Fabbri Luigi, Lettere ad una donna sull’anarchia

Edito da Samizdat, Pescara, 1997, 190 p.

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Note dell’Archivio
-La prima edizione di questo libro è del 1905, stampata a Chieti presso l’editore Di Sciullo Camillo. Vedasi “Lettera – prefazione dell’ Editore all’Autore”, pagg. 15-16

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Saornil Lucía Sánchez, La cuestión femenina en nuestros medios

Edito da Biblioteca Terra Livre-Editorial Eleuterio, São Paulo-Santiago de Chile, 2016, 116 p.

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Note dell’Archivio
-Libro in spagnolo
-Contiene 4 numeri del giornale “Solidaridad Obrera” (2/10/1935, 9/10/1935,15/10/1935 e 20/10/1935) contenenti “La cuestión femenina en nuestros medios”

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Fini Marco, Barberi Andrea, “Valpreda. Processo al processo”

Edito da Feltrinelli, Milano, 1972, 208 p., Seconda Edizione.

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Lanza Luciano, Bombe e Segreti

Edito da Eleuthera, Milano, 2005, 175 p.

Roma, 3 maggio 2005. La seconda sezione penale della Cassazione conferma l’assoluzione degli ultimi tre neonazisti imputati per la strage di piazza Fontana, che così resta definitivamente senza colpevoli. O meglio, Giovanni Ventura e Franco Freda vengono indicati come i responsabili di quell’eccidio (diciassette morti e quasi cento feriti), ma non possono essere perseguiti perché definitivamente assolti il 1° agosto 1985. Questa la verità processuale. Ben altra, invece, la verità storica. Il libro ricostruisce la montatura contro Valpreda, la morte – anch’essa senza colpevoli dell’anarchico Pinelli e la fitta trama di connivenze e depistaggi che fecero di Piazza Fontana una “strage di Stato”. Edizione aggiornata ed ampliata.

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Crocenera Anarchica, Le bombe dei padroni

Edito da La Fiaccola, Ragusa, 1989, XVIII+135 p., Seconda Edizione

PRESENTAZIONE
Raccogliamo in questo opuscolo un po’ di materiale sulla manovra antianarchica e controrivoluzionaria che è culminata clamorosamente con i criminali attentati del 12 dicembre 1969 di Milano e Roma.
Il materiale è in buona parte ricavato dall’assemblea popolare tenutasi a Milano il 25 aprile 1970.
Crediamo che questa raccolta, affrettata e sommaria (sempre presi come siamo dalla lotta quotidiana che più che mai in questo frangente ci impone di rispondere colpo su colpo agli attacchi dei padroni) ma sufficientemente organica e generale, possa essere utile non solo per la divulgazione del nostro punto di vista — il punto di vista degli anarchici, dei rivoluzionari — che si avrà per la diffusione di questo opuscolo all’esterno del movimento anarchico, ma altresì per la documentazione sinottica che forniamo a tutti i gruppi e compagni simpatizzanti che si battono per ritorcere la calunnia e la repressione contro i responsabili della strage di Milano e della morte di Pinelli, contro esecutori, mandanti e complici, contro fascisti, socialdemocratici, poliziotti, magistrati…
Siamo di proposito entrati il meno possibile nei dettagli «giuridico-tecnici» (alibi, contro-alibi, contraddizioni, giochi cinesi dei magistrati ecc.) per mantenere più evidente il disegno d’insieme e perchè nei particolari la vicenda è in quotidiana evoluzione (dopo la storia dei «vetrini», caduta nel ridicolo, è ora la volta del poliziotto-capellone-spia Ippolito, domani chissà che cosa potrà saltare fuori dal cappello da prestigiatore degli inquirenti)

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Ieri le bombe, oggi le borse. I grossi affari di un ex terrorista nero.

Milano, 2006, 12 p.

Una controinchiesta su Delfo Zorzi: dalle stragi nere alla latitanza in Giappone, costruendo un impero economico che conta grandi interessi anche in Italia.

