
da Veganzetta. Notizie dal mondo vegan e antispecista, 2010, 31 p.
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da Veganzetta. Notizie dal mondo vegan e antispecista, 2010, 31 p.
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Edito da NFC Edizioni, Rimini, 2015, 56 p.
Prefazione
Questo testo nasce dall’esigenza sempre più urgente di fornire delle possibili definizioni utili a chiarire e delineare l’identità antispecista e permettere migliori e più precise modalità di intervento nei rapporti umani intraspecifici e interspecifici. La definizione di antispecismo, come anche il resto del libro, è da ritenersi quindi solo uno stimolo per successive implementazioni o modifiche, e non intende assolutamente essere esaustiva. Definizioni e concetti presenti in questa pubblicazione sono il frutto di confronti diretti e indiretti che ho avuto con numerose persone, le quali nell’arco di molti anni hanno contribuito alla crescita della consapevolezza antispecista. Questo libro è quindi il risultato di un paziente lavoro di organizzazione e redazione di contributi raccolti da atti d’incontri pubblici, seminari, da scambi di opinioni e documenti, il tutto unito a miei scritti personali. Auspico pertanto la massima divulgazione di quanto pubblicato che non considero di esclusiva mia proprietà, e che desidererei fosse utile per approfondimenti, contributi e critiche per futuri sviluppi del pensiero antispecista. Il testo rappresenta la quattordicesima revisione del documento originale, che ha subìto numerose modifiche anche, e soprattutto, grazie alle persone che nel tempo hanno voluto intervenire per migliorarlo. Altre versioni del testo, che rimane aperto, spero seguiranno.
Per i motivi di cui sopra, il libro è pubblicato integralmente, e liberamente scaricabile, su internet sul sito web www.manifestoantispecista.org, attraverso il quale è anche possibile inviare critiche, proposte e suggerimenti. L’elenco delle persone che dovrei ringraziare è lungo perché, come già affermato, il testo che propongo è una raccolta ragionata di contributi di persone antispeciste che hanno pensato, detto, scritto e dibattuto molto sulla questione; e perché è anche il risultato dei suggerimenti, delle critiche e delle proposte di altre persone, che mi hanno aiutato a migliorare e affinare l’idea che ho dell’antispecismo. […]
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da Veganzetta, 2013, 32 p.
Una serie di testi scritti da Troglodita Tribe S.p.a.f , Adriano Fragano, Massimo Filippi e Filippo Trasatti, pubblicati inizialmente su “A Rivista Anarchica”, n. 353, anno 2010.
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8 p., 2013
L’allevamento delle lumache (o chiocciole) ovvero l’elicicoltura è una branca della zootecnia della quale ci si dimentica molto spesso quando si parla, anche fra interessati e attivisti, di allevamenti e sfruttamento animale ma che, negli ultimi anni, va sempre più diffondendosi e a nostro avviso merita per questo una particolare attenzione. Questa tipologia di allevamento ha come obiettivo quello di produrre quantità elevate di molluschi (gli elicidi appunto, nome scientifico di lumache o chiocciole) che vengono poi venduti alle aziende interessate per il consumo alimentare. La pratica ha visto la luce a partire dal 1970 in alcune regioni del nord Italia (soprattutto Piemonte e Veneto) ma si è poi diffusa nel resto della penisola e successivamente in tutta Europa. Attualmente è diventata una realtà riconosciuta dagli enti pubblici e istituzionali, molti dei quali hanno emanato leggi per incentivarla e fare in modo che la produzione si diffonda. L’attività di elicicoltura, da attività marginale e secondaria delle molte aziende agricole di un tempo, sta diventando una vera e propria branca della zootecnia a cui si interessano agricoltori e allevatori che hanno a disposizione terreni che sono stati abbandonati o che vengono coltivati in modo insoddisfacente e vedono in questa tipologia di allevamento una risorsa interessante. Senza dubbio la principale ragione di tale diffusione è da ricercare nella necessità di minimi investimenti per impiantare un allevamento di discrete dimensioni e nella generale crisi economica che richiede di massimizzare la produzione il più possibile, cosa che con le chiocciole è molto semplice poiché, oltre ai bassi costi di produzione richiesti, è da considerare la naturale predisposizione di questi animali a una doppia fecondazione con conseguente doppia deposizione.
