sardi.

Edizioni Della Torre, Cagliari, 2018, p. 760

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(a cura di) Atzei Giampaolo – L’antifascismo in Sardegna e fuori dall’isola: il caso di Iglesias e dei guspinesi Cornelio Martis e Pio Degioannis

Pubblicato dal Centro Studi SEA e dalla casa editrice Aipsa, Cagliari – Villacidro, 2015, 56 p.

Introduzione
L’affermazione del fascismo in Sardegna è stata un fenomeno contradditorio, legato da una parte alle strutture economiche di lungo periodo dell’Isola (su tutte la proprietà terriera e l’assenza di un’oggettivo capitalismo industriale) e dall’altra alle variazioni sociali e politiche create nei paesi sardi dal ritorno dei reduci e combattenti della Grande Guerra alle proprie case. Per la Sardegna si trattò di un momento cruciale, in cui emersero in maniera manifesta le pulsioni autonomistiche che condussero alla nascita del Partito sardo d’azione. In quello stesso periodo, però, la regione mineraria dell’Iglesiente fu colpita duramente dallo squadrismo fascista, conoscendone così l’aspetto violento e reazionario che si era espresso nel resto d’Italia, dove la convergenza tra agrari, industriali e reazionari ne aveva fatto lo strumento della repressione anti operaia e socialista. L’Iglesiente, zona di lunga tradizione industriale, era in pratica l’unica area della regione ad avere conosciuto una moderna esperienza capitalistica, con la nascita di un proletariato organizzato in leghe operaie, sindacati e movimenti socialisti che sovente si innestavano su esperimenti politici democratici e repubblicani nati nella seconda metà dell’Ottocento. Gli anni di passaggio tra l’età giolittiana e la Grande Guerra registrarono nell’Iglesiente la vittoria nei Comuni delle liste socialiste, accompagnate dall’elezione alla Camera del deputato Cavallera. Fu una “conquista rossa” che molto spaventò la proprietà mineraria e che, dal Guspinese al Sulcis, fu violentemente aggredita e smantellata dalle camicie nere mussoliniane, sino alla “normalizzazione” del Ventennio. «Ammentu» già in passato ha proposto studi sull’antifascismo e sui fenomeni ad esso collegati, su tutti l’esilio forzato e l’emigrazione. In questo numero la riflessione viene circoscritta all’area di Guspini e Iglesias, i Comuni più popolosi ed importanti del bacino minerario prima della fondazione littoria di Carbonia, mettendo in luce due particolari biografie di antifascisti guspinesi ed un quadro più ampio sulla militanza antifascista nel Comune di Iglesias. Il primo articolo ricostruisce il profilo di Cornelio Martis, guspinese, militante del movimento “Giustizia e Libertà”, con una storia di emigrazione prima in Tunisia e poi in Francia, da dove si mosse per partecipare alla guerra di Spagna, arruolato nella XII Brigata “Garibaldi”. Il suo fu un destino tragico. Non morì per mano nemica, ma nei pressi di Saragozza, “giustiziato” da un commissario politico comunista con l’accusa di tradimento (Lorenzo Di Biase).
Il secondo saggio indaga invece le origini del fascismo iglesiente, recuperando la tradizione socialista e operaia che condusse Angelo Corsi alla carica di sindaco nell’immediata vigilia della Prima Guerra Mondiale. La proposta di lettura in questo caso non si concentra su singoli casi biografici, quanto sul complesso cittadino di Iglesias, mettendo in evidenza alcune figure di militanti e resistenti, partendo dalla ricostruzione della schedatura operata dalla polizia fascista per giungere al sacrificio di Efisio Piras, giovane aviere iglesiente trucidato a Sutri dai nazisti (Simone Cara). Nel terzo saggio si propone invece la ricostruzione dell’attività antifascista di Pio Degioannis, anch’egli di Guspini. Responsabile dell’organizzazione comunista clandestina detta “Nucleo”, conobbe il confino per cinque anni, prima all’isola di Ventotene e poi a Castelli, in provincia di Teramo. Partecipò poi alla seconda guerra mondiale, prestando servizio nei Battaglioni Costieri (Lorenzo Di Biase). Filo conduttore del focus è fondamentalmente la traccia archivistica. La documentazione conservata nel Casellario Politico Centrale presso l’Archivio Centrale dello Stato rappresenta ancora oggi, anzi specialmente ora che i vincoli del tempo e della riservatezza sono sempre meno stretti, una fonte preziosa ed inesauribile. Esperienze private e ricognizioni sistematiche come quelle presentate in queste pagine offrono la lettura di inedite ed esemplari storie di vita, rinnovando al contempo la memoria di esperienze politiche e sociali da difendere e diffondere.

