Barnao Charlie, Saitta Pietro, “Autoritarismo e costituzione di personalità fasciste nelle forze armate italiane: un’autoetnografia”

da Quaderni del Centro interuniversitario per le Ricerche sulla sociologia del diritto, dell’informazione e delle istituzioni giuridiche, n. 50, Gennaio 2012, 33 p.

Il presente articolo indaga le modalità di apprendimento della violenza all’interno di una “istituzione totale” e di un corpo d’elite dell’esercito italiano: la Folgore. L’addestramento e i riti estremamente violenti di questo gruppo possono essere considerati simbolici, oltre che particolarmente rappresentativi, di un modello ideale perseguito dall’esercito e dalle forze armate in genere. L’ipotesi centrale presentato nel lavoro è quella per cui l’apprendimento dell’aggressione dentro le forze armate è voluta e controllata, essendo funzionale ai fini di queste stesse istituzioni. Attraverso un’etnografia autobiografica e il riferimento alle nozioni di rito di passaggio, rito di istituzione e, infine, al modello comportamentista di apprendimento, vengono descritti e analizzati i principali riti e le pratiche quotidiane di un reparto di paracadutisti. Gli autori sostengono inoltre che in Italia si stia assistendo alla trasmissione di pratiche e ideologie dall’esercito alla polizia, producendo una commistione che rende il confine tra guerra e pace sempre più confuso.

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Nota dell’Archivio
-A seguito di una petizione organizzata da simpatizzanti, membri ed ex appartenenti alla “Folgore”, Barnao e Saitta risposero alle critiche e al tentativo censorio voluto dai sostenitori e componenti di questa brigata dell’Esercito Italiano.

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Dirlik Arif, “Anarchism in the chinese revolution”

Edito da University of California Press, Los Angeles-Berkeley, 1991, 340 p.

L’ultima opera di Arif Dirlik è una prospettiva revisionista sul radicalismo cinese del XX secolo. Egli sostiene che la storia dell’anarchismo è indispensabile per comprendere i temi cruciali del radicalismo cinese. E l’anarchismo, adesso, è particolarmente significativo come fonte di ideali democratici nella storia del movimento socialista in Cina.
Dirlik attinge agli studi più recenti e ai materiali disponibili dell’ultimo decennio per compilare, in una lingua occidentale, la prima storia completa dell’anarchismo nel radicalismo cinese. L’autore sottolinea il contributo anarchico al discorso rivoluzionario e chiarisce questo tema attraverso un’analisi dettagliata delle polemiche anarchiche e della pratica sociale. Le mutevoli circostanze della rivoluzione cinese forniscono il contesto immediato; in tutto il suo saggio, l’autore vede l’anarchismo cinese collegato con l’anarchismo internazionale.

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Note dell’Archivio
-Libro in Inglese
-Nell’Author’s Note viene riportato: “Il capitolo 3 è una versione rivista di un articolo apparso per la prima volta su Modern China 12. n. 2 (Aprile 1986); il capitolo 4 è una versione rivista di un articolo (scritto in collaborazione con Edward Krebs) apparso per la prima volta in Modern China 7, n. 2 (Aprile 1981); il capitolo 5 è una versione rivista di un articolo apparso per la prima volta in Modern China 11, n. 3 (Luglio 1985); il capitolo 6 è una versione rivista di un articolo apparso per la prima volta su International Review of Social History 1 (1989); il capitolo 7 è apparso per la prima volta in Modern China 15, n. 4 (Ottobre 1989)”

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Marazzani Pierino, “Controstoria dei papi degli anni santi”

Edito da La Fiaccola, Ragusa, Luglio 1998, 68 p.

