Corsentino Michele, “Il processo Paolo Schicchi davanti alla Corte d’Assise di Palermo nel 1924”

Edito da Samizdat, Pescara, 1997, 122 p.

Prefazione
Dei numerosi processi subiti da Paolo Schicchi nel cor­so della sua lunga e travagliata esistenza conosciamo il Reso­conto del Processo avanti alla Corte di Assise di Viterbo con­tro Schicchi Paolo, imputato di mancato omicidio e di vari attentati politici, edito dall’editore anarchico Camillo Di Sciullo ( Biblioteca del Pensiero – n° 9, Chieti 1904), con una lettera-prefazione di Pietro Gori. Quell’anno, dopo dodici anni, lo Schicchi aveva finito di scontare la pena, anche se gli restavano tre anni di sorveglianza speciale. Il medesimo reso­ conto venne ristampato a New York nel 1925, con una breve introduzione di alcuni anarchici che si firmano Noi del gruppo editore. Nelle mie ricerche di testi e documenti anarchici sono venuto in possesso del resoconto stenografico di un altro ce­lebre processo che Schicchi subì davanti alla Corte d’Assise di Palermo nel 1924, per articoli incriminati sui periodici L ’Adunata dei Refrattari, Il Martello di New York e II Vespro Anar­chico di Palermo. Il fascismo vide in piedi l’anarchico collesanese che lo combatteva con estremo coraggio e a viso aperto. Con il fa­ scismo venivano pure combattuti la monarchia dei Savoia e la Chiesa Cattolica, alleati naturali della nuova reazione. Gli attacchi schicchiani non venivano nemmeno risparmiati ai tiepidi socialisti, ai popolari e a tutti coloro che costituivano il fronte della conservazione sociale o della reazione. Onde 25Corsentino lo Schicchi per le sue battaglie di pubblicista si serviva di nu­meri unici o di periodici da lui fondati, o collaborava a gior­nali anarchici pubblicati in Italia e all’estero. Orbene la sua vasta produzione rimane ancora dispersa in vari periodici e, a mio avviso, sarebbe interessante conoscerla; e perciò atten­de lo studioso che la raccolga in alcuni volumi di scritti per affinità d’argomenti. Il Vespro Anarchico iniziava le pubblicazioni come quin­dicinale degli anarchici siciliani il 6 maggio 1921, e le termi­nò il 28 settembre 1923. Se ne stamparono 45 numeri. Era stato preceduto da 14 numeri unici tra il 1919 e il 1921, sotto la direzione di Paolo Schicchi. Nel corso della sua breve ma battagliera esistenza Il Ve­spro vide perquisito e mandato in galera il gerente responsabile Gabriele Pappalardo. Verrà sostituito da Nino Napolitano come direttore responsabile dal 20 agosto 1921 (an. I, n. 7), che ne era collaboratore fisso e anch’egli subirà perquisizio­ni avarie riprese. Dal 2 gennaio 1923 (an. Ili, n. 35) Gabriele Pappalardo è di nuovo il gerente responsabile, ma il direttore fa nello stesso numero questa dichiarazione: “E superfluo av­vertire per la millesima volta che politicamente, moralmente e giudiziariamente il solo ed unico responsabile del Vespro Anarchico sono io, Paolo Schicchi”. Dopo la presa del potere di Mussolini le squadracce fa­sciste si faranno pure sentire in Sicilia, al servizio dei latifondisti e saranno altresì fiancheggiate dai dirigenti della vecchia classe liberale, per timore che il bolscevismo potesse trionfare in Italia. Ovviamente la polizia e i carabinieri ne saranno i protettori e i difensori, nella distruzione di Came­re del Lavoro, di sedi socialiste, comuniste, repubblicane e anarchiche, di tutto ciò insomma che aveva funzione popola­ re. I saccomanni – come icasticamente Schicchi chiamava i fa­scisti – non sempre riuscivano nei loro intenti ove trovavano agguerriti gruppi anarchici e gruppi di vecchi sovversivi so­cialisti e comunisti. Talvolta erano essi costretti ad indietreg­giare. Numerosi giornali antifascisti provenienti dall’estero e diretti ad anarchici e sovversivi in genere, venivano seque­strati presso gli uffici postali. Lo stesso Vespro Anarchico è soppresso dalle autorità prefettizie, per aver invitato i lavoratori a battersi con le armi in pugno contro il fascismo. Il fascismo tendeva ad eliminare legalmente e illegal­mente ogni opposizione per instaurare la propria dittatura. Venivano così dalle stesse autorità prefettizie diffidati tutti i tipografi dell’isola a non stampare II Vespro. E l’epilogo di perquisizioni e persecuzioni culminerà nell’arresto a Collesano dello Schicchi il 14 ottobre 1923. Il resoconto del processo Schicchi è rimasto nel casset­to per più di sette decenni; pensiamo di trarre dall’oblio un documento storico di notevole importanza perché il lettore venga alla conoscenza di un determinato momento biografi­co dell’agitatore anarchico siciliano.

