Reclus Élisée, Scritti Sociali. Voll. 1-2

Edito da Edizioni Immanenza, Napoli, 2014. Vol.1: 118 p.; Vol. 2: 114 p.

Recensione di Catilina (Luigi Fabbri), estratto da “Studi Sociali. Rivista di Libero Esame”, n. 14, a. 2, 16 Ottobre 1931

Parlare sia pure in ritardo di queste edizioni è un dovere, benché il loro testo sia conosciutissimo da un pezzo e possa sembrare che ormai altro interesse non offra che quello comune della propaganda, per la quale non è difetto il ripetere la verità a coloro che non la conoscono ancora o che troppo facilmente la dimenticano. Vero è che gli scritti di Reclus sono e saranno sempre vivi, e si ripubblicheranno ogni volta non inutilmente, perchè la loro maggiore efficacia non si deve solo alla precisione scientifica del suo linguaggio ed alla forza persuasiva del suo ragionamento, ma anche e soprattutto alla infinità bontà umana che ne spira. E questo è un pregio che resterà vivo ed attivo anche quando tutti gli schemi logici e le teorie sociali fossero superate. Ma dicevamo ch’era dover nostro dir qualcosa di questa ripubblicazione, per un’altra ragione: perchè la persone dell’editore, il nome del quale non appare nei libri ma che da questi è inseparabile per le vicende che ve lo legano, e la tragedia che la travolse violentemente alla morte, fanno di questi due volumi un documento storico di singolare significato ed importanza. I lettori ne converranno quando avremo detto che l’editore di questa ultima pubblicazione italiana (purtroppo incompiuta, almeno per ora) degli scritti di Reclus, fu Severino Di Giovanni: l’anarchico che ha vissuto illegalmente nella Repubblica Argentina (in seguito ad alcuni attentati attribuitigli) per circa tre anni, cercato a morte dalla polizia, arrestato in principio di quest’anno in circostanze drammatiche, fu con processo sommario condannato da un tribunale militare alla fucilazione, affrontata da lui con coraggio leonino nella Penitenziaria di Buenos Aires il 31 Gennaio u.s..
Chi scrive queste righe deve lealmente dire che, vivo il Di Giovanni, era da lui diviso da un dissenso profondo e radicale sia sul modo di concepire l’anarchismo, sia ed anche di più sui criteri pratici di lotta e di azione. Era come se andassimo per vie diverse e lontane; e qualche fatto assai doloroso aveva aumentata ancor più tale lontananza. Debbo aggiungere che, se si dovesse discutere ancora di quelle idee e criteri e fatti, il dissenso resterebbe il medesimo. Ma questo, qui, non importa. La morte ha superato i dissensi dei vivi; e qui ci occupiamo di una cosa, la pubblicazione degli scritti di Eliseo Reclus, intorno a cui nessun dissenso è possibile.
Ebbene, quello che vogliamo ricordare in modo che non sia dimenticato, poiché non ci pare che alcuno abbia parlato fin qui d’un particolare tanto importante, è che Severino De Giovanni è andato incontro al sacrificio, lo ha reso inevitabile, proprio perché volle a forza continuare, malgrado i consigli in contrario che non gli mancarono, ad occuparsi personalmente degli scritti di Eliseo Reclus. Egli ne curava amorosamente la raccolta, le illustrazioni, la scelta della carta, la correzione del le bozze, gli