Ma i papi degli Anni Santi furono davvero dei santi? Asso­lutamente no, si macchiarono di misfatti innumerevoli e cri­ mini contro l’umanità tanto che la loro memoria è molto imbarazzante per la Chiesa. Da qualche tempo a questa parte il papato, messo di fronte alla cruda realtà della propria storia vergognosa, ha iniziato a fare una seria autocritica. Speriamo quindi che anche gli autori dei testi scolastici di storia se ne rendano finalmente conto, riservando adegua­to spazio alle nefandezze papali: infatti oggi chi si limita a leggere tali testi scolastici non ne viene assolutamente a co­noscenza. Tacere, sottacere, minimizzare, negare, ignorare erano le parole d’ordine emanate per quasi 50 anni dai ministri, sem­pre democristiani, della Pubblica Istruzione quando si tocca­ vano argomenti storici scottanti come gli atteggiamenti filofa­scisti di Pio XI e Pio XII, le orge di Alessandro VI, i roghi di Clemente Vili eccetera. Tocca quindi agli storici di parte laica ravvivare la me­ moria dei misfatti papali affinché la gente non dimentichi la loro bimillenaria azione retrogada, oscurantista, sanguinaria. Chi, come il sottoscritto, con le sue ultradecennali ricer­che storiche continua a levare scheletri dagli armadi vaticani e della Chiesa in generale ne trae ulteriore stimolo di studio 3in considerazione della loro sorprendente varietà: nepotismo, torture, lussuria, schiavismo, corruzione, filofascismo, omici­di, bellicismo eccetera. Insomma chi studia i misfatti pontifici non si annoierà mai!

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La rivolta antiautoritaria. Numero speciale per il centenario della Conferenza di Rimini. 4-6 Agosto 1872

da Volontà Rivista Anarchica Bimestrale, Pistoia, Settembre-Ottobre 1972, A. XXV, 210 p.

Nel dedicare questo numero speciale al Cen­tenario della Conferenza di Rimini, VOLONTÀ’ intende confermare l’essenziale importanza che assume, per ogni sviluppo futuro, la conoscenza di quelli che furono le condizioni e i presupposti su cui si è fondato e si fonda il Movimento Anarchico Italiano. In una « Manifestazione celebrativa del 1° Congresso della Federazione Italiana dell’As­sociazione Internazionale dei Lavoratori » non poteva, del resto, mancare la voce anarchica, l’unica che ha sempre proclamato e difeso i fondamentali valori dell’Antiautoritarismo cui aspira la classe operaia. Gli scritti qui contenuti perseguono lo scopo di dare un apporto sostanziale ad una chiari­ficazione delle idee e delle finalità per le quali fu promossa la Conferenza, esaminando il travaglio dei tempi e dei modi con cui si diffondevano, nella seconda metà dell’800, le dottrine socialiste. Le pagine che seguono, riteniamo siano bastevoli a fissare nel contesto storico la pro­blematica sostanziale del Socialismo e del­ l’Anarchismo in Italia, così come essa effet­tivamente si pose — e per certi versi tuttavia si pone — al centro della questione sociale.

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Lotte Sociali

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Durata: 15 Dicembre 1933 – Febbraio 1935
Luogo: Parigi
Periodicità: Irregolare [nella testata veniva riportata la dicitura francese “Parait tous les mois” (Appare ogni mese)]
Pagine: 4