Michele Corsentino

P.S. È forse superfluo avvertire che il collegio della difesa è composto di valenti avvocati del foro palermitano che tengo­ no in grande considerazione Paolo Schicchi; il capo di esso è naturalmente il noto Francesco Saverio Merlino del foro di Roma.

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Senza restrizioni, festeggiamo la nostra mancanza di ritegno. Alcool e cultura dello stupro

Edito da Editions de l’ours sans drapeau, Agosto 2020, 8 p.

Ecco una testimonianza di una femminista/antifascista bulgara apparsa nel 2012 che abbiamo deciso di tradurre e di pubblicare nel formato di un piccolo opuscolo.

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Nota dell’Archivio
-Traduzione del testo in francese « Sans retenue, nous fêtons notre absence de retenue. Alcool et culture du viol »

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La Miseria

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Durata: 16 Novembre 1890 – 1 Gennaio 1891
Luogo: Buenos Aires
Periodicità: Irregolare
Pagine: 4

Note dell’Archivio
-Manca il n. 3
-Per la maggior parte, gli articoli pubblicati nel giornale sono in italiano; solo qualcuno è in spagnolo; una piccola rubrica è in francese.
-Pagine rovinate: n. 1 e n. 2 : nelle pagg. 1-2 di questi due numeri vi è uno strappo al centro e in orizzontale che impedisce la lettura completa degli articoli
-Il n. 1 doveva uscire l’11 Novembre ma “per difficoltà surte ad ultima ora” uscì cinque giorni dopo (16 Novembre)
-Canales Urriola Jorge Ariel, nella sua tesi di laurea “Le valigie dell’anarchia: Percorsi e attivismo degli anarchici emiliani e romagnoli in Argentina e Brasile nella svolta di fine Ottocento” (2016), riporta che:
[…]il 16 novembre 1890 uscì a Buenos Aires «La Miseria», giornale antiorganizzatore scritto in lingua italiana che ospitò alcuni articoli in spagnolo e qualche piccola rubrica in francese. Il nuovo periodico apparve in concomitanza con la scomparsa delle collaborazioni in lingua italiana dalle pagine di «El Perseguido» – con il numero 8 del 26 Ottobre –, il quale sosteneva tuttavia che non era vero che gli anarchici italiani fossero stati esclusi dalla redazione o che non si accettassero più scritti nella loro lingua e, infatti, «El Perseguido» annunciò l’uscita de «La Miseria» per l’11 Novembre. Nonostante ciò, la nascita del nuovo giornale anarchico non mancò di polemiche. Nel suo primo numero, «La Miseria» lanciò una dura critica a «El Perseguido» perché l’amministrazione di quest’ultimo periodico non volle inviare gli indirizzi dei compagni per la spedizione del giornale – se non alcuni sbagliati –, accusandolo di atteggiamento autoritario: «Tenían miedo de la competencia los compañeros del Perseguido, ó es de su solo y exclusicvo privilegio el hacer propaganda por escrito?». Inoltre, chiariva che erano stati gli anarchici di lingua italiana a non inviare più scritti dopo i primi quattro numeri e che le pubbliche lagnanze di alcuni compagni riguardo a «El Perseguido» avevano avuto origine nel fatto che l’amministrazione del giornale non volle pubblicare un avviso di riunione dei comunisti anarchici de La Boca, seppur cercassero fra essi delle sottoscrizioni per le loro pubblicazioni. Il giornale «La Miseria», che si dichiarò comunista anarchico fin dall’inizio, ebbe una vita piuttosto breve e dopo quattro numeri – l’ultimo del 1° Gennaio 1891 – cessò la sua pubblicazione. Il periodico si propose di pubblicare l’opuscolo Fra Contadini di Malatesta con il quinto numero, progetto che rimase troncato, anche se dal secondo numero iniziò a pubblicarlo in spagnolo, rimanendo incompiuto. Dai tre numeri disponibili, sappiamo che il gruppo redazionale mantenne contatto con anarchici delle località argentine di Mercedes, Villa Casilda, San Nicolás, Bolívar, Mendoza e Morón, a Catamarca con Angelo Careghini, a Mar del Plata […] Il manifesto astensionista, diretto al popolo d’Italia dai socialisti anarchici italiani all’estero, apparve nel primo numero de «La Miseria» e in seguito il discorso principale del giornale riguardo all’Italia, nel contesto d’elezioni, fu la critica diretta ai socialisti e ai suoi «alleati» nel campo anarchico. […] già nel quarto numero, definita l’elezione