abbellimenti tipografici, ecc. Frugava biblioteche, pubbliche e private, scriveva a tutti (anche avversari) per procurarsi vecchie stampe, era di continuo in tipografia (proprio nel centro di Buenos Aires) a sorvegliare le sue edizioni; e ciò proprio nel periodo più tragico per l’Argentina, mentre la dittatura militare diventava sempre più liberticida, arrestava tutti gli anarchici che poteva trovare, e dava proprio a lui la caccia più insistente, dopo il colpo di mano militaresco del 6 settembre. Se il Di Giovanni non si fosse occupato di tutto ciò, che lo esponeva di continuo a tutte le insidie e ricerche del nemico, si sarebbe salvato di certo, poiché era furbissimo. Invece… E fu arrestato, dopo un inseguimento a revolverate, proprio mentre usciva dalla tipografia, dov’era in corso di stampa il III volume degli scritti di Reclus.
Non avevamo dunque torto ad attribuire a questa edizione quell’importanza speciale di cui parlavamo in principio. Poco diremo del suo valore intrinseco: è veramente una bella edizione, elegante. ed accurata, oltre che abbellita da fregi artistici e arricchita di numerose fotografie di Eliseo Reclus, prese in diversi periodi della vita di questi. Purtroppo il III volume, già completo e sotto i torchi, non fece a tempo a ultimarlo; e la polizia ha sequestrato e distrutto tutto, compresa una quantità di copie del 1 e 2 volume. Di questi ultimi però l’editore aveva per fortuna fatto a tempo a mandarne. un discreto numero all’estero, prima del suo arresto; e se ne può chiedere al “Risveglio” di Ginevra, all””Adunata dei Refrattari” di New York, ed anche qui in Montevideo all’indirizzo di Juan Campiglia, calle Piedad, 1305. Gli scritti contenuti nei due volumi pubblicati
sono i seguenti. Nel I volume: “Impressioni e ricordi su Reclus di Luigi Galleani; “L’evoluzione, la Rivoluzione e l’Ideale Anarchico” (che é il lavoro più importante di dottrina anarchica del Reclus) e “Il Popolo e l’Arte”.
Nel secondo volume: “Eliseo Reclus” note biografiche di Giacomo Mesnil: “Sviluppo della libertà nel mondo”: Ció che si legge nella storia”; “L’ideale del giovani”; “L’Anarchia”; “L’evoluzione legale e l’Anarchia”; “L’Anarchia e la Chiesa”; “Unione libera”; “Patria e Umanità”; “La Città del buon accordo”; “L’Internazionale”. Com’é stato già pubblicato in altri periodici anarchici, in intenzione di Di Giovanni era di pubblicare in altri volumi di “Scritti Social” tutto il resto di opuscoli e articoli di Reclus di carattere anarchico, e quindi anche brani, pagine o intere parti degli altri suoi lavori di carattere scientifico e dell’epistolario in cui Reclus parlasse di anarchia o sviluppasse, sia pure incidentalmente, il suo pensiero libertario e rivoluzionario. Peccato che un’iniziativa cosí utile sia stata troncata all’inizio, e cosí tragicamente! Ma non v’é nessun editore: di buona volontà e di coraggio, persona o gruppo che sia, il quale voglia e possa riprendere una cosi bella iniziativa e condurla a termine? Poiché, se completata, l’edizione riunita degli scritti anarchici di Reclus colmerebbe veramente un vuoto nella nostra letteratura di partito, non solo italiana ma internazionale.

