(a cura di) Bonanno Alfredo Maria, “Estetica libertaria”

Edito da Tringale Editore, Catania, 1976, 199 p.

Introduzione
Se il prodotto artistico è una realtà, la riflessione sulle condi­zioni che ne determinano la realizzazione, cioè l ’estetica, deve fornire chiarimenti riguardo questa realtà. Se la contrapposizione di classe nella nostra società è un fatto innegabile, opposti interessi strutturali costringono i riflessi sovrastrutturali (e quindi anche l’arte) a disporsi in funzione di quella realtà di base. Da ciò la posizione dell’artista come intermediario tra due parti in lotta. Obiettivamente estraneo come estrazione, privilegi e classe, alle due parti contendenti, egli può sostenere il potere, contribuendo allo sfruttamento, edulcorandolo con le sue fanta­stiche costruzioni, distraendo il proletariato dalla sua situazione oggettiva; oppure, lottarlo, inserendosi nella problematica di massa, sviluppando quel ruolo chiarificatore e intermediario che contribuisce alla presa di coscienza degli sfruttati. Ma l’alternativa non è sempre così netta. Gli artisti, come tutti gli intellettuali, sono gli uomini del privilegio, della « spe­cializzazione », della « individualizzazione ». Tra di essi possiamo distinguere almeno tre categorie. Quelli che non temono di per­dere i privilegi di origine e rifiutano quelli di acquisizione, per gettarsi tutto dietro le spalle e costruire sulla realtà delle lotte operaie e contadine, l’ignoto della propria esperienza estetica e il « prodotto finito » della propria capacità di artista. Quelli che sentono con sufficiente chiarezza questa necessità, come l’unica alternativa storica perché il loro lavoro non venga abbandonato ai topi, ma non ne hanno il coraggio fisico, la forza morale : abbandonare tutto il mondo del privilegio passato e delle possi­bilità di una futura — immediata — sistemazione ideale e profi­cua, per loro è un passo troppo duro; preferiscono giocare d’astuzia, utilizzare due mazzi di carte, vestirsi dei panni del contestatore quando si rendono conto che il vento tira verso sinistra, rifugiarsi immediatamente nelle braccia della borghesia quando il vento cambia direzione ; il riformismo è il loro ideale : ben pasciuti, dotati di titoli accademici altisonanti (ma spesso scherzosamente sottovalutati), diretti con tutte le forze a stabi­lire contatti durevoli con l’editoria di potere, riguardosi della legalità, arditi contestatori quando non c’è alcun pericolo ; rappre­sentano la massa di manovra di cui si serve la borghesia, nei suoi diversi livelli d’azione, per contrastare il campo alle lotte dei lavoratori. Esistono, infine, quelli che sono apertamente rea­zionari, ammiratori di temi estremisti di destra, tipo Céline, per fare un esempio, ma sono una piccolissima minoranza senza capacità d’azione. La nostra tipologia, necessariamente sommaria, andrebbe arricchita di una ripartizione per quanto concerne la prima cate­goria. Tra gli artisti che veramente vanno verso il popolo occorre distinguere quelli che intendono « erudirlo », cioè portare al popolo le proprie creazioni, e quelli che intendono « semplicemente » lavorare tra il popolo in modo di riuscire a determinare cer­te condizioni oggettive che possano produrre l’evento artistico sia nel popolo che nell’ispirazione creatrice dell’artista che lavora tra il popolo. Ripartizione non priva d’importanza in quanto distintiva dell’apparato operativo marxista e di quello libertario. L’arte può e deve mantenere la sua visione prospetticamente creativa, ma solo a condizione che gli elementi di questa sua creatività emergano da un contesto popolare, come facenti parte di una « necessità » avvertita a livello di massa. In questa dire­zione l’ignoto è ancora tutto da scoprire, l’artista è ancora da identificarsi, il rapporto tra artista e fruitore del prodotto arti­ stico è ancora da costruirsi.

