Dolgoff Sam, “The Cuban revolution. A critical perspective”

Edito da Black Rose Books, Montreal, 1977, 200 p.

Il libro di Dolgoff fu una delle prime opere in lingua inglese che spiegava, da un punto di vista anarchico, la storia del movimento anarchico cubano, la rivoluzione che si ebbe nell’isola caraibica, i rapporti tra castristi ed anarchici e la situazione a Cuba tra gli anni ’60 e gli anni ’70.
Questo lavoro dimostra come la nuova classe dirigente cubana fosse prona ad uno dei due poli di potere dei tempi, schiacciando il dissenso e monopolizzando e controllando la popolazione.

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Note dell’Archivio
-Libro in Inglese

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Biehl Janet e Staudenmaier Peter, “Ecofascismo: lezioni dall’esperienza tedesca”

Tradotto da anarcotico.net, prima metà  del 2000, 44 p.

Introduzione
Oggi, la crisi ecologica e’ fonte di grande preoccupazione per la maggior parte delle persone umanitarie e sensibili. Mentre molti attivisti ecologisti lottano per eliminare i rifiuti tossici, per preservare le foreste pluviali e quelle secolari e per contrastare la distruzione della biosfera, anche molte persone comuni, in ogni settore, sono fortemente preoccupate per la natura del pianeta in cui i loro figli dovranno crescere ed abitare. Sia in Europa che negli Stati Uniti, la maggior parte degli attivisti ecologisti si considera progressista. Supporta, cioe’, anche le lotte per garantire giustizia sociale ai popoli oppressi e pensa che richiedano la nostra piu’ profonda attenzione anche i bisogni degli esseri umani che devono fronteggiare poverta’, malattie, guerre civili e carestie. Per molte di queste persone, puo’ risultare sorprendente apprendere che la storia delle politiche ambientaliste non e’ sempre stata inerentemente e necessariamente progressista e benigna. Di fatto, le idee ecologiste hanno una storia di distorsione ed impiego al servizio di finalita’ altamente repressive, anche del fascismo stesso. Come mostra Peter Staudenmaier nella prima sezione di questo testo, alcune rilevanti tendenze nell'”ecologismo” tedesco, che ha radici nel misticismo della natura del diciannovesimo secolo, furono sviluppate nel ventesimo secolo durante la nascita del nazismo.
Durante il Terzo Reich, come Staudenmaier mostra successivamente, gli “ecologisti” nazisti resero l’agricoltura biologica, il vegetarismo, l’adorazione della natura ed altre tematiche analoghe dei punti cruciali non solo della loro ideologia, ma anche delle loro politiche governative. L’ideologia “ecologista” nazista venne usata anche per giustificare lo sterminio della popolazione ebraica in Europa. Eppure, alcuni degli argomenti articolati dagli ideologi nazisti hanno una sgradevole similitudine con le tesi delle persone attualmente interessate all’ambientalismo. Essendo ecologisti sociali, non intendiamo deprecare gli importantissimi sforzi che ambientalisti ed ecologisti stanno facendo per tutelare dalla distruzione la biosfera. Al contrario: la nostra preoccupazione maggiore e’ preservare l’integrita’ dei movimenti ecologisti seri dalle tragiche tendenze reazionarie che cercano di sfruttare a favore dei propri fini politici la diffusa preoccupazione relativa alle problematiche ecologiche. Tuttavia, riteniamo che il panorama ecologista attuale, col suo crescente misticismo ed anti-umanismo, ponga dei seri problemi rispetto alla direzione che prendera’ il movimento ecologista. Nella maggior parte delle nazioni occidentali, alla fine del ventesimo secolo le espressioni di razzismo e ostilita’ all’immigrazione non stanno solo aumentando, ma vengono anche sempre piu’ tollerate. Il risorgere di ideologi e gruppi politici fascisti e’ altrettanto sconcertante.
Aggiornando la loro ideologia e il loro linguaggio al nuovo lessico dell’ecologia, questi movimenti stanno ancora una volta proponendo l’impiego di argomentazioni ecologiste al servizio della reazione sociale. Con modalita’ talvolta analoghe alle convinzioni degli ecologisti di orientamento progressista, questi ecologisti reazionari e apertamente fascisti enfatizzano la supremazia della “Terra” rispetto alla gente, antepongono alla ragione i “sentimenti” e l’intuizione e difendono un crudo biologismo socio-biologico e anche malthusiano. Alcuni settori dell’eco-ideologia New Age – in particolare le propensioni al misticismo e all’anti-razionalismo – considerati benigni dalla maggior parte delle persone sia in Inghilterra che negli Stati Uniti, attualmente in Germania stanno venendo collegate all’eco-fascismo. Il testo di Janet Biehl esplora questa cooptazione dell’ecologia per finalita’ razziste, nazionaliste e fasciste. Complessivamente, questi articoli esaminano alcuni aspetti del fascismo tedesco, passato e presente, per trarne un insegnamento utile per il movimenti ecologisti sia tedeschi che di altri paesi. Nonostante la sua peculiarita’, l’esperienza tedesca offre un chiaro avvertimento riguardo all’uso distorto dell’ecologia, in un mondo che sembra sempre piu’ disponibile a tollerare ideologie e movimenti finora considerati deplorevoli e obsoleti. Sia nei paesi anglofoni che in Germania, gli studiosi di ecologia politica devono ancora esaminare compiutamente le implicazioni politiche di queste idee. Per evitare che le politiche ecologiste si tramutino in reazione o fascismo con una patina ambientalista, e’ necessario un movimento ecologista che mantenga una forte attenzione al sociale e che interpreti la crisi ecologica in un contesto sociale. Come ecologisti sociali, noi riteniamo che le radici dell’attuale crisi ecologica siano in una societa’ irrazionale, non in un corredo biologico degli esseri umani, ne’ in unaparticolare religione, ne’ nella ragione, nella scienza o nella tecnologia. Al contrario, difendiamo l’importanza della ragione, della scienza e della tecnologia per creare sia un movimento ecologista progressista sia una societa’ ecologica. Cio’ che oggi sta distruggendo la biosfera e’ uno specifico assetto delle relazioni sociali – in particolare, l’economia di mercato competitiva. Misticismo e biologismo, come minimo distolgono l’attenzione pubblica da queste cause. Presentando questi testi, stiamo cercando di preservare le fondamentali implicazioni progressiste ed emancipatrici delle politiche ecologiste. Oggi piu’ che mai, un impegno ambientalista richiede che le persone evitino di compiere nuovamente gli errori del passato e che il movimento ecologista non si faccia assorbire dalle tendenze mistiche ed anti-umanistiche attualmente abbondanti.