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Nota dell’Archivio
-Ne “L’Adunata dei Refrattari” del 16 Agosto 1930 venne pubblicata l’uscita del Primo Volume di Scritti Sociali, seguita da una richiesta degli editori: “Noi domandiamo la collaborazione e la cooperazione dei compagni sia per la raccolta dei vecchi scritti, sia per la diffusione di quest’opera utilissima.” Nei successivi numeri de “L’Adunata”, comparve sia la pubblicità del Primo Volume (24 Gennaio 1931) che l’uscita del Secondo Volume (17 Gennaio 1931). Riguardo il Terzo Volume, sempre nel numero del 17 Gennaio, vengono riportati i titoli (14 per l’esattezza) che erano in procinto di essere tradotti. Nel numero del 31 Gennaio 1931 si apprende che il Terzo Volume fosse stato stampato e in fase di rilegatura. Sempre in questo numero viene riportato che “per incominciare il quarto non abbiamo altro materiale che i 32 titoli sopra elencati, ma ci mancano i testi, cioè non abbiamo nulla in una parola. “
Il sequestro e la distruzione del Terzo Volume e la repressione ai danni di Di Giovanni e compagni, pose fine a questo progetto editoriale.

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Reclus Élisée, “Natura e Società Scritti di Geografia Sovversiva”

Edito da Eleuthera, Milano, 1999, 288 p., Prima Edizione

Di “geografia sovversiva”, a proposito di Elisée Reclus, si può parlare in almeno due sensi. Nell’uno – più proprio – perché Reclus, oltre a essere un grandissimo geografo, è stato anche un notissimo “sovversivo”, comunardo dapprima e anarchico poi, e autore di articoli e opuscoli rivoluzionari. Ma si può parlare di geografia sovversiva reclusiana anche in un altro senso, più “disciplinare”. Reclus sovvertì letteralmente la geografia: fu uno dei geografi – probabilmente il più geniale – che portò la disciplina geografica da una concezione prevalentemente fisica e politica a una concezione in cui gli elementi fisico-naturali sono strettamente intrecciati a quelli sociali e antropologici. Un vero e proprio “ecologista sociale” ante litteram, secondo John P. Clark, curatore del volume.

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Note dell’Archivio
-Le traduzioni sono state curate nel seguente modo: Introduzione da parte di Amedeo Bertolo e Guido Lagomarsino; i testi antologici da parte di Eva Civolani e Antonietta Gabellini; “Evoluzione delle città” da parte di Pier Luigi Errani
-Note sui Testi antologici:
–Il progresso. “Questo brano corrisponde integralmente all’ultimo capitolo («Le Progrès») di L’Homme et la Terre, vol. VI, pp. 501-541. È una delle trattazioni più ampie della concezione reclusiana della natura umana, dello sviluppo storico e dei valori sociali.”
–Il sentimento della natura. “Il brano qui riprodotto è la terza parte del saggio Du Sentiment de la nature dans les sociétés modernes, «La Revue des Deux Mondes», 1866, pp. 371-381. È un buon esempio di quel «sentimento della natura», per l’appunto, che Reclus già dimostrava nei suoi primi scritti”
–L’evoluzione delle città. “Questo brano è stato dapprima pubblicato come articolo [The Evolution of Cities, «Contemporary Review», vol. 69 (1895), pp. 246-264], poi è stato in larga parte ripubblicato in L’Homme et la Terre, vol. V, pp. 335-376 e vol. I, pp. 190-194.”
–Evoluzione, rivoluzione e ideale anarchico. “Il 5 febbraio 1880 Reclus tiene a Ginevra una conferenza dal titolo Évolu- tion et Révolution che fu pubblicata dapprima sul giornale «Le Révolté» e poi ristampata in opuscolo. Molti anni dopo Reclus riprese e ampliò l’argomento fino a farne un libro, L’Évolution, la Révolution et l’idéal anarchique (Stock, Parigi 1898). Paul Reclus nella sua biografia osserva che si tratta dell’unica opera a largo respiro sulla «questione sociale». Questo capitolo è costituito da brani scelti da quel libro.”
–Lo Stato moderno. “I brani seguenti sono tratti dal capitolo intitolato «L’État Moderne» di L’Homme et la Terre, vol. VI, pp. 171-177, 188-196, 214-223.”
–A mio fratello contadino. “Questo capitolo è la traduzione parziale dell’opuscolo A mon frère le pay- san, Éditions des Eaux Vives, Parigi 1893, pp. 6-16. Secondo Paul Reclus, «venne tradotto in una dozzina di lingue europee, compresi due dialetti bretoni». Pur essendo quest’opera minore un classico della propaganda anarchica che mostra tutte le caratteristiche retoriche proprio al genere, è comunque di un certo interesse per le sue considerazioni sui rapporti tra capitalismo e razionalità tecnologica.”
–Cultura e proprietà. “Alcune delle più estese riflessioni di Reclus sulle forme storiche della pro- prietà si trovano nel capitolo VI («Culture et proprieté») de L’Homme et la Terre, dove tratta delle differenze tra proprietà fondiaria piccola e grande, pro- prietà comunale e individuale, pratiche cooperative e competitive. I brani seguenti sono stati presi da quel capitolo (pp. 268-271, 278-285) e includono alcuni dei più eloquenti elogi della cooperazione e alcune delle più aspre criti- che della concentrazione del potere economico.”
–Sul vegetarianismo. “Questo scritto,qui pubblicato quasi integralmente, apparve dapprima in inglese su «The Humane Review», vol. 1, gennaio 1901, pp. 316-324, mentre la versione francese fu pubblicata successivamente, nello stesso anno, in «La Réforme alimentaire», marzo 1901, pp. 37-45. Il testo fu poi ristampato come opuscolo sia in francese sia in inglese ed è circolato fino ai nostri giorni.”