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Nota dell’Archivio
-Dalla quarta di copertina: “L’antologia comprende una serie di testi, alcuni dei quali inediti in italiano, che segnano lo sviluppo del pensiero libertario sul problema estetico dalla fine del XVIII secolo ad oggi. Godwin, Stirner. Proudhon, Bakunin, Coeurderoy, Wagner, Reclus, Tolstoi, Guyau, Kropotkin, Riner, Emma Goldman, Armand, Wilde, Sorel, Pelloutier, Besnard, Rocker, Camus, Cage, Beck, Dubuffet, Mothé, il Movimento yippie, i gruppi del Teatro di guerriglia, le scritte murali e gli slogans a Parigi del maggio 1968. Un tutto organico nel succedersi della molteplicità delle forme e delle esperienze artistiche, indagate nell’ampio studio intro­duttivo alla luce di un’interpretazione libertaria.”

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Ferretti Federico, “L’Occidente di Élisée Reclus: l’invenzione dell’Europa nella Nouvelle Géographie Universelle (1876-1894)”

Università di Bologna-Alma Mater Studiorum e Paris 1 Panthéon-Sorbonne, 14 Febbraio 2011, 613 p.

Introduzione
Élisée Reclus (Sainte-Foy-la-Grande 1830 – Bruxelles 1905) è un nome che non ha bisogno di troppe presentazioni, come anche la sua opera maggiore, la Nouvelle Géographie Universelle (d’ora in poi NGU). Una premessa che invece bisogna fare a questa ricerca è che, fra le principali opere del geografo anarchico, questo monumentale corpus di diciannove volumi è ancora, paradossalmente, una delle parti meno studiate. Sul suo studio, dopo la “riscoperta” reclusiana nell’ambito della geografia francese negli anni ’70, ha pesato per molti anni il giudizio di una serie di geografi, fra i quali il gruppo di « Hérodote », che la considerava un’opera sostanzialmente censurata e dunque poco interessante, nella quale, soprattutto in alcuni volumi “chiave” come quello sulla Francia, « il ne fait pas allusion aux problèmes politiques. » Ancora di recente è stato ribadito da tale rivista che delle oltre 25.000 pagine pubblicate da Reclus, la sua “vera” opera è l’ultima, Homme et la Terre, « sa grande œuvre » nella quale è veramente libero di esprimere il proprio pensiero. Siamo di fronte a un vero giudizio di valore, basato soprattutto sul fatto che in quest’ultima opera, soprattutto negli ultimi due volumi, l’autore affronta più direttamente questioni politiche e sociali di attualità. Questo pone una serie di problemi metodologici, perché significa affermare in base a un solo punto di vista, quello della “rilevanza” politica, che l’Homme et la Terre, composta dal geografo negli ultimi anni di vita e uscita postuma a cura del nipote Paul Reclus, sia semplicemente più importante di quella che l’ha preceduta. La quale é invece il risultato del lavoro di oltre un ventennio, svolto dall’autore con l’aiuto di collaboratori quali Charles Perron, Léon Metchnikoff, Pëtr Kropotkin, il fratello Elie Reclus, ossia un gruppo di geografi che erano anche militanti internazionalisti e anarchici. Solo negli ultimi anni alcuni studiosi hanno cominciato a lavorare anche sulla NGU, come si può del resto vedere dagli interventi presentati ai convegni organizzati a Montpellier, Lyon e Milano nel 2005 per il centenario del geografo anarchico. E’ invalso da quel momento un approccio più centrato in un lavoro sulle fonti che eviti una lettura ideologica dell’autore, ma lo collochi con il massimo del rigore nel suo contesto storico, politico e sociale. La presente ricerca vuole essere un contributo a questo percorso. Dei diciannove volumi della NGU analizzeremo in particolare i primi 6 dedicati all’Europa e alla Russia, nonché quelli dal VII al XII, che riguardano territori legati storicamente all’Europa e al bacino del mediterraneo come l’Africa del Nord e l’Asia Occidentale, nonché l’Oriente indiano e cinese che ci è necessario prendere in considerazione come termine di paragone dell’Occidente. Quest’opera relativizza e problematizza la posizione del Vecchio Continente restando sempre in tensione fra due poli: la critica delle pratiche coloniali europee applicate nella sua epoca agli altri continenti, e la fiducia nei valori derivanti da una tradizione culturale che ha dato anche vita ai movimenti di emancipazione sociale. Per chiarire questa rappresentazione dell’Europa, seguiremo tre direzioni di ricerca.