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Controinchiesta sulla strage di Stato

Edito da Odradek, Roma, 2000, XV+181 p.

La strage di piazza Fontana ha cambiato la storia d’Italia. Su questo non esiste praticamente difformità di opinione tra nessuno dei principali o secondari soggetti politici, osservatori, politologi, storici attendibili o contafrottole di bassa lega. Le bombe esplose il 12 dicembre inaugurarono la “strategia delle stragi”, prolungatasi fino al 1980 – quella con il bilancio più alto di vittime, il 2 agosto, alla stazione di Bologna. Tutte incontrovertibilmente stragi di Stato, ovvero stragi compiute da uomini facenti parte direttamente degli apparati più “coperti” dello Stato, oppure da fascisti da loro personalmente organizzati, indirizzati, finanziati, protetti – senza alcuna eccezione, fino al momento di andare in tipografia con questa nuova edizione.
Il libro La strage di Stato ha a sua volta cambiato la storia di questo paese. Non la “mentalità della sinistra”, ma proprio la Storia in senso stretto. Ha infatti impedito che la strage di piazza Fontana raggiungesse il suo scopo: far scattare un “riflesso d’ordine” nel paese, chiudere il biennio rosso ’68-’69, rinchiudere nuovamente gli studenti nel ghetto delle scuole e gli operai nell’inferno delle fabbriche, senza più resistenze, contestazioni, antagonismo. Come è potuto riuscire un libretto scritto da 15 anonimi compagni qualsiasi, alcuni dei quali allora praticamente bambini (con il metro attuale), a fare tanto? (…)
La controinchiesta non si limita a demolire quella poliziesca. Va un attimo più in là, individuando nei fascisti i possibili “manovali” di una strage decisa “nelle alte sfere”. È straordinario come in questa autentica inchiesta non venga mai smarrito il senso della realtà, della misura, l’attenzione alla verità per come è.
Questo, infatti, non è un libro dietrologico. Non ricostruisce fatti trascegliendo solo gli avvenimenti che possono far comodo alla versione che si intende sostenere. Non chiude gli occhi di fronte alla violenza dicendo – cioè mentendo – che “la violenza è solo fascista”. Sa vedere e distinguere la violenza dei fascisti, quella dello Stato e anche quella del movimento antagonista. Se c’è conflitto – sembra banale dirlo, ma a molti suona oggi quasi come un’eresia – i colpi si prendono, ma si danno anche. Questo libro non ha insomma nulla a che spartire con quella sub-cultura della “teoria del complotto universale” fiorita negli anni successivi. Gli autori non cadono mai nella trappola della teoria del “doppio Stato”, cara ai dietrologi (pseudo-storici) di ascendenza Pci che si sono, al massimo, limitati a definire le stragi come semplicemente fasciste. Non credono insomma che in Italia sia mai esistito uno” Stato buono” che conviveva conflittualmente con quello “cattivo”.
Lo Stato era ed è soltanto uno: l’apparato (i servizi, la polizia, i carabinieri, la magistratura, ecc.) non si muove indipendentemente dal potere politico. Ma lo Stato non è neppure la riproduzione organizzata delle molteplici presenze politiche in parlamento. Esistono anche nell’apparato i “sinceri democratici” o semplicemente i funzionari onesti. Ma la controinchiesta svela senza possibilità di errore come i secondi vengano sempre rimossi, sostituiti, allontanati, quando la loro opera non coincide con le finalità dell’azione generale dell’apparato. Senza teoria del “doppio Stato” non ci può essere dietrologia.
La dimostrazione di una simile affermazione sta tutta nel fatto che quasi quattro anni di governo di centrosinistra (la stessa formula in vigore nel ’69, ma con in più una fetta consistente dell’ex Pci) e un ministro dell’interno ex “comunista:” (Giorgio Napolitano) non hanno fatto uscire dagli archivi una sola notizia in
più sulle stragi e i loro autori. Quando i dietrologi sono andati al governo, insomma, la verità sulle stragi è rimasta occultata esattamente come prima. Il che dimostra non solo la loro malafede, ma l’inattendibilità stessa della “teoria”. In questo senso La strage di Stato è un libro sull’irriformabilità democratica dello Stato, quanto meno di questo paese, sul suo consistere reazionario indipendentemente dal succedersi di governi che se ne servono senza mai metterlo in discussione. Senza illusioni su una sempre invisibile “parte buona dello Stato”, insomma, ci può invece essere la capacità di vedere le cose come stanno. È questa inchiesta che porta per la prima volta alla ribalta della notorietà nomi che diventeranno tristemente famosi nei decenni successivi: Sindona, Màrcinkus, Rauti e tanti altri che ricorreranno come una litanìa in tutti gli scandali a sfondo golpistico tra i ’70 e gli ’80.