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Reclus Élisée, “L’origine animale dell’uomo”

Opuscoletto pubblicato in allegato all’ “Almanacco popolare socialista 1897”, Torino, 1897, 6 p.

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Reclus Élisée, “L’ideale e la gioventù”

Edito da La Gatera, Brembio, 2005, 29 p.

Introduzione
“Noi osiamo pensare che la vita d’una persona come Élisée Reclus, i cui meriti nella letteratura e nelle scien­ ze sono riconosciuti da tutta la società colta, appartenga non soltanto al suo Paese natale, ma anche alla comunità culturale del mondo intero. Noi siamo persuasi che i la­vori scientifici di Reclus, pubblicati finora, rappresenti­ no una garanzia, per il futuro, di nuove opere consisten­ti, ed è perciò che la Francia, condannando un tale indi­viduo ad un silenzio forzato o costringendolo a languire nell’inattività lontano dai centri di cultura, infligge a se stessa una grande perdita e diminuisce la sua influenza morale sul mondo intiero” – così si esprimevano in una petizione del 17 marzo 1872 Darwin, Welles, Carpenter e numerosi altri intellettuali, chiedendo al governo fran­cese la liberazione d’Élisée Reclus condannato alla de­portazione dopo la Comune di Parigi. Jean Jacques Élisée Reclus nacque in Francia a Sain­te-Foy la Grande (Gironda) il 15 marzo 1830. Fu il se­condogenito di un pastore protestante, che ebbe dodici figli parecchi dei quali acquisirono una certa celebrità come letterati, politici e nelle professioni intellettuali. La sua educazione iniziò nella Prussia renana, continuò nel collegio protestante di Montauban e fu completata presso l’università di Berlino, dove Reclus fu allievo del geografo Karl Ritter. Allontanatosi dalla Francia dopo il colpo di stato di Luigi Napoleone del 2 dicembre 1851, passò i successi­ vi sei anni visitando le Isole Britanniche, gli Stati Uniti, l’America Centrale e la Colombia. Ritornato a Parigi, collaborò con un grande numero di articoli, che delinea­ vano i risultati del suo lavoro di geografo, a diversi pe­riodici tra i quali le riviste Revue des deux mondes e Tour du monde. Pubblicò Histoire d’un ruisseau, in cui tracciava lo sviluppo di un grande fiume dalla sorgente alla foce, e nel 1867-68 La Terre; description des phé­ nomènes de la vie du globe, in due volumi. Durante l’assedio di Parigi, partecipò alle azioni con­ dotte da Nadar con un pallone aerostatico e prestò servi­ zio nella Guardia Nazionale, mentre come membro del­ l’Association Nationale des Travailleurs pubblicò in Cri du Peuple un manifesto ostile contro il governo di Ver­sailles in relazione all’insurrezione comunista del 18 marzo 1871. Il 5 aprile fu incarcerato e il 16 novembre fu condannato alla deportazione a vita, sentenza che fu commutata nel gennaio 1872, soprattutto per le pressio­ni provenienti dall’Inghilterra, nell’esilio perpetuo. Dopo una breve visita in Italia si stabilì a Clarens in Svizzera, dove riprese la sua attività letteraria, realiz­zando, dopo l’Histoire d’une montagne, la sua monu­mentale La Nouvelle Géographie universelle, la terre et les hommes, in 19 volumi.
Nel 1882 Reclus promosse il “Movimento contro il matrimonio” e in conformità con esso permise che le sue due figlie si sposassero senza alcuna ratifica civile o religiosa. Un passo che creò non poco imbarazzo ai molti suoi sostenitori e che fu seguito dal processo, isti­tuito dal governo presso l’Alta Corte di Lione, contro gli anarchici, membri dell’Associazione Internazionale, di cui Reclus ed il principe Kropotkin furono indicati come i due capi organizzatori. Kropotkin fu arrestato e con­ dannato a cinque anni di carcere, Reclus, residente in Svizzera, fuggì. Dal 1892 occupò la cattedra di geografia comparativa presso l’università di Bruxelles e diede il suo contributo alla scienza con numerose ed importanti memorie pub­blicate da periodici scientifici francesi, tedeschi ed inglesi. Poco prima della morte, completò L’Homme et la terre. Reclus morì a Thorout, vicino Bruges, il 4 luglio 1905. L’Idéal et la Jeunesse fu pubblicato nel giugno 1894 sul n° CXIV de La Société Nouvelle. L’anno dopo, 1895, Liberty Press pubblicò a Londra la sua traduzione con il titolo The Ideal and Youth. Rispetto all’originale, il testo inglese presenta alcune differenze: è meno diret­to, meno implicito ma più didascalico con aggiunte esplicative anche significative. Valga l’esempio seguen­te: là dove il testo francese recita “Nous arrivons à ce moment critique de la vie sociale où le monde va tour­ ner sur son axe!”, quello inglese traduce sì “Now at last the world is going to revolve on its own axis”, ma per spiegare quel “momento critico della vita sociale” espli­ cita “and the workers of the world are going to take their affairs into their own hands”. Proprio per la caratteristi­ca evidenziata, con una scelta forse criticabile, è stato privilegiato nella traduzione il testo inglese, usando il testo originale là dove la versione londinese rischia di diventare a sua volta oscura per una sorta di eccesso di zelo esplicativo. Nel libro, Élisée Reclus fustiga nei giovani del suo tempo la mollezza, la mancanza d’entusiasmo e d’ener­gia, d’ideale per dirla in una parola; e critica i metodi d’educazione, in particolare dell’università. La volontà di migliorarsi, di cambiare il mondo sono normalmente sacrificati alla sottomissione ed al gusto del guadagno. Ma Reclus annuncia una nuova era. Il libro, nonostante l’età, ha ancora, mutatis mutandis, una fresca attualità.