La prima, precisare la genealogia, la teoria e il contesto dell’idea reclusiana di una geografia universale, partendo dai geografi antichi, in particolare Erodoto e Strabone, ai quali Reclus dedica numerose citazioni, fino a Conrad Malte-Brun e al principale modello, Carl Ritter. Visto che Reclus è stato molto prolifico in fatto di studi ma non altrettanto in fatto di scritti teorici, e gli articoli in cui parla di questioni, definizioni ed epistemologie della disciplina geografica si contano sulle dita di una mano, si farà ricorso per questo problema all’applicazione delle sue idee nei testi delle opere. Si utilizzeranno anche le corrispondenze, perché in alcune lettere che si trovano prese di posizione sulla disciplina, utili a volte a dare elementi nuovi per collocare nel loro contesto culturale di alcuni dei problemi affrontati. La seconda, individuare le poste in gioco di un progetto scientifico che è a sua volta legato al consapevole progetto politico di una rete di intellettuali impegnati. Questa parte della ricerca implica un approfondimento delle reti di informatori, collaboratori e in alcuni casi, per ammissione dello stesso Reclus, coautori, con i quali quest’ultimo redige la monumentale NGU. Si esamineranno in particolare le corrispondenze e i materiali inediti d’archivio sugli altri studiosi coinvolti, anche in relazione ai rapporti dell’intero gruppo con i rispettivi editori, in questo caso soprattutto Hachette, casa editrice con la quale essi pubblicano i propri lavori principali, e presso la quale lavorano altre interessanti figure di intellettuali eterodossi, come il pedagogista anarchico James Guillaume. Si tratta infatti di collocare questo milieu nella cultura e nell’editoria dell’epoca, individuando allo stesso tempo quella che abbiamo chiamato “la fabbrica dell’opera”, per fare luce sulle condizioni sociali e materiali nelle quali si è lavorato a costruire la più importante opera di geografia enciclopedica della seconda metà del XIX secolo. La terza, focalizzare sul testo la costruzione geografica dell’oggetto Europa, punto di partenza dell’opera e di costante confronto con gli altri continenti studiati. E’ dal vecchio continente che prende dichiaratamente origine il pensiero reclusiano, ed è da qui che per il geografo anarchico prende le mosse il progresso di tutta l’umanità. Che per lui è sempre e comunque una sola. Vedremo in questo quadro come si definiscono le nozioni di Occidente ed Europa nella globalizzazione ante-litteram che descrive alla fine del XIX secolo, individuando le grandi linee dell’identità europea ed i fattori di caratterizzazione del continente messi in opera dall’autore. Vedremo anche, alla scala inferiore, come il geografo divide nazioni e regioni sul continente, e che rappresentazione ne fornisce anche alla luce della sua critica delle frontiere e delle carte geografiche, per definire i ruoli che i diversi popoli europei giocano nel suo tempo, e quale giocheranno, secondo il geografo anarchico, nel futuro. Terremo conto, in questo lavoro, di tutta la letteratura esistente su Reclus come delle principali opere di inquadramento storico ed epistemologico sulla storia della geografia, sulla storia della scienza e sulla storia del movimento anarchico di quel periodo. Come supporto metodologico, abbiamo citato differenti autori negli ambiti della sociologia della scienza e dei saperi, nonché della letteratura costruttivista e postcoloniale, per chiarire di volta in volta i problemi interpretativi che si presentavano. Non ci interessava in effetti affrontare una rete eterodossa come quella che ha lavorato alla NGU alla luce di una sola teoria o di un solo paradigma, che fosse Bruno Latour piuttosto che Thomas Kuhn o altri: la cosa che più ci ha interessato è stato far parlare queste fonti nel contesto della loro epoca riducendo al minimo le pur inevitabili forzature teoriche “a posteriori”. Nel corso di questo lungo studio su corrispondenze ingiallite e su questi 19 volumi che apparentemente nessuno da tempo aveva più letto per intero, ci è capitato di sentirci chiedere a chi possano interessare oggi queste carte polverose. Almeno sulla questione della “polvere”, siamo stati sempre confortati da una considerazione di Georges Canguilhem, che replicando a un’obiezione simile fatta a Michel Foucault sosteneva, in maniera politicamente scorretta ma efficace che, « comme la couche de poussière sur les meubles mesure la négligence des femmes de ménage, la couche de poussière sur les livres mésure la fivolité des femmes de lettres. » In questo lavoro tentiamo di dimostrare l’importanza di essere solerti fino in fondo.

