Malatesta Errico, Merlino Francesco Saverio, “Anarchismo e democrazia. Soluzione anarchica e soluzione democratica al problema della libertà in una società socialista”

Edito da La Fiaccola, Ragusa, 1974, 140 p.

Nel gennaio del 1897, venne pubblicato sul quotidiano “Il Messaggero” una lettera di Francesco Saverio Merlino in cui invitava gli anarchici ad abbandonare l’astensionismo e prendere parte alle elezioni votando per i candidati dei partiti popolari. Il riconoscimento della democrazia come ideale e pratica politica rivoluzionaria spinse Malatesta a replicare, ribadendo l’astensionismo anarchico e le sue ragioni.
Il dibattito che ne scaturì tra i due si allargò fino a trattare tematiche riguardanti la maggioranza e la minoranza, la delega riguardante le decisioni e la difesa degli individui affidata a corpi specializzati (sia a livello culturale che militare), la produzione e la distribuzione economica.
Quello che è interessante di questo dibattito è la dimensione politica di Malatesta su cosa intendesse come società anti-autoritaria.

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Note dell’Archivio
-Come riportato dal curatore della versione elettronica, “alcuni refusi di stampa e alcune frasi risultanti troncate e prive di significato nel testo di riferimento sono state corrette confrontando l’edizione critica: Opere complete, a cura di Davide Turcato, Milano – Ragusa, Zero in condotta – La Fiaccola, 2011.”
-La prima pubblicazione di questo dibattito polemico tra Malatesta e Merlino venne fatto dal Gruppo Centro di Roma nel 1949.

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(a cura di) Fabbri Luce, “Malatesta Errico e Fabbri Luigi. L’organizzazione e Libera sperimentazione”

Edito da Studi Sociali, Montevideo, 1950, 25 p., Quarta Edizione

Ci spingono a ripubblicare questi vecchi scritti di Malatesta, non compresi nei volumi usciti a cura di Bertoni durante il periodo fascista, né nel volume di “Scritti scelti” pubblicato recentemente a Napoli, due ragioni, che ci sembrano una migliore dell’altra. La prima è che, meno per i pochissimi “veterani”, che conservano le collezioni dell’ “Agitazione” d’Ancona, della “Questione sociale di Paterson e d’altri vecchi giornali, o sono riusciti a procurarsi le quasi introvabili collezioni dei giornali (“Lotta umana” di Parigi e “Studi Sociali” di Montevideo) fatti in esilio da Luigi Fabbri, che cercò di ripubblicarvi il maggior numero possibile di articoli vecchi e introvabili di E. Malatesta, quanto quest’ultimo scrisse prima del 1919 è praticamente inedito. E nell’attesa che la collezione di Bertoni sia completata e si abbiano finalmente di Malatesta le opere complete, non è male che parte di questo materiale veda la luce sotto forma d’opuscoli. L’altra ragiona è assai più poderosa e vale anche per l’articolo di L. Fabbri. Da un po’ di tempo si assiste – nel campo anarchico non solo italiano – al rinverdire di vecchi problemi e di vecchie polemiche, che, per la generazione giunta a maturità prima delle due guerre mondiali, non avevano più che un interesse storico, giacché, definite chiaramente le rispettive posizioni, i contendenti, dopo aver raggiunto un certo limite d’accordo, avevano delineato e accettato, come premessa su cui era inutile tornare, il sussistente margine di dissenso. Il principale di questi problemi è appunto quello dell’organizzazione e delle sue forme.
La lunga parentesi del fascismo e della guerra, impedendo alle giovani generazioni di mettere pienamente a profitto l’esperienza delle precedenti, ha rotto la continuità ed ha portato quindi a delle ripetizioni che vorrebbero essere – e non sono – superamenti. Si sono così riprodotti il fascino dell’azione per l’azione, la suggestione dei facili (ma quanto illusori!) successi dell’organizzazione ferrea, della pianificazione, e – più legato di quanto non sembri a questi elementi piuttosto sentimentali che razionali – il mito del classismo. Parallelamente, e come reazione a questi intermittenti impulsi dichiaratamente o potenzialmente revisionisti, c’è stata nel movimento anarchico un po’ da per tutto un’accentuazione delle tendenze non tanto individualiste quanto antiorganizzatrici.
Discutendo con gli uni e con gli altri. Malatesta e Fabbri, han tenuto quella che a noi sembra la via maestra dell’anarchismo. E siccome – ripeto – nessun nuovo fattore è entrato in campo in questo speciale problema, “Studi Sociali” intende contribuire a questa rinnovata discussione con la ripubblicazione di questi vecchi ma sempre vivi articoli di Malatesta e di uno degli ultimi lavori di Luigi Fabbri, dal titolo “Libera sperimentazione”. Pensiamo che sia più utile questa ripubblicazione, che lo scrivere qualcosa di nuovo sull’argomento, anche perché, nel corso delle ultime discussioni s’è incorsi in errori di prospettiva per quel che riguarda la storia del nostro movimento. Per esempio A. Prunier, in una lettera all’ “Adunata dei Refrattari” pubblicata sotto il titolo “L’opinione dei compagni” nel numero del 21 Gennaio 1950 di quest’ultimo giornale, fa la seguente affermazione: “questa cortese polemica oppone da un lato i compagni che vedono…l’anarchismo come una delle scuole del socialismo, ossia un’affermazione della preminenza della società sull’individuo, dall’altro quelli che riconoscono il primato dell’individuo con Giuseppe Ciancabilla, Luigi Galleani e Malatesta stesso (sottolineato da me, l.f.)”. Ora come si vedrà da questi articoli, Malatesta era appunto fra coloro che si consideravano socialisti anarchici (denominazione abbandonata da lui e da altri che la pensavano come lui per ragioni di semplice opportunità); non dava però affatto alla parola socialismo il senso di preminenza della società sull’individuo – e nessun anarchico glielo darebbe,- ma invece quello di proprietà collettiva dei mezzi di produzione e di scambio diretto al fine di liberare l’individuo dallo sfruttamento ch’è poi una delle forme dell’autorità. Mi sembra che la cosa sia di nuovo da chiarire, perché si è tornati alle vecchie confusioni. Ed è bene chiarirla con le vecchie parole.
L’affermazione di Prunier si basa su uno scritto di Malatesta, pubblicato in “Pensiero e Volontà” (n. 15 del 1 Agosto 1924) in risposta a Luigi Fabbri, scritto ch’egli interpreta evidentemente in modo arbitrario. Infatti Malatesta sgombra in quest’articolo il terreno della discussione, collocando addirittura fuori dal campo anarchico la maggior parte degli individualisti contro cui aveva diretto alcuni scritti del 1897 anteriori a quelli che ripubblichiamo (e infatti i superuomini, gli adoratori dell’io s’erano in gran parte allontanati da sé, attratti com’erano stati dal dannunzianesimo estetizzante, sboccato poi nel fascismo), e limita il campo della disanima a quegli anarchici che considerano la proprietà individuale come garanzia di libertà. Malatesta afferma che questi ultimi, volendo arrivare, con un sistema diverso, agli stessi fini di liberazione della personalità umana a cui tendono gli altri anarchici, hanno tanto diritto a dirsi tali e ad essere considerati compagni, quanto gli anarchici che seguono in economia una o l’altra delle diverse scuole del socialismo, proclamandosi comunisti, collettivisti, mutualisti etc. Pur affermando le sue preferenze per l’economia comunista, finisce col sostenere la libera sperimentazione, come unica alternativa all’autoritarismo e quindi alla morte della rivoluzione. Come si vede, per quel che riguarda l’individualismo, non c’è stata nessuna rettifica di posizione da parte di Malatesta nell’ultimo periodo della sua opera di propagandista, ma solo un cambiamento di tono, dovuto alle diverse circostanze ambientali. In quanto all’organizzazione, le sue idee sono sempre rimaste le stesse e la formulazione che ne faceva nel 1897 è oggi così chiara ed attuale come allora. In questo pensiero equilibrato e realista, così ben delineato dal punto di vista dei diritti e doveri dell’individuo, sono impliciti anche i limiti dei diritti e doveri della società e specialmente di quelli del movimento organizzato, che Malatesta descrisse esplicitamente nella discussione coi “piattaformisti” russi appartenente all’ultimo periodo della sua attività (Malatesta – Scritti, vol. III, Ginevra 1936, p. 298 e sgg.)
Ci piacerebbe ripubblicare qui tale difesa della dottrina anarchica contro i pericoli autoritari d’una malintesa organizzazione, come contrappeso equilibratore a questi articoli del 1897, scritti contro i pericoli autoritari della non organizzazione. Ma il fatto di trovarsi la polemica contro i “piattaformisti” in volumi accessibili, dove gli interessati li possono facilmente trovare, ci ha consigliati a scegliere, per compiere tale funzione equilibratrice, lo scritto “La libera sperimentazione” (originariamente “Totalitarismo o sperimentalismo”) in cui Luigi Fabbri, nell’ultimo anno della sua vita, cercava di combattere l’utopia del sistema unico, logicamente legata all’idea del monopolio della rivoluzione da parte d’una tendenza organizzata a quello scopo e quindi necessariamente autoritaria. Tale idea era coscentemente o incoscentemente implicita non solo nella famosa “Piattaforma” dei compagni russi, ma anche in tentativi revisionisti posteriori a cui Luigi Fabbri allude. Il pericolo di tali degenerazioni in senso autoritario è permanente dove esiste il generoso entusiasmo dell’azione. Di qui la necessità d’una vigilanza continua su noi stessi e intorno a noi, non per “custodire l’arca santa dei principi”, come qualche ironista ha detto, ma per non infilare, invece della rischiosa via della libertà creatrice, la comoda strada che porta all’abisso.
Luce Fabbri