Ma vedremo meglio tutto questo in seguito.
Un altro motivo da considerare nell’analizzare la diffusione degli allevamenti di lumache è la sempre più crescente domanda e la sempre maggiore carenza del prodotto in natura per via dell’inquinamento e dell’estensione di una agricoltura sempre più intensiva, con l’uso di concimi azotati (dannosi per le lumache) che hanno via via distrutto quell’habitat indispensabile alla riproduzione libera delle chiocciole. In ultimo ricordiamo che l’Unione Europea ha vietato la raccolta di chiocciole in natura, per cui, di necessità l’uomo ha fatto virtù dando vita a questo ennesimo sfruttamento. Analizzeremo, in questa trattazione,gli aspetti generali dell’ ‘elicicoltura in Italia per dare modo a tutti di conoscere un settore che comporta la sofferenza di milioni di esseri viventi ogni anno, troppo spesso dimenticati, coscienti di essere lontani da una trattazione completa. Abbiamo raccolto dalla rete i dati che abbiamo ritenuto più significativi e utili alla comprensione il più possibile completa di questa tipologia di allevamento e per questo abbiamo consultato i siti dei principali istituti che se ne occupano e anche quelli degli stessi produttori.
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42 p, 2012
Stare dalla parte degli animali significa rifiutare la legge del più forte e iniziare a pensare nuovi modi di vivere la nostra umanità in pacifica convivenza con tutti gli abitanti del pianeta.
Impegnarsi per modificare radicalmente il modo in cui ci relazioniamo agli altri animali non è un passatempo per amanti degli animali o uno sfogo per chi “odia l’umanità”.
Spesso gli animalisti vengono confusi con fanatici che provano un amore morboso verso altre specie o con romantici idealisti che sognano un mondo perfetto in cui nessuno muoia e in cui il leone non mangi più le gazzelle. Chi si batte per la liberazione degli animali crede, invece, che sia possibile cambiare questo mondo basato sulla legge del più forte e su rapporti di dominio e violenza. Chi si batte per gli animali pensa sia possibile, anzi doveroso, immaginare e realizzare una società futura in cui la violenza istituzionalizzata sia bandita definitivamente; una società in cui sia gli umani che gli animali siano considerati soggetti a pieno titolo.
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28 p., Inverno 2019
Chi siamo?
Prima di cominciare, crediamo sia necessario che tutte le persone che leggeranno questo opuscolo, conoscano i motivi che ci hanno spintx a scriverlo, così come chi è l’assemblea che lo ha realizzato. Questo testo nasce da una chiacchiera fatta dal nostro collettivo in occasione dell’Autunno Libertario della CNT del 2010 sotto il nome di “Liberazione animale da un punto di vista anarchico”. Al principio di questa chiacchiera ci siamo postx l’obiettivo di farne uscire un testo scritto.
Siamo un collettivo unito dal sentimento comune di ingiustizia che ci produce la situazione dex animalx non umanx nella nostra società. Ci riuniamo in assemblea per fare cose che crediamo combattano contro questa ingiustizia. Anche se non ci definiamo un collettivo anarchico, i modi che abbiamo di funzionare rientrano perfettamente in questo parametro. Sebbene non tutte le persone che formano il collettivo la pensino allo stesso modo, ci ritroviamo in dei principi minimi che sono che tuttx lx animalx, umanx e non, abbiamo i nostri propri interessi che meritano uguale cura e considerazione. Con l’edizione di questo opuscolo non vogliamo imporre la nostra opinione, parleremo del nostro punto di vista e di come vediamo le cose. La nostra intenzione è invitare a riflettere sulla situazione dex animalx non umanx; vogliamo raccontare come vediamo il problema dello sfruttamento animale, che ne pensiamo e che facciamo per cercare di cambiare questa situazione. Nel il testo (che è la trascrizione rivista e ampliata della chiacchiera) useremo il pronome “noi”; quando lo facciamo ci riferiamo alle persone che fanno parte dell’assemblea.
La struttura dell’opuscolo sarà la seguente.