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Nota dell’Archivio
-L’Introduzione di questa tesi di laurea è sia in italiano che in francese

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Ferretti Federico, “Il mondo senza la mappa. Elisée Reclus e i geografi anarchici”

Edito da Zero in Condotta, Milano, Settembre 2007, 250 p.

Élisée Reclus, geografo di grande fama e successo editoriale ai suoi tempi, nonostante fosse proscritto dalle università e dalla sua stessa nazione, è stato a lungo dimenticato dopo la sua morte, e deve la conservazione della sua memoria, nel bene e nel male, a coloro che lo hanno visto come un antenato: in particolare gli anarchici e i geografi.
Ancora meno di Reclus sono noti personaggi come Léon Metchnikoff, Charles Perron, o le stesse opere geografiche di Kropotkin, ben conosciuto come militante ma sul quale quasi nessuno ha scritto nulla dal punto di vista dei suoi studi geografici.
Questo lavoro vuole essere un tentativo, al di fuori del biografismo o dell’agiografia, di inserire Reclus nel contesto culturale dei geografi anarchici, visto a sua volta nell’ambito delle correnti di pensiero che hanno fondato la geografia moderna a partire da personaggi come Humboldt e Ritter, ai quali tuttora ci dobbiamo riferire per rispondere alla domanda fatidica, e niente affatto banale: che cos’è la geografia?

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Reclus Élisée, “Nuova geografia universale. La Terra e gli uomini”

Edito da
Leonardo Vallardi Editore, Napoli; Società Editrice Libraria, Milano;
Primo Volume: 1884, LXXI+1135 p.
Secondo Volume: 1888, 1110 p.
Terzo Volume: 1892, 959 p.
Quarto Volume: 1894, 1008p.
Quinto Volume, Parte Prima: 1901, 1072 p.
Quinto Volume, Parte Seconda: 1902, 698 p.
Quinto Volume, Parte Terza: 1904, 919 p.
Sesto Volume: 1896, 1032 p.
Settimo Volume: 1892, 992 p.
Ottavo Volume: 1888, 1078 p.
Nono Volume: 1891, 1005 p.
Decimo Volume: 1887, 741 p.
Undicesimo Volume: 1890, 958 p.
Dodicesimo Volume: 1894, 765 p.
Tredicesimo Volume: 1894, 922 p.
Quattordicesimo Volume, Parte Prima: 1896, 781 p.
Quattordicesimo Volume, Parte Seconda: 1897, 911 p.
Quindicesimo Volume, Parte Prima: 1897, 1000 p.
Quindicesimo Volume, Parte Seconda: 1898, 884 p.
Quindicesimo Volume, Parte Terza: 1899, 877 p.
Sedicesimo Volume: 1900, 1078 p.