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Note dell’Archivio
-L’articolo di Malatesta venne pubblicato nei nn. 13, 14 e 15 de “L’Agitazione” del Giugno 1897. È stato ripubblicato nel libro curato da Turcato Davide, “Malatesta Errico. Un lavoro lungo e paziente…Il socialismo anarchico dell’Agitazione 1897-1898”, Edito da ZIC-La Fiaccola, 2011, pagg. 112-120.
Turcato riporta la seguente nota (che in parte si rifà a quella pubblicata da Luce Fabbri nell’opuscolo):
Correzioni di forma alla seconda parte dell’articolo furono apportate, come riferisce Luigi Fabbri, “dal medesimo Malatesta in una copia di suo pugno che ci mandò a Parigi nel 1928, quando questo suo lavoro doveva essere ripubblicato ne “La Lotta Umana” e non lo fu perchè il periodico dovette cessare le sue pubblicazioni in seguito all’espulsione dalla Francia del redattore e dell’amministratore”. Fabbri pubblicò poi la versione riveduta in Studi Sociali del 15 maggio 1935, corredandola della precisazione storica qui riportata. La copia manoscritta è consultabile in Luigi Fabbri Papers 255, Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis, Amsterdam. Tuttavia la presente edizione si attiene al testo originale del 1897, preferendo mantenerne la purezza documentaria che presentare una versione eclettica.” (pag. 112).
-L’articolo di Fabbri venne pubblicato nel n. 37 di “Studi Sociali” del 16 Gennaio 1935

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Malatesta Errico, “Rivoluzione e lotta quotidiana”

Edito da Antistato, Milano, 1982, 300 p.

La raccolta di articoli, scritti e lettere di Errico Malatesta fatta da Gino Cerrito, fornisce la visione politica dell’anarchico di Santa Maria Capua Vetere che, dibattendo con sindacati, partiti e movimenti dei lavoratori, metteva in discussione il potere costituito e spingeva per una rivoluzione anarchica con le sue azioni.

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Note dell’Archivio
-In questa raccolta vi sono i seguenti articoli con relative note nostre e di Cerrito:

1. Il periodo della maturazione ideologica
–CONSIDERAZIONI SULLA STORIA DEL MOVIMENTO ANARCHICO IN ITALIA
a. “Il socialismo in Italia”: dalla Prefazione di Max Nettlau, “Bakunin e l’Internazionale in Italia”, Ginevra, Il Risveglio, 1928.
b. “L’evoluzionismo di P. Kropotkin”: Titolo originale: “Pietro Kropotkin. Ricordi e critiche di un vecchio amico”, in Studi Sociali, Montevideo, 15 aprile 1931.
–L’EVOLUZIONE DELL’ANARCHISMO
a. “Alla radice delle idee”: Titolo originale “Un po’ di teoria”, in “En-Dehors”, Parigi, 17 agosto 1892.
b. “Il rifiuto del terrorismo amorfista”: lettera inviata alla Pezzi a Firenze da Londra il 29 aprile 1892 (rintracciata in C.P.C. dell’A.C.S.R , Fascicolo E. Malatesta, ora in L. GESTRI, ,“Dieci lettere inedite di Cipriani, Malatesta e Merlino”, in Movimento operaio e socialista, XVII (1971), pp.325-27.
La lettera è contenuta nel libro curato da Bertolucci Rosaria, “Errico Malatesta. Epistolario 1873-1932. Lettere edite ed inedite”, pagg. 65-69..
c. “La tragedia di Monza”: pubblicato su “Cause ed effetti. 1898-1900”, n. u., Londra, settembre 1900.
d. “Errori e rimedi”: pubblicato come “Errori e rimedi. Schiarimenti”, in L’Anarchia, n. u., Londra, agosto 1896.
e. “Il furto come arma di guerra”: pubblicato su Umanità Nova, Roma, 12 luglio 1922.
–LA LEZIONE DEI FATTI
a. “La tattica rivoluzionaria”: pubblicato come [“Questions revolutionnaires”], in La Révolte, Parigi, [dal 4 al] 10 ottobre 1890. Cerrito riporta nella nota che “si tratta di una lettera assai più ampia: la prima parte è riprodotta nel paragrafo successivo”.
b. “Andiamo fra il popolo”: pubblicato su “L’Art. 248”, Ancona, 4 febbraio 1894. Leonardo Bettini, in “Bibliografia dell’Anarchismo. Volume 1, tomo 1. Periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana pubblicati in Italia. 1872-1971”, riporta la seguente nota a pagina 120 riguardante la collaborazione di Malatesta sul giornale anconetano: “[nel] numero del 4 febbraio (a. I, n. 5), vi pubblicò l’articolo “Andiamo fra il popolo” (in polemica con gli antiorganizzatori). Cf. Pier Carlo Masini, Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta, Milano, 1969, p. 246 sq.”
c. “Il nostro compito”: pubblicato come “Il compito degli anarchici”, in “La Questione Sociale”, Paterson, settembre-ottobre 1899. Al suo rientro in Europa, Malatesta lanciava da Londra, sempre nel 1899, un breve opuscolo largamente diffuso in Italia, clandestinamente, dal titolo “Aritmetica elementare”. In realtà esso era un “appello a tutti gli uomini di progresso” contro la monarchia: mirava cioè all’unione di tutti i partiti antimonarchici invitando all’insurrezione, senza pregiudiziale alcuna per i principi che ciascun partito professava e senza impegni circa quanto ciascuno di essi avrebbe creduto di dover fare dopo la caduta della monarchia. La parte sostanziale dell’opuscolo venne ripubblicata insieme ad altro scritto del 1920 di Malatesta e ad un saggio del 1920 di Ettore Molinari, sotto il titolo “Contro la monarchia / Le due vie / I fattori economici pel successo della rivoluzione sociale”, Ginevra, Il Risveglio, 1932.
–L’ORGANIZZAZIONE DEGLI ANARCHICI
a. “Occorre dividerci… per poi riunirci”: Lettera a Nicolò Converti, Londra 10 marzo 1896. La lettera è stata pubblicata nell’epistolario curato da Bertolucci, pagg. 74-75. La curatrice riporta la seguente nota di Cerrito: “Malatesta esprime il proprio rammarico, consapevole dell’impotenza del movimen­to. Deplora la mancanza di cooperazione tra i gruppi. Per Malatesta l’organizzazione, lontana dal creare l ’autorità, è il solo rimedio contro di essa ed è il solo mezzo perché ognuno si abitui a prendere parte attiva e cosciente nel lavoro collettivo. L ’organiz­zazione non viola la libertà. Ciò che priva della libertà, che rende impossibile l’iniziati­va, è l’isolamento che rende impotenti. A Londra Malatesta scrive in quegli anni un opuscolo che raggiungerà clandesti­namente il Paese, Aritmetica elementare-, un appello a tutti gli uomini di progresso; un appello che mira all’unione dei partiti antimonarchici senza pregiudiziale alcuna per i principi professati da ciascun partito e senz’impegno per quanto ciascun par­tito ritenesse opportuno fare, caduta la monarchia, per l’insurrezione. Parte dell’opu­scolo è ripubblicata con un altro scritto del ’20 di Malatesta e unitamente a un saggio di Ettore Molinari con il titolo Contro la monarchia. Le due vie. I fattori economici del successo della rivoluzione sociale, Il Risveglio, Ginevra 1932.”
b. “Organizzatori e antiorganizzatori”: Titolo originale “L’organizzazione”, in “L’Agitazione” di Ancona, 4 giugno 1897.
c. “Necessità dell’organizzazione”: Brevi e insignificanti correzioni di forma furono apportate da Malatesta al testo originale dell’articolo, apparso sulla “Agitazione” di Ancona dell’11 giugno 1897, sotto il titolo L’organizzazione. Il testo corretto venne poi pubblicato insieme al precedente articolo in E. MALATESTA, Organizzazione e L. FABBRI, Libera sperimentazione, Montevideo, Studi Sociali, 1950, da cui l’ho tratto.
d. “L’organizzazione come condizione della vita sociale”: pubblicato su “Un progetto di organizzazione anarchica” in “Il Risveglio”, Ginevra 115 ottobre 1927. L’articolo venne scritto in polemica con la Plateforme di organisation de l’Union générale des anarchistes (Projet) pubblicata da un “gruppo di anarchici russi all’estero”, fra i quali Makno. Il progetto insisteva fra l’altro sulla “necessità” della “responsabilità collettiva”, come presupposto basilare di un’organizzazione anarchica efficiente: una “necessità” in cui Malatesta scorgeva una deviazione autoritaria.
e. “Caratteri dell’organizzazione antiautoritaria”: ibidem