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Nota dell’Archivio
-Traduzione dell’articolo “L’Idéal et la jeunesse”, pubblicato ne “La Société nouvelle”, année 10, tome 1, 1894 (p. 729-739).

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Mbah Sam, Igariwey I.E., “Anarchismo in Africa. Storia, movimenti e prospettive”

Edito da Edizioni Immanenza, Napoli, 2017, 229 p.

Estratto dal paragrafo “La condizione africana”
[…]Oggi l’Africa giace a terra, debole e sanguinante, attaccata da ogni fronte, vittima delle ambizioni del capitalismo e, in larga misura, del socialismo di Stato[…] La miseria della maggioranza deriva dall’opulenza dei pochi ai quali il controllo sui prodotti e sulle risorse sociali, unitamente alla forza del capitale internazionale, conferisce virtualmente un potere sulla vita e sulla morte della maggioranza della popolazione[…] Nel lungo periodo l’obiettivo di dar vita a una società autogestita, che nasca dalla libera volontà dei suoi membri e sia priva di controllo e irreggimentazione autoritaria, è tanto suggestivo quanto realizzabile[…] Ho evidenziato in modo chiaro come l’anarchismo inteso come ideologia, corpus di ideali e movimento sociale sia qualcosa di molto distante dall’Africa[…] Tuttavia, l’anarchismo inteso come forma di organizzazione sociale e come base per sulla quale costruire un assetto sociale ci è tutt’altro che estraneo e, anzi, costituisce parte integrante della nostra esistenza come individui.[…]

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Nota dell’Archivio
-Traduzione del libro “African Anarchism: The History of A Movement”, Sharp Press, 1997

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Pernicone Nunzio, “Italian anarchism. 1864-1892”

Edito da Princeton University Press, Princeton (New Jersey), 1993, XIV+326 p.