Nota dell’Archivio
-Mancano i nn. 1, 2 e 4
-Bettini, nel libro “Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1971”, riporta questa scheda tecnica: “Nei giorni 11 e 12 Novembre 1933, indetto dal «Gruppo d’Intesa della Regione Parigina», si era tenuto nella sala del Municipio di Puteaux (Seine), il «Convegno Anarchico dei Profughi Italiani», con la partecipazione di numerosi rappresentanti dei vari gruppi della regione parigina (Virgilio Gozzoli, Leonida Mastrodicasa, Amleto Astolfì, Remo Franchini, Ernesto Bonomini, Domenico Lodovici, Emilio Strafelini, Enzo Fantozzi, Lorenzo Gamba, etc.); di Le Havre (Bruno Fattori); della Savoia (Ciro Beltrandi); di Nizza e Cannes (Randolfo Vella); e della Svizzera (Attilio Bulzanini, Giuseppe Spotti, Guido Rusconi). Nel corso delle riunioni venne stabilita la costituzione della «Federazione Anarchica dei Profughi Italiani» e, al tempo stesso, la pubblicazione del periodico Lotte Sociali, che avrebbe dovuto configurarsi quale «espressione viva degli aderenti alla Federazione, — come si legge al comma 4 delle risoluzioni congressuali — aperto a tutte le correnti del movimento anarchico, che nel rispetto reciproco vogliono esporre e sviluppare le diverse concezioni teoriche e soprattutto studiare sotto i vari punti di vista i problemi contingenti del pre e post-rivoluzione» (cf., sul n. 1, del 15 Dicembre 1933, Convegno Anarchico dei Profughi Italiani indetto dal Gruppo d’Intesa della Regione Parigina). Dal canto suo, l’«Unione Comunista Anarchica dei Profughi Italiani» (UCAPI), da cui era partita l’iniziativa di dar vita alla «Federazione Anarchica» (cf. Il Risveglio Anarchico (Ginevra), n. 877, dell’8 Luglio 1933, nella rubrica Comunicati), stabilì la soppressione del proprio organo Lotta Anarchica, «per far posto a quello che chiameremo il fratello maggiore: Lotte Sociali» (cf. Avanti!, a. I, n. 1, del 15 Dicembre 1933), che restò pertanto l’unico portavoce del fuoruscitismo anarchico in Francia. Il nuovo periodico parigino visse alquanto stentatamente per poco più di un anno. Organo di una federazione di tendenze, non potè che seguire la rapida fine dell’eclettico organismo di cui era emanazione, dopo averne espresso le intime contraddizioni e gli inevitabili attriti che non avevano tardato a manifestarsi all’interno del Comitato redazionale. Ad accelerare questo processo di dissolvimento della Federazione, e quindi la scomparsa del giornale, aveva inoltre contribuito la polemica contro l’organo galleanista L’Adunata dei Refrattari di New York, portava avanti sulle colonne del foglio parigino (con l’appoggio di alcuni redattori di questo) dal gruppo anarchico di Philadelphia, Pe. Ai dissensi provocati dalla pubblicazione di tali interventi, ritengo sia infatti da attribuirsi la scissione creatasi intorno al Novembre 1934, con l’uscita dalla Federazione di Amleto Astolfì e degli altri elementi, subito dopo raccoltisi attorno al periodico “Nella Mischia”. Così, almeno, sembra doversi interpretare l’allusione ad «una disgraziata polemica con compagni d’altra tendenza», che, secondo una più tarda affermazione di un corrispondente dalla Francia dell’organo ginevrino Il Risveglio Anarchico, avrebbe portato allo scioglimento della Federazione (cf. T., Ancora sul Congresso, in «Il Risveglio Anarchico» (Ginevra), n. 984, del 23 Ottobre 1937).
Fra i documenti più interessanti pubblicati da Lotte Sociali nel corso della sua brava esistenza, è ancora da segnalare un’ampia biografia di Nestor Makhno (a. II, n. 5, del Settembre 1934), in occasione della recente scomparsa dell’agitatore ucraino, avvenuta il 25 Luglio 1934, all’ospedale Tenon di Parigi.”

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Decoder. Rivista Internazionale Underground

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Durata: Maggio 1987 – 1998
Luogo: Milano
Periodicità: [Semestrale]
Pagine: 64 (n. 1); 79 (n. 2); 96 (nn. 3 e 5); 17 (n. 4); 100 (nn. 6, 7, 8 e 11); 98 (n. 9); 102 (n. 10); 76 (n. 12)

Note dell’Archivio
-Edito da Shake Edizioni
-Le pagine sono numerate progressivamente
-I nn. 1-4 e 5-6 sono raccolti in due volumi distinti
-Il n. 4 esce a seguito dello sgombero del Leoncavallo (16 Agosto 1989) e tratta, sia in maniera seria che satirica, la resistenza degli/delle occupanti e le lamentele dei “componenti del Consiglio di Zona 5”

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Schicchi Paolo, “Conversazioni Sociali”


Edito da Unione Tipografica Siciliana, Palermo
Prima Serie: 25 Settembre 1944, 46 p.
Seconda Serie: 5 Febbraio 1945, 56 p.
Terza Serie: 31 Maggio 1945, 104 p.
Quarta Serie: 6 Novembre 1945, 110 p.