2. Antiparlamentarismo ed elezionismo
–LA TRUFFA PARLAMENTARE
a. “L’inefficienza dei parlamenti e i problemi del movimento operaio”: da “La politica parlamentare nel movimento socialista,” Londra, 1890 (opuscolo). I titoli dei paragrafi sono di Gino Cerrito.
b. “Le menzogne del socialismo legalitario e le insidie della democrazia borghese”:
–LA POLEMICA CON MERLINO
a. “Maggioranze e minoranze”: Lettera datata Londra (per ingannare la polizia, giacchè Malatesta era già in Ancona), in “L’Agitazione”, 14 marzo 1897. La lettera completa venne pubblicata in due numeri de “L’Agitazione” (14 e 21 Marzo 1897). Attualmente è stata riprodotta in forma completa nel libro curato da Turcato Davide, “Malatesta Errico. Un lavoro lungo e paziente…Il socialismo anarchico dell’Agitazione 1897-1898”, Edito da ZIC-La Fiaccola, 2011, pagg. 13-17
b. “Anarchia e parlamentarismo”: ibidem
c. “Società autoritaria e società anarchica”: pubblicato come “Da una questione di tattica ad una questione di principii”, “L’Agitazione”, 28 marzo 1897. L’articolo completo si trova nel citato libro curato da Turcato, pagg. 29-34
d. “Concezione integrale dell’anarchia”: pubblicato come “Poche parole per chiudere la polemica”, “L’Agitazione” 19 aprile 1897. L’articolo completo si trova nel citato libro curato da Turcato, pagg. 59-65
e. “Incompatibilità”: pubblicato come “Polemica”, “L’Agitazione”, 25 aprile 1897, numero unico in sostituzione del n. 7 de L’Agitazione. L’articolo completo si trova nel citato libro curato da Turcato, pagg. 69-72
f. “L’accordo non è possibile”: pubblicato come “Per la conciliazione [di Saverio Merlino]”, “L’Agitazione” 19 agosto 1897. L’articolo completo si trova nel citato libro curato da Turcato, pagg. 193-199
g. “Problemi di oggi e di domani. Governo socialista e forze armate”: pubblicato su “L’Agitazione” 23 dicembre 1897. Titolo originale “Problemi di oggi e di domani”. In un precedente articolo, pubblicato nel n. del 2 dicembre 1897, Malatesta sostiene che nessuno può precisare le forme dell’avvenire e che la questione è del modo e dei mezzi con cui alla futura società si vuole pervenire. A tal proposito chiede a Merlino di rispondere “ad una domanda alla quale nessun socialista democratico” ha voluto darmi una risposta esplicita. Io vorrei sapere, se, nell’opinione sua, quel tal governo o parlamento che egli crede necessario alla vita sociale, dovrà avere a sua disposizione una forza armata. Nel caso che no, allora davvero che la differenza tra noi sarebbe poca cosa, poichè io sopporterei di buona grazia un governo… che non potrebbe obbligarmi a nulla”. A questa domanda Merino risponde nel n. del 16 dicembre 1897 con un articolo dal titolo Uso ed abuso della forza, in cui sostiene che l’uso della forza dovrà essere riservato ai casi estremi dai cittadini all’uopo chiamati e non dalle istituzioni “come già in Inghilterra e negli Stati Uniti”. In altri termini Merlino cerca di eludere la domanda, oppure crede realmente che la “guardia nazionale” sia espressione della libera volontà della popolazione tutta e non abbia nulla a che fare con il governo.
–SOCIALISMO LEGALITARIO E SOCIALISMO ANARCHICO. L’INTERVISTA DI CIANCABILLA E LA POLEMICA CON L`AVANTI!
a. “La situazione del movimento e le sue prospettive””: Titolo originale Un’intervista, fatta a Malatesta da G. Ciancabilla allora redattore dell’”Avanti!” e poi anarchico. L’intervista venne pubblicata sull’”Avanti!” del 3 ottobre 1897. Ciancabilla per non denunciare la presenza di Malatesta in Ancona, finge di averlo intervistato “in una piccola stazione di provincia, tra l’arrivo e la partenza di un treno”.
b. “L’abbandono dei pregiudizi marxisti”: Titolo originale Conferma, in “L’Agitazione”, 14 ottobre 1897.
c. “Gli “sbandamenti” giustificati dell’Avanti!”: Titolo originale “Chiarimento” in L’Agitazione del 28 ottobre 1897.
–ELEZIONI E VOTAZIONI
a. ““Anarchici” elezionisti”: pubblicato in “Pensiero e Volontà”, 15 maggio 1924.
b. “L’astratto rigorismo degli “intransigenti””: lettera a Luigi Fabbri datata Roma 18 maggio 1931, poi pubblicata in “Studi Sociali” del 30 settembre 1932. La lettera è stata pubblicata nell’epistolario curato da Bertolucci, pagg. 314-317. Nella lettera, viene riportato nel libro di Bertolucci, “Malatesta esprime il proprio pensiero sui fatti di Spagna e pre­cisa il valore attribuito alla parola giustizia.”

3. Gli anarchici e il movimento operaio
–SINDACALISMO E MOVIMENTO SINDACALE
a. “Il sindacalismo al congresso anarchico di Amsterdam”: pubblicato in “Almanacco della Rivoluzione”, Paterson, N.J., 1907, pp. 19-22.
b. “Gli anarchici e le leghe operaie”: pubblicato in “Volontà”, Ancona, 20 settembre 1913.
–NECESSITÀ E PROBLEMI DEL MOVIMENTO OPERAIO
a. “Gli anarchici nel movimento operaio”: pubblicato in “Umanità Nova”, Roma, 26, 27 e 28 ottobre 1921.
b. “La funzione del sindacato nella rivoluzione”: pubblicato in “Umanità Nova”, 13 Aprile 1922. Malatesta richiama qui l’articolo pubblicato nel numero del 6 aprile 1922.
c. “L’illusione dello sciopero generale”: titolo originale “Lo sciopero generale”, in “Umanità Nova”, 7 giugno 1922.
–IL SINDACATO COME MEZZO DI LOTTA E DI EDUCAZIONE RIVOLUZIONARIA E COME NUCLEO FUTURO DI RIORGANIZZAZIONE SOCIALE
a. “L’organizzazione sindacale oggi e domani”: titolo originale La condotta degli anarchici nel movimento operaio (Rapporto al Congresso Anarchico Internazionale di Parigi del 1923) in “Fede”, Roma, 30 settembre 1923.
b. “L’unità sindacale”: pubblicato in “Pensiero e Volontà”, 16 febbraio-16 marzo 1925.