Introduzione
La pubblicazione di una GEOGRAFIA UNIVERSALE, per quanto possa parere impresa temeraria, è giustificata dai notevoli progressi compiuti di recente e che si vanno compiendo nella conquista scienti-fica del globo. Le contrade dove da lunga pezza domina l’uomo incivilito hanno lasciato penetrare gran parte de’ loro misteri; vaste regioni, per lo innanzi non esplorate dall’Europeo, vennero ad aggiungersi al mondo conosciuto, e le leggi cui obbediscono i fenomeni terrestri sono state scrutate con più rigorosa esattezza. Le conquiste della scienza sono in numero troppo grande, e troppo sono importanti perchè si possa introdurne il riassunto in qualche opera vecchia, fosse pure del maggior merito, come quel-la dell’illustre Malte-Brun. A tempi nuovi occorrono libri nuovi. La mia grande ambizione sarebbe di poter descrivere tutti i paesi della Terra e farli apparire agli occhi del lettore come se mi fosse stato dato di percorrerli io medesimo e di contemplarli sotto i loro di-versi aspetti; ma, per un uomo solo, la Terra è davvero sconfinata, sì che ho dovuto giovarmi dell’aiuto di tutti i viaggiatori per riprodurre la infinita successione dei paesaggi terrestri. Nondimeno ho procurato di non seguire ciecamente le mie guide e mi sono studiato, mercè continue letture, di controllare le loro descrizioni e narrazioni. Innanzi di riprodurre le parole, ho sempre aspettato di essermene reso un esatto conto; ho fatto rivivere la natura intorno a me.Ma questa natura cambia essa pure costantemente insieme cogli uomini cui dà nutrimento. I movimenti interni sollevano od abbassano le montagne, le acque correnti trasportano via il suolo e lo trascinano verso il mare, le correnti rodono le scogliere e ricostruiscono gli arcipelaghi, la vita formicola nei flutti e rinnova senza posa la superficie della Terra; infine i popoli, coll’agricoltura e coll’industria, cambiano le vie commerciali e modificano l’aspetto e le condizioni prime dei continenti che li portano, nècessitano di modificarsi essi medesimi colle emigrazioni e cogli incrociamenti. Infinita è la mobilità di tutto quanto ne circonda; tuttavia è uopo tentare d’offrirne un’idea e descrivere insieme quello che rimane e quello che muta. Già nel libro L A T ERRA , che in cotal modo è la prefazione dell’opera attuale, ho tentato di descrivere i movimenti generali che si producono alla superficie del globo; ora si tratta di seguir linei particolari attraverso i mari e i continenti. Siffatto lavoro, ben lo sento, difficilmente può condursi a buon fine; ma nell’ampiezza stessa del compito trovo la scusa del mio ardire, e vi consacro sinceramente le rapide ore della mia vita. La goccia di vapore che brilla un istante nello spazio riflette nella sua molecola quasi impercettibile l’universo che la circonda colla sua immensità: così io mi provo a riflettere il mondo circostante.La geografia convenzionale, che consiste nel citare le longitudini e le latitudini, nell’enumerare le città, i villaggi, le divisioni politiche ed amministrative, piglierà un posto affatto secondario nel mio lavoro;gli atlanti, i dizionari, i documenti ufficiali offrono su questa parte della scienza geografica tutte le desiderabili indicazioni. Coll’assumermi la facile bisogna d’intercalare numerose tabelle di nomi e di cifre non vorrei accrescere inutilmente le proporzioni di un’opera che sarà già molto estesa, e temerei di usurpare un dominio, quello della cartografia e della statistica pura. L’aggiunta al mio libro di una certa quantità di carte non l’ho fatta per ambizione di comporre una specie di atlante, dispensando il lettore dal ricorrere alle opere speciali. Mentre le carte generali hanno per iscopo di dare a coloro che le studia-no tutte le indicazioni, nessuna eccettuata, che si riferiscono alla configurazione del suolo ed alla posizione de’ mari, le incisioni e le carte speciali della NUOVA GEOGRAFIA UNIVERSALE sono destinate unicamente a mettere in evidenza i fenomeni di cui è parola nel testo; e mentre esse saranno, come è necessario, esatte e precise, trascureranno i particolari secondari. Lungi dal surrogare un atlante, le mie carte non fanno, per così dire, che commentarlo e spiegarne il significato intimo, in relazione ai fenomeni della natura ed agli avvenimenti della storia.Nel mio lungo viaggio attraverso il mondo, dai paesi dove ha sua sede la civiltà europea, ai formidabili monti di ghiaccio che vietano all’uomo di approdare alle terre antartiche, io non mi costringerò ad un ordine assolutamente rigoroso. Siccome la natura è essa medesima diversa molto nei suoi aspetti e non obbedisce ad un regime di convenzionale regolarità, io terrei un ordine affatto apparente ove seguissi sempre lo stesso sistema nella descrizione de’ paesi. Parmi più conforme al vero lasciarmi dirigere nel lavoro dall’importanza relativa dei fenomeni che si tratta di descrivere, dai caratteri distintivi e dallo stato di coltura dei popoli che si succederanno ne’ miei quadri.Nel cominciare un’opera così estesa è mio dovere di impegnarmi verso il lettore ad usare la maggior sobrietà di linguaggio. Troppo ho a dire per non ritenermi obbligato a sfuggire ogni parola inutile; sarò dunque più breve che mi sarà possibile, senza nuocere alla chiarezza dell’esposizione. La Terra è abbastanza grande e i mille e quattrocento milioni d’uomini che l’abitano offrono diversità e contrasti bastevoli per parlarne senza cadere in ripetizioni inutili.Per mala ventura, il mio lavoro, qualunque sia la cura colla quale l’ho preparato e lo vado esponendo, non andrà immune da molti errori. Quelli derivanti dalle continue trasformazioni della natura e dell’umanità non potrebbero essere evitati, nè mi è d’uopo scusarmene, perchè non posso pretendere di precorrere il tempo. Però io prevedo del pari molti errori provenienti, vuoi dall’ignoranza delle opere dei miei predecessori, vuoi, cosa più grave, da qualche pregiudizio del quale forse non riuscii ancora a spogliarmi. Ne chiedo scusa sin d’ora ai miei lettori, ai quali posso invece promettere lo scrupolo nel lavoro, la rettitudine nei giudizi, il rispetto continuo alla verità. Ciò mi dà animo a rivolgermi ad essi pieno di fiducia, invitandoli a studiare con me questa TERRA BENEFICA , che tutti ci porta, e sulla quale sarebbe così bello vivere come fratelli!
Eliseo Reclus