Avvertimento (Prima Serie)
Queste Conversazioni Sociali in volumetti separati sono delle pubblica­zioni esclusivamente personali, che non hanno nulla a vedere con i manifesti e i numeri unici pubblicati dopo la caduta del fascismo dai cosiddetti « Fronte unico della liberazione » e « Fronte unico del Vespro ». E bene finalmente avvertire che nessuno è stato mai pregato о sarà pre­gato di rivolgersi a chicchessia per chiedere a nome mio quattrini о sussidio о prestiti о favori о altro di simile per qualsiasi scopo. Attenti dunque ai que­stuanti ed ai raggiratori, se per caso ve ne fossero !
Paolo Schicchi
Settembre 1944

Si ringrazia il compagno T. I. per averci gentilmente procurato e digitalizzato i quattro volumetti

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Note dell’Archivio
-Articoli pubblicati nei quattro volumi:
–Prima Serie
L’Idea
L’Utopìa nella scienza e nella storia
La civiltà fascista e la nuova civiltà
La terra al contadino e la fabbrica all’operaio
I Vandali e gli Unni in fuga
Ewiges Deutschland (Germania Eterna)
La guerra
La guerra e la donna
Il 1° maggio 1887
Rimbarbarimento fascista
Dichiarazione
–Seconda Serie
Il separatismo
La Sicilia neghittosa ?
La Patria
Il traditore nell’arte e nella vita
Il contadino
L’epurazione
I savi e i fessi
Nota: per via di un errore di tipografia, l’ultimo capitolo è L’epurazione e non I savi e i fessi
–Terza Serie
La Scuola
Casa Savoia
Sempre avanti Savoia!
I sabaudi stranieri in Italia
La sagrestia di Roma
Le pasque piemontesi
Il re “galantuomo”
Le alcove di casa Savoia
Gli spazzacamini savoiardi all’estero
Chiacchieppe il vittorioso
I ministri di casa Savoia
La fine del Ganellone di Predappio e la continuazione del caos fascista
Ricordi
–Quarta Serie
Una lettera di Walter Toscanini degno figlio del grandissimo Arturo
Prefazione all’edizione del 1928 .
Ancora Casa Savoia
I Borboni rivendicati – .
Mercenari e vessilliferi dello straniero.
Parricidi e fratricidi
La battaglia di Novara e il convegno di Vignale
Lo Statuto
I Savoiardi in Sicilia
La censura Sabauda
Gli eredi
Casa Savoia e i suoi Ministri
Eterno femminino regale
L’Etna
Ricordi:
1) Il mercato nero
2) I deliri dell’agonia
3) Il campanile barbaro
4) Il Vespro Siciliano
5) Sanatoria ed epurazione
6) Scienza benefica e Scienza malefica
7) Saluto e passo romani .
8) Il gabinetto nero
9) Guerra e delinquenza
10) L’invasione dei camaleonti
-Nelle quarte di copertine della Prima e della Seconda Serie sono riportati alcuni titoli di capitoli che non compariranno nella Seconda e Terza Serie. Non avendo sottomano o, quantomeno, consultato il fondo Schicchi, non sappiamo se fu un errore tipografico o un ripensamento dell’autore.
-La Quarta Serie delle “Conversazioni Sociali” è stato digitalizzato da una copia cartacea fotocopiata
-Nella cartella è presente un’aggiunta fatta dall’autore alla Terza Serie delle Conversazioni Sociali; si tratta dell’ampliamento critico del capitolo I, “La Scuola” (pagg. 3-13)

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Schicchi Paolo, “Casa Savoia. Voll. 1 e 2”

Edito
Volume 1: Edizione Culmine, Buenos Aires, 1928, 196 p.
Volume 2: Edizione L’Aurora, Boston, 1929, 204 p.