4. Le idee ed i fatti
–LA CRISI ATTUALE DELL’ANARCHISMO NEL MOVIMENTO SOCIALE
a. “Via e mezzi”: titolo originale “Quel che vogliamo”, in “Volontà”, 8 giugno 1913.
b. “Insurrezionismo o evoluzionismo?”: pubblicato in “Volontà”, 1 novembre 1913
–LA SETTIMANA ROSSA
a. “La rivoluzione in Italia. La caduta della monarchia sabauda”: “Manifesto degli anarchici al popolo”, pubblicato in “Volontà” del 17 giugno 1914, probabilmente scritto da Malatesta. Nel supplemento al n. 17 di “Volontà” dell’aprile 1914, gli anarchici anconetani avevano indirizzato un manifesto ai socialisti riuniti a congresso nazionale nella loro città, Il manifesto, scritto certamente da Malatesta, invitava i socialisti a porsi su una piattaforma rivoluzionaria insieme con gli anarchici, a “tornare alle origini”, a smetterla con le posizioni equivoche ed a schierarsi contro lo Stato e fuori dello Stato.
b. “E ora?”: Articolo non firmato, ma di Malatesta, In “Volontà”, 20 giugno 1914.
c. “Movimenti stroncati”: pubblicato su “Umanità Nova”, 28 giugno 1922.
–LA GRANDE SPERANZA
a. “L’alleanza rivoluzionaria”: pubblicato su “Umanità Nova”, 13 marzo 1920.
b. “Le due vie: riforme e rivoluzione”: pubblicato su “Umanità Nova”, 12 agosto 1920.
c. “Il censimento dei rivoluzionari”: titolo originale La “fretta” dei rivoluzionari”in “Umanità Nova”, Roma, 6 settembre 1921 (polemica con il socialista “La Giustizia” di Reggio E.)
d. “Movimenti stroncati”: pubblicato su “Umanità Nova”, 28 giugno 1922. Il “pezzo” qui riportata era preceduto da due pagine sulla “settimana rossa” riprodotta nel precedente paragrafo.
–UN’ORGANIZZAZIONE ED UN PROGRAMMA
a. “L’Unione Anarchica Italiana”: titolo originale La condotta degli anarchici nel movimento sindacale cit. e già in parte riportato, in “Fede”, 30 settembre 1923.
b. “Il programma comunista anarchico”: il programma era stato già pubblicato a puntate nella “Questione Sociale” di Patterson del 1899 ed era stato poi raccolto in opuscolo dal gruppo socialista-anarchico “L’Avvenire” di New London, Connecticut, nel 1903 e ripubblicato a Patterson nel 1905. Nell’edizione del 1920 proposta al congresso e da esso pienamente accettata, Malatesta aveva apportato alcune modifiche. Il programma è ancor oggi adottato dalla Federazione Anarchica Italiana, nonostante il mutamento dei tempi e delle condizioni obiettive e nonostante il mutamento del patto federale organizzativo della FAI. Del programma si riproducono qui alcune parti, dal momento in cui le altre sarebbero una ripetizione di “pezzi” già riportati o che si riproducono nelle pagine seguenti.
c. “Organizzatori ed antiorganizzatori”: pubblicato su “Umanità Nova”, 20 giugno 1922.
d. “Lo spontaneismo e l’organizzazione”: titolo originale “La fine dell’anarchismo di Luigi Galleani”, in “Pensiero e Volontà”, 1 giugno 1926.
e. “Individualismo e organizzazione”: titolo originale Nota all’articolo “Individualismo anarchico” di Adams, in “Pensiero e Volontà”, 1 agosto 1924. L’Adams aveva polemizzato con l’art. pubblicato da Malatesta nel n. del periodico del 1 luglio 1924.
–IL GOVERNO RIVOLUZIONARIO E LA DITTATURA DEL PROLETARIATO
a. “La dittatura del proletariato”: lettera a Luigi Fabbri sulla “Dittatura del proletariato” (premessa al libro “Dittatura e Rivoluzione”), datata Londra 30 luglio 1919, in “Volontà” Ancona, 16 agosto 1919 e apparsa poi come prefazione al vol. di L. Fabbri, “Dittatura e Rivoluzione”, Ancona, 1921.
b. “Il governo rivoluzionario dei socialisti”: titolo originale “Gli anarchici e i socialisti”, in “Umanità Nova”, 1 maggio 1920.
c. “La ricetta dei comunisti”: titolo originale “Le due vie: libertà o dittatura” in “Umanità Nova”, 15 agosto 1920.
d. “Bolscevismo e anarchismo”: titolo originale “A proposito del libro “Dittatura e Rivoluzione” di L. Fabbri”, Ancona 1921, in “Libero Accordo”, Roma 7 novembre 1923. L’art. è la prefazione dell’ed. spagnola del vol. di Fabbri, pubblicata a Buenos Aires nel 1923 ma fu scritto da Malatesta nel luglio 1922
–L’ALLUVIONE FASCISTA
a. “Analisi di un errore”: titolo originale “Ricominciando: il compito dell’ora presente”, in “Umanità Nova” Roma, 21 agosto 1921.
b. “Che fare?”: pubblicato su “Umanità Nova”, 26 agosto 1922
c. “La fallita ricerca di alleanze”: titolo originale Discorrendo di rivoluzione, in “Umanità Nova”, 25 novembre 1922.
d. “Mussolini al potere”: ibidem
e. “I nostri propositi”: pubblicato su “Pensiero e Volontà”, 1 gennaio 1924.
f. “Dopo un’eventuale trionfo insurrezionale”: pubblicato su “Pensiero e Volontà”, 1 ottobre 1924.
g. “Repubblica “democratica”?”: titolo originale Repubblica?, in “Pensiero e Volontà”, 16 ottobre 1925.
h. “Perchè voglio rimanere in Italia”: lettera a G. Damiani da Roma nel 1926. Malatesta era stato ed era sollecitato da diversi ad abbandonare il paese. La lettera, apparsa nella “Adunata dei Refrattari” del 28 agosto 1932, spiega i motivi del suo rifiuto. La lettera è contenuta nel libro curato da Bertolucci Rosaria, “Errico Malatesta. Epistolario 1873-1932. Lettere edite ed inedite”, pagg. 36-37.