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Contu Martino – L’antifascismo italiano in Argentina tra la fine degli anni venti e i primi anni trenta del Novecento. Il caso degli antifascisti sardi e della Lega Sarda d’Azione “Sardegna Avanti”

 

La significativa esperienza della Lega Sarda d’Azione “Sardegna Avanti”, di un’organizzazione antifascista su base etnica, quantunque limitata nel tempo, rappresenta un elemento di novità nel panorama delle associazioni isolane antiregime che si costituirono e che opera rono in altri paesi fuori dall’Italia e dalla Sardegna. L’associazione a veva specifiche finalità politiche: combattere il fascismo certamente, ma anche sostenere l’indipendenza della Sardegna dal resto dell’Italia, con un governo che nel futuro potesse rappresentare gli interessi della classe lavoratrice. Non a caso, la bandiera che l’associazione adottò era rossa, con al centro un quadro bianco con croce rossa a cui lati vi erano i quattro mori bendati, circondato da un fa scio di grano. Grano, appunto, che stava a significare lo storico le game della Sardegna con la propria terra, ovvero con le due tradizio nali attività economiche, l’agricoltura e la pastorizia, che per millenni avevano garantito il sostentamento delle sue genti. Quantunque l’associazione raggruppasse i sardi di Buenos Aires, Avellaneda e di altri centri dell’Argentina, non era un’istituzione chiu sa in se stessa, come se vivesse in un mondo a parte, separato dal resto del contesto sociale in cui operava. Anzi, è proprio vero il contrario.

Pubblicato dall’ istituto di storia dell’Europa Mediterranea Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Torino, 2011, p. 64

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Sittoni Giuseppe, “Uomini e fatti del “gherlenda.” La resistenza nella valsugana orientale e nel bellunese”

Edito da Croxaire e Mosaico, Strigno-Borgo Valsugnana (TN), 2005, 419 p.
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Barroero Guido, “Anarchismo e resistenza in liguria”

Edito da Edizioni AltraStoria, Genova, 2004, 66 p.
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Note dell’Archivio
-Come segnalato da Barroero nell’Avvertenza: “Questo lavoro è stato scritto tra il 1996 e il 1998 e pubblicato in forma leggermente ridotta sulla «Rivista Storica dell’Anarchismo», n.10 del Luglio-Dicembre 1998 e, integralmente, a puntate sui primi sette numeri di «AltraStoria» (dal gennaio 1996 all’ottobre 2002).”

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(a cura di) Albertazzi Alessandro, Arbizzani Luigi, Onofri Nazario Sauro, “Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel Bolognese (1919-1945)”

Edito da Istituto per la storia di Bologna (diventato Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nella provincia di Bologna (ISREBO) “Luciano Bergonzini”), Comune di Bologna, Bologna.
Volume 1: 2005, 405 p.;
Volume 2: 1985, 626 p.;
Volume 3: 1986, 621 p.;
Volume 4: 1995, 739 p.;
Volume 5: 1998, 739 p.;
Volume 6: 2003, 384 p.
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Note dell’Archivio
-Usciti tra il 1985 e il 2005, i cinque volumi sono stati curati da Alessandro Albertazzi, Luigi Arbizzani e Nazario Sauro Onofri con la collaborazione di numerosi collaboratori. Il primo volume, “Bologna dall’antifascismo alla Resistenza”, è stato l’ultimo a vedere la luce; prima di esso vi erano solo i volumi biografici con l’appendice (Voll. II-VI). Nell’Appendice (Vol. VI) vennero aggiunte, sistemate e/o ampliate le biografie precedentemente pubblicate nei precedenti volumi. Con la digitalizzazione dei volumi II-V, l’Appendice è quasi scomparsa. Come riportato nel Vol. I, dell’Appendice “è rimasto lʼelenco dei 1.642 partigiani e patrioti dei quali non è stato trovato alcun riscontro anagrafico o di militanza antifascista e partigiana.”
-Nella cartella manca il Volume VI: “Dizionario biografico. Appendice”, curati dai soli Arbizzani Luigi e Onofri Nazario Sauro.

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Bertonha João Fábio, “Fascimo, antifascismo e gli italiani all’estero. Bibliografia orientativa (1922-2015)”

Edito da Edizioni Sette Città, Viterbo, Ottobre 2015, 233 p.
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