Gli storici hanno spesso descritto l’anarchismo italiano come un movimento sociale marginale, destinato a soccombere alle proprie contraddizioni ideologiche una volta modernizzata la società italiana. Sfidando tali interpretazioni convenzionali, Nunzio Pernicone fornisce un quadro solidale ma critico dell’anarchismo italiano: ripercorre l’ascesa, la trasformazione e il declino del movimento dal 1864 al 1892. Basato su ricerche d’archivio originali, il suo libro descrive gli anarchici come rivoluzionari unici e affascinanti – i quali erano una componente importante della sinistra socialista italiana di tutto il XIX secolo e oltre.
L’anarchismo in Italia sorse sotto l’influenza del rivoluzionario russo Bakunin, trionfò sul marxismo come forma dominante del primo socialismo italiano e soppiantò il mazzinianesimo come avanguardia rivoluzionaria italiana.
Dopo aver formato nel 1872 una federazione nazionale dell’Internazionale Antiautoritaria, gli anarchici italiani tentarono diverse insurrezioni; ma la loro organizzazione venne soppressa. Negli anni ’80 dell’Ottocento il movimento era diventato atomizzato, ideologicamente estremo e sempre più isolato dalle masse. Il suo leader più importante, Errico Malatesta, tentò ripetutamente di rivitalizzare il movimento come forza rivoluzionaria. Ma i dissensi interni e la repressione governativa soffocarono ogni rinascita e fecero precipitare l’anarchismo italiano nel declino. Anche dopo la loro esclusione dal Partito Socialista Italiano nel 1892, gli anarchici rimasero un elemento attivo e influente a intermittenza nella sinistra socialista italiana. Come tali continuarono ad essere temuti e perseguitati da ogni governo italiano.

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Nota dell’Archivio
-Libro in Inglese

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La Terza Roma

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Durata: 20 Settembre 1901
Luogo: San Paulo Brasile
Periodicità: Numero Unico
Pagine: 4

Note dell’Archivio
-Bettini, nel libro “Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1971”, riporta questa scheda tecnica: “Appartiene alla serie dei n.u. di contenuto antinazionalistico, diffusi in occasione del 20 Settembre. Il significato del tit., è chiarito nello scritto di Giani Gimida, La terza Roma: «Dopo la Roma dei Cesari con Nerone; dopo quella dei Papi con la gloria dei Borgia, ci voleva pur quella dei sabaudi, con un re sifilitico che alle plebi italiche fosse capace offrire, quale pranzo, gli apologhi di Mercurio [sic] Agrippa, riveduti e corretti dal Licurgo del 248 e dal fariseo della Libertà per tutti!». Vi compaiono scritti di «Iugai di Milna» (Il prete ed il socialismo); di Augusto Donati (più tardi additato come spia, dal gruppo «Germinal» di S. Paolo; cf. il n.u. La Gogna, del 2 [o 4?] Ottobre 1902), su La Monarchia a Roma; ed una corrispondenza, da Rio de Janeiro, di D. Michele Catanzaro (Verro è morto), a proposito della recente scomparsa di Crispi, recante un monito ai «farisei piagnoni» a non riesumarne la memoria «per monumentarlo, perchè noi allora, lo risusciteremo per inchiodarlo alla gogna». Ampia è anche la collaborazione di G. Damiani (XX Settembre; Riflessioni d’uno spregiudicato su d’una cosa assai … pregiudicata; Fuori gli anarchici; quest’ultimo in polemica con l’autore di un articolo omonimo, apparso sul «Fanfulla»). In seconda pagina, infine, è riprodotto lo scritto di E. Malatesta, Errori e rimedi, già pubblicato sul n.u. L’Anarchia (Londra, ag. 1896).”
-Sulla vicenda di Augusto Donati, si vedano le due tesi di dottorato:
–Felici Isabelle, “Les italiens dans le mouvement anarchiste au Bresil. 1890-1920”, 1994, Capitolo 3: Des anarchistes italiens plus internationalistes que jamais, Paragrafo 6: “L’affaire Augusto Donati, La Gogna”, pagg. 163-169 (versione digitalizzata del 2016)
–Gordon Arthur Eric, Anarchism in Brazil: Theory and practice 1890-1920, Tulane University, 1978, pagg. 77-81

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(a cura di) Di Nola Laura, “Da donna a donna. Poesie d’amore e d’amicizia”

Edito da Edizioni delle Donne, Cologno Monzese, 1976, 167 p.