di Camillo Prampolini al parlamento, il giornale metteva in dubbio il socialismo dell’avvocato reggiano poiché questo aveva confermato che non rinunciava al suo scranno alla Camera. Inoltre, nel quarto numero il periodico bonaerense diresse acidi giudizi su Germanico Piselli e il giornale «La Rivendicazione» di Forlì, sostenendo che «quest’individuo che la pretende ad anarchico, e quel foglio che la squaderna a socialista, sono né più né meno che la quintessenza dell’ermafroditismo, dell’indeterminazione e pressappoco anche del farabutismo», il che era dimostrato dalle sue profonde contraddizioni politiche, dai suoi «mea colpa legalitari», dalla sua proposta di approvare l’astensionismo elettorale come partito e la libertà individuale di votare e dalla sua contemporanea firma della circolare astensionista del Congresso di Capolago e del manifesto per la candidatura dell’avvocato Alessandro Balducci a Forlì. La rete tessuta da «La Miseria» con i gruppi anarchici di lingua italiana, che facilitò la diffusione del manifesto anarchico in Argentina, ebbe come punto di appoggio in Italia soprattutto il gruppo del giornale «Sempre Avanti!» di Livorno – del quale si pubblicò il manifesto sulla sua uscita –, ma mantenne anche corrispondenza con alcuni compagni di Firenze, Pisa, Recanati e Genova, oltre al Canovi di Reggio Emilia e a Romeo Mingozzi di Ravenna. Fu a Buenos Aires, però, che i rapporti del giornale con i gruppi anarchici di lingua italiana, in particolare con Gli Iconoclasti, Gli Spostati e il Circolo Socialista Internazionale – ed eventualmente anche il gruppo di propaganda socialista che si stava costituendo a La Boca verso la fine di novembre –, lo fecero diventare un punto di riferimento per il movimento anarchico locale in lingua italiana, al di là delle particolari ma evidenti posizioni antiorganizzatrici del gruppo redazionale. I particolari indirizzi di ogni gruppo non furono, tuttavia, un ostacolo per la condivisione di un foglio di propaganda e per eventuali coordinamenti al di fuori delle logiche dell’organizzazione formalizzata e permanente. L’attività dei gruppi antiorganizzatori s’incentrò soprattutto sulla propaganda dei principi del comunismo anarchico, nella quale spuntarono specialmente la critica all’associazionismo operaio in società di resistenza e agli scioperi economici, da un lato, e dall’altro l’apologia della «propaganda del fatto», seppur questo tipo d’azioni praticamente non si videro nell’Argentina dell’epoca e, anzi, non tutti gli antiorganizzatori approvarono l’uso della violenza come metodo di lotta. In ogni caso, il rifiuto dell’organizzazione dei lavoratori non impedì che gli antiorganizzatori si rivolgessero agli operai e promuovessero la formazione di «gruppi di affinità» fra i compagni di lavoro. Non era strano trovare nelle pagine della stampa antiorganizzatrice notizie sugli scioperi del paese e sull’arresto degli scioperanti, seppur generalmente da un punto di vista critico. Nel novembre 1890 «La Miseria» riferiva una manifestazione pacifica di 660 operai delle strade nazionali, a Montevideo, sostenendo che se fossero stati armati, avrebbero guadagnato qualche cosa: «Chi avrebbe mai potuto trattenere 600 straccioni dal saccheggiare le tante gioiellerie e i cambi-monete nei dintorni della piazza?». A proposito degli impiegati uruguaiani che non ricevevano stipendio da tre mesi, invece, sparava contro i lavoratori che non facevano altro che farsi «menare pel naso dai magnati, direttori e presidenti d’una infinità di società dette di mutuo soccorso», e chiudeva con: «fino á cuando ti farai cristianamente pelare e scorticare, o popolo zuccone?». Nell’Ottobre 1891, più di mille operai ferroviari dei Talleres de Sola iniziarono lo sciopero e dopo 43 giorni di paralizzazione del lavoro la polizia arrestò oltre sessanta operai e più di quaranta donne, mettendo fine di fatto al movimento. […]” (pagg. 220-224)
-Sergi Pantaleone, in “Tra coscienza etnica e coscienza di classe. Giornali italiani anarco-comunisti in Argentina (1885-1935)“, pubblicato in «Giornale di Storia Contemporanea », 1, 2008, riporta che all’interno della redazione de “La Miseria” vi fosse Ettore Mattei e, come collaboratore, Francesco Momo. (pag. 114)

