Molinari Luigi, “Il tramonto del diritto penale”

Edito da Vulcano, Bergamo, 1995, 60 p.

Prefazione alla seconda edizione
Nel settembre 1904 si è pubblicata la prima edizione (5000 copie) del Tramonto del Diritto Penale ed ora (settembre 1909), l’Autore-Editore (ché non è facile trovare in Italia editori di opere libertarie) presenta al pubblico la seconda edizione per far fronte alle richieste che numerose gli pervengono.
Il merito della diffusione di questo lavoro, è doveroso dirlo, lo si deve quasi unicamente agli anarchici, i quali hanno compreso che questo libro, futurista per davvero, contiene idee e concetti che solamente possono essere compresi ed apprezzati da coloro che lottano per un ideale di redenzione che trascinerà l’umanità al sovvertimento del presente stato di vita sociale. Non è che faccian difetto anche fra gli avversari delle dottrine anarchiche i buoni e gli intelligenti che comprendono l’infamia e l’ingiustizia del diritto di punire: non mancano costoro, ma sono sopraffatti dagli interessi delle loro caste, delle loro sette, dei loro partiti che urtano contro il concetto libertario ispiratore di tutta la presente opera.
Il diritto penale, menzogna convenzionale, è necessario per tutti coloro, dal prete cristiano all’ateo socialista, che basano le loro forze sulla potenza della legge. Col tramonto del diritto penale le leggi verranno a mancare della sanzione punitiva e lo Stato teocratico o laico non avrà più armi per mettere all’impotenza i suoi avversari.
Don Romolo Murri – sacerdote democratico cristiano – potrà tollerare che un suo collaboratore in buona fede scriva essere il diritto di punire contrario ai principi della dottrina di Cristo, ma da uomo politico non sottoscriverà mai all’abolizione delle pene; così il Prof. Enrico Ferri – socialista autoritario – potrà coi suoi volumi additare agli studiosi la strada maestra della verità e della scienza, ma dovrà poi smarrirsi nei viottoli dell’opportunismo e all’atto pratico attraversare tenacemente le conclusioni scientifiche degli studi suoi e della sua scuola sulla delinquenza. Tanto l’uno come l’altro hanno bisogno dello Stato, delle leggi e delle carceri!
Era naturale dunque che soltanto gli anarchici concorressero alla diffusione di questo volumetto che espone popolarmente delle idee dovute all’acre lievito libertario. Così confidiamo sarà per la presente seconda edizione che si rinnova con veste tipografica più elegante e si mantiene nel testo intatta.
Nel trascorso quinquennio l’Autore ha raccolto da libri e specialmente dalla stampa quotidiana, un ammasso enorme di fatti coll’intenzione di documentare in una edizione successiva, i singoli capitoli del libro. Ma la realizzazione materiale di questo ottimo proposito si presenta impossibile di fronte alle esigenze tipografiche; il libro verrebbe poi a perdere il carattere di piccolo volume di propaganda e ciò non deve essere. D’altra parte il lavoro di documentazione può essere fatto dai singoli lettori, ai quali spetta il dovere di controllare se le asserzioni dell’Autore trovano efficace corrispondenza nei fatti della vita quotidiana che le riviste ed i giornali o, meglio ancora, il personale esperimento, portano sotto ai nostri occhi.
E prima di chiudere questa breve presentazione vogliamo ricordare un fatto il quale prova che l’idea dell’abolizione delle carceri, quali luogo di espiazione e di vergogna, sia per entrare nel dominio della coscienza popolare.
A Mantova, città italiana che fu sempre all’avanguardia di ogni idea di progresso e di libertà, parecchi operai muratori si sono rifiutati di concorrere, coll’opera loro manuale, alla costruzione del nuovo edificio per le carceri. Onesta protesta trovò eco in tutta la stampa popolare mondiale, e, se la nobilissima e cosciente iniziativa non fosse stata avversata dai politicanti e specialmente dai socialisti, Mantova avrebbe potuto dare al mondo e alla civiltà un grande esempio di umanità e di giustizia.
L’idea però cammina, i buoni apostoli non mancano, e le generazioni future risparmieranno a se stesse l’inutile dolore, l’inutile tortura di un sistema punitivo assurdo e crudele.
Luigi Molinari
Milano settembre 1909

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