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Nota dell’Archivio
-L’originale “Nouvelle Géographie universelle : La Terre et les Hommes”, pubblicata dalla Librairie Hachette et Cie di Parigi tra il 1876 il 1894, si compone di 19+1 Volume (per un totale di 17016 pagine)

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Reclus Eliseo, “Un Anarchico sull’Anarchia”

Edito da Rivista Il Pensiero, Bologna, 1911, 28 p.

Estratto dall’inizio dell’opuscolo
Per molta gente la parola Anarchia suona così male, che i lettori volgari si allontaneranno probabilmente da queste pagine con avversione, meravigliandosi che qualcuno abbia avuto l’audacia di scriverle. Della moltitudine di ciarlatani noi non ci curiamo; in bocca loro nessun rimprovero ci suona troppo amaro, nessun epiteto troppo insultante. Coloro che si occupano di argomenti sociali e politici, trovano che sparlando degli anarchici si acquista un infallibile passaporto al favore popolare. Ogni delitto concepibile ci viene addebitato, e l’opinione pubblica, troppo indolente per informarsi della verità, viene facilmente persuasa che l’anarchia è sinonimo di cattiveria e di disordine. Coperti di obbrobrio, additati all’odio del pubblico, noi siamo trattati secondo la massima che il mezzo più sicuro per far impiccare un cane, è quello di dargli un brutto nome. Nulla di stupefacente in tutto questo. Il coro di imprecazioni, con cui noi siamo assaliti, è nella natura delle cose, perchè noi parliamo un linguaggio non permesso dall’uso, e non apparteniamo a nessuno dei partiti che si disputano il potere. Come tutti gli innovatori, siano essi violenti o pacifici, noi non veniamo con un ramoscello d’ulivo in mano, ma con una spada; non portiamo la pace, ma la guerra; non siamo quindi per nulla stupefatti d’essere accolti come nemici. Purtuttavia, non senza dolore constatiamo tanta malevolezza; nè ci basta la sola persuasione di non meritarla. Correre incontro alla perdita di un così prezioso vantaggio qual è la simpatia popolare, senza prima pazientemente cercare la verità ed esaminare attentamente quale sia il nostro dovere, sarebbe un atto di strana follia.