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Pezzica Lorenzo, Spica Pietro, “Storie d’anarchia per 50 ritratti. Racconto corale di immagini, sogni, canzoni e storie”

Edito da Shake Edizioni, Milano, 2021, 304 p.

L’ideale anarchico è aspirazione di libertà e desiderio di giustizia, ma anche reazione alla sopraffazione dei più deboli per mano dei più forti. È sogno di eguaglianza e di una società più giusta. Fratellanza tra pari. Per perseguire questi ideali, negli ultimi due secoli molti uomini e donne hanno sperimentato vite comunitarie e utopiche, progettato rivoluzioni impossibili, immaginato gesta romanticamente esemplari, disperate, e mille atti di eroismo. Infinite pagine di generosità ma anche di grandi tragedie. Perché nulla è semplice nelle vicende degli anarchici e delle anarchiche: il paradiso si mischia con l’inferno, le bandiere rosse a quelle nere. Così anarchici, così umani. In questo libro, cinquanta tra gli anarchici e le anarchiche più significativi sono disegnati dall’artista Pietro Spica. Alla stregua di un bordone musicale, i ritratti sono accompagnati da note biografiche, canzoni e poesie, da citazioni che si srotolano e rincorrono l’un l’altra, per infine delineare una toccante storia corale. Una vicenda scolpita dal sacrificio di tante donne e uomini, in grado di far emergere la ricchezza di un’idea plurale, sperimentale e antidogmatica. Il racconto di queste “storie d’anarchia” si concretizza così in un movimento concreto, nel corpo e nello spirito di queste donne e uomini, in una dimensione che lungi dall’essere solo politica è anche etica e profondamente umana. Nei ritratti: William Godwin, Stirner, Proudhon, Bakunin, Louise Michel, Carlo Cafiero, Lucy Parsons, Errico Malatesta, Voltairine de Cleyre, Gaetano Bresci, Emma Goldman, Noe It?, Lucía Sánchez Saornil, Buenaventura Durruti, Maria Luisa Berneri, Amedeo Bertolo, Paolo Finzi, Giuseppe Pinelli e molti altri fino ai giorni nostri.