Prefazione (Primo Volume)
Questa certamente non è una storia vera e propria di Casa Savoia; ma una serie di articoli pubblicati su vari giornali anarchici, secondo gli argomenti del giorno e le occasioni. Potrebbe meglio dirsi una storia dei delitti di Casa Savoia, divisa in due volumetti, che comprenderanno una trentina di articoli, ristampati nell’ordine cronologico con cui vennero fuori. Alcuni però sono stati interamente rifatti in conformità degli ultimi avvertimenti politici e delle più recenti ricerche negli archivi di Vienna e di Torino. Oggi è tanto più necessario pubblicare lavori di tal genere in quanto che tornano a far capolino con maggiore insistenza e frequenza del solito le più strabilianti panzane sulla prigionia del re, sull’antifascismo della corte sabauda e perfino (“risum teneatis amici”) sull’indignazione del…Duca d’Aosta. Sicuro, anche il massimo protettore del teschio di morto antifascista ! Or non è molto il Corriere degli Italiani di Parigi narrava diffusamente, nei più minuti particolari, un drammatico « consiglio di famiglia » tenuto al Quirinale, nel quale il sunnominato duca si levò a gridar minaccioso contro Benito Mussolini. Lo stesso giornale qualche mese prima (21 Ottobre 1926) dava perfino la mirabolante notizia che il Ganellone di Predappio aveva mandato due sicari a San Rossore per sopprimere Chiachieppe. Non molto dopo un corrispondente speciale del giornale Le Quotidien assicurava che, in colloquio segretissimo, una principessa reale italiana gli aveva parlato, quasi con le lacrime agli occhi, del miserando stato di schiavitù in cui vivevano lei, il suo re e tutta la tribù sabauda. Finalmente è stata posta in giro ed è stata raccolta da moltissimi giornali di tutto il mondo la frottola più grossa di tutte; cioè che Chiachieppe, minacciato di sequestro e di deposizione, s’era rivolto piagnucolando al generale Badoglio affinché salvasse il suo re e la monarchia. Va da sè che il Badoglio da buon monarchico, e piemontese per giunta, accorse al grido di dolore del suo sovrano e lo liberò dalle strette dell’incommensurabile e invincibile Italo Balbo. E così via di seguito, di leggenda in leggenda, di fiaba in fiaba, di frottola in frottola, una più ridicola e più grottesca dell’altra, che neppure un pescecane riuscirebbe ad ingoiare. La verità invece è che gli emissari e satelliti di Casa Savoia, i tutori (sedicenti antifascisti) dell’ordine borghese, i difensori (antifascisti) della patria monarchica e simili, in previsione di qualche diluvio universale cercano per tutte le vie e con tutti i mezzi di creare l’alibi al loro re, alla dinastia, alle loro cricche e alle loro combriccole ; un alibi che riesca a salvarli dal naufragio, come purtroppo è avvenuto tante volte nel passato. Ora questo lavoretto di propaganda mira appunto a ricordare il passato di Casa Savoia perchè tutti ne traggano insegnamento pel futuro