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Note dell’Archivio.
-Traduzione del libro “Ecofascism Revisited Lessons From the German Experience”, AK Press, 1995.

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Manera Enrico, “Il più odiato dai fascisti. Conversazione su Furio Jesi”

Quella che segue è una conversazione a tre voci su Furio Jesi (1941 – 1980), archeologo, filologo, studioso di mitologia e cultura tedesca, scrittore e militante della “nuova sinistra”. L’occasione è la recentissima uscita della monografia di Enrico Manera Furio Jesi. Mito, violenza, memoria (Carocci, 2012). Per molti giapster, Manera è una vecchia conoscenza: su Giap, a fine 2010, discutemmo della sua precedente uscita “jesiana”, ovvero il n. 31 della rivista Riga, curato da lui e da Marco Belpoliti, interamente dedicato allo studioso torinese. Numero che resta il miglior “punto d’ingresso” in un labirinto di pensiero e in un’elaborazione radicale purtroppo troncata da un banale incidente domestico. Il libro appena uscito vuole essere un “compagno di viaggio”, un vademecum da tenere accanto una volta deciso di intraprendere la lettura di Jesi.
La conversazione si svolge tra Manera, Wu Ming 1 e un’altra conoscenza dei giapster, Giuliano Santoro, recentemente criticato da un fascista per aver usato Jesi nel suo libro Un Grillo qualunque.