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Barnao Charlie, Saitta Pietro, “Autoritarismo e costituzione di personalità fasciste nelle forze armate italiane: un’autoetnografia”

da Quaderni del Centro interuniversitario per le Ricerche sulla sociologia del diritto, dell’informazione e delle istituzioni giuridiche, n. 50, Gennaio 2012, 33 p.

Il presente articolo indaga le modalità di apprendimento della violenza all’interno di una “istituzione totale” e di un corpo d’elite dell’esercito italiano: la Folgore. L’addestramento e i riti estremamente violenti di questo gruppo possono essere considerati simbolici, oltre che particolarmente rappresentativi, di un modello ideale perseguito dall’esercito e dalle forze armate in genere. L’ipotesi centrale presentato nel lavoro è quella per cui l’apprendimento dell’aggressione dentro le forze armate è voluta e controllata, essendo funzionale ai fini di queste stesse istituzioni. Attraverso un’etnografia autobiografica e il riferimento alle nozioni di rito di passaggio, rito di istituzione e, infine, al modello comportamentista di apprendimento, vengono descritti e analizzati i principali riti e le pratiche quotidiane di un reparto di paracadutisti. Gli autori sostengono inoltre che in Italia si stia assistendo alla trasmissione di pratiche e ideologie dall’esercito alla polizia, producendo una commistione che rende il confine tra guerra e pace sempre più confuso.

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Nota dell’Archivio
-A seguito di una petizione organizzata da simpatizzanti, membri ed ex appartenenti alla “Folgore”, Barnao e Saitta risposero alle critiche e al tentativo censorio voluto dai sostenitori e componenti di questa brigata dell’Esercito Italiano.

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Dirlik Arif, “Anarchism in the chinese revolution”

Edito da University of California Press, Los Angeles-Berkeley, 1991, 340 p.

L’ultima opera di Arif Dirlik è una prospettiva revisionista sul radicalismo cinese del XX secolo. Egli sostiene che la storia dell’anarchismo è indispensabile per comprendere i temi cruciali del radicalismo cinese. E l’anarchismo, adesso, è particolarmente significativo come fonte di ideali democratici nella storia del movimento socialista in Cina.
Dirlik attinge agli studi più recenti e ai materiali disponibili dell’ultimo decennio per compilare, in una lingua occidentale, la prima storia completa dell’anarchismo nel radicalismo cinese. L’autore sottolinea il contributo anarchico al discorso rivoluzionario e chiarisce questo tema attraverso un’analisi dettagliata delle polemiche anarchiche e della pratica sociale. Le mutevoli circostanze della rivoluzione cinese forniscono il contesto immediato; in tutto il suo saggio, l’autore vede l’anarchismo cinese collegato con l’anarchismo internazionale.

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Note dell’Archivio
-Libro in Inglese
-Nell’Author’s Note viene riportato: “Il capitolo 3 è una versione rivista di un articolo apparso per la prima volta su Modern China 12. n. 2 (Aprile 1986); il capitolo 4 è una versione rivista di un articolo (scritto in collaborazione con Edward Krebs) apparso per la prima volta in Modern China 7, n. 2 (Aprile 1981); il capitolo 5 è una versione rivista di un articolo apparso per la prima volta in Modern China 11, n. 3 (Luglio 1985); il capitolo 6 è una versione rivista di un articolo apparso per la prima volta su International Review of Social History 1 (1989); il capitolo 7 è apparso per la prima volta in Modern China 15, n. 4 (Ottobre 1989)”

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Marazzani Pierino, “Controstoria dei papi degli anni santi”

Edito da La Fiaccola, Ragusa, Luglio 1998, 68 p.