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Nota dell’Archivio
-La prima edizione di questo libro è di Samonà&Savelli, 1970

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Veronesi Oreste, La strage di Piazza Fontana nelle pagine de «L’Arena»

Università di Padova, 2012/2013, 116 p.

La strage di Piazza Fontana apre uno spettro molto ampio di argomenti da approfondire. Questa ricerca si concentrerà solamente su alcuni punti cardine.
Il primo capitolo avrà una funzione di contestualizzazione storica del periodo antecedente alla strage, cioè i fermenti politico-sociali del bienni 1968-69 e la crisi politica del centrosinistra con il Piano Solo. A seguire sarà definito, nelle sue linee di fondo, il contesto veronese attraverso l’analisi puntuale di alcuni casi di conflitto urbano, intrecciato con la narrazione che ne fece il giornale veronese. Il capitolo si gioverà di alcuni volantini, nonché di un opuscolo redatto in preparazione al XIV congresso provinciale della federazione veronese del Partito Comunista Italiano, consultati presso l’Istituto Veronese per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea.
Con il secondo capitolo ci si addentrerà, invece, nella indagini della strage di Piazza Fontana e nella narrazione che propose il quotidiano «L’Arena». Saranno quindi analizzati gli articoli immediatamente successivi all’attentato e l’attenzione si concentrerà poi sul caso Pinelli e l”alibi di Pietro Valpreda.
L’ultimo capitolo, infine, analizzerà l’omissione de «L’Arena» in merito alla pista nera, concentrandosi dunque sugli unici tre articoli pubblicati dal giornale su questo tema nel 1970-71.
Come si può intuire, la ricerca è parziale. Sarebbe stato infatti molto interessante approfondire la strategia della tensione nel suo complesso, considerando anche le diverse conseguenze che porta con sé e le diverse porte e ferite che ha aperto. Il secondo capitolo, ad esempio, non prenderà in considerazione il caso Calabresi. Allo stesso modo, il terzo capitolo, affronterà in modo molto parziale i rapporti tra istituzioni e neofascismo, nonché il ruolo ideologico svolto da Franco Freda nel variegato mondo della riflessione politica e filosofica avviata da Julius Evola , che non sarà oggetto di approfondimento. Ciò che questa breve ricerca intende far emergere è il ruolo del giornale veronese e quindi sarà sufficiente porre in evidenza alcuni nodi tematici di particolare rilievo che anche nell’ambito del giornalismo nazionale ebbero notevole risonanza. E, per questo, l’arco cronologico di riferimento è compreso tra il 1969 e il 1972.

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(a cura del) Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Piazza Fontana. 36 anni crimini del potere

Edito da Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Milano, 2005, 42 p.