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Jesi Furio, “Cultura di destra”

Edito da Nottetempo, 2011

Nota dell’editore
“Che cosa vuol dire cultura di destra?” chiede un intervistatore a Furio Jesi nel 1979. È “la cultura entro la quale il passato è una sorta di pappa omogeneizzata che si può modellare nel modo più utile, in cui si dichiara che esistono valori non discutibili, indicati da parole con l’iniziale maiuscola”. Originale mitologo della modernità, Jesi dedica gli studi qui raccolti a individuare le matrici sotterranee, il linguaggio e le manifestazioni delle “idee senza parole” della cultura di destra otto-novecentesca; e lo fa smascherandone i luoghi comuni, le formule e le parole d’ordine che alludono a un nucleo mitico profondo e inconoscibile, ma fondante e modellante, cui fanno riferimento i principi ricorrenti di Tradizione, Passato, Razza, Origine, Sacro. Un “vuoto” da riempire di materiali mitologici, manipolati dalla propaganda politica di destra per legittimare il suo potere e gli ordinamenti sociali dominanti. Da questa prospettiva, Jesi indaga gli apparati linguistici e iconici sottesi al fascismo e al neofascismo, al nazismo e al razzismo, penetra nelle pieghe dell’esoterismo di Julius Evola e del lusso retorico dannunziano, attraversa le pagine di Liala e Pirandello.
Questa nuova edizione di un libro ancora attualissimo è corredata da tre inediti e un’intervista

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Note dell’Archivio
-In questa versione curata da Cavalletti Andrea, vi sono inseriti i seguenti titoli:
–“I. Commemorazione di Giosuè Carducci tenuta nella sala della Società Filodrammatica Sportiva il 3 marzo 1907 in Porto Maurizio”
–“II. Commemorazione di Giosuè Carducci tenuta nella Loggia massonica di Porto Maurizio, marzo 1907”
–“La religione degli ebrei dinanzi al fascismo”
–“Il cattivo selvaggio. Teoria e pratica di persecuzione dell’uomo “diverso””
–“Ricetta: mettere il passato in scatola, con tante maiuscole…”

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Fernandèz Frank, “Cuba libertaria”

Edito da Zero In Condotta, Milano, 2003, 184 p.

La teoria e la pratica anarchica sono stati fondamentali elementi di riferimento dei movimenti rivoluzionari e sociali cubani dall’ottocento fin oltre la
metà del ventesimo secolo, dalla lotta contro il colonialismo spagnolo alla pesante ingerenza nordamericana. Più tardi, gli anarchici presero parte alla resistenza militante contro le dittature susseguitesi nel paese, da Machado a Batista, pagando un pesante tributo di sangue. La conquista del potere da parte di Fidel Castro e l’affermazione della sua concezione autoritaria del socialismo, li ha visti fermi oppositori in nome di un socialismo che è libertario o non è. Questo libro narra la loro storia.

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Note dell’Archivio
-Traduzione del libro “El Anarquismo en Cuba”, Fundación Anselmo Lorenzo, Madrid, 2000

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“Già l’ora s’avvicina della più giusta guerra”. L’antifascismo anarchico 1921-2011

 

Circolo Anarchico Camillo Berneri, Bologna, 13 marzo 2011, pag 48

Il convegno di studi su antifascismo e anarchia, organizzato dal Circolo Berneri e dal Nodo sociale antifascista, è stata una ricca e interessante giornata di analisi e di dibattito, in cui si intendeva dare conto di varie ricerche sul movimento anarchico e il suo apporto all’antifascismo, coprendo un arco cronologico che dal 1921 ci ha portato fino all’oggi. L’approfondimento e la comprensione di alcune dinamiche storiche del passato – scrivevamo nel testo di indizione – saranno così una possibilità di auto-formarsi, al di là di e al di fuori di una istituzione, quella universitaria, sempre più a pezzi e asservita alle logiche di potere e di mercato. Studenti e studentesse, operai e operaie, precari e precarie socializzeranno i risultati delle proprie ricerche con l’intento di offrire nuovi elementi di interpretazione del passato e chiavi di lettura di un presente se non totalitario sicuramente oppressivo. La scelta, quindi, è stata quella di costruire un momento di autoformazione che uscisse dagli steccati delle “istituzioni del sapere” in una fase in cui per di più assistiamo ad un processo di espulsione di massa, a carattere nettamente di classe, di migliaia di giovani dal cosiddetto mondo universitario e alla crescente precarizzazione, impoverimento e normalizzazione dello stesso insegnamento pubblico: prendendo atto di ciò ci muoviamo nella direzione di moltiplicare gli spazi di sapere, di saperi altri che possano fornire ai militanti ed ai simpatizzanti un bagaglio di conoscenze da poter spendere nelle lotte di tutti i giorni e al quale tutti possano accedere in maniera effettivamente democratica e dal basso

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Gelderloos Peter, “I fascisti sono strumenti dello Stato”

Bologna, 2016, 12 p.