Ma i papi degli Anni Santi furono davvero dei santi? Asso­lutamente no, si macchiarono di misfatti innumerevoli e cri­ mini contro l’umanità tanto che la loro memoria è molto imbarazzante per la Chiesa. Da qualche tempo a questa parte il papato, messo di fronte alla cruda realtà della propria storia vergognosa, ha iniziato a fare una seria autocritica. Speriamo quindi che anche gli autori dei testi scolastici di storia se ne rendano finalmente conto, riservando adegua­to spazio alle nefandezze papali: infatti oggi chi si limita a leggere tali testi scolastici non ne viene assolutamente a co­noscenza. Tacere, sottacere, minimizzare, negare, ignorare erano le parole d’ordine emanate per quasi 50 anni dai ministri, sem­pre democristiani, della Pubblica Istruzione quando si tocca­ vano argomenti storici scottanti come gli atteggiamenti filofa­scisti di Pio XI e Pio XII, le orge di Alessandro VI, i roghi di Clemente Vili eccetera. Tocca quindi agli storici di parte laica ravvivare la me­ moria dei misfatti papali affinché la gente non dimentichi la loro bimillenaria azione retrogada, oscurantista, sanguinaria. Chi, come il sottoscritto, con le sue ultradecennali ricer­che storiche continua a levare scheletri dagli armadi vaticani e della Chiesa in generale ne trae ulteriore stimolo di studio 3in considerazione della loro sorprendente varietà: nepotismo, torture, lussuria, schiavismo, corruzione, filofascismo, omici­di, bellicismo eccetera. Insomma chi studia i misfatti pontifici non si annoierà mai!

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La rivolta antiautoritaria. Numero speciale per il centenario della Conferenza di Rimini. 4-6 Agosto 1872

da Volontà Rivista Anarchica Bimestrale, Pistoia, Settembre-Ottobre 1972, A. XXV, 210 p.

Nel dedicare questo numero speciale al Cen­tenario della Conferenza di Rimini, VOLONTÀ’ intende confermare l’essenziale importanza che assume, per ogni sviluppo futuro, la conoscenza di quelli che furono le condizioni e i presupposti su cui si è fondato e si fonda il Movimento Anarchico Italiano. In una « Manifestazione celebrativa del 1° Congresso della Federazione Italiana dell’As­sociazione Internazionale dei Lavoratori » non poteva, del resto, mancare la voce anarchica, l’unica che ha sempre proclamato e difeso i fondamentali valori dell’Antiautoritarismo cui aspira la classe operaia. Gli scritti qui contenuti perseguono lo scopo di dare un apporto sostanziale ad una chiari­ficazione delle idee e delle finalità per le quali fu promossa la Conferenza, esaminando il travaglio dei tempi e dei modi con cui si diffondevano, nella seconda metà dell’800, le dottrine socialiste. Le pagine che seguono, riteniamo siano bastevoli a fissare nel contesto storico la pro­blematica sostanziale del Socialismo e del­ l’Anarchismo in Italia, così come essa effet­tivamente si pose — e per certi versi tuttavia si pone — al centro della questione sociale.

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Lotte Sociali

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Durata: 15 Dicembre 1933 – Febbraio 1935
Luogo: Parigi
Periodicità: Irregolare [nella testata veniva riportata la dicitura francese “Parait tous les mois” (Appare ogni mese)]
Pagine: 4