Dire il non detto, svelare il nascosto, è una delle maniere con le quali le donne costruiscono la loro storia. L’amore tra donne sottratto al silenzio come alla curiosità per essere comunicato in versi soprattutto alle altre donne, è uno dei momenti in cui affiorano e si disfano in­terdetti secolari che vanno al di là della sfera sessuale e di un con­formismo erotico funzionale all’ordine forzato del mondo della pro­duzione. La scoperta del corpo femminile, il proprio e quello del­l’altra, dell’estranea e tradizionale nemica, come un terreno non osti­le né impervio, il lasciare vivere la bambina soffocata che è in ogni donna, la regressione come possibilità di riscatto, un uso della parola fuori dalle censure: questo l’implicito progetto dei testi raccolti nel­ l’antologia curata da Laura Di Nola. C’è inoltre un rifiuto, о la sua speranza, della più ineliminabile, la più radicata о « naturale » delle subalternità femminili, quella sessuale, nell’ipotesi di un amore che sia anche amicizia che oggi può esprimersi ed essere riconosciuta nel movimento delle donne.

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Scott James C., “Elogio dell’anarchismo”

Edito da Eleuthera, Milano, 2022, 208 p.

Nelle sue opere Scott ha sempre guardato alla complessità sociale evitando di ricorrere allo sguardo istituzionale e alla sua ottica unidirezionale. In questa riflessione al contempo storica, politica e antropologica, si spinge ancora più in là e ci propone un radicale capovolgimento di prospettiva: adottare lo sguardo obliquo proprio dell’anarchismo che, partendo dal basso e non dall’alto, dalla periferia e non dal centro, offre prospettive del tutto invisibili da qualsiasi altro punto di osservazione. Ed è da questa peculiare angolazione che Scott inizia a descrivere le dinamiche sociali che attraversano la società al di fuori degli ambiti istituzionali (archivi storici compresi), spaziando dai comportamenti prepolitici della vita quotidiana alle interazioni più marcatamente politiche. Si va così definendo una sensibilità libertaria che celebra il sapere locale, il senso comune e la creatività della gente qualunque: una sorta di manuale dell’anarchismo pratico capace di mettere sotto scacco la prevalente visione gerarchica e istituzionalizzata della vita sociale.

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Note dell’Archivio
-Traduzione del libro “Two Cheers for Anarchism: Six Easy Pieces on Autonomy, Dignity, and Meaningful Work and Play”, Princeton University Press, 2012
-Prima traduzione in italiano: 2014

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Gramignano Filippo, “Il tentativo rivoluzionario di Paolo Schicchi del 1930”

Edito da Samizdat, Pescara, 1996, 96 p.

La personalità di Paolo Schicchi è una figura molto complessa, che disorienta coloro che cercano di collocarla storicamente in una determinata corrente del movimento anarchico. Onde è necessario poter scandagliare la psicologia schicchiana per raggiungere sia risultati positivi sia risultati negativi di codesta affascinante individualità . Egli fu un grande uomo d’azione più che teorico; per cui come uno dei maggiori protagonisti dell’antifascismo militante nel maggio 1924 fu costretto a prendere le vie dell’esilio, continuando così la battaglia antifascista all’estero. Filippo Gramignano, nel suo saggio, ricostru­isce con abbondanza di particolari il tentativo rivoluzionario del 1930, il qua­ le doveva soprattutto fallire per colpa di una spia, o forse di un apparato di spie, agli ordini del ministero degli Interni.Tuttavia l’attività di pubblicistica dello Schicchi è caratterizzata maggiormente da due idoli polemici: Casa Sa­voia e il fascismo. Essa era seguita da decine e decine di spie, per cui amba­ sciata e consolati italiani, d’accordo con i ministeri degli Esteri dei governi di cui era “ospite”, sopprimevano i suoi periodici e gli rendevano altresì la vita impossibile. Schicchi si ridusse così ad essere espulso da una nazione all’al­tra: Tunisia, Francia, Lussemburgo, Belgio, Austria, e infine fu costretto a vivere una vita clandestina. Sicché da un momento all’altro poteva essere ar­restato e consegnato alle autorità fa­sciste come “indesiderato”. Poiché egli era un uomo che non ebbe pace e non diede mai pace, lanciava nel 1928 il numero unico “La guerra civile” e nel 1929 il manifestino-appello Siciliani!. Queste due ultime pubblicazioni sono un incitamento alla rivolta del popolo dei Vespri.

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