Prima di tutto inizieremo definendo alcuni termini che si utilizzeranno nella discussione. Poi continueremo spiegando molto brevemente la storia della liberazione animale e la sua relazione con l’anarchismo. Seguiremo parlando di come vediamo il problema dello sfruttamento animale, perché vogliamo la liberazione animale e che facciamo perché un giorno ci si arrivi. Infine parleremo delle nostre difficoltà e dei nostri limiti.
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Nota dell’Archivio
-Come riportato nella prima pagina: “Il testo è datato, ma nonostante ciò sembrano ancora interessanti le riflessioni poste.
Del resto non che in tutto questo tempo le questioni siano avanzate di molto. Anzi, la
lotta per la liberazione animale continua ad essere considerata, in molti ambienti
“antiautoritari”, una lotta di seconda classe, senza che si riesca a visualizzare quanto
grande sia la bestia del sistema, quanti tentacoli abbia e quanto tutte le lotte che
tentino di distruggerne siano valide e complementari.
Il testo è stato tradotto quasi senza modifiche. Il castillano offre un agibile neutro che
consente di non dover definire il genere di coloro di cui si parla, siano essx animalx
umanx e non; in italiano questo risulta un po’ meno fluido. Buona fortuna a chi mai
dovrà leggerlo ad alta voce.”

28 p.
Prefazione: Affinare gli Strumenti della Rivoluzione
Abbracciare il veganismo e rinunciare al consumo e all’utilizzo di prodotti di origine animale non è un fine, ma un inizio; un nuovo inizio che offre a chi lo pratica l’opportunità di vedere la realtà quotidiana in una luce diversa. Tuttavia, parlare della sofferenza degli animali non umani e dei benefici di uno stile di vita vegan è spesso una situazione scoraggiante per il vegan, perché di solito la prima reazione dei suoi interlocutori è il disaccordo. Gli oppositori del veganismo dicono che il modo vegano di vedere la relazione uomo-animale (cioè radicale) è sbagliato, e questo, a lungo andare, è un grave costo per tale palese insubordinazione sociale. In definitiva, profetizzano, l’errore del veganismo diventerà evidente e, infine, l’idea verrà abbandonata.
Stranamente, però, i critici del veganismo hanno ragione. Solo quando si renderà conto di che cosa rende il veganismo “irragionevole”, il singolo capirà il vero ragionamento dietro a quello che vuol dire essere vegan. Solo quando si metterà in dubbio ciò che raffigura il veganismo come “sbagliato”, agli occhi dei non-vegani sarà possibile indirizzare adeguatamente gli errori che guidano il loro rifiuto di accettare il violento e ingiustificato trattamento dei animali non umani da parte degli uomini. Solo quando i principi del veganismo verranno applicati alla rubrica dell’ingiustizia nel suo insieme si capirà completamente il bisogno del veganismo. Hanno ragione perché il veganismo isolato fallisce lo scopo per cui è destinato. L’alienazione provata come effetto della rottura delle convenzioni sociali è spesso sufficiente a “mettere in discussione” l’impegno di una persona verso il veganismo. Come filosofia, il veganismo sfida le ideologie che toccano il cuore del pensiero occidentale. In contrasto con i sistemi di credenze irrazionali che le istituzioni organizzate hanno portato le persone ad “accettare”, i principi del veganismo sfidano gli individui ad affrontare i dogmi che hanno ereditato e a costruire nuove etiche e valori, basati sulla compassione e la giustizia.
Affrontare i sistemi di credenze esistenti, tuttavia, è un concetto spaventoso per una società che si è volontariamente coscritta ai paradigmi dominanti sociali dello Stato. Tuttavia, come Brian Dominick così abilmente illustra nel saggio che segue, bisogna accettare di fare proprio questo se siamo onesti nella ricerca di una vera valutazione diciò che la liberazione sociale ha da offrire. Nella totalità di questo processo, il veganismo è un elemento della struttura composta della rivoluzione sociale. È in questa luce che il saggio di Brian brilla maggiormente. Liberazione Animale e Rivoluzione Sociale è una struttura compatta progettata per aiutare noi che intraprendiamo il tentativo di riconoscere ciò che la compassione, il pensiero critico, e la razionalità giocano (o dovrebbero) nella nostra simultanea decostruzione e trasformazione della società. Inflessibile nella sua ricerca di impostare le proverbiali ruote di questa trasformazione in movimento, Brian ci spinge ad affrontare le ideologie oppressive che dimorano dentro di noi e a scoprire i loro collegamenti con l’ingiustizia che pervade ogni ambito della nostra esistenza. È convinzione di Brian che ad ognuno di noi sono stati dati gli strumenti per trarre queste conclusioni necessarie. Non fa differenza se sei un anarchico che si avvicina al veganismo, un vegano che si avvicina all’anarchismo, o nessuno dei due. Tutto ciò che serve è la volontà di rimboccarsi le maniche, affinare gli strumenti e iniziare, in uno sforzo comune, a sfidare la visione miope dell’umanità su ciò che costituisce una società giusta.