Nota dell’Archivio
-Mancano i nn. 1, 2 e 4
-Bettini, nel libro “Bibliografia dell’anarchismo : periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana, 1872-1971”, riporta questa scheda tecnica: “Nei giorni 11 e 12 Novembre 1933, indetto dal «Gruppo d’Intesa della Regione Parigina», si era tenuto nella sala del Municipio di Puteaux (Seine), il «Convegno Anarchico dei Profughi Italiani», con la partecipazione di numerosi rappresentanti dei vari gruppi della regione parigina (Virgilio Gozzoli, Leonida Mastrodicasa, Amleto Astolfì, Remo Franchini, Ernesto Bonomini, Domenico Lodovici, Emilio Strafelini, Enzo Fantozzi, Lorenzo Gamba, etc.); di Le Havre (Bruno Fattori); della Savoia (Ciro Beltrandi); di Nizza e Cannes (Randolfo Vella); e della Svizzera (Attilio Bulzanini, Giuseppe Spotti, Guido Rusconi). Nel corso delle riunioni venne stabilita la costituzione della «Federazione Anarchica dei Profughi Italiani» e, al tempo stesso, la pubblicazione del periodico Lotte Sociali, che avrebbe dovuto configurarsi quale «espressione viva degli aderenti alla Federazione, — come si legge al comma 4 delle risoluzioni congressuali — aperto a tutte le correnti del movimento anarchico, che nel rispetto reciproco vogliono esporre e sviluppare le diverse concezioni teoriche e soprattutto studiare sotto i vari punti di vista i problemi contingenti del pre e post-rivoluzione» (cf., sul n. 1, del 15 Dicembre 1933, Convegno Anarchico dei Profughi Italiani indetto dal Gruppo d’Intesa della Regione Parigina). Dal canto suo, l’«Unione Comunista Anarchica dei Profughi Italiani» (UCAPI), da cui era partita l’iniziativa di dar vita alla «Federazione Anarchica» (cf. Il Risveglio Anarchico (Ginevra), n. 877, dell’8 Luglio 1933, nella rubrica Comunicati), stabilì la soppressione del proprio organo Lotta Anarchica, «per far posto a quello che chiameremo il fratello maggiore: Lotte Sociali» (cf. Avanti!, a. I, n. 1, del 15 Dicembre 1933), che restò pertanto l’unico portavoce del fuoruscitismo anarchico in Francia. Il nuovo periodico parigino visse alquanto stentatamente per poco più di un anno. Organo di una federazione di tendenze, non potè che seguire la rapida fine dell’eclettico organismo di cui era emanazione, dopo averne espresso le intime contraddizioni e gli inevitabili attriti che non avevano tardato a manifestarsi all’interno del Comitato redazionale. Ad accelerare questo processo di dissolvimento della Federazione, e quindi la scomparsa del giornale, aveva inoltre contribuito la polemica contro l’organo galleanista L’Adunata dei Refrattari di New York, portava avanti sulle colonne del foglio parigino (con l’appoggio di alcuni redattori di questo) dal gruppo anarchico di Philadelphia, Pe. Ai dissensi provocati dalla pubblicazione di tali interventi, ritengo sia infatti da attribuirsi la scissione creatasi intorno al Novembre 1934, con l’uscita dalla Federazione di Amleto Astolfì e degli altri elementi, subito dopo raccoltisi attorno al periodico “Nella Mischia”. Così, almeno, sembra doversi interpretare l’allusione ad «una disgraziata polemica con compagni d’altra tendenza», che, secondo una più tarda affermazione di un corrispondente dalla Francia dell’organo ginevrino Il Risveglio Anarchico, avrebbe portato allo scioglimento della Federazione (cf. T., Ancora sul Congresso, in «Il Risveglio Anarchico» (Ginevra), n. 984, del 23 Ottobre 1937).
Fra i documenti più interessanti pubblicati da Lotte Sociali nel corso della sua brava esistenza, è ancora da segnalare un’ampia biografia di Nestor Makhno (a. II, n. 5, del Settembre 1934), in occasione della recente scomparsa dell’agitatore ucraino, avvenuta il 25 Luglio 1934, all’ospedale Tenon di Parigi.”

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Decoder. Rivista Internazionale Underground

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Durata: Maggio 1987 – 1998
Luogo: Milano
Periodicità: [Semestrale]
Pagine: 64 (n. 1); 79 (n. 2); 96 (nn. 3 e 5); 17 (n. 4); 100 (nn. 6, 7, 8 e 11); 98 (n. 9); 102 (n. 10); 76 (n. 12)

Note dell’Archivio
-Edito da Shake Edizioni
-Le pagine sono numerate progressivamente
-I nn. 1-4 e 5-6 sono raccolti in due volumi distinti
-Il n. 4 esce a seguito dello sgombero del Leoncavallo (16 Agosto 1989) e tratta, sia in maniera seria che satirica, la resistenza degli/delle occupanti e le lamentele dei “componenti del Consiglio di Zona 5”

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