Introduzione
È passato quasi un secolo da quando Luigi Fabbri, figura storica dell’anarchismo italiano, scriveva riguardo al crescente movimento fascista: “Prima che tutti i fattori reazionari [violenza illegale fascista, repressione legale governativa, pressione economica derivante dalla disoccupazione] contribuissero a dargli un terreno di sviluppo ed una atmosfera favorevole, il fascismo era una povera e malinconica cosa: gruppi minuscoli sparsi qua e là per la penisola, senza seguito notevole ed in uggia alla stessa classe dirigente. (Luigi Fabbri, La controrivoluzione preventiva. Riflessioni sul fascismo, Zero in Condotta, Milano 2009). Era l’ottobre del 1921, e a Bologna, città dalla quale l’autore scriveva queste righe, da “nucleotrascurabile” il fascismo “crebbe in modo indescrivibile e diventò gigante”.Quello che è accaduto in seguito lo conosciamo bene. Il fascismo è stato scelto e accolto in diverse parti del mondo come lo strumento di dominio più adatto al ruolo di “guardiano” degli interessi delle classi dominanti, non appena i regimi democratici di turno si sono dimostrati inadeguati nel rispondere alle spinte dal basso che minacciavano di sovvertire l’ordine costituito. Non è un segreto come in questi casi i governi liberal­democratici si siano sempre mostrati ben disposti a farsi da parte e lasciare a qualcun altro il compito di fare il lavoro sporco, con il plauso delle maggiori potenze internazionali (Churchill lodò Mussolini per aver “reso un servigio al mondo intero”) o persino offrendo aiuto materiale (il socialdemocratico Roosevelt fornì risorse essenziali,fra cui combustibile, alla dittatura franchista).
Se in Italia si passò dalla creazione dei Fasci di combattimento alla presa del potere del fascismo nel giro di soli tre anni, ciò è dovuto proprio al fatto che il movimento fascista si offrì di svolgere quelle funzioni di cui le classi dirigenti del tempo avevano bisogno (repressione del movimento rivoluzionario che durante il Biennio Rosso aveva dato una prova della sua vera forza, difesa del profitto capitalista messo in crisi dal movimento dei lavoratori e dalla congiuntura economica post­guerra), ma che non potevano essere portate a termine da un governo “democratico”, pena la caduta della maschera.
È quindi fondamentale, al fine di creare oggi un movimento antifascista che sappia agire coerentemente a quelli che sono i suoi obiettivi, opporsi alla falsa dicotomia “democrazia o fascismo”. Storicamente, democrazia e fascismo sono sempre andati a braccetto, completandosi a vicenda, e la vera alternativa che i movimenti rivoluzionari dell’ultimo secolo hanno individuato è una sola: dominio o libertà.Riconoscere questo significa già delineare un orizzonte d’azione preciso, significa rifuggire, nella lotta contro il fascismo, tutti quei canali “legittimi”, istituzionali, messi a disposizione dal regimedemocratico: per definizione, questi non potranno mai intaccare le radici che forniscono linfa vitale al fascismo, poiché sono parte del problema. Per dirla di nuovo con le parole di Fabbri, “il fascismo è un alleato dello Stato, un alleato noioso, esigente, incomodo, compromettente, insubordinato, tutto quello che vi pare; ma è un alleato. Come è possibile che lo Stato pensi sul serio di distruggerlo?”Muovendo da queste considerazioni, è forse il caso di far notare, se ancora ve ne fosse bisogno, che non sono le tattiche adottate da un movimento a definirne gli obiettivi, semmai il contrario, e che nella lotta contro ogni sistema di dominio e sfruttamento (capitalismo, Stato, patriarcato, razzismo, fascismo, ecc.) ogni mezzo, ogni strumento utile deve essere preso in considerazione, e non scartato a priori. Per fare solamente un esempio, è sconsolante notare, oggi, come un gran numero di italiani possa ritenere la Resistenza partigiana – movimento che si avvalse di una diversità di tattiche, tra cui una lotta armata fatta a colpi di bombe e fucili, sabotaggi ed espropri – uno dei momenti più alti della storia italiana, e allo stesso tempo condannare gli attuali movimenti antifascisti per l’impiego di metodi ritenuti “violenti”.
L’importanza di tutto questo appare più chiara se si considera che, a differenza di quanto l’ideologia egemone sostenuta dai media e dallo Stato vogliono farci credere, fascismo e antifascismo non sono delle semplici opinioni, degli argomenti da buttare nel “libero campo delle idee”, e che vinca il migliore. Questa visione delle cose non tiene conto del fatto che nella nostra società vi sono enormi disuguaglianze nelle concentrazioni di ricchezza e potere, perciò i termini del dibattito sono falsati in partenza: chi controlla i mezzi di comunicazione detta le regole del gioco. Soprattutto, fintantoché ci saranno persone e istituzioni in posizioni di potere che beneficiano dell’esistenza di ideologie reazionarie, queste continueranno ad esistere a meno che non vengano distrutte le stesse istituzioni che le fomentano, non importa quanto convincenti possano essere i nostri argomenti. Con la pubblicazione di questo testo di Peter Gelderloos, attivista anarchico statunitense immerso nel vivo delle lotte sociali, vorremmo portare un contributo che possa fornire strumenti di analisi utili per una comprensione del fenomeno del fascismo, della sua genesi storica, delle cause che ne permettono l’esistenza e che tutt’ora, in una fase storica caratterizzata da uno stato di “crisi permanente” e di “cannibalismo sociale”, ne stanno determinando la crescita, al fine di trarne suggerimenti pratici per la costruzione di un movimento autenticamente antifascista.