36 ANNI DI CRIMINI DEL POTERE. Giuseppe Pinelli: un assassinio di stato.
“Noi accusiamo la polizia di essere responsabile della morte di Giuseppe Pinelli, arrestato violando per ben due volte gli stessi regolamenti del codice fascista. Accusiamo il questore e i dirigenti della polizia di Milano di aver dichiarato alla stampa che il suicidio di Pinelli era la prova della sua colpevolezza, e di aver volontariamente nascosto il suo alibi dichiarando che “era caduto”.”
“Gli stessi inquisitori hanno dichiarato di non aver redatto alcun verbale di interrogatorio di Pinelli, pertanto ogni eventuale verbale che venisse in seguito tirato fuori è da considerarsi falso.”
“Accusiamo la polizia italiana di aver deliberatamente impedito che l’inchiesta si svolgesse sotto il controllo di un magistrato con la partecipazione degli avvocati della difesa. Accusiamo i magistrati e la polizia di aver ripetutamente violato il segreto istruttorio diffondendo voci e accuse tendenti a diffamare di fronte all’opinione pubblica un uomo assolutamente innocente, ma per loro colpevole di essere anarchico.”
“Noi accusiamo lo Stato Italiano di cospirazione criminale nei confronti dell’anarchico Pietro Valpreda, da mesi sottoposto ad un feroce linciaggio morale e fisico, mentre le prove che gli inquirenti credono di avere contro di lui, si smantellano da sole una per una.”
Con queste parole trent’anni fa gli anarchici sintetizzavano la loro accusa nei confronti dello stato e dei suoi apparati, la cui natura intrinsecamente criminale e violenta appariva evidente. Pur di mantenere intatto il proprio dominio, i potenti ricorrono alla strage, all’omicidio, alla diffamazione delle loro stesse vittime, ma nel compiere questi crimini essi fanno cadere la maschera di giustizia e democrazia che quotidianamente portano per ingannarci. Si sta ora celebrando l’ennesimo processo per la strage di Piazza Fontana, ma senza affrontare l’assassinio di Pinelli non si può nemmeno parlare di giustizia. Ecco perché è importante non dimenticare vicende come quella dell’assassinio di Giuseppe Pinelli: non per ricordare il passato, ma per capire il presente. I potenti di oggi sono quelli di ieri. In questo dossier sono raccolti documenti e articoli che servono a non dimenticare le menzogne del potere e dei suoi servi, a capire l’assassinio di Giuseppe Pinelli.
Da sbattere sul grugno di chi vorrebbe cancellare tutto

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Fuga Gabriele, Maltini Enrico, e ‘a finestra c’è la morte. Pinelli, chi c’era quella notte

Edito da Zero In Condotta, Milano, 2013, 168 p.

Dalla finestra aperta sul cortile dove giace agonizzante “Pino” Pinelli, il fumo esce lentamente e si intravedono, dentro quelle stanze, figure diverse da quelle fin qui conosciute. Figure di funzionari di alto grado venuti da Roma, che “prendono la situazione in mano”, come dirà uno di loro. Figure che fanno indagini di cui relazionano solo il ministro dell’Interno e il capo della Polizia, non i magistrati inquirenti. I loro nomi: Catenacci, Russomanno, Alduzzi e altri meno noti, spuntano qua e la tra le carte che sulla strage di Piazza Fontana si sono accumulate. Ma è solo nel 1996, 26 anni dopo quel tragico 15 dicembre 1969, che saranno chiamati a deporre di fronte ai magistrati ed anche allora nessuna domanda verrà posta loro su ciò che accadde quella notte nella questura di Milano, quando Pinelli morì. Dal 1996 le loro deposizioni resteranno chiuse negli armadi dei tribunali. Solo da poco ne sono uscite ed è di queste, dei documenti che le accompagnano, dell’ambigua e oscura presenza in quei giorni e in quella notte di personaggi che comandano, ma che si definiscono “riservati”, che si parla e si documenta in queste pagine.
Ancora una volta questo breve testo non porta ad una verità definitiva: ma aggiunge elementi che fino ad oggi non erano noti, o erano stati trascurati. Ci è sembrato giusto raccogliere il testimone dai tanti che si sono avvicinati alla figura di Pinelli, certi di trovare altri disposti a farsi carico del seguito di questa ricerca, fino a che il fumo di quella stanza non sarà davvero diradato.

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