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Note dell’Archivio
-Traduzione dell’articolo “Anarchy: By an Anarchist, pubblicato nella rivista “Contemporary Review” nel 1884
-Pubblicato inizialmente a puntate ne “Il Pensiero” nel 1910

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Reclus Eliseo, “La Sicilia e l’eruzione dell’Etna nel 1865”

Edito da B&B, San Giovanni La Punta, 1999, 158 p.

Resoconto stilato da Reclus durante il suo soggiorno nella Sicilia Settentrionale e parte di quella orientale. Durante questo viaggio, Reclus non raccolse solo dati ambientali e sociali della parte dell’isola visitata ma fece da collegamento tra l’Alleanza della Democrazia Sociale e i compagni siciliani interessati ad unirsi a quest’ultima.

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Nota dell’Archivio
-Traduzione del libro “La Sicilie et l’éruption de l’Etna en 1865 : récit de voyage”, Hachette, Parigi, 1866. Precedentemente venne pubblicato come resoconto nel “Nouveau journal des voyages” e “Le Tour du monde”
-La prima edizione in italiano venne pubblicata dai fratelli Treves a Milano, nel 1873. In questa edizione, gli editori misero il resoconto di Reclus insieme a quello di Bourquelot. La prefazione e le note vennero curate da Emanuele Navarro della Miraglia

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Reclus Eliseo, “L’Anarchia. L’Anarchia e la chiesa”

Edito da Edizioni della Rivista L’Università Popolare, Milano, 1911, 44 p.

Eliseo Reclus di Luigi Molinari
Fu un Uomo Grande nel vero e completo significato della parola. Grande per integrità di carattere e per quella nobile fierezza che non s’inchina agli uomini coronati o potenti o ricchi, ma soltanto al Vero ed al Giusto. Grande per il sacrificio di tutta la sua esistenza all’ideale splendido di pace universale simboleggiato nel nome a noi tanto caro di: anarchia.
Grande per la coltura sua profondissima nel campo scientifico, tanto che l’opera sua di geografo segna nella storia della scienza un progresso enorme ed indica ai futuri nuove vie, nuovi sistemi più razionali e veramente utili, istruttivi e pratici per lo studio della geografia e della sociologia.
Nacque in Francia a Sainte-Foy le Grande il 15 Marzo 1830 e morì il 4 Luglio 1905 a Touront, vicino ad Ostenda nel Belgio. Ampie biografie furono pubblicate dalla stampa internazionale e la nostra Rivista l’Università Popolare riprodusse, tradotto in italiano, lo splendido discorso di Guglielmo de Greef, negli ultimi fascicoli del 1906.
La sua vita, dicemmo, è tutta un tessuto di operosità. I lavori scientifici numerosissimi e qualcuno di mole poderosa si alternavano cogli opuscoli di propaganda libertaria ed anche con volumi di lettura e di educazione pei giovanetti. Due di questi, La storia di un ruscello e La storia di una montagna sono veri gioielli di alta educazione morale, purtroppo però quasi ignorati dai nostri maestri italiani, i quali a torto lamentano la mancanza di libri di educazione positivista. Noi conserviamo un prezioso autografo del nostro amato Maestro e ne riproduciamo qui il testo, perchè nella semplice fierezza rivela tutto il carattere del Grande che onoriamo. Alla nostra domanda: è proprio vero che una società umana civile deve reggersi con leggi emanate da un consesso legislativo o da qualsiasi autorità? Eliseo Reclus rispose: Sì, ogni società umana ha bisogno di leggi, ma gli uomini liberi non domandano questi leggi che a loro stessi: ogni coscienza decide sovrana di sè. Quanto ai deboli, agli ignoranti, ai vili, ai disperati, che si rivolgano pure a Dio od al padrone: uniti branchi di pecore, si facciano pure guidare dal pungolo che li conduce al macello.