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Note dell’Archivio
-Traduzione del testo “Fascists are the Tools of the State”
-Traduzione a cura di Collettivo Exarchia di Bologna

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Frequenze metropolitane, “Oltre la linea. Dopo Villa Ada, i fascisti ci hanno provato con una casa occupata”

Autoproduzione “TUNNEL”, Settembre 2007, 20 p.

Introduzione
Oltre la linea. La linea che separa la Roma-vetrina dalla Roma reale, è stata oltrepassata. Sono passate solo due settimane dall’assalto coltelli alla mano durante una iniziativa dell’estate romana a Villa Ada. Eppure, nella notte tra l’11 e il 12 luglio un gruppo di 30 “camerati” appartenenti al partito Fiamma Tricolore ha assaltato una scuola di Casal Bertone, occupata da oltre 5 anni a scopo abitativo. Qualcosa a Roma, qualcosa nella sua pax veltroniana, sembra essersi infranto. Già a proposito di Villa Ada, Veltroni parlò di grave atto di fascismo. Una novità per colui che ha sempre condannato la violenza di qualsiasi parte, tuttavia ciò non stupì, dal momento che l’incursione nel suo gioiello, nel cuore della sua Roma che si diverte, giustificava una reazione decisa. Altro valore hanno le dichiarazioni di Veltroni (p.4) dopo Casal Bertone: egli parla di nuovo di grave atto di squadrismo in una città ancora scossa dall’omicidio di Renato Biagetti (p.5). Certo non possiamo dimenticare quanto abbia chiuso gli occhi di fronte alle centinaia di aggressioni di stampo fascista negli ultimi anni. Non possiamo dimenticare che edifici e fondi del Comune siano stati assegnati ad organizzazioni di estrema destra. Mai una presa di posizione, mai una denuncia politica. Stavolta il Sindaco si è espresso, ma non si è affatto esposto, per una volta i giornali non gli hanno dato peso. Si è scatenato il solito scontro politico a suon di agenzie stampa, mentre le solite connivenze tra politica, istituzioni e organi di informazione si sono messe all’opera per raccontare un’altra verità. A qualche ora dai fatti, gli aggrediti diventano aggressori. La prima nota della polizia – “attacco di giovani dell’estrema destra ad un centro occupato” – si trasforma nel racconto del prefetto Achille Serra (p.3). La versione del (ex) prefetto di Roma diventa poi la base delle dichiarazioni di Luca Romagnoli e Gianluca Iannone, esponenti cioè di quel partito nazionale che nottetempo organizza spedizioni squadristiche. Chi era lì sul posto, invece, ma anche chi si è affacciato dal balcone, può raccontare un’altra verità (da p.7 in poi): la superiorità numerica dei fascisti, il fatto che erano armati di caschi bastoni e catene, la loro organizzazione a truppa, ha visto donne colpite a mattonate ma anche una tenace resistenza degli occupanti nel respingere l’attacco. Il fatto che i fascisti siano scappati, e malconci, non prova certo che siano stati aggrediti. Desta anzi sincera inquietudine che il prefetto della capitale, assieme a vari esponenti della destra, sostenga le loro improbabili tesi fino in fondo. Scopo di questo dossier è quindi di riportare alla luce parti di quella verità che in questo anomalo paese costano sempre fatica. Questo paese in cui prima delle elezioni sfilano camionette di camicie nere di Fiamma Tricolore, questo partito i cui militanti girano la sera come squadracce di antica memoria. Fortunatamente Casal Bertone ha dimostrato che chi si oppone all’estremismo di destra non è il suo alter ego di sinistra, non sono pochi facinorosi dei centri sociali ma è tutta quella cittadinanza attiva che rifiuta le pratiche fasciste e squadriste che questa città ha conosciuto, che ricorda, e che non può accettare. Questo dossier vuole dare voce a questa cittadinanza attiva, che ha attraversato le strade e riempito le piazze, comunicando e socializzando alla luce del sole mentre gli “altri” erano chiusi nel proprio covo a “cinghiamattarsi”. Non vuole cercare un’altra verità oltre quella che impone la stampa, ma vuole farla raccontare a chi vive ogni giorno i propri quartieri.