Prefazione (Secondo Volume)
Il ritardo nell’uscita di questo secondo volume si deve innanzitutto all’espulsione dell’autore, il quale in quel trambusto perdette appunti, documenti e manoscritti, talmentechè gli è toccato rifare tutto di sana pianta, lontano da biblioteche, da librerie e da archivi d’ogni specie, e costretto a ramingare fra i più gravi disagi e le più spietate persecuzioni. Torniamo intanto a ripetere per la millesima volta che nessuno di noi, e tanto meno l’autore, s’è sognato di scrivere una storia regolare ed erudita di Casa Savoia con riferimenti a fonti peregrine pour épater Camillo Cacasenno, e con mucchi di note, noticine e noterelle di seconda, terza e quarta mano ad uso e consumo dei predicatori e dei copisti. Questa è opera di volgarizzazione e di propaganda essenzialmente anarchica, perchè nello stesso tempo è antidinastica e antiborghese; contro il sovrano spergiuro e delinquente e contro i cerretani difensori del re povero diavolo ; avversa ai complici e compari aventineschi della monarchia sabauda e ai mazzieri concentrati della democrazia di Raimondo Poincaré. E si deve certamente a ciò se essa ha trovato l’ostilità apertamente idiota non solo dell’ « Iniziativa » del re, ma anche dei Cecconi del volontismo e dei funamboli dell’anarchismo deformato; il che, del resto, dimostra che ci troviamo sulla giusta via : contro tutti gli sbirri italiani e stranieri, e contro tutti gli arruffoni d’ogni tinta. Per ragioni facili a comprendersi il contenuto del Volume è alquanto diverso da quello promesso l’anno scorso, essendosi dovuto adattare in parte ai più recenti avvenimenti. Ai tartuffi in mala fede, che trovano, et pour cause, questa pubblicazione lunga, « verbosa » e quasi inutile, rispondiamo che non finiremo di sferzare in pieno coloro i quali continuano a parlare sbirrescamente di « re povero diavolo », di “re galantuomo”, di capri espiatori andati a pescare in Ogamagoga, di colpe popolari destinate a mascherare la viltà e il tradimento dei cantambanchi e dei demagoghi. E questo senza contare che proprio ieri a Taormina in Sicilia i famigerati disonorevoli Tasca e Pulci e il loro seguito applaudirono freneticamente la marcia reale in contrapposto all’inno fascista. E senza poi contare quello che un corrispondente dall’Italia scriveva giorni or sono all’Avanti ! (N° 49) : “Quanti commenti ha provocato il viaggio per esempio del principe ereditario. La voce comune parlava con insistenza del temporaneo esilio imposto al figlio dal padre per Volontà di Mussolini. Si considerava questo allontanamento del principe ereditario come una sicura conferma dell’opinione — sorta da tempo e esistente tutt’ora e ogni giorno acquirente maggior credito — sul dissidio fra la corte e il fascismo e specialmente fra Mussolini e il principe ereditario il quale, spiegava una variante, sotto l’influenza del generale Bencivenga (per questa ragione si diceva mandato al confino) insisteva presso il padre sulla necessità di cambiare il regime odiato dal popolo. E quante leggende ricama intorno a questo viaggio e dissidio l’immaginazione popolare ! Sarà tutto frutto di creazioni fantastiche, ma non per questo esso è meno sintomatico per gli umori che prevalgono“. Il che dimostra che da un capo all’altro d’Italia ci son molti ancora, i quali aspettano a bocca aperta la liberazione dalla corte dello Spiombi e la rivoluzione dal principe ereditario della camicia nera. Che cosa han fatto o scritto i Berneri, i Cecconi, i concentrati e gl’inizziati per distruggere illusioni così deleterie ? Nulla, assolutamente nulla, fuorché perpetuare la leggenda del “povero re” prigioniero del fascismo, e fare eco alle riprovazioni dei regi consoli fascisti e del prefetto Chiappe, futuro presidente onorario della repubblica democratica italiana.
Il gruppo editore de “L’Aurora” di Boston, Mass.
1 Febbraio 1929

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Note dell’Archivio
-Nel primo volume edito da Culmine, viene riportato il seguente Avvertimento degli editori:
“Nel pubblicare i capitoli di Paolo Schicchi su Casa Savoia, ripetiamo quello che in simili occasioni fu già detto da altri : Non potendo date una battaglia, stampiamo un libro. Certo l’opera non è affatto priva di mende, specialmente sotto l’aspetto storico; ma bisogna tener presente che il compagno nostro è dovuto aiutarsi più che altro con la memoria, essendoché nel luogo dove si trova relegato, per Volere dei rappresentanti del teschio di morto, non esiste una biblioteca Vera e propria a cui ricorrere in caso di bisogno. È superfluo intanto avvertire che in questa pubblicazione ogni nostro lavoro sarà prestato gratuitamente, e che, se mai vi sarà qualche utile, esso andrà per intero a beneficio della propaganda e delle vittime politiche. Ecco un motivo di più perchè i compagni diano all’opera la maggior diffusione possibile.
Il gruppo editore del « Culmine ».
Buenos Aires, 29, Luglio 1927.”

-I manoscritti del terzo volume di Casa Savoia andarono perduti quando Schicchi si spostò dalla Francia al Nord Africa francese (Algeria e Tunisia).
-Il terzo volume doveva contenere i seguenti capitoli:
I – I Carignano
II – Custoza e Lissa
III – Istituzioni Savoiarde
IV – I custodi dell’altare della patria
V – Il ministero di F. S. Nitti
VI – Il retroscena americano del garibaldinismo
VII – L’apocalisse
VIII – Documenti (in gran parte cavati fuori dagli archivi di Vienna).

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Schicchi Paolo, “Storie di Francia. Prima Parte.”