5. Alla ricerca dell’anarchismo: problemi da approfondire
–IL GRADUALISMO ANARCHICO
a. “La rivoluzione in pratica”: pubblicato su “Umanità Nova”, 7 ottobre 1922. L’articolo è parte della relazione delle discussioni del Convegno Internazionale Anarchico di Bienne (Svizzera) tenuto in occasione del cinquantenario del congresso antiautoritario di Saint-Imier del settembre 1872.
b. “anarchia e anarchismo”: titolo originale Ancora sulla rivoluzione in pratica, in “Umanità Nova”, 14 ottobre 1922.
c. “Gradualismo e realismo”: titolo originale “Anarchismo e riforme”, in “Pensiero e Volontà”, 1 marzo 1924.
d. “Il possibilismo anarchico”: titolo originale Gradualismo, in Pensiero e Volontà, 1 ottobre 1925.
–GRADUALISMO. CHIARIMENTI, DIVERGENZE ED ERRORI
a. “Rimasticature autoritarie”: pubblicato su “Il Risveglio”, 1 maggio 1931.
b. “L’errore del “tutto e subito””: titolo originale “A proposito di revisionismo”, in “L’Adunata dei Refrattari”, 1 agosto 1931.
e. “Un governo di “anarchici”?”: titolo originale “Un governo che non è governo”, in “L’Adunata dei Refrattari”, 26 dicembre 1931.
d. “Il rovescio della medaglia: l’attendismo dei compagni spagnoli”: La lettera del 9 giugno 1931, indirizzata al “Carissimo Adolfo” in “L’Adunata dei Refrattari”, 20 agosto 1932; quella del 7 marzo 1932, indirizzata ad A.Borghi, in E. MALATESTA, “Scritti scelti”, Napoli, 1954, pp.230-232. La lettera è contenuta nel libro curato da Bertolucci Rosaria, “Errico Malatesta. Epistolario 1873-1932. Lettere edite ed inedite”, pagg. 322-324, 352-354
–I PROBLEMI DELLA RICOSTRUZIONE
a. “La nostra “mania ricostruttoria””: titolo originale “Discorrendo di Rivoluzione” in “Umanità Nova”, 25 novembre 1922.
b. “Lo sviluppo delle idee e la loro applicazione alle attuali contingenze”: titolo originale “Intorno al “nostro” anarchismo”, in “Pensiero e Volontà”, 1 aprile 1924.
e. “Il pericolo dell’interruzione rivoluzionaria”: titolo originale Demoliamo e poi?, in “Pensiero e Volontà”, 16 giugno 1926. L’articolo fa seguito alla recensione di Malatesta al libro di Luigi Galleani, riprodotta nel capitolo precedente, sotto il titolo “L’antiorganizzazione degli adunatisti”.
d. “La sicurezza pubblica”: titolo originale “E poi?”, in “Pensiero e Volontà”, 1 agosto 1926.
–IL RUOLO DEL MOVIMENTO ANARCHICO
a. “Revisionismo anarchico?”: titolo originale “A proposito di “revisionismo anarchico””, in “Pensiero e Volontà”, 1 maggio 1924.
b. “La funzione degli anarchici”: titolo originale “Gli anarchici nel momento attuale”, in “Vogliamo”, Biasca, giugno 1930.
e. “La libera sperimentazione”: titolo originale “Questione di tattica”, in “Almanacco Libertario pro vittime politiche”, Ginevra, 1931.

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Malatesta Errico, “Il suffragio universale”

Edito da Baraldi & Fleischmann, Mantova, 13 p.

“Per lunghi anni i partigiani della democrazia (che significa governo del popolo) han sostenuto che il suffragio universale è la fonte legittima del diritto ed il rimedio a tutti i mali sociali. Quando tutti hanno diritto al voto, essi dicono, il popolo manderà al potere i suoi amici e farà trionfare la sua volontà. Se le istituzioni che fonderanno gli eletti dal voto popolare non saranno perfette, se questi tradiranno gl’interessi dei loro mandati, gli elettori non avranno che da dar la colpa a loro stessi, e votar meglio un’altra volta. Anzi, aggiungono i più radicali, per maggior sicurezza si può stabilire la revocabilità del mandato ed il referendo, vale a dire che gli elettori sono sempre liberi di destituire il loro eletto e nominarne un altro, e che le leggi fatte dai deputati non sono valide se non dopo di essere state approvate dal popolo per voto diretto.”

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Note dell’Archivio
-Il testo di Malatesta venne pubblicato su “La Questione Sociale”, Paterson, New Jersey, A. 5, nuova serie, n. 6, 14 ottobre 1899. Attualmente è contenuto nel libro curato da Turcato Davide, “Errico Malatesta. Opere Complete. Verso l’Anarchia. Malatesta in America, 1899-1900”, edizione ZIC-La Fiaccola, Luglio 2012, pagg. 70-75
Fedeli, nella bibliografia di Malatesta, riporta che questo articolo venne pubblicato come “El Sufragio Universale” su “La Questione Sociale” di Buenos Aires, A. 1, n. 6, 15 Dicembre 1894. Successivamente venne pubblicato dal giornale “Combattiamo!” di Carrara come opuscolo nel 1903. Questa indicazione si trova a pagina 23 del testo di Fedeli.

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Malatesta Errico, “Fra contadini”

Edito da Biblioteca della “Questione Sociale”, Paterson, 1898, VI+63 p.
Edito da Edizioni RL, Napoli, 1948, 36 p.