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Ferrari Saverio, “Le nuove camicie brune. Il neofascismo oggi in Italia”

Edito da BFS, Pisa, 2009, 80 p.

Nel neofascismo italiano è in atto un’evoluzione: sempre più marcate si stanno manifestando le tendenze ad assumere o ricercare riferimenti non più solo nel ventennio mussoliniano, ma direttamente nel nazismo. Un salto di qualità. Tali caratterizzazioni un tempo risultavano estremamente minoritarie. Il movimento sociale italiano, il principale contenitore neofascista del dopoguerra, evitò sempre, non a caso, di esaltare il collaborazionismo con i nazisti. Non fosse altro che per ragioni di immagine. Anche la diffusione delle istanze negazioniste dell’olocausto in Italia non è stata per diversi decenni particolarmente significativa. Ora sembra, negli anni Duemila, che tutti i freni inibitori siano saltati e che il confine tracciato un tempo sia stato superato. La nascita anche in Italia, negli ultimi anni, di formazioni dichiaratamente naziste si colloca in questo quadro. Un fenomeno recente. Ferrari esamina con estrema chiarezza i nuovi raggruppamenti, i riferimenti politici e culturali, le simbologie e i miti di un preoccupante fenomeno di ritorno neonazista.

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Ross Reid Alexander, “Against the fascist creep”

Edito da AK Press, Chico (USA), 2017, 400 p.

Quali sono le origini dell’attuale ascesa del fascismo negli Stati Uniti e nel mondo?
Quali sono i suoi legami con Donald Trump, Steve Bannon, Jeff Sessions, Kris Kobach, Ken Blackwell e altri nella nuova amministrazione presidenziale?
In che modo Vladimir Putin ha usato l’estrema destra globale per aumentare il suo potere e la sua influenza?
Da dove vengono le celebrità che incitano all’odio come Richard Spencer e Milo Yiannopolous?
Che ruolo ha avuto la Silicon Valley nel fascismo strisciante?
Come mostra l’elezione di Donald Trump, il fascismo in tutte le sue forme nazionaliste bianche e “alt-right” è vivo e vegeto negli Stati Uniti. Il libro di Ross, attraverso i decenni, traccia il travestimento dell’estrema destra in tutto il mondo, mostrando come l’infiltrazione sia un programma consapevole e clandestino per i gruppi neofascisti che cercano di cooptare e compromettere sia il mainstream che i nuovi movimenti sociali di sinistra.
Questo libro è una linea nella sabbia che identifica i messaggi, le idee e l’organizzazione del fascismo strisciante in tutta la nostra società, delineando come fermarlo.

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Nota dell’Archivio
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