Edito da Circolo di Studi di Criminologia, Vienna, 1930, 94 p.

Critica feroce, tipica di Schicchi, contro la democrazia francese osannata da parte del fuoriuscitismo italiano antifascista come luogo di pace e libertà. In “Storie di Francia”, scrive il curatore dell’edizione pdf del libro, si scorge “una determinazione incrollabile nel condurre la propria lotta contro il sopruso e l’ingiustizia che in quegli anni si concretizzava anche nell’atteggiamento della Francia teso a demonizzare e criminalizzare gli immigrati, soprattutto italiani, allo scopo di avere il pretesto di espulsione delle voci critiche verso l’Italia fascista.”
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Note dell’Archivio
-I manoscritti della seconda parte di Storie di Francia andarono perduti quando Schicchi si spostò dalla Francia al Nord Africa francese (Algeria e Tunisia).
-Nell’Avvertimento del libro viene scritto: “Questo volumetto esce con un ritardo di molti mesi a cazione dell’espulsione dell’autore avvenuta l’anno scorso, il che, del resto, non toglie nulla all’opportunità e all’efficacia del lavoro. Le lacune che in esso potranno riscontrarsi si devono a tale ritardo e saranno colmate nella seconda parte, che verrà fuori quanto prima e che conterrà i seguenti capitoli:
I. – Megalomania dei paladini di Francia.
II. – Xenofobia.
III. – Mentalità barbarica.
IV. – Carnevale e decadenza.”

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Schicchi Paolo, “Il contadino e la questione sociale”

Edito da Trimarchi Editore, Palermo, 1919, 159 p.

Il ritorno alla terra o, per meglio dire, la lotta contro il consumismo attraverso la coltivazione agricola, viene vista ancor oggi come una forma di resistenza e panacea al modello capitalista vigente.
Ciò che in apparenza sembra diverso tra queste due forme di produzione e distribuzione (neoliberista da una parte e, dall’altra, quella che possiamo definire volgarmente “a chilometro zero”) in realtà è soltanto fumo agli occhi: la differenza è soltanto in termini quantitativi e di persone raggiunte all’atto che il prodotto viene venduto. La lotta per mantenere la produzione e i livelli distributivi o, per sintetizzare al meglio la cosa, il proprio status all’interno dell’immenso ed enorme mercato (agricolo, in questo caso) è vitale e fondamentale in termini di sopravvivenza sia dell’azienda (che sia singola, cooperativa, associazione etc) che dell’individuo-proprietario che vi lavora. È in questo ambito che “il contadino” diventa la figura chiave o principale della produzione e distribuzione agricola. Questo soggetto economico, per millenni, è stato ritratto in modo positivo o negativo, a seconda del periodo e degli eventi storici. Da Verga a Rapisardi, passando per Marx e Malatesta, arrivando fino ai giorni nostri con i difensori de “il ritorno alla terra”, il contadino viene rappresentato come: il pezzente che subisce o si vuol arricchire, il benefattore e protettore della terra, il soggetto rivoluzionario o reazionario capace di sovvertire o difendere l’ordine costituito, il partigiano che combatte contro il neoliberismo e via dicendo.
Se usciamo da questo recinto mitologico ed idealizzato, troviamo pochi testi e personaggi capaci di aver decostruito questa figura e, più in generale, il lavoro agricolo in ambito capitalistico.
Paolo Schicchi è uno di questi. L’anarchico di Collesano, nel libro “Il contadino e la questione sociale”, riuscì ad uscire fuori dalle rappresentazioni demonizzate o giulive sia dei letterati (Rapisardi) che di soggetti politici (Marx e Malatesta) dei suoi tempi, analizzando la questione contadina da un punto di vista storico e di esperienza politico-personale (in quanto egli partecipò attivamente alle lotte dei Fasci Siciliani), decostruendo e al contempo ricostruendo la figura del “villano” in ambito storico e attuale (del suo tempo ovviamente), denudando o mostrando realmente quel che era (e lo è in parte ancor oggi) il lavoro agricolo inserito nei meccanismi capitalistici: sfruttamento e mercificazione dell’individuo e della terra.

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