Joseph M. Smith.
Novembre 1995
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Nota dell’Archivio
-Traduzione dell’opuscolo “Animal Liberation and Social Revolution: A Vegan Perspective on Anarchism or an Anarchist Perspective on Veganism”, 1997

Edito da Jaca Book, Milano, 2006, 222 p.
La storia del pensiero occidentale è percorsa da una domanda potente e spesso censurata: è possibile stabilire un confine fra uomo e animale? L’uomo, definito di volta in volta “animale dotato di parola” o “animale razionale”, è attraversato da questa domanda e scopre nell’animale un’alterità non rappresentabile e indicibile che chiede di essere interrogata e conosciuta. Dal 1997, Derrida inizia una riflessione sull’animale che nemmeno la morte arresta nella sua radicale novità. Aristotele, Descartes, Heidegger, Lévinas, Lacan, ma anche il racconto biblico della creazione e la voce della poesia: il filosofo algerino insegue e stana aporie e irriducibilità, esautoranti opposizioni e tranquillizzanti “biologismi”. Una riflessione filosofica che voglia davvero fare i conti con l’alterità non può che collocarsi sulla frontiera fra sguardo animale e umano: “l’animale ci guarda e noi siamo nudi davanti a lui. E pensare comincia forse proprio qui”.
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Nota dell’Archivio
-Traduzione del libro “L’animal que donc je suis”, Editions Galilée, Parigi, 2006

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Durata: Giugno-Luglio 1996 (n. 1) – Dicembre ’99/Luglio 2000 (n. 24)
Periodicità: Irregolare (dal n. 1 fino al n. 17); bimestrale (dal n. 18 al n. 24)
Si ringraziano Claudio e Massimo per le digitalizzazioni dei nn. 2 e 22
Note dell’Archivio
-Escludendo i nn. 2 e 22, i restanti numeri vennero caricati sul sito di “Cassa solidarietà antimilitarista” (http://www.ecn.org/cassasolidarietantimilitarista/cassa1.htm).
Ci siamo limitati ad impaginarli in unico file pdf.
-“Il disertore” doveva servire al coordinamento tra le varie realtà e rendere note iniziative (processi, manifestazioni, incontri, serate benefit, …), oltre ad essere uno spazio di confronto per “quei compagni che intendono propagandare il loro gesto di insubordinazione e scambiarsi idee/progetti in proposito.” (editoriale del n. 1).
-Supplemento di “Senzapatria” dal n. 1 fino al n. 17
-Supplemento di “Sicilia Libertaria” dal n. 18 fino al n. 24
-A partire dal n. 18, il “Disertore” diventa un bimestrale, aumentando il formato “così da permettere a chi lo volesse di inviare contributi più sostanziosi dei semplici comunicati”

Firenze, 2000, 16 p.
Continuamente il movimento animalista è accusato di pensare agli animali mentre ancora nel mondo milioni di esseri umani non hanno la possibilità di una vita degna di questo nome. Ma questa è spesso solo una scusa per chi no ha voglia di pensare né agli animali né agli uomini. Andando invece a conoscere meglio la realtà si scopre come alcune forme di sfruttamento umano ed animale siano strettamente legate tra loro, e questo piccolo libretto vorrebbe essere anche un tentativo in tal senso, pur con i suoi limiti. E comunque, il fatto che ancora milioni di persone siano sfruttate, torturate o uccise è forse una buona scusante per continuare a riservare lo stesso trattamento agli animali? L’errore più grande lo commette infatti colui che non cerca di risolvere niente perchè non è nelle sue possibilità risolvere tutto.
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