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Nota dell’Archivio
-Traduzione dei testi:
–“L’Anarchie”, pubblicato su “Les Temps nouveaux” nel 1896
–“L’Anarchie et l’Église”, scritto insieme al fratello Paul Reclus (che usò lo pseudonimo “Georges Guyou”) e pubblicato nell’inserito de “Les Temps nouveaux” nel 1900

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Reclus Eliseo, “I prodotti della Terra e dell’Industria”

Edito da Luigi Bertoni, Ginevra, 1901, 32 p.

I prodotti della terra apparvero, la prima volta, in francese nel 1885; i Prodotti dell’Industria nel 1887; l’uno e l’altro a Ginevra. I documenti riprodotti si riportano naturalmente a quegli anni. Le conclusioni che l’autore ne tra non perdono nulla del loro valore, perchè, come è notorio, i prodotti dell’attività umana si accrescono ogni anno, in conseguenza delle continue applicazioni della scienza all’agricoltura e all’industria.

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Nota dell’Archivio
-Traduzione dei testi:
— “Les Produits de la Terre”, pubblicato a puntate ne “Le Révolte” di Parigi (dal 23 Novembre 1884 al 15 Febbraio 1885). Successivamente venne pubblicato come opuscolo a Ginevra.
— “Les Produits de l’Industrie”, pubblicato a puntante ne “Le Révolté” di Pariti (dal 26 Febbraio al 12 Marzo 1887). Successivamente venne pubblicato come opuscolo a Parigi

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Reclus Élisée, “Storia di un ruscello”

Edito da Eleuthera, Milano, 2005, 157 p.

L’opera ricostruisce la storia di un ruscello, metafora della vita umana, dalla nascita alla vecchiaia: prima sorgente di montagna, poi torrente “rapido e rumoroso come un giovane che entra nella vita”, infine fiume più lento, maturo, che arriva fino al mare. Pubblicato nel 1869, il volume esce nella medesima collana di libri per ragazzi del contemporaneo Jules Verne, che attinge a piene mani alle opere di Reclus per i propri romanzi d’avventura. Il libro, un classico della volgarizzazione scientifica di fine Ottocento, viene riproposto ora perché ci introduce allo studio diretto della natura, ci propone un modo di fare geografia con i piedi, con gli occhi, con i sensi, oltre che con i libri.

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Nota dell’Archivio
-Traduzione del libro “Histoire d’un Ruisseau”, Bibliothèque d’education et de récréation, Parigi, 1869

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Reclus Élisée, “Storia di una montagna”

Edito da “L’Università popolare”, Milano, 1909, 162 p.

Forse in nessuno scritto come in questa “Storia di una montagna” il grande geografo libertario riesce a tracciare il filo conduttore tra la sua costante attenzione alla libertà dei popoli e l’osservazione attenta e appassionata dello spettacolo della natura, della geografia fisica, spaziando dall’infinitamente grande al microscopico. Reclus affronta la descrizione della conformazione di vette e valli, dei fenomeni che le plasmano come le valanghe, le morene i ghiacciai, con un occhio attento per gli esseri viventi, animali e piante che quell’ambiente contribuiscono a rendere vivo; e il tutto con grande delicatezza e precisione. Pubblicato per la prima volta nel 1880 è quasi stupefacente comprendere come Reclus avesse già intravisto la non irrilevanza dei problemi che le conseguenze della ricerca insensata di uno sviluppo indissolubilmente legato al consumo sfrenato, avrebbero causato all’intera umanità. E questa intuizione ce la porge ancora intatta attraversando, a piedi, la natura che ci descrive. (a cura di Paolo Alberti)

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Nota dell’Archivio
-Traduzione del libro “Histoire d’une montagne”, “Bibliothèque d’éducation et de récréation”, Parigi, 1880, 306 p.
-In precedenza era stato pubblicato a puntate nella rivista “La Science illustrée”, 1875-1876

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