Prefazione dell’edizione della Biblioteca della “Questione Sociale”
Cari amici della QUESTIONE SOCIALE.
Un bravo di cuore per la decisione da voi presa, di fare una nuova edizione italiana dell’opuscolo Fra Contadini, del nostro compagno Errico Malatesta.
Il momento non può essere più opportuno. Il risveglio del nostro partito in Italia, dovuto in molta parte anche alla simpatia colla quale generalmente viene accolta la tattica che esso ora segue e all’indirizzo pratico dell’attuale metodo di propaganda, tattica ed indirizzo che voi pure adottaste pel vostro giornale, richiede la pubblicazione di opuscoli, che rispondano alla necessità di propagare le nostre idee in modo popolare, con chiarezza di concetto, senza incomprensibili astrazioni; in maniera, infine, ben netta e definita, affinchè siano scartate quelle deplorevoli confusioni, che in più o meno buona fede, si erano infiltrate nella nostra propaganda ed avevano tal volta deviato la praticità che il Partito Socialista Anarchico deve avere, sia nei mezzi di lotta, sia nelle sue finalità.
Ed, invero, tra gli innumerevoli opuscoli di propaganda che si sono pubblicati un po’ dappertutto, pochi, a mio credere, possono competere con quello del Fra Contadini per la sua efficacia, e per lo scopo a cui risponde e pel quale fu compilato. Esso, colla sua forma dialogata, con linguaggio famigliare, e senza alcuna pretesa letteraria, dà una idea generale di quel che si propongono i socialisti anarchici; rileva le ingiustizie sociali contro le quali essi insorgono; mette a nudo i difetti e le anormalità dei partiti borghesi, dimostrando con logica rigorosa la loro impotenza a migliorare le tristi condizioni del proletariato nel presente stato sociale, [ii] mentre con critica serrata, combatte la tattica elettorale dei socialisti legalitari e finalmente risponde vittoriosamente alle obbiezioni che più comunemente si fanno contro l’attuazione del sistema sociale che il nostro partito va propagando.
Certamente l’opuscolo Fra Contadini non ha la pretesa di essere un lavoro di gran mole, e costituire, perciò un rivolgimento del pensiero umano. No, esso è semplicemente un libro di propaganda elementare, nel quale però stanno racchiuse tutte le idee generose che sono orgoglio e gloria del nostro partito, e serve principalmente a schiudere alle intelligenze, anche le meno sviluppate, quei larghi orizzonti di benessere sociale ed individuale, di cui spesso nemmeno supponevano l’esistenza.
È un libro morale, nel senso vero della parola, da dove traspira un sincero amore pei derelitti, e l’odio, non contro gli uomini, ma contro i sistemi e le istituzioni che rendono egoisticamente malvagi i pochi privilegiati, detentori di tutte le ricchezze sociali.
A dimostrare poi come questo opuscolo Fra Contadini sia stato apprezzato, nel modo che gli si conveniva dal proletariato internazionale, è utile si sappia che mai, fin’ora, altri opuscoli di propaganda hanno avute tante edizioni, e sono stati tradotti in tanti idiomi diversi, come esso lo è stato
[…]
Parecchie altre pubblicazioni del Fra Contadini in italiano e traduzioni in lingue straniere hanno veduto la luce, ma non è stato possibile rintracciarne delle indicazioni positive.
Colla nuova edizione italiana che vi proponete pubblicare, risponderete altresì a coloro i quali credono che il partito socialista anarchico, abbia in questi ultimi [v] tempi essenzialmente modificato il proprio ideale, abbandonata la linea di condotta che seguiva ed inaugurata la tattica dell’organizzazione. Mostrerete invece che l’attuale risveglio del partito socialista anarchico, non solo in Italia, ma dovunque, è dovuto appunto ad essere ritornato a quella sana, attiva e pratica propaganda, la quale per altro non esclude nessun atto rivoluzionario coscientemente fatto e perciò chiaramente compresa e benignamente apprezzata dalle masse, che fu attivamente, con fervente apostolato, propugnata fin dal primo manifestarsi dell’anarchismo in Italia — che di molti anni ha preceduto il socialismo legalitario — e l’opuscolo Fra Contadini, edito per la prima volta in Firenze nel 1884, ne fa prova luminosa.
Dalla succinta recensione del Fra Contadini, chiara apparisce l’importanza di questo opuscolo, le cui edizioni sono rapidamente esaurite. Risalta altresì la necessità di diffonderlo ovunque in abbondanza per acquistare tra le masse indifferenti, adepti numerosi, coscienti e convinti della bontà e della praticità dei nostri ideali.
Le autorità, specialmente in Italia, sempre timorose, perchè prive d’ogni senso di libertà e di giustizia; trovano che questo semplice e persuasivo opuscolo sia altamente pericoloso alle classi dirigenti, da cui esse emanano, e “more solito” calpestando ogni più elementare principio di legalità, si oppongono con ogni mezzo, alla sua pubblicazione ed alla sua diffusione, talchè anche i bravi compagni di Torino, che tanto meritano per l’indefessa propaganda che fanno colle loro pubblicazioni della Biblioteca di Studi Sociali, i quali, essi pure, avevano riconosciuto i vantaggi e la necessità di fare una nuova edizione del Fra Contadini; ultimamente si sono visti, dalla prepotenza sbirresca, che è sola legge imperante in Italia, scomporre questo opuscolo che avevano già in preparazione, e minacciati di processo, in questo caso, sinonimo di condanna — dati [vi] “l’imparzialità” della magistratura del “bel paese” se avessero persistito a che l’opuscolo vedesse la luce.
A voi adunque, cari compagni della Questione Sociale, incombe adesso il gradito dovere di fare la pubblicazione al più presto del Fra Contadini, e farla a grande tiratura. La nostra propaganda ne avvantaggerà indubbiamente mentre avremo altresì il curioso e dilettevole spettacolo di ammirare le “paterne” autorità rodersi di rabbia… “vuota stringendo la terribil ugna!”
Cordialmente della causa e vostro.
F. Cini”

Prefazione dell’edizione RL
“Questo piccolo gioiello della letteratura rivoluzionaria ed anarchica., come lo defìnì Luigi Fabbri, non ha bisogno di una particolare presentazione. Basterà ricordare che fu scritto da Errico Malatesta nel 1883, a Firenze, nel tempo in cui il nostro compagno compilava il periodico La Questione Sociale. La prima edizione uscì appunto in Firenze nel 1884 e ben presto si apre la serie delle traduzioni. Pietro Kropotkine ne curò l’edizione francese, nel 1887, e nel 1891 uscì l’edizione inglese. Moltissime sono le edizioni nelle diverse lingue: spagnola, tedesca, rumena, olandese, norvegese, boema ecc. ecc. Se ne hanno traduzioni in ebraico, in armeno e in fiammingo. A Parigi, nel 1898, fu stampata la prima edizione cinese. Innumerevoli sono le edizioni pubblicate in Italia. Nel 1923, a cura del periodico Fede, se ne ebbe una edizione riveduta dallo stesso Malatesta ed è quello il testo da noi riprodotto nella edizione presente. Il successo dell’opuscolo testimonia da sè l’importanza dello scritto e la sua grande efficacia per la propaganda. Vi parlano due contadini, nel limpido dialogo spoglio di frasi retoriche, così semplice e umano, ed è perciò specialmente adatto alla propaganda fra il proletariato delle campagne. Ma la lettura dell’opuscolo è utile a tutti i lavoratori indistintamente poichè vi si affronta l’intero problema sociale, sotto tutti gli aspetti. E le argomentazioni conquidono ben presto il lettore perchè Malatesta, con l’arte garbata del dialogo, dopo aver parlato al cuore sa far ragionare convenientemente il cervello. Tutti gli scritti di Errico Malatesta, come è ben noto, hanno il sorprendente pregio di sembrare scritti oggi, per i problemi attuali. Anche questo dialogo darà perciò, ai contadini ed ai lavoratori, l’impressione di trattare argomenti sommamente aderenti alla realtà contemporanea, tanto vivi e veri sono i ragionamenti di Giorgio, l’anarchico che con fede di apostolo spiega al proprio compagno di lavoro che cosa vogliono gli anarchici e che cosa è l’anarchia.”

Link Download edizione 1898: https://mega.nz/file/SEh12QgZ#P45qH2d_TaNplCeOfRCQvLQ5KM9sSrkidM6vDgo6K8U

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Note dell’Archivio
-Come riportato da Fedeli Ugo in “Errico Malatesta. Bibliografia”, “Fra Contadini” venne pubblicato per la prima volta a Firenze nel 1884, curato dal giornale “La Questione Sociale”. La prima edizione del testo di Malatesta, stando a quanto riporta Fedeli, “aveva per titolo “Propaganda socialista fra contadini””, in cui “manca l’ultima parte, complessivamente 15 pagine e aggiunte solo nell’edizione di Londra del 1891”.
-La prefazione dell’edizione del 1898 è di Francesco Ferdinando Cini.

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Malatesta Errico, “Al caffè”

Editato da Mediateca, Luglio 2004, 88 p.

“Pur essendo l’ideale utile e necessario come faro che indica la meta ultima, la questione urgente è quella di ciò che si deve fare oggi e nel domani immediato. Noi vogliamo una società in cui ognuno abbia i mezzi per vivere come gli pare, ma nessuno possa costringere gli altri a lavorare per lui, nessuno possa obbligare un altro a sottoporsi alla sua volontà. Gli uomini non sanno come fare per essere liberi, o se lo sanno, non vogliono fare quello che occorre per liberarsi. E perciò restano schiavi. Ma noi speriamo che più presto che voi non crediate essi sapranno e vorranno. Allora saranno liberi.”

Attraverso i dialoghi tra vari personaggi di diversa estrazione sociale, economica e cultura, Malatesta espone in questo confronto sia una critica al potere costituito e culturale che le ragioni dell’anarchismo e della sua portata rivoluzionaria.

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Note dell’Archivio
-Come riportato da Fedeli Ugo in “Errico Malatesta. Bibliografia”, il testo completo di “Al caffè”. Conversazioni sull’anarchismo” venne pubblicato a Bologna nel 1922, editato da “Volontà”.
In passato vi erano state altre versioni del testo di Malatesta. Questa del 1922, però, fu quella completa e seguita “da una « nota » di Luigi Fabbri,” “la prima completa dei dialoghi, incominciati dal Malatesta nel 1897 mentre si trovava ad Ancona a redigere il giornale «L’Agitazione», interrotti al decimo dialogo causa le persecuzioni poli­ziesche che lo costrinsero a lasciare Ancona, e completati nel 1913, quando rientrato in Italia, sempre ad Ancona, redigeva il settimanale « Volontà », riveduti ed ampliati nel 1920, quando rientrato ancora una volta si accingeva a dirigere il quotidiano « Umanità Nova », aggiungendovi altri quattro dialoghi. Si devono quindi ritenere complete solo le edizioni avvenute dopo quest’anno.” (pag. 14)
-In questa versione elettronica manca la nota di Luigi Fabbri

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Malatesta Errico, “Lo sciopero. Dramma in 3 atti”

Edito da, Libreria del Risveglio, Ginevra, 1933, 15 p.

A proposito di questo lavoretto, scritto per contentare i compagni filodrammatici di Londra, Luigi Fabbri ci scrive: Non mi dispiace che tu pubblichi Lo Sciopero. Io però non avrei potuto farlo neppure se ne avessi avuto il manoscritto, perchè Errico quando me lo fece leggere a Londra nel 1906, mi fece promettere formalmente nel modo più assoluto, che non lo avrei mai pubblicato neppure se mi fosse venuto tra le mani a mezzo d’altri. È quindi mio dovere di dire a te la stessa cosa; ma ormai, quando ti arriverà la presente, tu lo avrai già pubblicato nel Risveglio e… cosa fatta capo ha! Però sarebbe bene che nel corpo dell’opuscolo che ne farai a parte, tu faccia cenno di questa espressa volontà di lui, avvertendo che la sua contrarietà alla pubblicazione rispondeva a scrupoli esclusivamente letterari e non, si capisce, a causa delle idee e sentimenti che vi diceva rispondenti del tutto al suo pensiero. Non mancare di mettervi la data: (1906 o prima). Ecco accontentato l’amico Fabbri. Se ci è permessa un’opinione nostra, diremo che il dialogo spigliato e l’azione condensata del dramma di Malatesta ci paiono dargli anche qualche pregio letterario.

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Malatesta Errico, “La politica parlamentare nel movimento socialista”

Edito da L’Associazione, Londra, 1890, 31 p.

Analisi di Malatesta sul fenomeno del suffragio elettorale, sui rapporti dei socialisti col parlamentarismo e la differenza tra socialisti autoritari e anarchici. Lo scritto, pubblicato nel 1890, mette a nudo sia l’anima borghese del suffragio elettorale che la piega opportunista (e di distorsione dell’ideale di liberazione) del socialismo parlamentare.

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Malatesta Errico, “L’anarchia. Il nostro programma”

Edito da Datanews, Roma, 2001, 67 p.

“Anarchia è parola che viene dal greco, e significa propriamente senza governo: stato di un popolo che si regge senza autorità costituite, senza governo.” Con queste parole si apre “L’anarchia”, accompagnato in questa sede da un vero e proprio programma d’azione del movimento, “Il nostro programma”. Due documenti storici che delineano con chiarezza ed efficacia i tratti salienti del pensiero anarchico ma anche due testi che conservano intatta, oggi più che mai, la loro carica eversiva e rivoluzionaria, contribuendo nello stesso momento a sfatare alcuni luoghi comuni tradizionalmente associati all’anarchismo.

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Malatesta Errico, “Il programma comunista anarchico rivoluzionario. In appendice Risoluzione del Congresso di Saint Imier. 1872”

Edito da Edizioni Organizzazione AnarcoComunista Napoletana, Napoli, [data sconosciuta], 22 p.

Il Programma Comunista Anarchico Rivoluzionario di Errico Malatesta (che risale al 1919) è il più noto testo di propaganda anarchico. Sintetica in maniera non banale, con un linguaggio semplice ed immediato, le tesi fondamentali della corrente anarcocomunista del movi­mento operaio e socialista. Può essere considerato l’equivalente del Manifesto del Partito Co­munista di Marx ed Engels per ciò che concerne la diffusione di massa delle tesi della corrente anarchica. In appendice, il Programma di Saint-Imier del 1872 — una sintesi delle risoluzioni della cosiddetta “Internazionale Comunista Antiautoritaria” tenutosi a Saint Imier nel 1872, considerate dagli storici l’atto ufficiale di nascita dell’anarchismo.

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